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Benvenuto in FreeBSD! Questo manuale copre l'installazione e l'uso giorno per giorno di FreeBSD 8.4-RELEASE e FreeBSD 9.1-RELEASE. Questo manuale è un progetto in evoluzione ed è il frutto del lavoro di molti singoli. Come tale alcune sezioni potrebbero richiedere degli aggiornamenti poichè datate. Se sei interessato ad aiutare questo progetto, invia un'email alla mailing list sul progetto di documentazione di FreeBSD. L'ultima versione di questo documento è sempre disponibile sul sito web di FreeBSD (versioni precedenti di questo manuale possono essere trovate all'indirizzo seguente http://docs.FreeBSD.org/doc/). Inoltre può essere scaricata in una varietà di formati e tipi di compressione dal server FTP di FreeBSD o da uno dei numerosi siti mirror. Se preferisci avere una copia rilegata del manuale, puoi comprarne una su FreeBSD Mall. Puoi anche voler cercare nel manuale.
cron inetd.confexportsXXboot0boot2/etc/ttys/etc/ttyssrc/:Gli utenti alla prime armi con FreeBSD scopriranno che la prima sezione di questo libro guida l'utente attraverso il processo di installazione di FreeBSD e introduce delicatamente i concetti e le convenzioni su cui si basa UNIX®. Affrontare questa sezione richiede poco più che il desiderio di esplorare, e l'abilità di far propri i nuovi concetti appena vengono introdotti.
Una volta superata questa distanza, la seconda sezione, ben più grande, del Manuale è una guida di riferimento completa a tutti i tipi di argomenti di interesse per l'amministratore di un sistema FreeBSD. Alcuni di questi capitoli suggeriscono di effettuare prima la lettura di qualche altro capitolo, e questo è evidenziato nel sommario all'inizio di ogni capitolo.
Per una lista di fonti di informazioni aggiuntive, guarda l'Appendice B, Bibliografia.
La traduzione di questo manuale sta vedendo impegnate numerose persone
facenti parte del FreeBSD Italian
Documentation Project. Il progetto è partito da una
iniziativa del Gruppo Utenti FreeBSD
Italia (GUFI) ed è coordinato da Alex Dupre <ale@FreeBSD.org>, con
l'ausilio della mailing list <traduzioni@gufi.org>.
Come puoi vedere, il lavoro di traduzione è ancora in corso ed è portato avanti esclusivamente da volontari. Le persone che hanno contribuito (o stanno contribuendo) alla realizzazione del progetto sono, in ordine sparso:
Alex Dupre <ale@FreeBSD.org>
Daniele Mari <daniele@cct.it>
Eugenio Modesti <eugenio@openbeer.it>
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Gabriele Framarin <gabrielef@zeropiu.it>
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Lapo Luchini <lapo@lapo.it>
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Nicola Vitale <nivit@libero.it>
Dario Billo <rodario@libero.it>
Rudy Lamarca <rudy@tzone.it>
Salvo Bartolotta <bartequi@neomedia.it>
Gabriele Renzi <surrender_it@yahoo.it>
Valerio Daelli <valerio.daelli@gmail.com>
Davide Cittaro <daweonline@gmail.com>
Questo libro è diviso in cinque sezioni distinte logicamente. La prima sezione, Per Cominciare, copre l'installazione e l'uso basilare di FreeBSD. Ci si aspetta che il lettore segua questi capitoli in sequenza, possibilmente saltando i capitoli che trattano argomenti familiari. La seconda sezione, Compiti Comuni copre alcune funzionalità di FreeBSD frequentemente utilizzate. Questa sezione, e tutte le sezioni successive, possono essere lette non in ordine. Ogni capitolo inizia con un succinto sommario che descrive ciò che il capitolo copre e ciò che il lettore dovrebbe aspettarsi di conoscere dopo la lettura dello stesso. Questo ha l'intenzione di permettere al lettore di trovare velocemente i capitoli di proprio interesse. La terza sezione, Amministrazione del Sistema, copre argomentazioni di amministrazione. La quarta sezione Comunicazione di Rete, copre argomenti di rete e relativi servizi. La quinta sezione contiene appendici con informazioni di riferimento.
Introduce FreeBSD ai nuovi utenti. Descrive la storia del FreeBSD Project, gli obbiettivi e il modello di sviluppo.
Segue l'utente attraverso l'intera procedura di installazione. Sono trattati alcuni argomenti avanzati di installazione, come l'installazione attraverso la console seriale.
Tratta i comandi e le funzionalità di base del sistema operativo FreeBSD. Se hai familiarità con Linux® o con altri tipi di UNIX® allora puoi probabilmente saltare questo capitolo.
Copre l'installazione del software di terze parti sia con l'innovativo «Ports Collection» di FreeBSD che con i comuni pacchetti binari.
Descrive X Window System in generale e l'uso di X11 su FreeBSD in particolare. Inoltre descrive i comuni ambienti desktop KDE e GNOME.
Elenca le più comuni applicazioni desktop, come browser web e suite di produttività, e descrive come installarle su FreeBSD.
Mostra come configurare il supporto audio/video per il sistema. Inoltre descrive alcune applicazioni di esempio.
Spiega perché potresti aver bisogno di configurare un nuovo kernel e fornisce istruzioni dettagliate per la configurazione, la creazione, e l'installazione di un kernel personalizzato.
Spiega come gestire le stampanti su FreeBSD, incluse informazioni sulle pagine banner, sull'accounting di stampa, e sulla configurazione iniziale.
Descrive le caratteristiche di compatibilità con Linux® di FreeBSD. Inoltre fornisce dettagliate istruzioni sull'installazione di molte comuni applicazioni Linux® come Oracle®, SAP® R/3®, e Mathematica®.
Descrive i parametri disponibili agli amministratori di sistema per ottimizzare le performance di un sistema FreeBSD. Inoltre descrive i vari file di configurazione usati in FreeBSD e dove trovarli.
Descrive la procedura di avvio di FreeBSD e spiega come controllare questo processo con le opzioni di configurazione.
Descrive la creazione e la manipolazione degli account degli utenti. Inoltre parla delle limitazioni delle risorse che possono essere impostate sugli utenti e di altri compiti di gestione degli account.
Elenca vari tool disponibili per aiutarti a mantenere il tuo sistema FreeBSD sicuro, inclusi Kerberos, IPsec, OpenSSH.
Descrive il funzionamento delle jail, e i miglioramenti rispetto al tradizionale supporto chroot di FreeBSD.
Descrive il Controllo di Accesso Vincolato (MAC) e come questo meccanismo può essere usato per fortificare un sistema FreeBSD.
Descrive cos'è il Controllo degli Eventi di FreeBSD, come può essere abilitato, configurato, e come i log possano essere ispezionati o monitorati.
Descrive come gestire i dispositivi di archiviazione e i file system con FreeBSD. Questo include dischi fisici, array RAID, dispositivi ottici e a nastro, dischi di memoria, e file system di rete.
Descrive cos'è il framework GEOM in FreeBSD e come configurare vari livelli di RAID supportati.
Descrive come usare Vinum, un gestore di volumi che permette di creare dischi logici indipendenti dal dispositivo, con supporto RAID-0, RAID-1 e RAID-5 via software.
Descrive cosa offrono i sistemi di virtualizzazione, e come possano essere usati con FreeBSD.
Descrive come usare FreeBSD in altre lingue oltre all'inglese. Copre la localizzazione a livello sia del sistema che applicativo.
Spiega le differenze tra FreeBSD-STABLE, FreeBSD-CURRENT, e le release FreeBSD. Descrive quali utenti possano trarre beneficio seguendo un sistema di sviluppo e spiega come effettuare questa procedura.
Spiega come connettere terminali e modem al tuo sistema FreeBSD sia per connessioni in ingresso che in uscita.
Descrive come usare PPP, SLIP, o PPP over Ethernet per connettersi a sistemi remoti con FreeBSD.
Spiega i differenti componenti di un mail server e introduce semplici configurazioni per il mail server più comune: sendmail.
Fornisce istruzioni dettagliate e file di configurazione di esempio per erigere la tua macchina FreeBSD come un server NFS (Network File System), un server per la risoluzione dei nomi, un server NIS (Network Information System), o un server per la sincronizzazione dell'ora.
Illustra la filosofia dei firewall software e fornisce informazioni dettagliate sulla configurazione dei diversi firewall disponibili su FreeBSD.
Descrive molti argomenti sul networking, incluso come condividere una connessione a Internet con altri computer sulla stessa LAN, argomenti di routing avanzati, rete wireless, Bluetooth®, ATM, IPv6, e altro ancora.
Elenca varie fonti per ottenere FreeBSD su CD-ROM o DVD così come vari siti su Internet che permettono di scaricare e installare FreeBSD.
Questo libro tocca svariati argomenti che possono lasciarti desideroso di spiegazioni più dettagliate. La bibliografia elenca molti ottimi libri che sono referenziati nel testo.
Elenca i numerosi forum disponibili per gli utenti FreeBSD dove poter inviare domande e intraprendere conversazioni tecniche su FreeBSD.
Elenca i fingerprint PGP di molti sviluppatori di FreeBSD.
Per fornire un testo consistente e facile da leggere, sono state seguite numerose convenzioni in tutto il libro.
Un font italico è per i nomi dei file, per gli URL, per il testo enfatizzato, e per il primo utilizzo dei termini tecnici.
MonospazioUn font monospazio è usato per i
messaggi di errore, i comandi, le variabili di ambiente, i nomi dei
port, i nomi di host, i nomi degli utenti, i nomi dei gruppi, i nomi
dei device, le variabili, e i frammenti di codice.
Un font in grassetto è per le applicazioni, i comandi, e i tasti.
I tasti sono visualizzati in grassetto per
differenziarli dal testo normale. Le combinazioni di tasti che devono
essere digitate contemporaneamente sono visualizzate con un
`+' tra i tasti, come:
Ctrl+Alt+Del
Significa che l'utente deve premete i tasti Ctrl, Alt, e Del nello stesso momento.
I tasti che devono essere digitati in sequenza saranno separati da virgole, come per esempio:
Ctrl+X, Ctrl+S
Vuol dire che l'utente deve digitare i tasti Ctrl e X contemporaneamente e poi i tasti Ctrl e S.
Gli esempi che iniziano con E:\> indicano
un comando MS-DOS®. A meno di note specifiche, questi comandi possono
essere eseguiti da una finestra «Prompt dei comandi» in un
moderno ambiente Microsoft® Windows®.
E:\> tools\fdimage floppies\kern.flp A:Gli esempi che iniziano con # indicano un comando che deve
essere invocato dal superuser in FreeBSD. Puoi effettuare il login come
root per digitare il comando, o loggarti con il tuo
normale account e usare su(1) per acquisire i privilegi da
superuser.
# dd if=kern.flp of=/dev/fd0Gli esempi che iniziano con % indicano un comando che deve
essere eseguito da un normale utente. Dove non indicato, è usata
la sintassi C-shell per impostare variabili di ambiente e altri comandi di
shell.
% topIl libro che stai leggendo rappresenta gli sforzi di molte centinaia di persone in tutto il mondo. Sia che abbiano inviato correzioni per errori di battitura, sia che abbiano inviato interi capitoli, tutti i contributi sono stati utili.
Molte società hanno supportato lo sviluppo di questo documento pagando gli autori per lavorarci sopra a tempo pieno, pagando per la pubblicazione, ecc. In particolare BSDi (successivamente acquisita da Wind River Systems) ha pagato i membri del FreeBSD Documentation Project per lavorare a tempo pieno sul miglioramento di questo libro fino alla pubblicazione della prima edizione inglese stampata nel Marzo 2000 (ISBN 1-57176-241-8). Wind River Systems poi ha pagato numerosi autori aggiuntivi per fare una serie di miglioramenti all'infrastruttura di stampa e per aggiungere altri capitoli al testo. Questo lavoro è culminato nella pubblicazione della seconda edizione inglese stampata nel Novembre 2001 (ISBN 1-57176-303-1). Nel 2003-2004, FreeBSD Mall, Inc, ha pagato diversi contributori per migliorare il Manuale in preparazione per la terza edizione inglese cartacea.
Questa parte del Manuale di FreeBSD è per gli utenti e gli amministratori che si affacciano a FreeBSD. Questi capitoli:
Ti introdurranno a FreeBSD.
Ti guideranno attraverso il processo di installazione.
Ti insegneranno le basi e i fondamenti di UNIX®.
Ti mostreranno come installare la varietà delle applicazioni di terze parti disponibili per FreeBSD.
Ti introdurranno a X, il sistema a finestre di UNIX®, e ti spiegheranno come configurare un ambiente desktop che ti renda più produttivo.
Abbiamo cercato di mantenere il numero di riferimenti in avanti nel testo al minimo così che tu possa leggere questa sezione del Manuale dall'inizio alla fine con il minimo scorrimento di pagine possibile.
Grazie per il tuo interesse per FreeBSD! Il seguente capitolo tratta vari aspetti del FreeBSD Project, come la sua storia, gli obiettivi, il modello di sviluppo e così via.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come si relazione FreeBSD rispetto agli altri sistemi operativi per computer.
La storia del FreeBSD Project.
Gli obiettivi del FreeBSD Project.
Le basi del modello di sviluppo open source di FreeBSD.
E naturalmente: da dove deriva il nome «FreeBSD».
FreeBSD è un sistema operativo basato su 4.4BSD-Lite per computer Intel (x86 e Itanium®), DEC Alpha™, e Sun UltraSPARC®. Port verso altre architetture sono stati avviati. Puoi anche leggere la storia di FreeBSD, o la release corrente. Se sei interessato a contribuire in qualche modo al progetto (codice, hardware, fondi), leggi l'articolo Contribuire a FreeBSD.
FreeBSD ha molte caratteristiche degne di nota. Alcune di queste sono:
Multitasking preemptive con adattamento dinamico della priorità per assicurare una condivisione regolare ed equa del computer ad applicazioni e utenti, persino sotto i carichi più pesanti.
Facility multiutente che permettono a molte persone di usare un sistema FreeBSD contemporaneamente per cose diverse. Questo significa, per esempio, che le periferiche di sistema come stampanti e unità a nastro sono correttamente condivise tra tutti gli utenti sul sistema o sulla rete e che possono essere posti limiti individuali ad utenti o gruppi di utenti sulla risorsa, proteggendo le risorse di sistema critiche dall'uso eccessivo.
Un solido sistema di rete TCP/IP con supporto a standard industriali quali SCTP, DHCP, NFS, NIS, PPP, SLIP, IPsec, e IPv6. Questo significa che la tua macchina FreeBSD può interagire facilmente con altri sistemi ed anche agire come server aziendale, fornendo funzioni vitali come NFS (accesso remoto ai file) e servizi e-mail oppure mettere la tua organizzazione su Internet con servizi WWW, FTP, routing e firewall (sicurezza).
La protezione della memoria assicura che le applicazioni (o gli utenti) non possano interferire l'una con l'altra. Una applicazione che andrà in crash non influirà sulle altre in alcun modo.
FreeBSD è un sistema operativo a 32 bit (64 bit su Alpha Itanium®, AMD64, e UltraSPARC®) ed è stato progettato come tale sin dall'inizio.
Lo standard industriale X Window System (X11R7) fornisce una interfaccia grafica utente (GUI) al costo di una comune scheda VGA ed un monitor e viene fornito con i sorgenti.
Compatibilità binaria con molti programmi sviluppati per Linux, SCO, SVR4, BSDI e NetBSD.
Nella collezione di port e package per FreeBSD sono disponibili migliaia di applicazioni pronte a partire. Perché cercare sulla rete quando puoi trovare qui tutto quello che ti serve?
Su Internet sono disponibili migliaia di applicazioni aggiuntive e facili da portare. FreeBSD è compatibile a livello di codice sorgente con la maggior parte dei sistemi UNIX® commerciali e così la maggior parte delle applicazioni richiedono poche modifiche per essere compilate, se non nessuna.
La memoria virtuale paginata su richiesta e il progetto con «VM/buffer cache» integrati soddisfa efficientemente le applicazioni con grandi appetiti di memoria mantenendo ancora la risposta interattiva per altri utenti.
Il supporto SMP per macchine con CPU multiple.
una dotazione completa di strumenti di sviluppo per C, C++, e Fortran. Sono inoltre disponibili molti linguaggi aggiuntivi per ricerca avanzata e sviluppo nella collezione di port e package.
Avere il codice sorgente dell'intero sistema significa avere un alto grado di controllo sull'ambiente. Perché essere vincolati ad una soluzione proprietaria alla mercé del tuo fornitore quando puoi avere un sistema veramente aperto?
Estesa documentazione online.
E molto altro!
FreeBSD è basato sulla release 4.4BSD-Lite del Computer Systems Research Group (CSRG) dell'Università della California di Berkeley, e porta avanti l'inconfondibile tradizione di sviluppo dei sistemi BSD. In aggiunta all'ottimo lavoro fornito dal CSRG, il FreeBSD Project ha speso molte centinaia di ore nella fine regolazione del sistema per le massime prestazioni e affidabilità nelle situazioni di carico che si possono trovare nella vita reale. Mentre molti giganti commerciali hanno difficoltà nel campo dei sistemi operativi per PC con queste caratteristiche, prestazioni e affidabilità, FreeBSD le può offrire ora!
Le applicazioni nelle quali FreeBSD può essere impiegato sono veramente limitate solo dalla tua immaginazione. Dallo sviluppo software all'automazione in fabbrica, dal controllo dell'inventario alla correzione dell'azimut delle antenne remote dei satelliti; se può essere fatto con un prodotto UNIX® commerciale allora è più che probabile che puoi farlo anche con FreeBSD! FreeBSD beneficia significativamente anche da letteralmente migliaia di applicazioni di alta qualità sviluppate da centri di ricerca e università di tutto il mondo, spesso disponibili a poco prezzo o gratuite. Sono anche disponibili applicazioni commerciali e compaiono in numero maggiore ogni giorno.
Poiché il codice sorgente dello stesso FreeBSD è normalmente disponibile, il sistema può anche essere personalizzato ad un livello inimmaginabile per applicazioni o progetti particolari, e in modi non generalmente possibili con i sistemi operativi della maggior parte dei produttori commerciali. Ecco solo alcuni esempi di alcune delle applicazioni nelle quali attualmente la gente sta usando FreeBSD:
Servizi Internet: Il robusto sistema di rete TCP/IP di FreeBSD lo rende una piattaforma ideale per una varietà di servizi Internet quali:
Con FreeBSD, puoi facilmente partire in piccolo con un PC a buon mercato della classe 386 e aggiornare poi ad un quadri-processore Xeon con dischi RAID se la tua azienda cresce.
Insegnamento: Sei uno studente di informatica o legato al campo dell'ingegneria? Non c'è miglior modo di imparare i sistemi operativi, l'architettura dei computer e il networking che l'esperienza pratica e in profondità che FreeBSD può fornire. Il numero di pacchetti di CAD, di progettazione grafica e matematica disponibili gratuitamente lo rendono anche estremamente utile per coloro il cui interesse principale nei computer è vedere altro lavoro svolto!
Ricerca: Con il codice sorgente disponibile per l'intero sistema, FreeBSD è una eccellente piattaforma per la ricerca nei sistemi operativi come pure per altre branche dell'informatica. La natura di libera circolazione di FreeBSD rende anche possibile a gruppi distanti di collaborare sulle idee o condividere lo sviluppo senza aver da preoccuparsi di accordi di licenza speciali o limitazioni su quello che può essere discusso in un forum pubblico.
Networking: Ti serve un nuovo router? Un server dei nomi (DNS)? Un firewall per tenere la gente fuori dalla tua rete interna? FreeBSD può facilmente tramutare quel 386 inutilizzato o quel PC 486 che giace nell'angolo in un router avanzato con sofisticate capacità di filtraggio dei pacchetti.
Stazione di lavoro con X Window: FreeBSD è un'ottima scelta come soluzione per un terminale X economico, usando il server X11 liberamente disponibile. Diversamente da un terminale X, FreeBSD permette a molte applicazioni di girare localmente se desiderato, sollevando così il carico da un server centrale. FreeBSD può anche partire «senza disco», rendendo le stazioni individuali persino più economiche e facili da amministrare.
Sviluppo Software: Di base FreeBSD arriva con un pieno complemento di strumenti di sviluppo incluso il rinnovato compilatore GNU C/C++ e il debugger.
FreeBSD è disponibile sia in forma sorgente che binaria su CDROM, DVD e via FTP anonimo. Guarda l'Appendice A, Ottenere FreeBSD per maggiori informazioni su come ottenere FreeBSD.
La sezione seguente fornisce alcune informazioni relative al progetto, includendo una breve storia, gli obiettivi, e il modello di sviluppo.
Il FreeBSD Project ebbe la sua genesi nella prima parte del 1993, come una sorta di crescita oltremisura del «Patchkit Non Ufficiale di 386BSD» dagli ultimi tre coordinatori del patchkit: Nate Williams, Rod Grimes e me stesso.
Il nostro obiettivo originario era di produrre uno snapshot intermedio di 386BSD allo scopo di risolvere una serie di problemi che il meccanismo del patchkit non era semplicemente in grado di risolvere. Alcuni di voi potranno ricordare che il primo titolo funzionante per il progetto fu «386BSD 0.5» o «386BSD Interim» in riferimento a quel fatto.
386BSD era il sistema operativo di Bill Jolitz, che era arrivato a questo punto soffrendo piuttosto pesantemente di quasi un anno di disinteresse. Visto che il patchkit si gonfiava sempre più scomodamente con il passare dei giorni, fummo d'accordo all'unanimità che doveva essere fatto qualcosa e decidemmo di provare ad assistere Bill fornendo questo snapshot ad interim «ripulito». Questi piani ebbero un brusco arresto quando Bill Jolitz improvvisamente decise di ritirare la sua approvazione al progetto senza nessuna chiara indicazione di cosa invece doveva essere fatto.
Non ci volle molto per decidere che l'obiettivo rimaneva utile, persino senza il supporto di Bill, e così adottammo il nome «FreeBSD», coniato da David Greenman. I nostri obiettivi iniziali furono decisi dopo esserci consultati con gli utenti dell'epoca del sistema e, una volta che divenne chiaro che il progetto era sulla strada giusta e forse stava persino diventando una realtà, contattai la Walnut Creek CDROM con un occhio verso il miglioramento dei canali distributivi di FreeBSD per quei molti sfortunati che non avevano facile accesso a Internet. La Walnut Creek CDROM non solo supportò l'idea di distribuire FreeBSD su CD ma andò anche più lontano fornendo al progetto una macchina per lavorarci su e una connessione ad Internet veloce. Senza il grado di fiducia quasi senza precedenti della Walnut Creek CDROM in quello che era, a quel tempo, un progetto completamente sconosciuto, è abbastanza improbabile che FreeBSD sarebbe andato così lontano, così velocemente, come è oggi.
La prima distribuzione su CDROM (e largamente disponibile sulla rete) fu FreeBSD 1.0, rilasciata nel dicembre del 1993. Questa era basata su un nastro della 4.3BSD-Lite («Net/2») della U.C. Berkeley, con molti componenti forniti anche da 386BSD e dalla Free Software Foundation. Fu un successo abbastanza ragionevole per una prima offerta, e lo seguimmo dal grande successo di FreeBSD release 1.1 nel maggio del 1994.
Circa in questo periodo si formarono all'orizzonte alcune nuvole temporalesche piuttosto inaspettate allorché Novell e U.C. Berkeley risolsero la loro lunga causa civile sullo stato legale del nastro di Berkeley Net/2. Una condizione di quell'accordo era la concessione di U.C. Berkeley che vaste parti di Net/2 erano codice «ingombrante» e di proprietà di Novell, che lo aveva infine acquistato da AT&T qualche tempo addietro. Quello che Berkeley ottenne in cambio fu la «benedizione» di Novell che la release 4.4BSD-Lite, quando fu finalmente rilasciata, fosse dichiarata non ingombrante e che tutti gli utenti Net/2 esistenti fossero fortemente incoraggiati a cambiare. Questo incluse FreeBSD, e al progetto fu dato tempo fino alla fine di luglio 1994 per fermare la spedizione del proprio prodotto basato su Net/2. Sotto i termini di quell'accordo, fu permesso al progetto un ultimo rilascio prima della scadenza, e quella release fu FreeBSD 1.1.5.1
FreeBSD allora si accinse nell'arduo compito di letteralmente reinventare se stesso da un insieme di bit di 4.4BSD-Lite completamente nuovo e piuttosto incompleto. Le release «Lite» erano light (leggere) in parte perché il CSRG di Berkeley aveva rimosso grandi sezioni di codice richiesto per costruire effettivamente un sistema funzionante in grado di partire (dovuto a varie richieste legali) e in parte al fatto che il port per Intel della 4.4 era altamente incompleto. Al progetto ci volle fino al novembre del 1994 per fare questa transizione; a quel punto rilasciò FreeBSD 2.0 sulla rete e su CDROM (nel tardo dicembre). A dispetto del fatto di essere ancora più che un po' ruvida ai bordi, la release fu un successo significativo e fu seguita dalla release FreeBSD 2.0.5 più robusta e semplice da installare nel giugno del 1995.
Rilasciammo FreeBSD 2.1.5 nell'agosto del 1996, e parve essere abbastanza popolare tra gli ISP e le comunità commerciali tanto che si meritò un'altra release nel corso del ramo 2.1-STABLE. Questa era FreeBSD 2.1.7.1, rilasciata nel febbraio 1997 e apoteosi dello sviluppo principale sulla 2.1-STABLE. Attualmente in modalità di manutenzione, su questo ramo (RELENG_2_1_0) verranno sviluppati solo miglioramenti della sicurezza e correzioni degli errori.
FreeBSD 2.2 fu derivato dallo sviluppo della linea principale («-CURRENT») nel novembre 1996 come ramo RELENG_2_2, e la prima release completa (2.2.1) fu rilasciata nell'aprile 1997. Furono rilasciate ulteriori release del ramo 2.2 nell'estate e nell'autunno del '97, l'ultima delle quali (2.2.8) apparve nel novembre 1998. La prima release 3.0 ufficiale apparve nell'ottobre 1998 e segnò l'inizio della fine per il ramo 2.2.
L'albero si ramificò ancora il 20 gennaio 1999, dividendosi nei rami 4.0-CURRENT e 3.X-STABLE. Dalla 3.X-STABLE, la 3.1 fu rilasciata il 15 febbraio 1999, la 3.2 il 15 maggio 1999, la 3.3 il 16 settembre 1999, la 3.4 il 20 dicembre 1999 e la 3.5 il 24 giugno 2000, seguita pochi giorni dopo da un aggiornamento di punto inferiore alla release 3.5.1 per incorporare alcune correzioni dell'ultimo minuto a Kerberos sulla sicurezza. Questa sarà l'ultima release del ramo 3.X.
Ci fu un'altra ramificazione il 13 marzo 2000, che vide l'apparizione del ramo 4.X-STABLE. Ci sono state numerose release da allora: la 4.0-RELEASE fu introdotta nel marzo 2000, e l'ultima 4.11-RELEASE è stata rilasciata nel gennaio 2005.
La tanto attesa 5.0-RELEASE è stata annunciata il 19 gennaio
2003. Il culmine di quasi tre anni di lavoro, questa release ha
iniziato FreeBSD nel percorso del supporto avanzato al multiprocessore e
ai thread nelle applicazioni e ha introdotto il supporto per le
piattaforme UltraSPARC® e ia64.
Questa release è stata seguita dalla 5.1 nel giugno del 2003.
La più recente release 5.X dal ramo -CURRENT è 5.2.1-RELEASE,
introdotta nel Febbraio del 2004.
Il ramo RELENG_5, creato in Agosto del 2004, seguito da quello 5.3-RELEASE, segna l'inizio del ramo delle release 5-STABLE. Il più recente ramo 8.4-RELEASE è uscito in data June 2013. Non ci saranno ulteriori release per il ramo RELENG_5.
Nel giugno 2005 l'albero è stato taggato per la RELENG_6. 6.0-RELEASE, la prima release del ramo 6.X è stata rilasciata nel novembre del 2005. La più recente 9.1-RELEASE è stata rilasciata nel December 2012. Ci saranno ulteriori release per il ramo RELENG_6.
Per ora, lo sviluppo dei progetti a lungo termine continua ad aver luogo nell'albero 7.X-CURRENT, e release SNAPshot della 7.X su CDROM (e, naturalmente, sulla rete) sono continuamente rese disponibili sul server snapshot mentre il lavoro procede.
Gli obiettivi del FreeBSD Project sono di fornire software che può essere usato per qualunque scopo senza vincoli. Molti di noi hanno fatto un investimento significativo nel codice (e nel progetto) e certamente non dovrebbero essere interessati ad un piccolo compenso finanziario qua e là, ma non siamo sicuramente preparati ad insistere su questo. Noi crediamo che la nostra prima e prioritaria «missione» sia di fornire codice a tutti i partecipanti, presenti e futuri, e per qualunque scopo, così che il codice abbia un uso il più possibile ampio e fornisca i più ampi benefici. Questo è, io credo, uno degli obiettivi fondamentali del Software Libero (Free Software) e che noi supportiamo entusiasticamente.
Quel codice nel nostro albero dei sorgenti che cade sotto la GNU General Public Licence (GPL) o la GNU Lesser General Public License (LGPL) ha un po' più di vincoli, sebbene almeno dal lato di rafforzare l'accesso piuttosto che l'opposto. Date le complessità aggiuntive che possono risultare dall'uso commerciale di software GPL noi preferiamo, tuttavia, software rilasciato sotto il più rilassato copyright BSD quando è una scelta ragionevole farlo.
Lo sviluppo di FreeBSD è un processo molto aperto e flessibile, essendo costruito dal contributo di centinaia di persone di tutto il mondo, come puoi vedere dalla nostra lista dei collaboratori. L'infrastruttura di sviluppo di FreeBSD permette a queste centinaia di sviluppatori di collaborare su Internet. Siamo costantemente alla ricerca di nuovi sviluppatori e idee, e quelli interessati a essere coinvolti maggiormente nel progetto devono semplicemente contattarci sulla mailing list di discussioni tecniche su FreeBSD. La mailing list di annunci su FreeBSD è anche disponibile a quelli che vogliono informare altri utenti FreeBSD delle principali aree di lavoro.
Cose utili da sapere sul FreeBSD Project e il suo processo di sviluppo, sia lavorando in modo indipendente che in stretta cooperazione:
L'albero centrale dei sorgenti FreeBSD è mantenuto tramite CVS (Concurrent Versions System, ovvero Sistema di Versioni Concorrenti), uno strumento di controllo dei codici sorgenti liberamente disponibile che viene distribuito con FreeBSD. Il principale repository CVS risiede su una macchina a Santa Clara CA, USA da dove è replicato su numerose macchine speculari in tutto il mondo. L'albero CVS, che contiene gli alberi -CURRENT e -STABLE, possono essere facilmente replicati anche sulla tua macchina. Fai riferimento alla sezione Sincronizzazione dei Tuoi Sorgenti per maggiori informazioni su come fare.
I committer sono persone che hanno
permesso di scrivere nell'albero CVS, e sono
autorizzate ad apportare modifiche ai sorgenti di
FreeBSD (il termine «committer» viene dal comando
commit di cvs(1), che è usato per
portare i nuovi cambiamenti al repository CVS). Il modo migliore
di sottoporre modifiche alla revisione da parte della lista dei
committer è usare il comando send-pr(1).
Se qualcosa appare inceppato nel sistema, allora puoi anche
raggiungerli mandando un messaggio alla mailing list dei committer di FreeBSD.
Il core team di FreeBSD dovrebbe essere equivalente al consiglio dirigente se il FreeBSD Project fosse una azienda. Il compito principale del core team è assicurarsi che il progetto, nella sua interezza, sia in buona salute e sia diretto nella giusta direzione. Una delle funzioni del core team è invitare sviluppatori responsabili e dedicati a unirsi al nostro gruppo di committer come altri ne escono. L'attuale core team è stato eletto da un insieme di candidati committer nel giugno 2006. Le elezioni vengono tenute ogni 2 anni.
Alcuni membri del core team hanno anche aree specifiche di responsabilità, significando che sono impegnati ad assicurare che grandi porzioni del sistema funzionino come annunciato. Per una lista completa degli sviluppatori di FreeBSD e le loro aree di responsabilità, guarda la Contributors List
Molti membri del core team sono volontari per quanto riguarda lo sviluppo di FreeBSD e non beneficiano finanziariamente dal progetto, così pure l'«impegno» non dovrebbe essere frainteso come «supporto garantito». Allo stesso modo; l'analogia con il «consiglio direttivo» non è molto calzante, e può essere più corretto dire che queste sono persone che hanno rinunciato alle loro vite in favore di FreeBSD, contro il loro senso del giudizio!
Non da ultimo, il più grande gruppo di sviluppatori sono gli stessi utenti che ci forniscono feedback e correzioni di bug quasi costantemente. Il modo principale di tenersi in contatto con lo sviluppo non centralizzato di FreeBSD è iscriversi alla mailing list di discussioni tecniche su FreeBSD dove queste cose vengono discusse. Guarda il Appendice C, Risorse su Internet per maggiori informazioni sulle varie mailing list di FreeBSD.
La Lista dei Collaboratori di FreeBSD è lunga e cresce continuamente, quindi perché non entri a far parte di essa contribuendo e dando tu qualcosa a FreeBSD?
Fornire codice non è il solo modo di contribuire al progetto, per una lista completa di cose che serve fare, fai riferimento al sito web del FreeBSD Project.
In conclusione, il nostro modello di sviluppo è organizzato come un insieme sciolto di cerchi concentrici. Il modello centralizzato è progettato per agevolare gli utenti di FreeBSD, ai quali viene fornito un modo semplice per tenere traccia di una base di codice centrale, non per tenere fuori potenziali collaboratori! È nostro desiderio presentare un sistema operativo stabile con un ampio insieme di programmi applicativi coerenti che gli utenti possono facilmente installare ed usare — questo modello funziona molto bene per realizzare ciò.
Tutto quello che chiediamo a quelli che vogliono unirsi a noi come sviluppatori di FreeBSD è un po' della stessa dedizione che hanno le attuali persone al suo continuo successo!
FreeBSD è liberamente disponibile, è basato tutto su sorgenti 4.4BSD-Lite, è rilasciato per computer Intel i386™, i486™, Pentium®, Pentium® Pro, Celeron®, Pentium® II, Pentium® III, Pentium® 4 (o compatibili), Xeon™, DEC Alpha™ e Sun UltraSPARC®. È basato principalmente su software del gruppo CSRG della U.C. Berkeley, con alcuni miglioramenti presi da NetBSD, OpenBSD, 386BSD, e dalla Free Software Foundation.
Dalla nostra release di FreeBSD 2.0 nel lontano 1994, le prestazioni, l'insieme di caratteristiche, e la stabilità di FreeBSD sono migliorate notevolmente. Il più grande cambiamento è stato la riscrittura del sistema di memoria virtuale con una VM/file buffer cache integrata che non solo incrementa le prestazioni, ma anche riduce la richiesta di memoria di FreeBSD, rendendo una configurazione con 5 MB un minimo accettabile. Altri miglioramenti includono il completo supporto a client e server NIS, il supporto delle transazioni TCP, la chiamata-su-richiesta di PPP, il supporto integrato del DHCP, un sottosistema SCSI migliorato, il supporto ISDN, il supporto per ATM, FDDI, per gli adattatori Fast e Gigabit Ethernet (1000 Mbit), un supporto migliorato degli ultimi controller Adaptec, e molte migliaia di correzioni di bug.
In aggiunta alla distribuzione di base, FreeBSD offre una
collezione di software portato con migliaia di programmi
comunemente cercati. Alla data di stampa, ci sono oltre
24,000 port! La lista dei port comprende server http (WWW),
giochi, linguaggi, editor e quasi tutto quello che sta in mezzo.
L'intera collezione dei port richiede approssimativamente 500 MB
di spazio, essendo tutti i port espressi come «delta»
dei loro sorgenti originari. Questo rende più facile per
noi aggiornare i port, e riduce di molto la domanda di spazio su
disco dalla vecchia collezione 1.0 dei port. Per compilare un port,
vai semplicemente nella directory che vuoi installare, digita
make install e lascia che il sistema faccia il
resto. La distribuzione originale completa per ogni port che compili
viene presa dinamicamente dal CDROM o da un sito FTP locale, così
hai bisogno solo lo spazio su disco sufficiente per compilare il
port che vuoi. Quasi ogni port viene fornito di un
«package» precompilato che può
essere installato con un semplice comando (pkg_add)
da coloro che non vogliono compilare i propri port dai sorgenti.
Maggiori informazioni sui package e sui port possono essere trovate
nel Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package.
Un numero di documenti aggiuntivi che puoi trovare molto utili nel
processo di installazione e di utilizzo di FreeBSD ora può essere
trovato anche nella directory /usr/share/doc su
ogni recente macchina FreeBSD. Puoi vedere i
manuali installati localmente con qualsiasi browser HTML usando i
seguenti URL:
Puoi vedere anche le copie originali (e aggiornate più frequentemente) su http://www.FreeBSD.org/.
FreeBSD è fornito di un programma di installazione basato su testo, facile da usare, chiamato sysinstall. Questo è il programma di installazione di default di FreeBSD, sebbene i fornitori siano liberi di usare la loro suite di installazione se preferiscono. Questo capitolo descrive come usare sysinstall per installare FreeBSD.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come creare i dischi di installazione di FreeBSD.
Come FreeBSD fa riferimento, e suddivide i tuoi hard disk.
Come far partire sysinstall.
Le domande che sysinstall ti farà, cosa vogliono dire, e come rispondere.
Prima di leggere capitolo, dovresti:
Leggere la lista dell'hardware supportato inclusa nella versione di FreeBSD che stai installando, e verificare che il tuo hardware sia supportato.
In generale, queste istruzioni di installazione sono scritte per computer con architettura i386™ («PC compatibile»). Dove richiesto, saranno fornite istruzioni specifiche per altre piattaforme (ad esempio, Alpha). Sebbene questa guida sia aggiornata il più possibile, potresti trovare piccole differenze tra la procedura di installazione e quello che viene mostrato qui. È consigliato usare questo capitolo come una guida generale piuttosto che un manuale di installazione vero e proprio.
Prima di installare FreeBSD dovresti fare un inventario dei componenti del tuo computer. Durante l'installazione di FreeBSD ti verranno mostrati tutti i componenti (hard disk, schede di rete, CDROM, e così via), il loro modello e chi li fabbrica. FreeBSD tenterá di determinare la configurazione corretta per i vari dispositivi, incluse le informazioni riguardo la corretta configurazione sia dell'IRQ che delle porte I/O da usare. A causa della varietà di hardware dei PC non è detto che il processo venga completato con successo, quindi potrai avere bisogno di modificare la tua configurazione.
Se hai già un altro sistema operativo installato, ad esempio Windows® o Linux, potrebbe essere una buona idea vedere come è configurato l'hardware su quei sistemi operativi. Se non sei sicuro della configurazione usata da una certa scheda di espansione, potresti trovare la configurazione stampata sulla scheda stessa. I numeri IRQ più comuni sono 3, 5 e 7,e le porte di indirizzo I/O sono di norma scritte in numeri esadecimali, come 0x330.
Raccomandiamo di scrivere o di stampare queste informazioni prima di installare FreeBSD. Può essere d'aiuto usare una tabella, come questa:
| Nome Dispositivo | IRQ | porte di I/O | Note |
|---|---|---|---|
| Primo hard disk | N/A | N/A | 40 GB, fabbricato da Seagate, primo IDE master |
| CDROM | N/A | N/A | Primo IDE slave |
| Secondo hard disk | N/A | N/A | 20 GB, fabbricato da IBM, secondo IDE master |
| Primo controller IDE | 14 | 0x1f0 | |
| Scheda di rete | N/A | N/A | Intel® 10/100 |
| Modem | N/A | N/A | 3Com® 56K faxmodem, su COM1 |
| … |
Se il computer dove installerai FreeBSD contiene dati importanti, fai un backup dei dati, quindi verifica il backup prima di iniziare un'installazione di FreeBSD. La procedura di installazione di FreeBSD ti avviserà prima di scrivere dati sul tuo disco, ma una volta confermato il processo questo non può più essere annullato.
Se vuoi usare l'intero disco per installare FreeBSD, puoi saltare tranquillamente questa sezione.
Altrimenti, se vuoi che FreeBSD coesista con altri sistemi operativi allora hai bisogno di una conoscenza basilare di come i dati sono organizzati sul disco.
Un disco di un PC può essere suddiviso in diverse parti. Queste parti vengono chiamate partizioni. Per sua natura, un PC supporta solo quattro partizioni per disco. Queste partizioni sono chiamate partizioni primarie. Per aggirare questa limitazione e avere più di quattro partizioni, è stata progettata un nuovo tipo di partizione, la partizione estesa. Un disco può contenere una sola partizione estesa. All'interno di questa partizione estesa possono essere create partizioni speciali, chiamate partizioni logiche.
Ogni partizione ha un'ID di partizione, che
è un numero usato per identificare il tipo di dati nella
partizione. L'ID di partizione di FreeBSD è
165.
In generale, ogni sistema operativo che usi identificherà
le sue partizioni in un modo particolare. Per esempio, il DOS, e i
suoi discendenti, come Windows®, assegnano ad ogni partizione
primaria e logica una lettera di dispositivo,
cominciando con C:.
FreeBSD deve essere installato su una partizione primaria. I dati di FreeBSD, inclusi i tuoi file, possono risiedere tutti su questa unica partizione. Comunque, se hai più dischi, puoi creare una partizione FreeBSD su tutti i dischi (o su parte di essi). Quando installi FreeBSD, devi avere una partizione disponibile. Questa potrebbe essere una nuova partizione che hai preparato, o potrebbe essere una partizione esistente che contiene dati che non ti interessano più.
Se già usi tutte le partizioni di ogni tuo disco, dovrai
liberare una partizione per FreeBSD utilizzando i programmi forniti
dagli altri sistemi operativi che usi (es., fdisk
su DOS o Windows®).
Se hai una partizione libera puoi usare quella. Comunque, potresti avere la necessità di restringere una o più delle tue partizioni.
Un'installazione minima di FreeBSD richiede un piccolo spazio di 100 MB sull'hard disk. Comunque, questa è proprio un'installazione minima, che non lascia molto spazio per altri tuoi file. Una partizione minima più realistica è di 250 MB, senza ambiente grafico, e di 350 MB o anche di più se vuoi un'interfaccia grafica. Se hai intenzione di installare diverso software di terze parti, avrai bisogno di molto più spazio.
Puoi usare programmi commerciali come ad esempio
PartitionMagic® o programmi free come
GParted per ridimensionare le
tue partizioni e creare spazio per FreeBSD. La directory
tools sul CDROM contiene due software gratuiti
che possono eseguire questo compito, FIPS e
PResizer. La documentazione per entrambi
questi strumenti è disponibile nella stessa directory.
FIPS, PResizer,
e PartitionMagic® possono ridimensionare
partizioni FAT16 e FAT32 —
usate da MS-DOS® fino a Windows® ME.
Sia PartitionMagic® che
GParted sono noti per maneggiare
anche partizioni NTFS.
L'uso scorretto di questi programmi può causare la perdita di dati nel tuo hard disk. Assicurati di avere un backup recente e funzionante prima di usare questi strumenti.
Supponiamo che tu abbia un computer con un singolo disco di
4 GB con già installato una versione di Windows®, e che
tu abbia suddiviso il disco in due lettere di dispositivo,
C: e D:, ognuno
dei quali ha dimensioni pari a 2 GB. Hai 1 GB di dati
su C:, e 0.5 GB di dati su
D:.
Questo significa che il tuo disco ha due partizioni, una per
lettera. Puoi copiare tutti i tuoi dati da
D: a C:, in modo
da liberare la seconda partizione, pronta per FreeBSD.
Supponiamo che tu abbia un computer con un singolo disco da
4 GB dove è già installata una versione di
Windows®. Quando hai installato Windows® hai creato un'unica
grande partizione, il dispositivo C: con
capacità pari a 4 GB. Hai usato 1.5 GB di
spazio, e vorresti usarne 2 GB per FreeBSD.
Per installare FreeBSD hai due differenti possibilità:
Fare il backup dei tuoi dati in Windows®, e installarlo di nuovo, occupando solamente 2 GB.
Utilizzare uno strumento come PartitionMagic®, come descritto in precedenza, per restringere la partizione di Windows®.
Dovrai dedicare un intero disco per FreeBSD su Alpha. Attualmente non è possibile condividere un disco con altri sistemi operativi. A seconda della macchina Alpha che possiedi, il disco può essere sia SCSI che IDE, sempre che la tua macchina sia capace di fare il boot da essi.
Seguendo la convenzione dei manuali della Digital / Compaq tutti gli input SRM sono maiuscoli. SRM è case insensitive.
Per determinare i nomi e i tipi dei dischi nella tua macchina,
usa il comando SHOW DEVICE dal prompt della console
SRM:
SHOW DEVICE
dka0.0.0.4.0 DKA0 TOSHIBA CD-ROM XM-57 3476
dkc0.0.0.1009.0 DKC0 RZ1BB-BS 0658
dkc100.1.0.1009.0 DKC100 SEAGATE ST34501W 0015
dva0.0.0.0.1 DVA0
ewa0.0.0.3.0 EWA0 00-00-F8-75-6D-01
pkc0.7.0.1009.0 PKC0 SCSI Bus ID 7 5.27
pqa0.0.0.4.0 PQA0 PCI EIDE
pqb0.0.1.4.0 PQB0 PCI EIDEQuesto esempio è stato preso da una Digital Personal
Workstation 433au e mostra tre dischi collegati alla macchina.
Il primo è un lettore CDROM chiamato
DKA0, mentre gli altri due dischi sono
chiamati rispettivamente DKC0 e
DKC100.
I nomi dei dischi del tipo DKx , sono
dischi SCSI. Per esempio DKA100
è riferito al disco SCSI con ID 1 sul primo bus SCSI (A),
mentre DKC300 si riferisce al disco SCSI con
ID 3 sul terzo bus SCSI (C). Il nome del dispositivo
PKx si riferisce all'adattatore SCSI.
Come visto nell'output di SHOW DEVICE i CDROM SCSI
sono trattati come dischi SCSI.
I dischi IDE hanno un nome del tipo DQx,
mentre ai nomi PQx sono associati i
controller IDE.
Se intendi installare FreeBSD tramite una connessione di rete (per esempio, un'installazione tramite FTP, oppure un server NFS), allora dovrai conoscere la tua configurazione di rete. Ti verranno richieste queste informazioni durante l'installazione in modo che FreeBSD possa connettersi alla rete e completare l'installazione.
Se hai la possibilità di connetterti a una rete Ethernet, o se hai una connessione a Internet tramite un adattatore Ethernet via cavo o DSL, allora avrai bisogno delle seguenti informazioni:
Indirizzo IP
Indirizzo IP del gateway di default
Il nome host (hostname)
Indirizzi IP dei server DNS
Maschera di Rete
Se non conosci queste informazioni, puoi chiederle al tuo amministratore di sistema oppure al tuo provider. Potrebbero dirti che queste informazioni sono assegnate automaticamente, usando DHCP. Se così fosse, prendi nota.
Se ti connetti al tuo ISP usando un modem puoi installare FreeBSD da Internet, e questo richiederà molto tempo.
In questo caso dovrai sapere:
Il numero di telefono per la connessione del tuo ISP
La porta COM: sulla quale il tuo modem è connesso
Il nome utente e relativa password del tuo account dell'ISP
Sebbene il progetto di FreeBSD si impegna per assicurare che ogni release di FreeBSD sia stabile il più possibile, può capitare che ogni tanto qualche bug sfugga durante il processo di costruzione della release. In rare occasioni questi bug interessano il processo di installazione. Non appena questi problemi sono scoperti e fixati, gli stessi sono segnalati nella FreeBSD Errata, che è possibile trovare sul sito web di FreeBSD. Dovresti verificare questo documento prima di iniziare l'installazione in modo tale da essere a conoscenza dei bug esistenti.
Le informazioni sulle varie release, inclusi i vari errata per ogni release, possono essere trovati nella sezione informazioni di release sul sito web di FreeBSD.
Il processo di installazione di FreeBSD può installare FreeBSD prendendo file da una delle seguenti fonti:
Un CDROM o DVD
Una partizione DOS sullo stesso computer
Un nastro magnetico SCSI o QIC
Floppy disk
Un sito FTP, passando attraverso un firewall, o usando un proxy HTTP, a seconda della necessità
Un server NFS
Una connessione parallela o seriale dedicata
Se hai comprato il CD o il DVD di FreeBSD allora hai già tutto ciò che necessiti, e dovresti passare alla prossima sezione (Sezione 2.2.7, «Preparare i Media per il Boot»).
Se non ti sei procurato i file di installazione di FreeBSD dovresti saltare alla Sezione 2.13, «Preparare i Propri Media di Installazione» che spiega come prepararsi all'installazione di FreeBSD. Dopo aver letto quella sezione, puoi tornare indietro e leggere la Sezione 2.2.7, «Preparare i Media per il Boot».
Il processo di installazione di FreeBSD ha inizio avviando il tuo computer nel programma di installazione di FreeBSD—non è un programma che puoi avviare da un altro sistema operativo. Normalmente il tuo computer fa il boot usando il sistema operativo installato sul tuo hard disk, ma puoi configurare il tuo computer affinchè faccia il boot da floppy disk «avviabili». Inoltre la maggior parte dei computer odierni possono fare il boot da CDROM.
Se possiedi FreeBSD su CDROM o su DVD (sia che l'hai comprato o preparato per conto tuo), ed il tuo computer consente di fare il boot da CDROM o DVD (solitamente tramite un'opzione del BIOS chiamata «Boot Order» o simili), allora puoi saltare questa sezione. Le immagini CDROM o DVD di FreeBSD sono avviabili e possono essere utilizzate per installare FreeBSD senza altre preparazioni particolari.
Per creare un'immagine floppy avviabile, segui i seguenti passi :
Ottenere l'Immagine Floppy Avviabile
I dischi avviabili sono disponibili nel tuo media di
installazione nella directory floppies/,
inoltre possono essere scaricate dalla directory
floppies/,
ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/releases/.
Sostituisci <arch>/<version>-RELEASE/floppies/<arch>
e <version> rispettivamente con
l'architettura e il numero di versione che vuoi installare.
Per esempio, le immagini floppy avviabili per
FreeBSD 9.1-RELEASE per i386™ sono disponibili
in ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/releases/i386/9.1-RELEASE/floppies/.
Le immagini floppy hanno l'estensione .flp.
La directory floppies/ contiene diverse
immagini, a seconda della versione di FreeBSD che vuoi installare, e
in alcuni casi, a seconda dell'hardware che possiedi.
Nella maggior parte dei casi avrai bisogno di
tre floppy, boot.flp,
kern1.flp, e kern2.flp.
Consulta il file README.TXT che puoi trovare
nella stessa directory al fine di avere maggiori informazioni
riguardanti le immagine floppy.
Possono essere necessari driver di dispositivi aggiuntivi
per sistemi 5.X più vecchi di FreeBSD 5.3.
Queste driver sono forniti dall'immagine
drivers.flp.
Il tuo programma FTP deve usare la modalità binaria per poter scaricare queste immagini floppy. Alcuni browser web usano la modalità testo (chiamata anche ASCII), e ti accorgerai di questo se non riuscirai ad avviare da floppy.
Preparare i Dischetti Floppy
Devi preparare un disco floppy per ogni immagine che hai scaricato. Questi dischetti non devono avere difetti. Il metodo più semplice per verificare ciò è formattare i dischi. Non avere fiducia dei dischetti pre-formattati. Lo strumento di formattazione in Windows® non segnala l'eventuale presenza di blocchi danneggiati, semplicemente li segna come «difettosi» e li ignora. È consigliabile usare dei nuovi dischetti floppy se hai in mente di procedere con questo tipo di installazione.
Se stai tentando di installare FreeBSD ed il programma di installazione crasha, freeza, o non procede come dovrebbe, la prima cosa da sospettare sono proprio i floppy. Prova a scrivere i file di immagine floppy su nuovi dischi e riprova.
Scrivere i File Immagine sui Floppy Disk
I file .flp non
sono dei file regolari da copiare sul dischetto. Sono
immagini di un contenuto completo di un dischetto. Questo significa
che non puoi copiare semplicemente i file
da un dischetto ad un altro. Invece, devi usare uno strumento
specifico per scrivere le immagini direttamente sul
dischetto.
Se stai creando i floppy su un computer con in esecuzione
MS-DOS®/Windows®, allora puoi usare l'utility chiamata
fdimage.
Se vuoi usare le immagini che stanno nel CDROM, ed il CDROM
è sul dispositivo E:, puoi
impartire questo comando:
E:\> tools\fdimage floppies\kern.flp A:Ripeti questo comando per ogni file .flp,
sostituendo ogni volta il disco floppy, e poi assicurati
di etichettare ogni floppy con il nome del file che hai
copiato. Aggiusta il comando come necessario, a seconda di dove
hai collocato i file .flp. Se non
hai il CDROM, puoi scaricare fdimage dalla
directory
tools
sul sito FTP di FreeBSD.
Se stai creando i floppy su sistema UNIX® (come un altro sistema FreeBSD) puoi usare il comando dd(1) per scrivere i file immagine direttamente sul disco. Su FreeBSD, dovresti eseguire:
# dd if=kern.flp of=/dev/fd0Su FreeBSD, /dev/fd0 è
riferito al primo floppy disk (il dispositivo
A:). /dev/fd1 sarebbe
il dispositivo B:, e cosi via. Altre
varianti UNIX® potrebbero avere nomi differenti per i dispositivi
floppy disk, e se necessario consulta la documentazione del sistema
che stai usando.
Adesso sei pronto per iniziare ad installare FreeBSD.
Per default, l'installazione non apporterà nessun cambiamento sul tuo disco (o dischi) fino a quando non vedi questo messaggio:
Last Chance: Are you SURE you want continue the installation? If you're running this on a disk with data you wish to save then WE STRONGLY ENCOURAGE YOU TO MAKE PROPER BACKUPS before proceeding! We can take no responsibility for lost disk contents!
Il processo di installazione può essere sospeso in qualunque momento prima dell'avvertimento finale senza cancellare dati sul tuo hard disk. Se ti sei accorto di aver configurato qualcosa di sbagliato puoi ancora spegnere il computer prima di quel avvertimento, senza che venga creato alcun danno.
Iniziamo con il computer spento.
Accendi il computer. Appena acceso dovrebbe visualizzare un'opzione per entrare nel menù di sistema, chiamato anche BIOS, solitamente tramite tasti come F2, F10, Del, o Alt+S. Usa la combinazione di tasti indicata sullo schermo. In alcuni casi il tuo computer può visualizzare un'immagine durante la fase di avvio. In genere, premendo Esc l'immagine sparirà e sarai in grado di vedere i messaggi di avvio.
Trova il settaggio che controlla da quali dispositivi il
sistema tenta l'avvio. Di solito questo settaggio viene
identificato con «Boot Order» e in genere mostra
una lista di dispositivi, come Floppy,
CDROM, First Hard Disk, e
così via.
Se vuoi partire con il boot da floppy, assicurati di avere selezionato il floppy disk come primo dispositivo di avvio. Se invece vuoi partire con il boot da CDROM allora seleziona questo come primo dispositivo di avvio. In caso di dubbio, puoi consultare il manuale che ti hanno dato assieme al computer, e/o con la scheda madre.
Una volta apportato la modifica, salva ed esci dal BIOS. Il computer dovrebbe fare un riavvio.
Se hai bisogno di preparare i floppy di boot, come descritto
nella Sezione 2.2.7, «Preparare i Media per il Boot», allora uno di
questi sarà il primo dischetto di boot, probabilmente
quello contenente l'immagine kern.flp.
Metti questo disco nel tuo floppy.
Se vuoi fare il boot da CDROM, allora dovrai accendere il computer, e inserire il CDROM prima che puoi.
Se il computer parte normalmente e carica il sistema operativo già esistente, allora:
I dischi non sono stati inseriti prima dell'inizio della fase di avvio. Lasciali inseriti, e riavvia il computer.
I recenti cambiamenti apportati nel BIOS non sono corretti. Dovresti rifare i passaggi fino a quando avrai successo.
Il tuo BIOS non supporta il boot dal tuo media desiderato.
FreeBSD si avvierà. Se hai scelto di partire da CDROM probabilmente vedrai schermate come queste (le informazioni sulla versione sono state omesse):
Se hai fatto il boot da floppy, vedrai simili informazioni sul tuo schermo (le informazioni sulla versione sono state omesse):
Segui queste istruzioni, rimuovi il disco
kern.flp, inserisci il disco
mfsroot.flp, e premi Invio.
FreeBSD 5.3 e superiori hanno ulteriori dischi, come descritto
nella sezione precedente.
Avvia dal primo floppy; quando indicato, inserisci gli altri
dischi.
Indipendentemente se hai fatto il boot da floppy o da CDROM, il processo di avvio arriverà a questo punto:
Aspetta dieci secondi o premi Invio
Iniziamo con il computer spento.
Accendi il computer e attendi che arrivi al prompt di avvio.
Se hai la necessità di preparare i floppy di avvio,
come descritto nella Sezione 2.2.7, «Preparare i Media per il Boot»
allora uno di questi sarà il primo disco di avvio,
probabilmente quello che contiene kern.flp.
Inserisci questo disco nel tuo floppy e digita il seguente
comando per avviare da dischetto (sostituisci il nome del tuo
floppy se necessario):
BOOT DVA0 -FLAGS '' -FILE ''Se stai avviando da CDROM, inserisci il CDROM nel lettore e digita il seguente comando per avviare l'installazione (sostituisci il nome del lettore CDROM se necessario):
BOOT DKA0 -FLAGS '' -FILE ''In fase di avvio partirà FreeBSD. Se hai fatto il boot tramite floppy, ad un certo punto vedrai questo messaggio:
Segui queste istruzioni e rimuovi il disco
kern.flp, inserisci il disco
mfsroot.flp, poi premi
Invio.
Indipendentemente se hai fatto il boot da floppy o da CDROM, il processo di avvio arriverà a questo punto:
Puoi sia aspettate dieci secondi, oppure premere Invio. In questo modo verrà caricato il menù di configurazione del kernel.
Le ultime cento righe che sono state visualizzate sullo schermo sono memorizzate e possono essere riviste.
Per rivedere il buffer, premi Scroll Lock. Ti permetterà di scorrere nel video. Puoi usare i tasti freccia, oppure PageUp e PageDown per vedere i risultati. Premi di nuovo Scroll Lock per fermare lo scrolling.
Usa questa tecnica per rivedere i messaggi che sono stati visualizzati quando il kernel ha effettuato il probe dei dispositivi. Vedrai del testo simile alla Figura 2.1, «Risultati Tipo del Probe dei Dispositivi», anche se questo potrebbe essere diverso a seconda dei dispositivi che hai nel tuo computer.
Analizza attentamente i risultati del probe per assicurarti che FreeBSD ha trovato tutti i dispositivi che ti aspetti. Se non è stato trovato un dispositivo, allora questo non sarà in elenco. Se il driver del dispositivo richiede la configurazione di IRQ e indirizzi di porta allora assicurati di averli inseriti correttamente.
Se hai la necessità di modificare dei settaggi per il probe dei dispositivi indicati nell'UserConfig, esci dal programma sysinstall e ricomincia da capo. Questo è anche un modo per prendere confidenza con il processo.
Usa i tasti freccia per selezionare dal menù principale di installazione. Ti apparirà il seguente messaggio:
Il programma d'installazione partirà nuovamente se il CDROM è ancora nel driver ed è selezionata .
Se hai avviato da floppy sarà necessario rimuovere il
floppy mfsroot.flp e mettere
kern.flp prima di riavviare.
L'utility sysinstall è l'applicazione di installazione fornita dal FreeBSD Project. È basata sulla console ed è suddivisa in diversi menù e schermate che puoi usare per configurare e controllare il processo di installazione.
Il sistema a menù di sysinstall è governabile tramite i tasti freccia, Invio, Spazio, e altri tasti. Una descrizione dettagliata di questi tasti e ciò che essi fanno sono contenuti nel documento sull'uso di sysinstall.
Per vedere queste informazioni, assicurati che sia evidenziata l'entry e che sia selezionato il bottone , come mostrato in Figura 2.3, «Come Selezionare Usage dal Menù Principale di Sysinstall», quindi premi Invio.
In questo modo verranno visualizzate le istruzioni per usare il sistema a menù. Premi Invio per ritornare al menù principale.
Dal menù principale, seleziona con i tasti freccia e premi Invio.
Verrà mostrato il menù della documentazione.
È importante leggere la documentazione.
Per visualizzare un documento, selezionalo con i tasti freccia e premi Invio. Quando hai finito di leggere il documento, premi Invio per ritornare al menù della documentazione.
Per ritornare al Menù di Installazione Principale, seleziona con i tasti freccia e premi Invio.
Per cambiare la mappatura della tastiera, usa i tasti freccia per selezionare dal menù e premi Invio. Questo è richiesto solo se stati usando una tastiera non-standard o una tastiera non americana.
Una diversa mappatura della tastiera può essere selezionata nel menù usando i tasti freccia e premendo Spazio. Premi di nuovo Spazio per deselezionare la tua scelta. Quando hai finito, scegli usando i tasti freccia e premi Invio.
Nel successivo screen-shot ne viene mostrata una lista parziale. Se selezioni premendo Tab userai la mappatura di default e ritornerai al Menù dell'Installazione Principale.
Seleziona e premi Invio.
I valori di default sono adeguati per la maggior parte degli utenti e solitamente non necessitano modifiche. Il nome della release varierà a seconda della versione che si sta installando.
La descrizione dell'elemento selezionato apparirà illuminato in blu in fondo alla schermata. Nota che una di queste opzioni è per resettare tutti i valori ai rispettivi valori di default.
Premi F1 per leggere la schermata di aiuto delle varie opzioni.
Premendo Q ritornerai al Menù di Installazione Principale.
Prima di tutto devi allocare dello spazio su disco per FreeBSD, ed etichettare quello spazio in modo tale che sysinstall possa utilizzarlo. Per fare questo devi conoscere come FreeBSD si aspetta di trovare le informazioni sul disco.
Prima di installare e configurare FreeBSD sul tuo sistema, c'è una cosa importante che devi sapere, specialmente se hai più dischi.
In un PC con un sistema operativo dipendente dal BIOS come MS-DOS® o Microsoft® Windows®, il BIOS è in grado di ricavare il corretto ordine dei dischi, e il sistema operativo concorda con un eventuale cambiamento. Questo consente all'utente di effettuare il boot da un disco diverso dal «master primario». Questo è conveniente soprattutto per alcuni utenti che hanno convenuto che il modo più semplice e conveniente per mantenere un sistema di backup è di comperare un secondo disco identico al primo, e effettuare consuete copie del primo disco sul secondo usando Ghost® o XCOPY. Quindi, se il primo disco fa fiasco, è sotto le minacce di un virus, o è scarabocchiato da un'imperfezione del sistema operativo stesso, può essere facilmente recuperato istruendo il BIOS a swappare logicamente i due dischi. È come cambiare i cavi sui dischi, ma senza dover aprire il case.
I sistemi più costosi con controller SCSI spesso includono delle estensioni del BIOS che consentono di riordinare i dischi SCSI in modo simile a quanto sopra esposto per un massimo di sette dispositivi.
Un utente che è abituato ad usare queste caratteristiche può rimanere sorpreso quando vede che i risultati con FreeBSD non sono quelli che si aspettava. FreeBSD non usa il BIOS, e non sa nulla riguardo alla «mappatura logica dei dispositivi del BIOS». Questo può portare a delle situazioni che lasciano perplessi, in particolar modo quando i dischi hanno un'identica geometria fisica, e sono dei clone di un altro disco.
Quando si ha a che fare con FreeBSD, ripristinare sempre il BIOS alla numerazione naturale prima di installare FreeBSD, e lasciarla in quel modo. Se hai bisogno di scambiare i dispositivi, fallo, ma fallo fisicamente, aprendo il case e cambiando i cavi e jumper in modo opportuno.
Tutte le modifiche che fai ora non saranno scritte su disco. Se pensi di aver fatto un errore e vuoi ricominciare dall'inizio puoi usare il menù di sysinstall per uscire e tentare un'altra volta o premere il tasto U per usare l'opzione . Se sei confuso e non riesci a capire come uscire dall'applicazione puoi sempre riavviare il computer.
Dopo aver scelto un'installazione standard in sysinstall ti verrà mostrato questo messaggio:
Premi Invio come segnalato. Ti verrà
mostrato un elenco di tutti gli hard disk che il kernel
ha trovato quando ha effettuato il probe dei dispositivi.
La Figura 2.11, «Come Selezionare il Dispositivo per FDisk» mostra un esempio con un
sistema con due dischi IDE. Questi sono chiamati
ad0 e ad2.
Ti potresti chiedere perchè ad1
non è elencato nella lista. Perchè è stato
omesso?
Considera ciò che succederebbe se hai due hard disk IDE,
uno come master sul primo controller IDE, ed uno come master sul
secondo controller IDE. Se FreeBSD li enumera come li trova,
allora saranno ad0 e
ad1.
Ma se vuoi aggiungere un terzo hard disk, come dispositivo
slave sul primo controller IDE, allora questo sarà
ad1, ed il precedente
ad1 diventerà
ad2. Poichè i nome dei dispositivi
(come ad1s1a) sono usati per determinare i
filesystem, potresti improvvisamente scoprire che alcuni dei tuoi
filesystem non appaiono più correttamente, e avrai
necesità di modificare la tua configurazione di FreeBSD.
Per aggirare questo problema, il kernel può essere
configurato per denominare i dischi IDE in base alla loro posizione,
e non in base all'ordine di rilevamento degli stessi. Con questo
schema il disco master sul secondo controller IDE sarà
sempre ad2,
anche se non sono presenti i dispositivi
ad0 e ad1.
Questa configurazione è di default per il kernel di
FreeBSD, ed è per questo che il display visualizza
ad0 e ad2.
La macchina sulla quale è stato preso questo screenshot aveva
dischi IDE su entrambi i canali master dei controller IDE, e nessun
disco sui canali slave.
Dovresti selezionare il disco sul quale vuoi installare FreeBSD, poi premi . Verrà avviato FDisk, con una schermata simile a quella nella Figura 2.12, «Partizioni Tipiche in Fdisk prima delle Modifiche».
La schermata di FDisk è divisa in tre sezioni.
La prima sezione, comprendente le prime due linee della schermata, mostra i dettagli dell'hard disk selezionato, includendo il nome di FreeBSD, la geometria del disco, e la sua capacità.
La seconda sezione mostra le slice che sono attualmente sul disco,
dove esse cominciano e dove finiscono, quanto sono grandi, il nome
assegnato da FreeBSD, la loro descrizione ed il loro tipo. Questo
esempio mostra due piccole slice inutilizzate, che sono uno degli
artefatti degli schemi di progetto del PC. Mostra anche una grande
slice FAT, che apparirà quasi certamente come
C: in MS-DOS® / Windows®, ed una slice
estesa, che può contenere altre lettere dei dispositivi per
MS-DOS® / Windows®.
La terza sezione mostra i comandi che sono disponibili in FDisk.
Cosa farai ora dipende da come vuoi splittare il tuo disco.
Se vuoi usare FreeBSD su tutto il tuo disco (cancellerai tutti
gli altri dati su questo disco quando confermerai in
sysinstall che vuoi continuare il processo di
installazione) allora premi A, che corrisponde
all'opzione . Le slice
esistenti saranno rimosse, e sostituite con una piccola area
etichettata come unused (ancora, un artefatto
della progettazione del disco del PC), e una grande slice per FreeBSD.
Fatto questo, dovresti selezionare la slice di FreeBSD che hai appena
creato usando i tasti freccia, e quindi premere S
affinchè la slice sia avviabile. La schermata avrà
un aspetto del tutto simile alla Figura 2.13, «Partizionare con Fdisk Usando l'Intero Disco». Nota la A nella
colonna dei Flag, che indica che la slice è
active, e verrà avviata al boot.
Se vuoi cancellare una slice esistente per fare spazio a FreeBSD allora devi selezionare la slice con i tasti freccia, e quindi premere D. Quindi premi C, e ti verrà chiesto la dimensione della slice che vuoi creare. Scegli la dimensione appropriata e premi Invio. Il valore predefinito in questo riquadro rappresenta la dimensione massima che la tua slice può avere, che potrebbe essere il blocco contiguo più lungo di spazio non ancora allocato oppure l'intero disco.
Se hai già creato lo spazio per FreeBSD (magari usando un tool come PartitionMagic®) allora puoi premere C per creare una nuova slice. Di nuovo, ti verrà chiesta la dimensione della slice che vorresti creare.
Quando hai finito, premi Q. Le tue modifiche saranno salvate da sysinstall, ma non saranno ancora applicate al disco.
Ora hai due scelte per installare il boot manager. In generale, potresti installare il boot manager di FreeBSD se:
Hai più di un disco, ed hai installato FreeBSD su un disco diverso dal primo.
Hai installato FreeBSD accanto ad un altro sistema operativo sullo stesso disco, e vorresti scegliere se avviare FreeBSD o l'altro sistema operativo quando accendi il computer.
Se FreeBSD è il solo sistema operativo sulla macchina, installato sul primo hard disk, allora il boot manager sarà sufficiente. Scegli se stai usando un boot manager di terze parti capace di avviare FreeBSD.
Fai la tua scelta e premi Invio.
Per l'aiuto in linea, puoi premere F1, dove troverai informazioni sui problemi che potresti incontrare quando tenti di condividere un hard disk tra più sistemi operativi.
Se hai più di un dispositivo, ritornerai alla schermata di Selezione dei Dispositivi dopo la scelta del boot manager. Se desideri installare FreeBSD su più di un disco, a questo punto puoi selezionare un altro disco e ripetere la fase di partizionamento usando FDisk.
Se non stai installando FreeBSD sul primo dispositivo, allora il boot manager di FreeBSD deve essere installato su entrambi i dispositivi.
Con Tab puoi saltare tra l'ultimo disco selezionato, , e .
Premi Tab una volta per selezionare , quindi premi Invio per continuare l'installazione.
Ora devi creare alcune partizioni all'interno di ogni slice che hai
appena creato. Ricorda che ogni partizione è etichettata da
lettere, dalla a fino alla h, e le
partizioni b, c, e
d hanno dei significati formali ai quali dovresti
attenerti.
Certe applicazioni possono trarre beneficio da alcuni schemi di partizioni particolari, soprattutto se le puoi collocare su più dischi. Comunque, per la tua prima installazione di FreeBSD, non hai bisogno di dare troppo peso a come partizionare il disco. È più importante che installi FreeBSD ed impari ad usarlo. Puoi sempre reinstallare FreeBSD per cambiare il tuo schema delle partizioni quando avrai più familiarità con il sistema operativo.
Questo schema caratterizza quattro partizioni —una per lo swap, e le altre tre per i filesystem.
| Partizione | filesystem | Dimensione | Descrizione |
|---|---|---|---|
a | / | 100 MB | Questo è il filesystem root. Ogni altro filesystem
sarà montato da qualche parte sotto di esso. 100 MB
è una dimensione ragionevole per questo filesystem.
Non memorizzerai troppi dati su di esso, per un'installazione
regolare di FreeBSD ci saranno circa 40 MB di dati. Lo
spazio rimanente è per i dati temporanei, e lascia
anche una spazio di scorta nel caso in cui le versioni
future di FreeBSD dovessero richiedere più spazio
in /. |
b | N/A | 2-3 x RAM | Lo spazio di swap del sistema è su questa partizione. Scegliere la giusta quantità di swap può non essere così semplice. Una buona regola è che il tuo spazio di swap dovrebbe essere due o tre volte maggiore della tua memoria fisica (RAM). Dovresti avere almeno 64 MB di swap, quindi se nel tuo computer hai meno di 32 MB di RAM allora setta lo swap a 64 MB. Se hai più di un disco puoi mettere lo spazio swap su ogni disco. FreeBSD userà ogni disco per lo swap, velocizzando le azioni di swapping. In questo caso, calcola l'ammontare totale di swap di cui necessiti (per esempio, 128 MB), e quindi dividi questo numero per il numero di dischi che hai (per esempio, due dischi) per ottenere l'ammontare di spazio che dovresti settare su ogni disco, in questo esempio, 64 MB di swap per ogni disco. |
e | /var | 50 MB | La directory /var contiene dei file
che variano costantemente; i file di log, e gli altri file
di amministrazione. Molti di questi file sono letti o scritti
frequentemente durante l'esecuzione giornaliera di FreeBSD.
Mettere questi file su un altro filesystem consente a FreeBSD di
ottimizzare l'accesso a questi file senza coinvolgere altri file
in altre directory che non hanno lo stesso tipo di
accesso. |
f | /usr | Il Resto del disco | Tutti gli altri file saranno tipicamente memorizzati in
/usr e sotto le sue sotto
directory. |
Se installi FreeBSD su più dischi devi creare anche delle partizioni nelle altre slice che configuri. La maniera più facile di fare questo è creare due partizioni su ogni disco, una per lo spazio di swap, ed una per il filesystem.
| Partizione | Filesystem | Dimensione | Descrizione |
|---|---|---|---|
b | N/A | Guarda la descrizione | Come già discusso, puoi dividere lo swap su ogni
disco. Anche se la partizione a è
libera, per convenzione lo spazio swap sta nella
partizione b. |
e | /diskn | Il resto del disco | Il resto del disco è messo in una grande
partizione. Questo potrebbe essere facilmente messo sulla
partizione a, invece della partizione
e. Comunque, la convenzione dice che
la partizione a su una slice è
riservata per il filesystem root (/).
Non devi necessariamente seguire questa convenzione, ma
sysinstall lo fa, e quindi se segui
la convenzione avrai una installazione alla regola.
Puoi scegliere di montare questo filesystem dove vuoi; in questo
esempio si propone di montare i filesystem sotto le directory
/disk, dove
n è un numero che cambia per
ogni disco. Ma puoi usare un altro schema se
preferisci. |
Avendo scelto il tuo schema di partizionamento lo puoi creare con sysinstall. Vedrai questo messaggio:
Premi Invio per avviare l'editor delle partizioni di FreeBSD, chiamato Disklabel.
La Figura 2.16, «Editor di Disklabel in Sysinstall» mostra la schermata quando avvii Disklabel. Il display è diviso in tre sezioni.
Le prime linee mostrano il nome del disco sul quale stai lavorando
attualmente, e la slice che contiene le partizioni che stai creando
(a questo punto Disklabel usa il termine
Nome della Partizione piuttosto che nome della
slice). Questa schermata mostra anche la quantità di spazio
libero nella slice; cioè lo spazio che è stato allocato
per la slice, anche se ancora non è stato assegnato ad una
partizione.
Al centro della schermata sono mostrate le partizioni che sono state create, il nome del filesystem che ogni partizione contiene, la loro dimensione, ed alcune opzioni attinenti alla creazione del filesystem.
La parte bassa dello schermo mostra le combinazioni di tasti valide in Disklabel.
Disklabel può creare automaticamente le partizioni ed assegnare loro una dimensione di default. Prova questa funzione premendo A. Vedrai una schermata simile a quella mostrata in Figura 2.17, «L'Editor Disklabel di Sysinstall con i Valori di Default». A seconda della dimensione del disco che stai usando, i valori di default potrebbero essere differenti. Questo non è fatale, poichè puoi anche non accettare i valori di default .
Il partizionamento di default
predispone alla directory /tmp una propria
partizione al posto di essere inclusa nella partizione
/. Questo evita il possibile riempimento
della partizione / con i file
temporanei.
Se scegli di non usare le partizioni di default e desideri sostituirle con quelle che vuoi tu, usa i tasti freccia per selezionare la prima partizione, e premi D per cancellarla. Ripeti questa operazione per cancellare tutte le partizioni che ritieni opportune.
Per creare la prima partizione (a, montata come
/ — root), assicurati che sia selezionata
in cima allo schermo la slice corretta e premi C.
Apparirà una finestra di dialogo per inserire la dimensione
della nuova partizione (come mostrato nella Figura 2.18, «Spazio per la Partizione Root»). Puoi immettere la dimensione
come il numero di blocchi del disco che vuoi usare, o come un numero
seguito da M per megabyte, da G
per gigabyte, da C per cilindri.
A partire da FreeBSD 5.X, gli utenti possono: selezionare
UFS2 (che è di default per FreeBSD 5.1 e
superiori) usando l'opzione Custom Newfs
(Z), creare le etichette con
Auto Defaults e modificarle con l'opzione
Custom Newfs oppure aggiungendo
-O 2 durante la normale fase di creazione.
Non dimenticare di aggiungere -U per
SoftUpDate se vuoi usare l'opzione
Custom Newfs
La grandezza di default mostrata creerà una partizione
che prende il resto della slice. Se stai usando le dimensioni di
partizioni usate nell'esempio precedente, allora cancella la figura
esistente usando Backspace, e poi digita
64M, come è mostrato in
Figura 2.19, «Modifica della Dimensione della Partizione di Root». Poi premi
.
Dopo aver scelto la dimensione della partizione ti verrà chiesto se la partizione conterrà una filesystem o uno spazio di swap. La finestra di dialogo è mostrata nella Figura 2.20, «Scelta del Tipo della Partizione Root». La prima partizione conterrà un filesystem, quindi assicurati che sia selezionato e premi Invio.
Alla fine, poichè stai creando un filesystem, devi dire a
Disklabel dove sarà montato il
filesystem. La finestra di dialogo è mostrata nella
Figura 2.21, «Scelta del Punto di Mount della Root». Il punto di mount del
filesystem root è /, dunque digita
/, e poi premi Invio.
Lo schermo sarà aggiornato e ti mostrerà la partizione
appena creata. Devi ripete questa procedura per le altre partizioni.
Quando crei la partizione di swap, non ti verrà richiesto di
inserire il punto di mount del filesystem, poichè le partizioni
di swap non sono mai montate. Quando crei l'ultima partizione,
/usr, puoi lasciare la dimensione suggerita,
per usare il rimanente spazio della slice.
La schermata finale dell'Editor DiskLabel di FreeBSD sarà simile alla Figura 2.22, «L'Editor Disklabel di Sysinstall», sebbene i valori scelti potrebbero essere differenti. Premi Q per finire.
Scegliere quale tipo di distribuzione installare dipenderà in maggior parte dall'uso del sistema e di quanto spazio hai disponibile. Le opzioni predefinite spaziano da installare la configurazione più leggera possibile fino ad arrivare ad installare ogni cosa. Quelli che sono nuovi di UNIX® e/o di FreeBSD dovrebbero quasi certamente selezionare una di queste opzioni inscatolate. La personalizzazione di un tipo di distribuzione è roba da utenti un pò più esperti.
Premi F1 per avere più informazioni sulle opzioni del tipo di distribuzione e ciò che contengono. Quando hai finito con l'help, premendo Invio ritornerai al Menu di Selezione della Distribuzione.
Se desideri un'interfaccia grafica allora dovresti scegliere un
tipo di distribuzione preceduto da una X. La
configurazione del server X e la selezione di un desktop di default
deve essere fatta dopo l'installazione di FreeBSD. Maggiori informazioni
riguardo la configurazione di un server X possono essere trovate
nel Capitolo 5, L'X Window System.
La versione di default di X11 che viene installata dipende dalla versione di FreeBSD che stai installando. Per le versioni di FreeBSD precedenti alla 5.3, viene installato XFree86™ 4.X. Per FreeBSD 5.3 e successive, viene installato di default Xorg.
Se pensi di compilare un kernel custom, seleziona un'opzione che include il codice sorgente. Per altre informazioni sul perchè dovrebbe essere costruito un kernel custom o su come costruirlo, guarda il Capitolo 8, Configurazione del Kernel di FreeBSD.
Ovviamente, il sistema più versatile è quello che include tutto. Se c'è abbastanza spazio su disco, seleziona come mostrato nella Figura 2.23, «Scegliere le Distribuzioni» usando i tasti freccia e premi Invio. Se hai qualche preoccupazione per lo spazio di disco usa un'opzione che ti è più conveniente per la tua situazione. Non cercare la scelta perfetta, poichè potrai aggiungere altre distribuzioni anche dopo l'installazione.
Dopo aver selezionato la distribuzione desiderata, ti viene data l'opportunità di installare la FreeBSD Port Collection. La collezione dei port è un modo semplice e conveniente di installare software. La collezione dei port non contiene il codice sorgente necessario per compilare il software. Invece, è una collezione di file che automatizza il download, la compilazione e l'installazione delle applicazioni di terze-parti. Il Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package discute su come usare la collezione dei port.
Il programma di installazione non verifica se hai lo spazio adeguato. Scegli questa opzione soltanto se hai uno spazio sul disco rigido sufficiente. Per FreeBSD 9.1, la FreeBSD Ports Collection occupa circa 500 MB di spazio su disco. Puoi assumere un valore più grande per le versioni di FreeBSD più recenti.
Seleziona con i tasti freccia per installare la collezione dei port, oppure per saltare questa opzione. Premi Invio per continuare. Verrà visualizzato il menu della scelta della distribuzione.
Se sei soddisfatto delle opzioni, seleziona con i tasti freccia, assicurati che sia selezionato, quindi premi Invio per continuare.
Se vuoi installare da CDROM o da DVD, usa i tasti freccia per evidenziare . Assicurati che sia evidenziato, e poi premi Invio per procedere con l'installazione.
Per gli altri metodi di installazione, scegli l'opzione appropriata e segui le istruzioni.
Premi F1 per visualizzare l'help in linea sui media di installazione. Premi Invio per tornare al menù di selezione dei media.
Ci sono tre modi di installazione via FTP che puoi scegliere: FTP attivo, FTP passivo, o via un proxy HTTP.
Questa opzione farà tutti i trasferimenti FTP usando la modalità «Attiva». Questa modalità non funzionerà attraverso i firewall, ma funzionerà con server FTP vecchi che non supportano la modalità passiva. Se la tua connessione ha problemi con la modalità passiva (il default), prova quella attiva!
Questa opzione istruisce sysinstall ad usare la modalità «Passiva» per tutte le operazioni FTP. Questo consente all'utente di passare attraverso firewall che non permettono connessioni in entrate su porte TCP random.
Questa opzione istruisce sysinstall a usare il protocollo HTTP (come un browser web) per connettersi a un proxy per tutte le operazioni FTP. Il proxy tradurrà le richieste e invierà loro al server FTP. Questo permette all'utente di passare attraverso i firewall che non permettono FTP del tutto, ma offrono un proxy HTTP. In questo caso, devi specificare il proxy oltre al server FTP.
Per un proxy FTP server, dovresti di solito dare il nome del server
che realmente vuoi come parte del nome utente, seguito dal carattere
«@». Il server proxy quindi «raggira»
il server reale. Per esempio, assumiamo che vuoi installare
da ftp.FreeBSD.org, usando il server
proxy FTP foo.example.com, in ascolto
sulla porta 1024.
In questo caso, vai alle opzioni del menù, setta il
nome utente FTP come ftp@ftp.FreeBSD.org, e il tuo
indirizzo email come password. Come media di installazione,
specifica FTP (o FTP passivo, se il proxy lo supporta), e l'URL
ftp://foo.example.com:1234/pub/FreeBSD.
Poichè /pub/FreeBSD da
ftp.FreeBSD.org è proxato sotto
foo.example.com, sei in grado di
installare da questa macchina (che prenderà
i file da ftp.FreeBSD.org richiesti
dall'installazione).
Se lo desideri l'installazione può ora procedere. Questa è anche l'ultima opportunità per interrompere l'installazione per impedire cambiamenti al disco.
Seleziona e premi Invio per procedere.
Il tempo di installazione varierà a seconda della distribuzione che hai scelto, dei media di installazione, e della velocità del computer. Verranno visualizzati una serie di messaggi indicanti lo stato.
L'installazione è completa quando viene visualizzato il seguente messaggio:
Premi Invio per procedere con la configurazione post-installazione.
Seleziona e premi Invio per interrompere l'installazione in modo tale che nessuna modifica venga effettuata sul tuo sistema. Apparirà il seguente messaggio
Questo messaggio viene visualizzato quando non installi nulla. Premi Invio per ritornare al menù di installazione principale per uscire dall'installazione.
Dopo una corretta installazione segue la configurazione di varie
opzioni. Un'opzione può essere configurata rientrando nelle
opzioni di configurazione prima dell'avvio del nuovo sistema
FreeBSD o dopo l'installazione usando sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD prima
della 5.2) e selezionando .
Se hai configurato precedentemente PPP per l'installazione FTP, questa schermata non sarà visualizzata ora ma puoi configurarlo più avanti come descritto sotto.
Per informazioni dettagliate riguardo alla LAN e alla configurazione di FreeBSD come gateway/router fai riferimento al capitolo Networking Avanzato.
Per configurare un dispositivo di rete, seleziona e premi Invio. Altrimenti, seleziona per continuare.
Seleziona con i tasti freccia l'interfaccia che deve essere configurata e premi Invio.
In questa LAN privata, il corrente protocollo di Internet (IPv4) era già sufficiente e è stato selezionato con i tasti freccia ed è stato premuto Invio.
Se sei connesso ad una rete IPv6 già esistente con un server RA, puoi selezionare e premere Invio. Lo scan dei server RA impiegherà un pò di secondi.
Se il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) non è usato seleziona con i tasti freccia e premi Invio.
Selezionando si avvierà dhclient, e se tutto va bene, setterà in automatico le informazioni sulla configurazione della rete. Fai riferimento alla Sezione 27.5, «Configurazione Automatica della Rete (DHCP)» per altre informazioni.
La seguente schermata di configurazione della rete mostra la configurazione di un dispositivo Ethernet per un sistema che funzionerà da gateway per una LAN.
Usa il Tab per selezionare i campi e riempili con le giuste informazioni:
Il nome host assoluto, come
k6-2.example.com in questo
caso.
Il nome del dominio nel quale si trova la tua macchina, come
example.com in questo
caso.
L'indirizzo IP dell'host che inoltra i pacchetti verso destinazioni non locali. Devi settarlo se la tua macchina è un nodo di una rete. Lascia questo campo vuoto se la macchina è il gateway di Internet per la rete. Il gateway IPv4 è anche conosciuto come il gateway di default o l'instradamento di default.
L'indirizzo IP del tuo server DNS locale. Su questa lan
privata non c'è un server DNS locale quindi è
stato usato l'indirizzo IP del server DNS del provider
(208.163.10.2).
L'indirizzo IP in uso su questa interfaccia è
192.168.0.1
Il blocco di indirizzi in uso per questa lan è un
blocco di classe C (192.168.0.0 -
192.168.255.255).
La netmask di default per una rete di classe C è
(255.255.255.0).
Altre opzioni di ifconfig per l'interfaccia
di rete che potresti voler aggiungere. In questo caso
nessuna.
Usa il Tab per selezionare quando hai finito e poi premi Invio.
Selezionando e premendo Invio si porterà la macchina all'interno della rete pronta per l'uso. Comunque, questo non è fondamentale durante l'installazione, poichè la macchina deve essere riavviata.
Se la macchina dovrà essere utilizzata come gateway per una LAN inoltrando pacchetti tra altre macchine allora seleziona e premi Invio. Se la macchina è un nodo di una rete allora seleziona e premi Invio per continuare.
Se selezioni , diversi servizi tipo telnetd non saranno avviati. Questo significa che gli utenti remoti non saranno in grado di fare una sessione telnet su questa macchina. Gli utenti locali saranno tuttavia in grado di accedere alla macchina con telnet.
Questi servizi possono essere avviati dopo l'installazione
editando /etc/inetd.conf con l'editor di testo che
preferisci. Leggi la Sezione 27.2.1, «Uno sguardo d'insieme» per
più informazioni.
Seleziona se desideri configurare questi servizi durante l'installazione. Ti verrà proposta un'ulteriore conferma:
Seleziona per continuare.
Scegliendo ti sarà consentito aggiungere
servizi eliminando # all'inizio delle relative
linee.
Dopo che hai aggiunto i servizi desiderati, premendo Esc ti verrà mostrato un menù che ti consente di uscire salvando i cambiamenti che hai apportato.
Selezionando e premendo Invio consentirai a chi ha un account con password di usare l'FTP per accedere alla macchina.
Chiunque può accedere alla tua macchina se permetti connessioni FTP anonime. Dovrebbero essere considerate alcune implicazioni di sicurezza prima di abilitare questa opzione. Per altre informazioni sulla sicurezza guarda il Capitolo 14, Sicurezza.
Per consentire l'FTP anonimo, usa i tasti freccia e seleziona e premi Invio. Ti verrà visualizzato il seguente messaggio:
Premendo F1 visualizzerai l'help in linea:
Di default la directory root dell'ftp sarà
/var. Se prevedi che lo spazio FTP non sia
sufficiente, potresti usare la directory /usr
settando la directory root dell'FTP a
/usr/ftp.
Quando sei soddisfatto delle modifiche, premi Invio per continuare.
Se selezioni e premi Invio, verrà avviato un editor che ti permetterà di modificare il messaggio di benvenuto.
L'editor è ee.
Usa le istruzioni per cambiare il messaggio oppure cambia
il messaggio più tardi usando un editor di testo a tua scelta.
Nota il nome/locazione del file in fondo alla schermata
dell'editor.
Premendo Esc un menù pop-up ti sceglierà di default . Premi Invio per uscire e continuare. Premi di nuovo Invio per salvare gli eventuali cambiamenti.
NFS (Network File System) consente la condivisione di file attraverso una rete. Una macchina può essere configurata come server, client, o entrambi. Fai riferimento alla Sezione 27.3, «Network File System (NFS)» per altre informazioni.
Se non c'è bisogno di un server NFS, seleziona e premi Invio.
Se scegli , ti apparirà un messaggio che dice che
il file exports deve essere creato.
Premi Invio per continuare. Verrà
avviato un editor di testo al fine di creare ed editare il file
exports.
Usa le istruzione per aggiungere i filesystem che desideri esportare oppure fallo dopo l'installazione con il tuo editor preferito. Nota il nome/locazione del file in fondo alla schermata dell'editor.
Premi Invio e ti verrà mostrato un menù con selezionato . Premi Invio per uscire e continuare.
Un «profilo della sicurezza» è un insieme di opzioni di configurazione che tentano di raggiungere il desiderato rapporto sicurezza/convenienza abilitando o disabilitando certi programmi e settaggi. Con il profilo di sicurezza più severo, pochi programmi saranno abilitati di default. Questo è uno dei principi basi per la sicurezza: non mandare in esecuzione nulla se non quello che usi.
Per cortesia nota che il profilo di sicurezza è
giusto una configurazione di default. Tutti i programmi possono
essere abilitati o disabilitati dopo che hai installato FreeBSD
modificando o aggiungendo le appropriate linee in
/etc/rc.conf. Per altre informazioni,
consulta la magina man rc.conf(5).
La seguente tabella descrive la configurazione di ogni profilo di sicurezza. Le colonne sono i profili di sicurezza che puoi scegliere, e le righe sono i programmi o le caratteristiche che il rispettivo profilo abilita o disabilita.
| Extreme | Moderate | |
|---|---|---|
| sendmail(8) | NO | SI |
| sshd(8) | NO | SI |
| portmap(8) | NO | FORSE (Il portmapper è abilitato se la macchina è stata configurata in precedenza come un client o server NFS.) |
| NFS server | NO | SI |
| securelevel(8) | YES (Se hai scelto un profilo di sicurezza che regola il securelevel a «Extreme» o «High», devi essere consapevole delle implicazioni. Per favore leggi prima la pagina man init(8) e poni particolare attenzione al significato dei livelli di sicurezza, o potresti incontrare grossi problemi in seguito!) | NO |
Selezionando e premendo Invio setterai il profilo di sicurezza su medio.
Selezionando e premendo Invio ti sarà consentito selezionare un diverso profilo di sicurezza.
Premi F1 per visualizzare l'help in linea. Premi Invio per ritornare al menù di selezione.
Usa i tasti freccia per scegliere a meno di essere sicuro che necessiti di un altro livello di sicurezza. Con selezionato, premi Invio.
Verrà visualizzato un messaggio di conferma a seconda del settaggio di sicurezza che hai scelto.
Premi Invio per continuare con la post-installazione.
Il profilo di sicurezza non è una soluzione miracolosa! Anche se usi il settaggio estremo, devi stare al passo con i problemi di sicurezza leggendo la mailing lista appropriata (Sezione C.1, «Mailing Lists»), usando ottime password e frasi-password, e attenendosi alle comuni prassi di sicurezza. Qui semplicemente setti il desiderato rapporto sicurezza/convenienza della macchina.
Ci sono parecchie opzioni disponibili per personalizzare la console di sistema.
Per vedere e configurare le opzioni, seleziona e premi Invio.
Un'opzione comunemente usata è lo screen saver. Usa i tasti freccia per selezionare e premi Invio.
Scegli lo screen saver che desideri usando i tasti freccia e quindi premi Invio. Verrà mostrato il menù di Configurazione della Console di Sistema.
Il tempo di inattesa di default è di 300 secondi. Per modificare l'intervallo di tempo, seleziona di nuovo. Nel menù delle opzioni dello Screen Saver, seleziona usando i tasti freccia e premi Invio. Verrà mostrato un menù:
Puoi cambiare il valore, quindi seleziona e premi Invio per ritornare al menù di Configurazione della Console di Sistema.
Selezionando e premendo Invio continuerai con le configurazioni post-installazione.
Il settaggio della zona di fuso orario per la tua macchina ti consentirà di correggere automaticamente i cambiamenti di tempo regionali e di realizzare altre funzioni relative al fuso orario.
L'esempio mostrato è per una macchina situata nella zona di fuso orario orientale degli stati Uniti. La tua selezione dipenderà dalla tua locazione geografica.
Seleziona e premi Invio per settare la zona di fuso orario.
Seleziona o a seconda di come è configurato l'orologio della macchina e poi premi Invio.
La regione appropriata viene selezionata usando i tasti freccia e quindi premendo Invio.
Scegli la nazione appropriata usando i tasti freccia e premi Invio.
La zona di fuso orario appropriata viene selezionata usando i tasti freccia e premendo Invio.
Viene richiesta una conferma per l'abbreviazione per la zona di fuso orario. Se va bene, premi Invio per continuare con la configurazione post-installazione.
Selezionando e premendo Invio, potrai eseguire applicazioni Linux su FreeBSD. Verranno installati i package per la compatibilità Linux.
Se stai facendo l'installazione via FTP, la macchina necessiterà di collegarsi a Internet. A volte il sito remoto non ha tutte le distribuzioni così come la compatibilità Linux binaria. Puoi sempre installarlo più tardi.
Questa opzione ti consentirà di tagliare ed incollare il testo nella console e nei programmi utenti con un mouse a 3 pulsanti. Se usi un mouse a 2 pulsanti, fai riferimento alla pagina man, moused(8), dopo l'installazione per i dettagli sull'emulazione del terzo pulsante. Questo esempio descrive una configurazione di un mouse non USB (come un mouse PS/2 o via porta COM):
Seleziona per un mouse non-USB o per un mouse USB e poi premi Invio.
Usa i tasti freccia per selezionare e premi Invio.
Il mouse usato in questo esempio è di tipo PS/2, quindi l'opzione di default era appropriata. Per cambiare il protocollo, usa i tasti freccia e seleziona un'altra opzione. Assicurati che sia selezionato e premi Invio per uscire da questo menù.
Usa i tasti freccia per selezionare e premi Invio.
Questo sistema aveva un mouse PS/2, dunque l'opzione di default andava bene. Per cambiare la porta, usa i tasti freccia e premi Invio.
Per ultimo, usa i tasti freccia per selezionare , e premi Invio per abilitare e testare il demone del mouse.
Muovi il cursore sullo schermo e verifica che il cursore risponda in modo appropriato. Se lo fa, seleziona e premi Invio. Se non lo fa, allora il mouse non è stato configurato correttamente — seleziona e prova ad usare delle differenti opzioni di configurazione.
Seleziona con i tasti freccia e premi Invio per continuare con la configurazione di post-installazione.
La configurazione dei servizi di rete può spaventare i nuovi utenti se questi non hanno alle spalle una conoscenza in quest'area. La rete, Internet incluso, è cruciale per tutti i moderni sistemi operativi FreeBSD incluso; detto ciò, è del tutto utile conoscere le grandi capacità di rete di FreeBSD. Fare questo durante l'installazione permetterà agli utenti di avere alcune conoscenze dei vari servizi che sono disponibili.
I servizi di rete sono programmi che accettano input da qualunque
posto sulla rete. Sono stati fatti molti sforzi per assicurare
che questi programmi non fanno nulla di «dannoso».
Sfortunatamente, i programmatori non sono perfetti e in passato
ci sono stati casi dove alcuni bug nei servizi di rete sono stati
sfruttati da aggressori per fare cose maligne. È importante
che abiliti sono i servizi di rete che sai di aver bisogno.
Se sei nel dubbio è meglio non abilitare un servizio di rete
fino a quando scopri di averlo bisogno. Lo puoi sempre abilitare
successivamente ri-avviando sysinstall
o usando le funzionalità fornite dal file
/etc/rc.conf.
Selezionando l'opzione verrà visualizzato un menù simile a questo:
La prima opzione, , è stata trattata precedentemente durante la Sezione 2.9.1, «Configurazione del Dispositivo di Rete», e quindi questa opzione può essere tranquillamente ignorata.
Selezionando l'opzione verrà aggiunto il supporto per l'utility di mount automatica di BSD. Di solito questo viene usato in combinazione con il protocollo NFS (vedi sotto) per montare automaticamente i filesystem remoti. Non è richiesta alcuna configurazione speciale.
La linea successiva è l'opzione . Quando selezionata, viene visualizzato un menù per settare delle flag specifiche di AMD. Il menù contiene già una serie di opzioni di default:
L'opzione -a setta la locazione di mount
di default che è qui specificata come
/.amd_mnt. L'opzione -l
specifica il file di log; di default; comunque,
quando viene usato syslogd tutte le attività
di log saranno inviate al demone di log del sistema. La directory
/host è usata per
montare un filesystem esportato da un host remoto, mentre
la directory /net è
usata per montare un filesystem esportato da un indirizzo
IP. Il file /etc/amd.map
definisce le opzioni di default per le esportazioni
AMD.
L'opzione permette connessioni FTP anonime. Seleziona questa opzione per rendere questa macchina un server FTP anonimo. Sii consapevole dei rischi di sicurezza che questa opzione comporta. Verrà visualizzato un altro menù nel quale vengono spiegati più nel dettaglio i rischi di sicurezza e la configurazione.
Il menù di configurazione configurerà la macchina per essere un gateway come spiegato in precedenza. Lo puoi usare per deselezionare l'opzione se l'hai selezionata sbadatamente nel processo di installazione.
L'opzione può essere usata per configurare o disabilitare completamente il demone inetd(8) come discusso sopra.
L'opzione è usata per configurare l'MTA (Mail Transfer Agent) di default per il sistema. Selezionando questa opzione apparirà il seguente menù:
Ti viene data una scelta per quale MTA di default installare e configurare. Un MTA non è altro che un server di posta che consegna email agli utenti sul sistema o via Internet.
Selezionando verrà installato il famoso server sendmail, di default per FreeBSD. L'opzione imposterà sendmail per essere l'MTA di default, ma disabilita la sua funzionalità di ricevere email in ingresso provenienti da Internet. Le alternative, e si comportano in modo simile a . Sono entrambi distributori di email; ad ogni modo, alcuni utenti preferiscono queste alternative all'MTA sendmail.
Dopo aver scelto o meno un MTA, apparirà il menù di configurazione della rete con la prossima opzione .
L'opzione configurerà il sistema per comunicare con un server tramite NFS. Un server NFS rende i filesystem disponibili a altre macchine sulla rete tramite il protocollo NFS. Se questa è una macchina a se stante, questa opzione può non essere selezionata. Il sistema può richiedere un'ulteriore configurazione in seguito; consulta la Sezione 27.3, «Network File System (NFS)» per maggiori informazioni sulla configurazione riguardo client e server.
Sotto all'opzione precedente c'è l'opzione , che ti permette di configurare il sistema come un server NFS. Questo aggiunge le informazioni richieste per avviare RPC, servizi di chiamata a procedura remota. RPC è usato per coordinare le connessioni tra host e i programmi.
La prossima linea è l'opzione , che tratta la sincronizzazione del tempo. Quando selezionato, viene mostrato un menù come questo:
Da questo menù, seleziona il server più vicino alla tua posizione. Selezionando il più vicino renderai la sincronizzazione del tempo più accurata poichè un server lontano dalla tua posizione potrebbe avere una latenza di connessione maggiore.
La prossima opzione è PCNFSD.
Questa opzione installerà il package
net/pcnfsd dalla collezione dei
port. Questa è un'utilità che fornisce servizi di
autenticazione NFS per i sistemi che sono
incapaci di fornirne dei propri, come il sistema operativo
MS-DOS® della Microsoft.
Adesso scorri in giù per vedere le altre opzioni:
Le utility rpcbind(8), rpc.statd(8), e
rpc.lockd(8) sono tutte usate per RPC
(Chiamate a Procedura Remote). L'utility rpcbind
gestisce la comunicazione con server e client NFS,
ed è richiesta per i server NFS per operare
correttamente. Il demone rpc.statd
interagisce con il demone rpc.statd su
altri host per fornire un controllo sullo stato. Lo stato riportato
è solitamente tenuto nel file
/var/db/statd.status. La prossima opzione qui
elencata è l'opzione , che,
quando selezionata, fornisce servizi di locking dei file. Viene
solitamente usato con rpc.statd per
controllare quali host stanno richiedendo lock e con quale frequenza.
Mentre queste ultime due opzioni sono meravigliose per il debugging,
non sono richieste per i client e server NFS
per operare correttamente.
Come puoi vedere avanzando nella lista il prossimo elemento
è , che è il demone
di instradamento. L'utility routed(8) gestisce le tabelle
di instradamento di rete, trova router multicast, e fornisce una
copia della tabella di instradamento ad ogni host fisicamente
connesso previa richiesta via rete. Questo è principalmente
usato per le macchine che fungono da gateway per una lan. Quando
selezionato, verrà visualizzato un menù che richiede
la locazione di default dell'utility. La locazione di default è
già definita e può essere selezionata con il tasto
Invio. Poi ti sarà presentato un
altro menù, questa volta per impostare le flag che desideri
passare a routed. Sullo schermo dovrebbe
apparire la flag di default -q.
La prossima linea è l'opzione
che, quando
selezionata, avvierà il demone rwhod(8) durante
l'inizializzazione del sistema. L'utility rwhod
invia periodicamente via rete messaggi di sistema broadcast, o in
modalità «consumatore» li colleziona. Altre
informazioni possono essere trovate nella pagine man ruptime(1)
e rwho(1).
L'ultima opzione della lista è per il demone sshd(8). Questo è il server di shell sicuro di OpenSSH ed è altamente raccomandato al posto dei server telnet e FTP. Il server sshd è usato per creare una connessione sicura da un host ad un altro usando connessioni cifrate.
In fine c'è l'opzione . Questo abilita le estensioni TCP definite nelle RFC 1323 e RFC 1644. Mentre su molti host questo può velocizzare le connessioni, potrebbe anche causare la perdita di alcune connessioni. Non è raccomandato per server, ma può essere un beneficio per macchine a se stanti.
Ora che hai configurato i servizi di rete, puoi scorrere in alto fino all'opzione e continuare con la prossima sezione di configurazione.
A partire da FreeBSD 5.3-RELEASE, la configurazione del server X è stata rimossa da sysinstall, devi installare e configurare il server X dopo l'installazione di FreeBSD. Maggiori informazioni riguardo all'installazione e alla configurazione del server X possono essere trovate nel Capitolo 5, L'X Window System. Puoi saltare questa sezione se non stai installando una versione di FreeBSD antecedente la 5.3-RELEASE.
Per usare un'interfaccia utente grafica come ad esempio KDE, GNOME, o altri, hai bisogno di configurare il server X.
Per far girare XFree86™
come utente non root avrai bisogno di
avere x11/wrapper installato.
Questo è installato di default a partire da FreeBSD 4.7.
Per le versioni precedenti questo può
essere installato dal menù di selezione dei package.
Per vedere se la tua scheda video è supportata, vai sul sito di XFree86™.
È necessario conoscere le specifiche del tuo monitor
e alcune informazioni della scheda video. Settaggi non corretti
potrebbero creare danni all'attrezzatura. Se non hai queste
informazioni, seleziona e quando hai le informazioni esegui
la configurazione dopo l'installazione usando
sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD dopo la
5.2), selezionando e poi
. Una configurazione
errata del server X a questo punto può lasciare la
macchina in uno stato di blocco. È consigliato configurare
il server X una volta che l'installazione è stata
completata.
Se hai le informazioni della scheda grafica e del monitor, seleziona e premi Invio per procedere alla configurazione del server X.
Ci sono diversi modi per configurare il server X. Usa i tasti freccia per selezionarne uno e premi Invio. Assicurati di leggere tutte le istruzioni attentamente.
I metodi xf86cfg e xf86cfg -textmode potrebbero richiedere alcuni secondi all'avvio con uno schermo nero. Abbiate pazienza.
Di seguito verrà illustrato l'uso del tool di configurazione xf86config. Le scelte di configurazione che farai dipenderanno dall'hardware nel sistema e quindi le tue scelte saranno probabilmente diverse da quelle qui mostrate:
Questo indica che è stato rilevato il demone del mouse precedentemente configurato. Premi Invio per continuare.
Avviando xf86config verrà visualizzata una breve introduzione:
Premendo Invio comincerà la
configurazione del mouse. Assicurati di seguire le istruzioni e usa
«Mouse Systems» come protocollo e
/dev/sysmouse come porta del mouse;
l'uso di un mouse PS/2 è mostrato a titolo illustrativo.
Il prossimo oggetto da configurare è la tastiera. Un modello generico a 101 tasti è mostrato a titolo di esempio. Si possono usare diversi nomi per le varianti o semplicemente premi Invio per accettare il valore di default.
Ora, procediamo alla configurazione del monitor. Non eccedere alla potenza del tuo monitor. Potrebbero accadere dei danni. Se hai alcuni dubbi, fai la configurazione quando hai le informazioni.
Ora tocca alla selezione della scheda video da una lista. Se passi la tua scheda dalla lista, continua a premere Invio e la lista ricomincerà da capo. Viene mostrato solo uno stralcio della lista.
Andando ancora avanti, sono settate le modalità video per la risoluzione desiderata. Tipicamente, utili range sono 640x480, 800x600 e 1024x768, ma questi sono in funzione delle capacità della scheda video, della dimensione del monitor, e del comfort degli occhi. Quando selezioni una profondità di colore, seleziona la più alta che la tua scheda supporta.
In fine, devi salvare la configurazione. Assicurati di digitare
/etc/X11/XF86Config come la locazione per salvare
la configurazione.
Se la configurazione fallisce, puoi provare a rifarla selezionando quando appare il seguente messaggio:
Se hai difficoltà a configurare
XFree86™, seleziona
e premi Invio
e prosegui con il processo di installazione. Dopo
l'installazione puoi usare xf86cfg -textmode
oppure xf86config come root
per accedere alle utility di configurazione a linea di comando.
C'è un altro metodo per configurare
XFree86™, descritto nel
Capitolo 5, L'X Window System. Se hai deciso di non configurare
XFree86™ il prossimo menù
sarà per la selezione dei package.
Il settaggio di default che permette di killare il server è la sequenza di tasti Ctrl+Alt+Backspace. Puoi usarla se qualcosa nel settaggio del server è sbagliato prevenendo danni all'hardware.
Il settaggio di default che permette di saltare da una modalità video all'altra mentre X è in esecuzione è la sequenza di tasti Ctrl+Alt++ o Ctrl+Alt+-.
Dopo che hai XFree86™ in esecuzione, puoi aggiustare la schermata in altezza, larghezza o centrarla usando xvidtune.
Ci sono avvisi che segnalano che settaggi impropri possono danneggiare il tuo equipaggiamento. Considerali. Se sei in dubbio, non farlo. Invece, usa i controlli del monitor per aggiustare la schermata per X Window. Così facendo ci potrebbero essere delle incongruenze di visualizzazione quando passi alla modalità testo, ma questo è meglio rispetto al danneggiamento dell'equipaggiamento.
Leggi la pagina man di xvidtune(1) prima di fare qualsiasi regolazione.
Al seguito di una configurazione di XFree86™ andata a buon fine, si procederà alla selezione di un desktop di default.
A partire da FreeBSD 5.3-RELEASE, la possibilità di selezione del desktop X è stata rimossa da sysinstall, devi configurare il desktop X dopo l'installazione di FreeBSD. Maggiori informazioni riguardo all'installazione e configurazione di un desktop X possono essere trovate nel Capitolo 5, L'X Window System. Puoi saltare questa sezione se non stai installando una versione di FreeBSD precedente a 5.3-RELEASE.
Sono disponibili diversi gestori di finestre. Essi spaziano da ambienti veramente basilari fino a ambienti con desktop completi che includono diverse applicazioni. Alcuni richiedono uno spazio di disco minimo e poca memoria mentre altri con maggiori funzionalità richiedono più risorse. Il miglior modo per determinare quale gestore di finestre utilizzare è provarne alcuni. Sono disponibili dalla collezione dei port o come package e possono essere aggiunti dopo l'installazione.
Puoi selezionare uno dei desktop più popolari e sarà installato ed configurato come il desktop di default. Ciò ti permetterà di avviarlo appena dopo l'installazione.
Usa i tasti freccia per selezionare un desktop e premi Invio. Verrà avviata l'installazione del desktop selezionato.
I package sono binari pre-compilati e risultano essere un modo conveniente per installare applicazioni.
A scopo illustrativo viene mostrata l'installazione di un
package. Puoi installare ulteriori package se lo desideri.
Dopo l'installazione puoi usare sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD dopo la
5.2) per aggiungere ulteriori package.
Selezionando e premendo Invio verranno visualizzate le seguenti schermate per la selezione dei package:
Soltanto i package che risiedono sul media di installazione corrente sono disponibili per l'installazione in un dato istante.
Se si seleziona saranno visualizzati tutti i package disponibili oppure puoi selezionare una categoria particolare. Evidenzia la tua selezione con i tasti freccia e premi Invio.
Verrà visualizzato un menù con i package disponibili in base alla selezione effettuata:
È stata selezionata la shell bash. Puoi selezionare altre cose portandoti sul package e premendo il tasto Spazio. Apparirà una breve descrizione di ogni package nell'angolo in basso a sinistra dello schermo.
Premendo il tasto Tab passerai ciclicamente dall'ultimo package selezionato, da , e da .
Quando hai finito di selezionare i package che vuoi installare, premi Tab una volta per andare a e premi Invio per tornare al menù della selezione dei package.
Con i tasti freccia sinistra e destra puoi passare tra e . Questo metodo può essere anche usato per selezionare e premere Invio per tornare al menù di selezione dei package.
Usa Tab e con i tasti freccia seleziona e premi Invio. Dovrai confermare l'installazione dei package:
Selezionando e premendo Invio inizierà l'installazione dei package. Appariranno dei messaggi di installazione fino al completamento della stessa. Prendi nota se c'è qualche messaggio di errore.
La configurazione finale continua dopo che i package sono stati installati. Se decidi di non selezionare alcun package, e vuoi ritornare alla configurazione finale, seleziona comunque .
Dovresti aggiungere almeno un utente durante l'installazione
in modo che puoi usare il sistema senza doverti loggare come
root. La partizione root è generalmente
di dimensioni ridotte ed eseguire applicazione da
root può riempirla facilmente.
Viene segnalato un pericolo:
Seleziona e premi Invio per continuare nell'aggiunta di un utente.
Seleziona con i tasti freccia e premi Invio.
Le seguenti descrizioni appariranno nella parte bassa dello schermo ogni qual volta gli elementi sono selezionati con Tab per assistere all'immissione delle informazioni richieste:
Il nome di login del nuovo utente (obbligatorio).
L'ID numerico per questo utente (lasciare bianco per una scelta automatica).
Il nome del gruppo di login per questo utente (lasciate bianco per una scelta automatica).
La password per questo utente (inserisci questo campo con cura!).
Il nome completo dell'utente (commento).
I gruppi a cui questo utente appartiene (cioè i diritti di accesso concessi).
La directory home dell'utente (lasciare in bianco per il default).
La shell di login dell'utente (lasciare in bianco per il
default, per esempio /bin/sh).
La shell di login è stata modificata da
/bin/sh a
/usr/local/bin/bash per usare la shell
bash che è stata in precedenza
installata come package. Non tentare di usare una shell che non
esiste o non sarai in grado di effettuare il login. La shell
più comune usata nel mondo-BSD è la schell C, che
può essere indicata come /bin/tcsh.
L'utente è stata aggiunto al gruppo
wheel al fine di poter diventare un superutente
con privilegi di root.
Quando sei soddisfatto, premi e ti verrà visualizzato il menù di gestione degli utenti e dei gruppi:
I gruppi possono essere aggiunti anche adesso se necessario.
Altrimenti, puoi farlo usando sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD dopo la
5.2) dopo che hai completato l'installazione.
Quando hai terminato di aggiungere gli utenti, seleziona con i tasti freccia e premi Invio per continuare l'installazione.
Premi Invio per settare la password
di root.
La password dovrà essere battuta correttamente per due volte. Inutile a dirsi, assicurati di avere un modo di trovare la password nel caso dovessi dimenticarla. Nota che la password che digiti non è mostrata, e non vengono visualizzati neppure gli asterischi.
L'installazione continuerà dopo che la password è stata inserita correttamente.
Se hai bisogno di configurare altri dispositivi di rete
o altre configurazioni, lo puoi fare a questo punto o dopo
con sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD dopo la
5.2).
Seleziona con i tasti freccia e premi Invio per tornare al menù di Installazione Principale.
Seleziona con i tasti freccia e premi Invio. Ti sarà chiesto di confermare l'uscita dall'installazione:
Seleziona e rimuovi il floppy se hai avviato tramite floppy. Il CDROM è bloccato fino a quando la macchina non verrà riavviata. Il CDROM verrà quindi sbloccato e il disco può essere rimosso dal dispositivo (velocemente).
Il sistema verrà riavviato, guarda eventuali messaggi di errore che potrebbero apparire.
Se tutto è andato bene, vedrai alcuni messaggi scorrere sullo schermo a arriverai al prompt di login. Puoi controllare il contenuto dei messaggi premendo Scroll-Lock e usando PgUp e PgDn. Premendo Scroll-Lock un'altra volta ritornerai al prompt.
Il messaggio completo non può essere visualizzato (per
limitazioni del buffer) ma può essere visto dalla
linea di comando dopo aver effettuato il login digitando al prompt
dmesg.
Accedi usando il nome utente e la password che hai settato
durante l'installazione (rpratt, in questo
esempio). Evita di loggarti come root se non ne
hai bisogno.
Tipici messaggi di avvio (le informazioni sulla versione sono state omesse):
La generazione delle chiavi RSA e DSA può richiedere un pò di tempo sulle macchine lente. Questo succede solo al primo avvio di una nuova installazione. I successivi avvii saranno più veloci.
Se è stato configurato il server X ed è stato
scelto un Desktop di default, questo può essere avviato
digitando sulla linea di comando startx.
Una volta finita la procedura di installazione, sarai in grado di avviare FreeBSD scrivendo qualcosa di simile a questo nel prompt SRM:
BOOT DKC0Questo istruisce il firmware ad avviare il disco specificato. Per avviare FreeBSD in automatico in futuro, usa questi comandi:
>>> SET BOOT_OSFLAGS A
>>> SET BOOT_FILE ''
>>> SET BOOTDEF_DEV DKC0
>>> SET AUTO_ACTION BOOTI messaggi di avvio saranno simili (ma non identici) a quelli prodotti dall'avvio di FreeBSD su i386™.
È importante spegnere (effettuare lo shutdown) in modo
adeguato il sistema operativo. Non farlo rimuovendo l'alimentazione.
Innanzitutto, diventa superuser digitando su
dalla linea di comando ed inserendo la password di
root. Questo funziona solo se l'utente è
un membro del gruppo wheel. Altrimenti, loggati
come root e usa
shutdown -h now.
Quando appare il messaggio «Please press any key to reboot» puoi togliere con sicurezza l'alimentazione. Se premi qualunque tasto invece di premere il bottone per togliere l'alimentazione, il sistema verrà riavviato.
Potresti anche usare la combinazione di tasti Ctrl+Alt+Del per riavviare il sistema, comunque questo non è raccomandato durante un normale funzionamento.
FreeBSD attualmente gira su una varietà di PC con bus ISA, VLB, EISA, e PCI con processori Intel, AMD, Cyrix, o processori NexGen «x86», così come su diverse macchine basate sul processore Compaq Alpha. Supporta configurazioni generiche di dispositivi IDE o ESDI, svariati controller SCSI, schede PCMCIA, dispositivi USB, e schede seriale e di rete. FreeBSD supporta anche il bus microchannel (MCA) di IBM.
Un elenco di hardware supportato da FreeBSD è fornito con
ogni release di FreeBSD nell'Hardware Note di FreeBSD. Questo documento
può essere trovato nel file HARDWARE.TXT,
nella directory root di una distribuzione CDROM o FTP o nel menù
di documentazione di sysinstall. Per ogni
architettura, vengono elencati i dispositivi hardware che sono noti
essere supportati dalla release di FreeBSD. Copie della lista
dell'hardware supportato per diverse release ed architetture possono
essere trovate nella pagina del sito Web di FreeBSD Informazioni di
Release.
Questa sezione copre la localizzazione di alcuni problemi riguardo all'installazione, come problemi comuni che sono stati segnalati dagli utenti. Ci sono anche alcune domande e risposte per le persone che desiderano avere FreeBSD e MS-DOS® sulla stessa macchina.
A causa di varie limitazioni dell'architettura del PC, è impossibile che la fase di probe sia accurata al 100%, comunque ci sono alcune cose che puoi fare se il probe fallisce.
Controlla il documento Hardware Note per la tua versione di FreeBSD per assicurarti che il tuo hardware sia supportato.
Se il tuo hardware è supportato e continui ad avere esperienze di blocco o altri problemi, resetta il computer, e quando ti viene data la possibilità entra nella configurazione visuale del kernel. Il kernel sui dischetti di avvio è configurato assumendo che la maggior parte dei dispositivi hardware sono nella loro configurazioni di fabbrica in termini di IRQ, indirizzi di IO, e canali DMA. Se il tuo hardware è stato riconfigurato, probabilmente hai bisogno di usare l'editor di configurazione per dire a FreeBSD dove trovare le cose.
È anche possibile che un probe di un dispositivo non presente porti a un fallimento di un successivo probe per un dispositivo presente. In questo caso, i probe per i driver che vanno in conflitto dovrebbero essere disabilitati.
Alcuni problemi di installazione possono essere evitati o alleviati con un aggiornamento del firmware dei vari componenti hardware, scheda madre in primis. Il firmware della scheda madre può anche essere chiamato BIOS e la maggior parte dei produttori di schede madri o di computer hanno un sito web dove poter localizzare gli aggiornamenti e le relative informazioni.
La maggior parte dei produttori non consiglia l'aggiornamento del BIOS della scheda madre a meno che ci sia una buona ragione per farlo, che potrebbe essere una sorta di aggiornamento critico. Il processo di aggiornamento può non andare per il verso giusto, causando danni permanenti al chip del BIOS.
Non disabilitare alcuni driver di cui avrai bisogno durante
l'installazione, come quello per lo schermo
(sc0). Se l'installazione si ferma o
fallisce misteriosamente dopo aver lasciato l'editor di
configurazione, probabilmente hai rimosso o modificato qualcosa
che non dovevi. Riavvia e prova di nuovo.
Nella modalità di configurazione, puoi:
Elencare i driver dei dispositivi installati nel kernel.
Disabilitare i driver dei dispositivi per l'hardware che non è presente nel tuo sistema.
Cambiare IRQ, DRQ, e gli indirizzi delle porte di IO usati da un driver di dispositivo.
Dopo che hai sistemato il kernel in base alla tua configurazione
hardware, premi Q per avviare con i nuovi
settaggi. Una volta completata l'installazione, ogni modifica
che hai fatto nella modalità di configurazione sarà
permanente in modo tale che non devi riconfigurare ogni volta
che avvii. Tuttavia è molto probabile che tu voglia costruirti
un kernel su misura.
Molti utenti desiderano installare FreeBSD su un PC
popolato da sistemi operativi Microsoft®. Per queste situazioni,
FreeBSD ha un utility di nome FIPS. Questa
utility può essere trovata nella directory
tools su CD-ROM di installazione, o può
essere scaricata da uno dei vari mirror di
FreeBSD.
L'utility FIPS ti consente di suddividere una partizione MS-DOS® esistente in due pezzi, preservando la partizione originale e permettendo di installare FreeBSD nella seconda parte libera. Prima devi deframmentare la tua partizione MS-DOS® usando l'utility di Windows® Deframmentazione dei Dischi (vai in Explorer, clicca con il destro sull'hard disk, e scegli di deframmentarlo), oppure usando Norton Disk Tools. Adesso puoi eseguire l'utility FIPS. Ti verranno mostrate delle informazioni di supporto, segui le informazioni a video. Fatto ciò, puoi riavviare ed installare FreeBSD sulla nuova slice libera. Guarda il menù per una stima di quanto spazio libero necessiti per il tipo di installazione voluto.
Esiste anche un prodotto molto utile della PowerQuest (http://www.powerquest.com) chiamato PartitionMagic®. Questa applicazione ha più funzionalità di FIPS, ed è altamente raccomandato se hai intenzione di aggiungere/rimuovere spesso sistemi operativi. È a pagamento, quindi se hai intenzione di installare in modo permanente FreeBSD, FIPS probabilmente fa al caso tuo.
A tutt'oggi, FreeBSD non supporta filesystem compressi con l'utility Double Space™. Quindi il filesystem dovrà essere decompresso prima che FreeBSD possa accedere ai dati. Questo può essere fatto eseguendo l'Agente di Compressione raggiungibile da > > .
FreeBSD supporta filesystem basati su MS-DOS®. Questo richiede di usare il comando mount_msdosfs(8) con i parametri opportuni. L'uso più comune è:
# mount_msdosfs /dev/ad0s1 /mntIn questo esempio, il filesystems MS-DOS® è localizzato
sulla prima partizione dell'hard disk primario. La tua situazione
potrebbe essere differente, verifica l'output dei comandi
dmesg, e mount. Questi,
dovrebbero produrre abbastanza informazioni per darti un'idea
del layout della partizione.
I filesystem MS-DOS® estesi in genere sono mappati dopo le
partizioni di FreeBSD. In altre parole, il numero della slice potrebbe
essere più alto di quello usato da FreeBSD. Per esempio, la
prima partizione MS-DOS® potrebbe essere
/dev/ad0s1, la partizione di FreeBSD
potrebbe essere /dev/ad0s2, con la partizione
MS-DOS® estesa in /dev/ad0s3. Per alcuni,
tutto ciò potrebbe causare della confusione all'inizio.
Le partizioni NTFS possono essere montate in modo simile usando il comando mount_ntfs(8).
Questa sezione risponde ad alcune questioni comuni relative all'installazione di FreeBSD su sistemi Alpha.
Questa sezione descrive come installare FreeBSD in casi speciali.
Questo tipo di installazione è chiamata «installazione headless», poichè la macchina sulla quale stai cercando di installare FreeBSD non ha un monitor, o non ha neanche un output VGA. Come è possibile ti chiederai? Usando una console seriale. Una console seriale sostanzialmente usa un'altra macchina per fungere da monitor e tastiera primari per un sistema. Per fare questo, segui le fasi per creare i floppy di installazione, come spiegato nella Sezione 2.2.7, «Preparare i Media per il Boot».
Per modificare questi floppy per avviare in una console seriale, segui questi passi:
Abilitare i Floppy di Avvio per Avviare in una Console Seriale
Se hai avviato con i floppy che hai appena creato, FreeBSD
dovrebbe avviare la sua modalità di installazione standard.
Noi vogliamo che FreeBSD avvii un console seriale per la nostra
installazione. Per fare questo, devi montare il floppy
kern.flp nel tuo sistema FreeBSD usando il
comando mount(8).
# mount /dev/fd0 /mntAdesso che hai il tuo floppy montato, portati nella directory
/mnt:
# cd /mntÈ qui che devi configurare il floppy per avviare
una console seriale. Devi creare un file di nome
boot.config contenente
/boot/loader -h. Tutto quello che fa è
passare un flag al bootloader per avviare una console
seriale.
# echo "/boot/loader -h" > boot.configAdesso che hai il tuo floppy configurato correttamente, devi smontare il floppy usando il comando umount(8):
# cd /
# umount /mntAdesso puoi rimuovere il floppy.
Connettere il Cavo Null-Modem
Devi connettere un cavo null-modem tra le due macchine. Connetti il cavo alla porta seriale delle due macchine. Un cavo seriale normale non funzionerà, hai bisogno di un cavo null-modem perchè ha alcuni segnali incrociati.
Avviare per l'Installazione
È tempo di andare avanti e cominciare con
l'installazione. Inserisci il floppy kern.flp
nella macchina sulla quale vuoi fare l'installazione headless,
e accendila.
Connettersi alla Macchina Headless
Adesso devi connetterti alla macchina con cu(1):
# cu -l /dev/cuaa0Ci siamo! Dovresti essere in grado di controllare la macchina
headless attraverso la tua sessione cu. Ti
verrà chiesto di inserire mfsroot.flp, e poi
dovrai scegliere il tipo di terminale da usare. Seleziona la console
a colori di FreeBSD e procedi con la tua installazione!
Per evitare ripetizioni, «il disco di FreeBSD» in questo contesto significa il CDROM o DVD che ti sei procurato.
Ci possono essere delle situazioni in cui hai bisogno di creare dei media di installazione di FreeBSD e/o delle fonti per l'installazione. Potrebbe essere un media fisico, come un nastro, o una fonte che sysinstall può usare per recuperare i file, come un sito FTP locale, o una partizione MS-DOS®.
Per esempio:
Hai molte macchine connesse alla tua rete locale, e un disco di FreeBSD. Vuoi creare un sito FTP locale usando il contenuto del disco di FreeBSD, e quindi dare la possibilità alle tue macchine di usare questo sito FTP locale senza la necessità di doversi collegare a Internet.
Hai un disco di FreeBSD, e FreeBSD non riconosce il tuo lettore CD/DVD, ma MS-DOS®/Windows® lo riconosce. Vuoi copiare i file di installazione di FreeBSD su una partizione DOS posta sul medesimo computer, e quindi installare FreeBSD usando quei file.
Il computer sul quale vuoi installare FreeBSD non ha un lettore CD/DVD ne una scheda di rete, ma puoi connettere un cavo «Laplink-style» seriale o parallelo ad un altro computer fornito di quei supporti.
Vuoi creare un nastro che può essere usato per installare FreeBSD.
Come parte di ogni release, il progetto FreeBSD mette a disposizione due immagini CDROM («immagini ISO»). Queste immagini possono essere scritte («burnate») su CD se hai un masterizzatore, e quindi possono essere usate per installare FreeBSD. Se hai un masterizzatore, e la banda di rete è conveniente, allora questo è il modo più semplice per installare FreeBSD.
Scaricare le Immagini ISO Corrette
Le immagini ISO per ogni release possono essere scaricate da
ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/ISO-IMAGES-
o dal mirror più vicino. Sostituisci
arch/versionarch e
versione in modo appropriato.
Quella directory normalmente contiene le seguenti immagini:
X| Nome del File | Contenuto |
|---|---|
| Tutto quello di cui hai bisogno per installare FreeBSD. |
| Tutto quello di cui hai bisogno per installare FreeBSD, e anche molti package addizionali di terze parti che potresti provare. |
| Un «filesystem live», usato in congiunzione con l'utility «Repair» di sysinstall. Una copia dell'albero CVS di FreeBSD. Sul disco anche altri package addizionali di terze parti. |
X| Nome del File | Contenuto |
|---|---|
| Tutto ciò di cui hai bisogno per avviare il kernel di FreeBSD e partire con l'interfaccia di installazione. I file di installazione devono essere messi su FTP o su altre fonti di supporto. |
| Tutto ciò di cui hai bisogno per installare FreeBSD. |
| Tutto ciò di cui hai bisogno per installare FreeBSD e un «live filesystem», che è usato in congiunzione con l'utility «Repair» in sysinstall. |
| La documentazione di FreeBSD e molte applicazioni di terze parti. |
Devi scaricare o l'immagine ISO miniinst, o l'immagine del disco uno. Non le scaricare entrambe, poichè l'immagine del disco uno contiene tutto ciò che contiene l'immagine ISO miniinst.
L'immagine ISO miniinst è solo disponibile per le release antecedenti la 5.4-RELEASE.
Usa la miniinst ISO se l'accesso ad Internet è costoso per te. Ti permetterà di installare FreeBSD, e puoi sempre installare i package di terze parti scaricandoli usando il sistema dei port/package (guarda il Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package) se necessario.
Usa l'immagine del disco uno se vuoi installare una release di FreeBSD e se vuoi anche un modesto assortimento di package di terze parti.
Le altre immagini sono utili, ma non essenziali, soprattutto se hai un accesso ad Internet ad alta velocità.
Scrivere i CD
Devi scrivere le immagini dei CD sul disco. Se hai intenzione di farlo da un'altra macchina FreeBSD allora guarda la Sezione 18.5, «Creating and Using Optical Media (CDs & DVDs)» per maggiori informazioni (in particolare, la Sezione 18.5.1, «burncd» e la Sezione 18.5.2, «cdrecord»).
Se lo fai su un'altra piattaforma allora devi usare qualche utility per controllare il tuo masterizzatore di CD esistente su tale piattaforma. Le immagini fornite sono nel formato standard ISO, supportato da molte applicazioni di masterizzazione dei CD.
Se sei interessato a costruirti una release di FreeBSD personalizzata, guarda l'Articolo di Progettazione delle Release.
I dischi di FreeBSD sono strutturati alla stessa maniera di un sito FTP. Questo rende semplice la creazione di un sito FTP locale che può essere usato da altre macchine sulla tua rete per installare FreeBSD.
Sul computer FreeBSD che ospiterà il sito FTP,
assicurati che il CDROM è nel lettore, e montato
su /cdrom.
# mount /cdromCrea un account per FTP anonimo in
/etc/passwd. Fallo editando
/etc/passwd usando vipw(8) aggiungendo
questa linea:
Assicurati che il servizio FTP sia abilitato in
/etc/inetd.conf.
Chiunque che possa connettersi via rete alla tua macchina
può ora scegliere il tipo di media FTP digitando
ftp://
dopo aver selezionato «Altro» nel menù dei siti
FTP durante l'installazione.tua macchina
Se il media di avvio (di solito dischetti floppy) usato dai tuoi client FTP non è della stessa versione fornita dal sito FTP locale, allora sysinstall non ti lascierà completare l'installazione. Se le versioni non sono simili e vuoi comunque procedere, devi andare nel menù e modificare il nome della distribuzione in .
Questo approccio è OK per una macchina sulla tua rete locale, che è protetta dal tuo firewall. Offrire servizi FTP ad altre macchine su Internet (non sulla tua lan) espone il tuo computer all'attenzione dei cracker e di altri maligni. Raccomandiamo fortemente di seguire buone norme di sicurezza.
Se devi installare da floppy disk (che suggeriamo di non fare), a causa di hardware non supportato o semplicemente perchè insisti nel fare le cose tenacemente, devi prima preparare un pò di floppy per l'installazione.
Come minimo, avrai bisogno di molti floppy da 1.44 MB o da
1.2 MB per contenere tutti i file della directory
bin (distribuzione binaria). Se stai preparando
i floppy da DOS, allora questi devono essere
formattati usando il comando FORMAT di MS-DOS®.
Se stai usando Windows® usa Explorer per formattare i dischi
(clicca con il tasto destro sul dispositivo A:,
e scegli «Format»).
Non fidarti dei floppy pre-formattati di fabbrica. Formattali di nuovo, per essere sicuro. In passato molti problemi riportati dai nostri utenti si sono poi rilevati causati dall'uso di media non correttamente formattati, ecco perchè stiamo mettendo in evidenzia questo fatto.
Se crei i floppy su un'altra macchina FreeBSD, un format
è ancora una buona idea, benchè non devi necessariamente
mettere un filesystem DOS su ogni floppy. Puoi usare
i comandi bsdlabel e newfs per
mettere un filesystem UFS su ogni flopply, come mostra la seguente
sequenza di comandi (per un floppy da 3.5" 1.44 MB):
# fdformat -f 1440 fd0.1440
# bsdlabel -w -r fd0.1440 floppy3
# newfs -t 2 -u 18 -l 1 -i 65536 /dev/fd0Usa fd0.1200 e
floppy5 per i dischetti da 5.25"
1.2 MB.
Puoi montarli e scriverci come qualsiasi altro tipo di file ystem.
Dopo che hai formattato i flopply, dovrai copiarvi i file
necessari. I files della distribuzione sono splittati in pezzi
di dimensioni tali che cinque di essi possono stare su un singolo
floppy convenzionale da 1.44 MB. Crea tutti i tuoi
floppy, fino a quando avrai tutte le distribuzioni disponibili
in questo formato. Ogni distribuzione dovrebbe andare in una
sotto directory del floppy, esempio:
a:\bin\bin.aa, a:\bin\bin.ab,
e così via.
Una volta che arrivi alla schermata dei Media durante il processo di installazione, seleziona e segui le indicazioni che ti saranno fornite.
Per preparare un'installazione da una partizione MS-DOS®, devi
copiare i file dalla distribuzione in una directory chiamata
freebsd nella directory root della partizione. Per
esempio, c:\freebsd. La struttura della
directory del CDROM o del sito FTP deve essere parzialmente riprodotta
in questa directory, dunque consigliamo di usare il comando
xcopy del DOS se stai copiando da un CD. Per
esempio, per preparare un'installazione minima di
FreeBSD:
C:\> md c:\freebsd
C:\> xcopy e:\bin c:\freebsd\bin\ /s
C:\> xcopy e:\manpages c:\freebsd\manpages\ /sAssumendo che C: è dove hai spazio
libero e E: è il CDROM.
Se non hai un lettore CDROM, puoi scaricare la distribuzione da ftp.FreeBSD.org. Ogni distribuzione è nella propria directory; per esempio, la distribuzione base può essere trovata nella directory 9.1/base/.
Se desideri installare diverse distribuzioni da una partizione
MS-DOS® (ed hai lo spazio per farlo), installa ciascuna
distribuzione in c:\freebsd —
la distribuzione BIN è la sola
richiesta per un'installazione minima.
Installare da un nastro magnetico è probabilmente un metodo più facile e breve rispetto a un'installazione da FTP o da CDROM. Il programma di installazione si aspetta che i file siano semplicemente magnetizzati su nastro. Dopo che hai ottenuto tutti i file della distribuzione a cui sei interessato, semplicemente fai un tar su nastro:
# cd /freebsd/distdir
# tar cvf /dev/rwt0 dist1 ... dist2Quando fai l'installazione, assicurati di lasciare abbastanza spazio in qualche directory temporanea (che ti sarà consentito scegliere) per disporre il contenuto completo del nastro che hai creato. A causa di un accesso non-random dei nastri, questo metodo di installazione richiede un pò di tempo per la memorizzazione temporanea.
Quando comincia l'installazione, il nastro deve essere nel lettore prima dell'avvio da floppy. Altrimenti il probe dell'installazione potrebbe fallire nel tentativo di cercarlo.
Sono disponibili tre tipi di installazioni di rete. Via porta seriale (SLIP o PPP), via porta parallela (PLIP (cavo laplink)), o via Ethernet (un controller Ethernet standard (inclusi alcuni PCMCIA)).
Il supporto SLIP è piuttosto vecchio, e limitato principalmente a link connessi fisicamente, come con un cavo seriale cablato tra un computer portatile e un altro computer. Il collegamento dovrebbe essere fisico poichè SLIP a tutt'oggi non offre una capacità di chiamata remota; questa caratteristica è fornita dall'utility PPP, che dovrebbe essere usata al posto di SLIP quando possibile.
Se userai un modem, allora PPP è quasi certamente la tua unica scelta. Assicurati di avere le informazioni del tuo provider a portata di mano che ti saranno richieste nel processo di installazione.
Se usi PAP o CHAP per la connessione al tuo ISP (in altre parole,
se puoi connetterti all'ISP in Windows® senza usare uno script), allora
tutto quello che dovrai fare è digitare
dial nel prompt di ppp.
Altrimenti, avrai bisogno di sapere come chiamare il tuo ISP usando
«comandi AT» specifici del tuo modem, poichè
PPP fornisce solo un semplice emulatore di terminale. Per cortesia
fai riferimento al manuale per il
ppp-utente e alle FAQ.
Se hai problemi, puoi mandare i log a video usando il comando
set log local ....
Se è disponibile una connessione fisica ad un altro FreeBSD (2.0-R o successivi), potresti considerare l'installazione via cavo parallelo «laplink». La velocità di trasferimento di dati via porta parallela è molto più alta rispetto a quella realizzabile via seriale (fino a 50 kbyte/sec), ottenendo quindi un'installazione rapida.
Alla fine, per un'installazione più veloce possibile via rete, un adattatore Ethernet è sempre una buona scelta! FreeBSD supporta le più comuni schede di rete Ethernet per PC; una tabella di schede supportate (e i rispettivi settaggi richiesti) viene fornita nell'Hardware Note per ogni release di FreeBSD. Se usi una delle scheda PCMCIA Ethernet supportate, assicurati di inserirla prima di accendere il portatile! FreeBSD, sfortunatamente, non supporta ancora l'inserimento a caldo di una scheda PCMCIA durante l'installazione.
Inoltre dovrai sapere il tuo indirizzo IP della rete, il valore della netmask per la tua classe di indirizzi, e il nome della tua macchina. Se stai installando tramite una connessione PPP e non hai un IP statico, non temere, l'indirizzo IP può essere dinamicamente assegnato dal tuo ISP. Il tuo amministratore di sistema ti dirà quali valori usare per il tuo setup di rete. Se farai riferimento ad altri host tramite nomi piuttosto che tramite indirizzi IP, avrai bisogno di conoscere anche il server dns e forse anche l'indirizzo di un gateway (se stai usando PPP, è l'indirizzo IP del tuo provider) per poter comunicare con il server dns. Se vuoi installare via FTP passando per un proxy HTTP, avrai bisogno anche dell'indirizzo del proxy. Se non conosci tutte o in parte queste informazioni, dovrai parlare con il tuo amministratore di sistema o con l'ISP prima di tentare questo tipo di installazione.
L'installazione tramite NFS è abbastanza semplice. Devi copiare semplicemente i file della distribuzione interessata in un server NFS e quindi puntare il media al server NFS.
Se questo server supporta solo «porte privilegiate»
(come in genere succede nelle workstation di Sun), dovrai settare
l'opzione NFS Secure nel menì
prima di procedere con
l'installazione.
Se hai una scheda Ethernet di scarsa qualità con dei
trasferimenti di rete molto lenti, potresti anche selezionare il
flag NFS Slow.
Affinchè l'installazione NFS abbia successo, il server
deve supportare il mount di sotto directory, per esempio, se la
directory della distribuzione di FreeBSD 9.1
è in: ziggy:/usr/archive/stuff/FreeBSD,
allora ziggy dovrà permettere il mount
diretto di /usr/archive/stuff/FreeBSD,
e non solo di /usr o di
/usr/archive/stuff.
Nel file /etc/exports di FreeBSD, questo
comportamento è controllato dalle opzioni
-alldirs. Altri server NFS potrebbero avere
diverse regole. Se ottieni il messaggio
«permesso negato» dal server, allora è
probabile che non hai abilitato queste opzioni.
Il seguente capitolo tratta i comandi e le funzionalità di base del sistema operativo FreeBSD. Molto di questo materiale è valido anche per altri sistemi operativi UNIX®-like. Sentiti libero di leggere velocemente questo capitolo se hai familiarità con questo materiale. Se sei un utente alle prime armi di FreeBSD, allora dovrai di sicuro leggere questo capitolo attentamente.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come usare le «console virtuali» di FreeBSD.
Come funzionano i permessi dei file UNIX® oltre ad una spiegazione dei flag sotto FreeBSD.
La struttura di default del file system di FreeBSD.
L'organizzazione del disco di FreeBSD.
Come montare e smontare i file system.
Cosa sono i processi, i demoni e i segnali.
Cos'è una shell, e come cambiare il proprio ambiente di login di default.
I principi di base sull'uso degli editor testuali.
Cosa sono i dispositivi e i nodi dei dispositivi.
Quali formati dei binari sono usati in FreeBSD.
Come leggere le pagine man per ottenere maggiori informazioni.
FreeBSD può essere usato in vari modi. Uno di questi è quello di digitare i comandi tramite un terminale testuale. Quando si utilizza FreeBSD in questo modo si ha velocemente nelle proprie mani molta della flessibilità e della potenza di un sistema operativo UNIX®. Questa sezione descrive cosa sono i «terminali» e le «console», e come si possono utilizzare in FreeBSD.
Se non hai configurato FreeBSD in modo tale da avviare in modo automatico l'ambiente grafico durante l'avvio, il sistema ti fornirà un prompt di login dopo la fase di avvio, esattamente dopo che gli script di avvio sono stati eseguiti. Dovresti vedere qualcosa simile a questo:
I messaggi potrebbero essere leggermente diversi sul tuo sistema, tuttavia dovresti vedere qualcosa di analogo. In questo momento ci interessano le ultime due righe. Analizziamo la penultima riga:
Questa riga contiene alcune informazioni sul sistema che hai
appena avviato. Sei di fronte a una console
«FreeBSD», che sta girando su un processore Intel
o su un processore compatibile con l'architettura x86[1].
Il nome di questa macchina (tutte le macchine UNIX® hanno un nome)
è pc3.example.org, e in questo momento sei di
fronte alla sua console di sistema—il terminale
ttyv0.
Infine, l'ultima riga è sempre:
Qui devi digitare il tuo «username» per loggarti in FreeBSD. La prossima sezione descrive come fare ad effettuare il login su FreeBSD.
FreeBSD è un sistema multi-utente e multi-processo. Questa è la descrizione formale che viene usualmente attribuita a un sistema che può essere usato da diverse persone, le quali eseguono contemporaneamente molti programmi su una singola macchina.
Ogni sistema multi-utente necessita di qualche metodo che distingua un «utente» in modo univoco. In FreeBSD (e in tutti i sistemi operativi UNIX®-like), questo viene realizzato richiedendo che ogni utente debba «loggarsi» nel sistema prima che possa eseguire qualche programma. Ogni utente ha un nome univoco (lo «username»), uno personale e una chiave segreta (la «password»). FreeBSD richiede entrambe queste due cose prima di dare la possibilità ad un utente di eseguire qualche programma.
Appena dopo la fase di avvio di FreeBSD e quando gli script di avvio sono stati eseguiti[2], ti viene presentato un prompt dove inserire un valido username:
Giusto per questo esempio, assumiamo che il tuo username
sia john. Al prompt digita
john e premi Invio. Ti
verrà presentato un prompt dove inserire la
«password»:
john
Password:Digita la password di john, e
premi Invio. La password
non viene visualizzata! Non ti devi
preoccupare di questo per ora. È sufficiente sapere
che è una questione di
sicurezza.
Se hai digitato la tua password in modo corretto, dovresti essere loggato in FreeBSD e sei quindi pronto per provare tutti i comandi disponibili.
Dovresti inoltre vedere il messaggio del giorno
(MOTD) seguito da un prompt dei comandi (un
carattere #, $, o
%). Ciò
indica che sei a tutti gli effetti loggato su FreeBSD.
Eseguire comandi UNIX® in una sola console va bene, tuttavia FreeBSD può eseguire più programmi alla volta. Avere una sola console dove poter digitare i comandi può essere un pò uno spreco quando un sistema operativo come FreeBSD è in grado di eseguire dozzine di programmi contemporaneamente. È in questo caso che le «console virtuali» possono essere molto utili.
FreeBSD può essere configurato in modo tale da poter utilizzare differenti console virtuali. Puoi passare da una console virtuale ad un'altra digitando un paio di tasti sulla tastiera. Ogni console ha il proprio canale di output indipendente, e FreeBSD si occupa di redirigere correttamente l'input della tastiera e l'output del monitor quando passi da una console virtuale in un'altra.
In FreeBSD alcune combinazioni speciali di tasti sono state riservate per il passaggio tra le console[3]. Puoi usare Alt+F1, Alt+F2, fino a Alt+F8 per cambiare console su FreeBSD.
Quando passi da una console ad un'altra, FreeBSD si preoccupa di salvare e ripristinare l'output a video. Il risultato è l'«illusione» di avere più schermi e più tastiere «virtuali» che puoi utilizzare per dare in pasto a FreeBSD dei comandi. I programmi che lanci su una console virtuale rimarranno in esecuzione anche quando la console non è visibile. L'esecuzione di questi programmi continua quando passi in un'altra console virtuale.
La configurazione di default di FreeBSD prevede l'avvio del sistema
con otto console virtuali. Comunque questo non è un settaggio
obbligatorio, e puoi facilmente personalizzare la tua installazione in
modo tale da avviare il sistema con qualche console virtuale in
più o in meno. Il numero e i settaggi delle console virtuali sono
configurati nel file /etc/ttys.
Puoi usare il file /etc/ttys per configurare
le console virtuali di FreeBSD. In questo file ogni riga non commentata
(le righe che non iniziano con il carattere #)
contiene i settaggi di un singolo terminale o di una singola console.
La versione di default di questo file contenuta in FreeBSD
configura nove console virtuali, ed abilita otto di queste. Sono
le righe che iniziano con ttyv:
Per una descrizione più dettagliata su ogni colonna di questo file e per tutte le opzioni che puoi utilizzare per settare le console virtuali, consulta la pagina man ttys(5).
Una descrizione dettagliata del significato della
«modalità single user» può essere trovata
nella Sezione 12.6.2, «Modalità Singolo Utente». È bene notare che
c'è un'unica console quando avvii FreeBSD in modalità
single user. Le console virtuali non sono disponibili. Anche i
settaggi della console in modalità single user possono essere
trovati nel file /etc/ttys. Guarda la riga che
inizia con console:
Come riportato nel commento sopra la riga
console, puoi modificare questa riga cambiando
secure in insecure. Se lo fai,
quando FreeBSD viene avviato in modalità single user,
verrà chiesta la password di root.
Pensaci comunque due volte a settare il parametro
insecure. Se non ricordi più
la password di root, riuscire ad avviare il
sistema in modalità single user sarà molto complesso.
È ancora possibile, ma potrebbe essere molto difficile per chi
non conosce molto bene il meccanismo di avvio di FreeBSD e i relativi
programmi.
La modalità video di default della console di FreeBSD può essere impostata a 1024x768, 1280x1024, o ad un altra risoluzione supportata dalla tua scheda grafica e dal tuo monitor. Per usare una modalità video differente, devi prima ricompilare il tuo kernel aggiungendo due opzioni:
Quando il kernel è stato ricompilato con queste due opzioni, puoi determinare quali modalità video sono supportate dal tuo hardware usando l'utility vidcontrol(1). Per ottenere una lista delle modalità video supportate, digita il seguente comando:
# vidcontrol -i modeL'output di questo comando è una lista delle
modalità video che sono supportate dal tuo hardware.
Puoi usare una nuova modalità video indicandola a
vidcontrol(1) in una console root:
# vidcontrol MODE_279Se la nuova modalità è soddisfacente, può
essere impostata in modo permanente ad ogni avvio nel file
/etc/rc.conf:
FreeBSD, essendo un discendente diretto dello UNIX® BSD, si basa su molti concetti chiave di UNIX®. Il primo e il più affermato è che FreeBSD è un sistema operativo multi-utente. Il sistema può gestire diversi utenti che lavorano contemporaneamente su operazioni indipendenti. Il sistema è responsabile della gestione e della suddivisione appropriata delle richieste di utilizzo dei dispositivi hardware, delle periferiche, della memoria, e del tempo di CPU in modo equo per ogni utente.
Poichè il sistema è in grado di supportare più utenti, tutto ciò che il sistema gestisce possiede un insieme di permessi che determinano chi può leggere, scrivere, ed eseguire la risorsa. Questi permessi sono memorizzati mediante tre ottetti suddivisi in tre parti, una per il proprietario del file, una per il gruppo al quale il file appartiene, e una per tutti gli altri. Questa rappresentazione numerica funziona in questo modo:
| Valore | Permessi | Listato nella Directory |
|---|---|---|
| 0 | Lettura no, scrittura no, esecuzione no | --- |
| 1 | Lettura no, scrittura no, esecuzione | --x |
| 2 | Lettura no, scrittura, esecuzione no | -w- |
| 3 | Lettura no, scrittura, esecuzione | -wx |
| 4 | Lettura, scrittura no, esecuzione no | r-- |
| 5 | Lettura, scrittura no, esecuzione | r-x |
| 6 | Lettura, scrittura, esecuzione no | rw- |
| 7 | Lettura, scrittura, esecuzione | rwx |
Puoi usare l'opzione -l del comando ls(1) per
visualizzare un lungo listato della directory che include una colonna
contenente le informazioni sui permessi del file per il proprietario, per
il gruppo, e per gli altri. Per esempio, digitando ls
-l in una arbitraria directory:
% ls -l
total 530
-rw-r--r-- 1 root wheel 512 Sep 5 12:31 myfile
-rw-r--r-- 1 root wheel 512 Sep 5 12:31 otherfile
-rw-r--r-- 1 root wheel 7680 Sep 5 12:31 email.txt
...Ecco come è suddivisa la prima colonna dell'output del comando
ls -l:
Il primo carattere (partendo da sinistra) indica se il file in
questione è un file regolare, una directory, un file speciale per
dispositivi a caratteri, una socket, o un file speciale per altri
dispositivi. Nel nostro caso, il - indica un
file regolare. I tre caratteri successivi, che in questo esempio sono
rw-, indicano i permessi per il proprietario del file.
Seguono altri tre caratteri, r--, che indicano i
permessi del gruppo al quale il file appartiene. Gli ultimi tre
caratteri, r--, indicano i permessi per il resto del
mondo. Un trattino significa che il permesso non viene concesso.
Nel caso di questo file, i permessi sono settati affinchè il
proprietario possa leggere e scrivere il file, il gruppo possa leggere
il file, e il resto del mondo possa solamente leggere il file. In accordo
con la precedente tabella, i permessi per questo file sono
644, dove ogni cifra rappresenta una delle tre parti
che costituiscono i permessi del file.
D'accordo, ma in che modo il sistema controlla i permessi sui dispositivi?
FreeBSD tratta molti dispositivi hardware esattamente come un file che i
programmi possono aprire, leggere, e scrivere dei dati proprio come
avviene con gli altri file. Questi file speciali per i dispositivi sono
memorizzati nella directory /dev.
Anche le directory sono trattate come file. Queste hanno permessi di lettura, scrittura e di esecuzione. Il bit riferito al permesso di esecuzione per una directory ha un significato leggermente differente rispetto a quello dei file. Quando una directory ha il permesso di esecuzione abilitato, significa che si ha accesso alla directory, ossia è possibile eseguire il comando «cd» (cambio di directory) per entrarci. Inoltre questo significa che all'interno della directory è possibile accedere ai file dei quali si conosce il nome (naturalmente a condizione dei permessi degli stessi file).
In particolare, per visualizzare il contenuto di una directory, deve essere abilitato il permesso di lettura sulla stessa, mentre per eliminare un file di cui si conosce il nome, è necessario che la directory contenente il file abbia i permessi di scrittura e di esecuzione abilitati.
Ci sono altri bit per permessi particolari, ma sono in genere usati in circostanze speciali come il permesso di setuid per i binari e quello di sticky per le directory. Se vuoi avere più informazioni sui permessi dei file e su come settarli, guarda la pagina man di chmod(1).
I permessi simbolici, qualche volta chiamati espressioni simboliche, usano caratteri al posto dei numeri ottali per assegnare i permessi a file o directory. Le espressioni simboliche usano la sintassi (chi) (azione) (permessi), con i seguenti valori:
| Opzione | Lettera | Cosa rappresenta/Cosa fa |
|---|---|---|
| (chi) | u | Utente |
| (chi) | g | Gruppo di appartenenza |
| (chi) | o | Altri |
| (chi) | a | Tutti (tutto il «mondo») |
| (azione) | + | Aggiunge i permessi |
| (azione) | - | Rimuove i permessi |
| (azione) | = | Setta esplicitamente i permessi |
| (permessi) | r | Lettura |
| (permessi) | w | Scrittura |
| (permessi) | x | Esecuzione |
| (permessi) | t | Bit sticky |
| (permessi) | s | Setta UID o GID |
Questi valori sono usati con il comando chmod(1)
come esposto in precedenza, ma con le lettere. Per esempio, puoi usare
il seguente comando per impedire agli altri utenti l'accesso a
FILE:
% chmod go= FILESe si ha la necessità di realizzare più di una
modifica ai settaggi di un file si può usare una lista di
settaggi separati da virgola. Per esempio il seguente comando
rimuoverà il permesso di scrittura su
FILE al gruppo di appartenenza del file e al
resto del «mondo», e inoltre aggiungerà
il permesso di esecuzione per tutti:
% chmod go-w,a+x FILEOltre ai permessi dei file discussi in precedenza, FreeBSD supporta l'uso dei «flag dei file». Queste flag aggiungono un ulteriore livello di sicurezza e di controllo sui file, ma non per le directory.
Queste flag dei file aggiungono un ulteriore livello di
controllo sui file, assicurando in alcuni casi che persino
root non possa rimuovere o alterare file.
Le flag dei file sono alterate usando l'utility chflags(1),
tramite una semplice sintassi. Per esempio, per abilitare la flag
di sistema di non-cancellabilità sul file
file1, si può usare il comando
seguente:
# chflags sunlink file1E per disabilitare la stessa flag, si può usare
semplicemente il comando precedente con «no» davanti a
sunlink. Ecco come:
# chflags nosunlink file1Per vedere le flag del file di esempio, usa il comando
ls(1) con le flag -lo:
# ls -lo file1L'output dovrebbe assomigliare al seguente:
Diverse flag possono essere aggiunte o rimosse sui file solo
tramite l'utente root. Negli altri casi, il
proprietario dei file può settare queste flag. Si raccomanda
di leggere le pagine man chflags(1) e chflags(2) per
maggiori informazioni.
La gerarchia delle directory di FreeBSD è fondamentale per ottenere una comprensione globale del sistema. Il concetto più importante da cogliere al volo è quello relativo alla directory root, «/». Questa directory è la prima ad essere montata all'avvio e contiene gli elementi fondamentali del sistema necessari per predisporre il sistema operativo al funzionamento multi-utente. Inoltre la directory root contiene i punti di mount per gli altri file system che sono montati durante la transizione per il funzionamento multi-utente.
Un punto di mount è una directory dove dei file system
aggiuntivi possono essere innestati sul file system padre
(in genere il file system root).
Questo è ulteriormente descritto nella Sezione 3.5, «Organizzazione del Disco». Alcuni punti di
mount standard sono /usr, /var,
/tmp, /mnt, e
/cdrom. Queste
directory compaiono in genere negli elementi del file
/etc/fstab. Il file /etc/fstab
è una tabella di file system e punti di mount che viene consultata
dal sistema. Molti dei file system riferiti nel file
/etc/fstab sono montati in modo automatico all'avvio
tramite lo script rc(8) a meno che essi sia stati dichiarati con
l'opzione noauto. Maggiori dettagli possono essere
trovati nella Sezione 3.6.1, «Il File fstab».
Una descrizione completa della gerarchia del file system è disponibile nella pagina man hier(7). Per ora, è sufficiente una breve panoramica generale delle directory più comuni.
| Directory | Descrizione |
|---|---|
/ | Directory root del file system. |
/bin/ | Utilità fondamentali per l'utente sia in ambiente mono-utente sia in ambiente multi-utente. |
/boot/ | Programmi e file di configurazione utilizzati durante la fase di avvio del sistema operativo. |
/boot/defaults/ | File di configurazione di avvio di default; consultare loader.conf(5). |
/dev/ | Nodi di dispositivo; consultare intro(4). |
/etc/ | Script e file di configurazione del sistema. |
/etc/defaults/ | File di configurazione di default del sistema; consultare rc(8). |
/etc/mail/ | File di configurazione per gli MTA (Mail Transfer Agent, agente di trasferimento della posta elettronica) come sendmail(8). |
/etc/namedb/ | File di configurazione di named;
consultare named(8). |
/etc/periodic/ | Script che sono eseguiti giornalmente, settimanalmente, e mensilmente tramite cron(8); consultare periodic(8). |
/etc/ppp/ | File di configurazione di ppp;
consultare ppp(8). |
/mnt/ | Directory vuota usata comunemente dagli amministratori di sistema come punto di mount temporaneo. |
/proc/ | File system dedicato ai processi; consultare procfs(5), mount_procfs(8). |
/rescue/ | Programmi linkati staticamente per situazioni di emergenza; consultare rescue(8). |
/root/ | Directory home per l'account
root. |
/sbin/ | Programmi di sistema e utilità di amministrazione fondamentali sia in ambiente mono-utente sia in ambiente multi-utente. |
/tmp/ | File temporanei. Il contenuto di
/tmp di solito NON
è preservato dopo un riavvio del sistema. Spesso
un file system basato sulla memoria viene montato in
/tmp.
Questo può essere automatizzato usando le variabili
relative a tmpmfs di rc.conf(5) (o con un entry in
/etc/fstab; consultare
mdmfs(8)). |
/usr/ | La maggior parte delle applicazioni e delle utilità dell'utente. |
/usr/bin/ | Utilità, strumenti di programmazione, e applicazioni comuni. |
/usr/include/ | File include standard del C. |
/usr/lib/ | Archivio di librerie. |
/usr/libdata/ | Archivio di dati per utilità varie. |
/usr/libexec/ | Demoni di sistema & utilità di sistema (eseguiti da altri programmi). |
/usr/local/ | Eseguibili locali, librerie locali, ecc. Usata anche
come destinazione di default per la struttura dei port di
FreeBSD. All'interno di /usr/local, viene
usato lo stesso schema generale descritto in hier(7) per la
directory /usr. Le eccezioni sono la
directory man, che è posta direttamente sotto
/usr/local piuttosto che sotto
/usr/local/share, e la documentazione dei
port che è in
share/doc/.
|
/usr/obj/ | Albero degli elementi dipendenti dal tipo di architettura
dell'elaboratore prodotto dalla costruzione dell'albero
/usr/src. |
/usr/ports | Collezione dei port di FreeBSD (opzionale). |
/usr/sbin/ | Demoni di sistema & utilità di sistema (eseguiti dagli utenti). |
/usr/share/ | File indipendenti dal tipo di architettura dell'elaboratore. |
/usr/src/ | File sorgenti di BSD e/o sorgenti proprietari. |
/usr/X11R6/ | Eseguibili, librerie, ecc. riguardanti la distribuzione X11R6 (opzionale). |
/var/ | File log di vario genere, file temporanei, file transitori,
e file di spool. Qualche volta un file system basato sulla
memoria è montato in
/var.
Questo può essere automatizzato usando le variabili
relative a varmfs di rc.conf(5) (o con un entry in
/etc/fstab; consultare
mdmfs(8)). |
/var/log/ | File di log del sistema di vario genere. |
/var/mail/ | File delle caselle di posta degli utenti. |
/var/spool/ | Directory di spool per stampanti e per la posta elettronica del sistema. |
/var/tmp/ | File temporanei.
I file sono di solito preservati dopo un riavvio del sistema,
a meno che /var
sia un file system basato sulla memoria. |
/var/yp | Mappe NIS. |
La più piccola unità di organizzazione che FreeBSD usa
per ricercare file è il nome del file. I nomi dei file sono
case-sensitive, ciò significa che readme.txt
e README.TXT sono due file distinti. FreeBSD non usa
l'estensione (es. .txt) di un file per determinare
se il file è un programma, un documento, o qualche altra forma di
dati.
I file sono memorizzati in directory. Una directory può contenere centinaia di file o non contenerne affatto. Inoltre una directory può contenere altre directory, consentendo di costruire una gerarchia di directory all'interno di un'altra. Tutto questo rende più facile l'organizzazione dei tuoi dati.
Ci si riferisce a file e directory attraverso il nome del file o della
directory, seguito da uno slash in avanti, /,
a sua volta seguito da altri nomi di directory necessari. Se
hai una directory di nome foo, la quale contiene la
directory bar, che a sua volta contiene il file
readme.txt, allora il nome completo, chiamato anche
il percorso del file è
foo/bar/readme.txt.
Le directory e i file sono memorizzati in un file system. Ogni file system contiene esattamente una directory al livello più alto, chiamata la directory root di quel file system. Questa directory root può contenere altre directory.
Fin qui è probabilmente tutto simile ad altri sistemi
operativi che hai usato. Tuttavia ci sono alcune differenze; per
esempio, MS-DOS® usa il carattere \ per separare i
nomi di file e directory, mentre Mac OS® usa :.
FreeBSD non usa lettere di dispositivi, o altri nomi di dispositivi
nel path. In FreeBSD non dovrai mai scrivere
c:/foo/bar/readme.txt.
Piuttosto, un file system è designato come il
file system root. La directory root del
file system root è riferita con /. Ogni altro
file system è montato sotto il file system
root. Non importa quanti dischi hai sul tuo sistema FreeBSD, ogni
directory è come se fosse parte dello stesso disco.
Supponiamo che tu abbia tre file system, chiamati
A, B, e C.
Ogni file system ha una directory root, la quale contiene altre due
directory, chiamate A1, A2 (e
nello stesso modo B1, B2 e
C1, C2).
Sia A il file system root. Se usi il comando
ls per visualizzare il contenuto di questa directory
dovresti vedere due sottodirectory, A1 e
A2. L'albero delle directory assomiglia a
questo:

Un file system deve essere montato su una directory di un altro
file system. Supponiamo ora che tu monti il file system
B sulla directory A1. La directory
root di B rimpiazza A1, e di
conseguenza appariranno le directory di B:

I file contenuti nelle directory B1 o
B2 possono essere raggiunti con il path
/A1/B1 o /A1/B2. I file che
erano in /A1 sono stati temporaneamente nascosti.
Questi riappariranno quando B sarà
smontato da A.
Se B è stato montato su
A2 allora il diagramma assomiglierà a
questo:

e i percorsi saranno rispettivamente /A2/B1 e
/A2/B2.
I file system possono essere montati in cima ad altri file system.
Continuando con l'ultimo esempio, il file system C
può essere montato in cima alla directory B1
nel file system B, arrivando a questa
sistemazione:

Oppure C potrebbe essere montato direttamente sul
file system A, sotto la directory
A1:

Se hai familiarità con MS-DOS®, questo è simile, ma
non identico, al comando join.
Di solito non ti devi occupare direttamente di questi aspetti. Tipicamente quando installi FreeBSD crei i file system e decidi dove montarli, e da quel momento non avrai più la necessità di modificarli a meno che installi un nuovo disco.
È possibile avere un unico file system root, senza avere la necessità di crearne altri. Esistono alcuni svantaggi utilizzando questo approccio, e un solo vantaggio.
Filesystem diversi possono avere opzioni di
mount diverse. Per esempio, in un'attenta progettazione,
il file system root potrebbe essere montato in modalità di sola
lettura, rendendo impossibile la cancellazione accidentale o la modifica
di un file critico. Inoltre, separando i file system scrivibili
dall'utente, come /home, da altri file system
permette di montare i primi con l'opzione nosuid;
questa opzione non permette il settaggio dei bit
suid/guid sui file
eseguibili memorizzati sul file system che ha tale opzione di mount
attivata, migliorando l'aspetto sicurezza.
FreeBSD ottimizza in modo automatico la disposizione dei file sul file system, a seconda di come è usato il file system. Quindi un file system che contiene molti file piccoli che sono scritti di frequente avrà un'ottimizzazione diversa rispetto ad un altro file system che contiene pochi file di grandi dimensioni. Utilizzando un solo grande file system questa ottimizzazione viene a mancare.
I file system di FreeBSD reagiscono bene ad una violenta perdita di energia elettrica. Tuttavia, una perdita di energia in un punto critico potrebbe sempre danneggiare la struttura del file system. Splittando i tuoi dati su file system multipli sarà più probabile che il sistema riparta, dandoti la possibilità di ripristinare un precedente backup se necessario.
I file system sono a dimensione fissa. Se crei un solo file system quando installi FreeBSD e gli assegni una data dimensione, in futuro potresti scoprire che necessiti di creare una partizione più grande. Questo non è facilmente realizzabile se non effettuando un backup dei dati, ricreando il file system con la nuova dimensione, e quindi ripristinando il backup di dati.
FreeBSD ha il comando growfs(8), con il quale è possibile incrementare la dimensione del file system al volo, rimuovendo questa limitazione.
I file system sono contenuti all'interno di partizioni. Qui il
significato del termine partizione si discosta dall'uso comune di questo
termine (partizioni MS-DOS®, per esempio), a causa dell'eredità
UNIX® di FreeBSD. Ogni partizione è identificata da una lettera
partendo dalla a fino alla h. Ogni
partizione può contenere solo un file system, il che significa che i
file system sono spesso identificati sia dal loro punto di mount nella
gerarchia del file system, sia dalla lettera della partizione nella quale
sono contenuti.
Inoltre FreeBSD usa parte del disco per lo spazio di swap. Lo spazio di swap fornisce a FreeBSD la funzionalità di memoria virtuale. Questo permette al tuo computer di comportarsi come se avesse più memoria di quella che ha realmente. Quando FreeBSD esaurisce la memoria muove alcuni dati presenti in memoria che non sono utilizzati in quel momento nello spazio di swap, e li riporta in memoria (spostando nello spazio di swap qualche altro dato) non appena necessari.
Alcune partizioni hanno certe convenzioni a loro associate.
| Partizione | Convenzione |
|---|---|
a | In genere contiene il file system root |
b | In genere contiene lo spazio di swap |
c | Di solito rappresenta l'intera dimensione della slice.
Questo permette a utility che necessitano di lavorare sull'intera
slice (per esempio, uno scanner di blocchi difettosi) di lavorare
sulla partizione c. Di norma non dovresti
creare un file system su questa partizione. |
d | La partizione d era utilizzata in passato
con un significato speciale, caduto ormai in disuso e ora
può essere utilizzata come una partizione normale. |
Ogni partizione contenente un file system è memorizzata in ciò che FreeBSD chiama slice. Slice è un termine di FreeBSD per identificare ciò che comunemente viene chiamato partizione, e di nuovo, questo è dovuto dal background UNIX® di FreeBSD. Le slice sono numerate, partendo da 1 e arrivando fino a 4.
I numeri di slice seguono il nome del dispositivo, preceduti da una
s, e partendo da 1. Quindi
«da0s1» è la prima slice sul
primo disco SCSI. Ci possono essere solo quattro slice fisiche su un
disco, ma puoi avere slice logiche all'interno di slice fisiche di un
appropriato tipo. Queste slice estese sono numerate a partire da 5,
quindi «ad0s5» è la prima
slice estesa sul primo disco IDE. Questi stratagemmi sono usati per i
file system che si aspettano di occupare una slice.
Le slice, i dispositivi fisici «pericolosamente
dedicati», e altri dispositivi contengono
partizioni, le quali sono rappresentate tramite
lettere dalla a fino alla h. Queste
lettere seguono il nome del dispositivo, quindi
«da0a» è la partizione a
sul primo dispositivo da, il quale è «pericolosamente
dedicato». «ad1s3e» è
la quinta partizione nel terza slice del secondo disco IDE.
In fine, ogni disco sul sistema è identificato. Un nome di un disco incomincia con un codice che indica il tipo di disco, seguito da un numero, che indica quale disco esso sia. A differenza delle slice, i numeri riferiti al disco incominciano da 0. Puoi vedere dei codici generici in Tabella 3.1, «Codici dei Dispositivi Disco».
Quando fai riferimento a una partizione di FreeBSD devi specificare
anche il nome della slice e del disco che contengono la partizione, e
quando fai riferimento a una slice dovresti specificare anche il nome del
disco. Per riferirti ad una partizione specifica quindi il nome del disco,
il carattere s, il numero di slice, e infine la lettera
della partizione. Alcuni esempi sono mostrati nell'Esempio 3.1, «Esempi di Nomi di Dischi, di Slice, e di Partizioni».
L'Esempio 3.2, «Modello Concettuale di un Disco» mostra un modello concettuale di struttura di un disco che dovrebbe aiutare a chiarire le cose.
Per installare FreeBSD devi prima configurare le slice del disco, creare le partizioni all'interno della slice che vuoi usare per FreeBSD, e quindi creare un file system (o spazio di swap) in ogni partizione, e decidere dove il file system deve essere montato.
| Codice | Significato |
|---|---|
ad | disco ATAPI (IDE) |
da | disco ad accesso diretto SCSI |
acd | CDROM ATAPI (IDE) |
cd | CDROM SCSI |
fd | Disco floppy |
| Nome | Significato |
|---|---|
ad0s1a | La prima partizione (a) sulla prima
slice (s1) sul primo disco IDE
(ad0). |
da1s2e | La quinta partizione (e) sulla seconda
slice (s2) sul secondo disco SCSI
(da1). |
Questo diagramma mostra come FreeBSD vede il primo disco IDE
attaccato al sistema. Si assuma che il disco sia di 4 GB, e che
contenga due slice da 2 GB (equivalenti come significato a due
partizioni MS-DOS®). La prima slice contiene un disco MS-DOS®,
C:, e la seconda slice contiene
un'installazione di FreeBSD. In questo esempio l'installazione di
FreeBSD ha tre partizioni dati più una di swap.
Le tre partizioni conterranno ognuna un file system. La partizione
a sarà usata per il file system root,
la e per la gerarchia di directory
/var, e la partizione f per
la gerarchia di directory /usr.

Il file system è raffigurato in maniera ottimale da un albero,
radicato, per così dire, in /. Le directory
/dev, /usr, e le altre
directory che stanno all'interno della directory root sono i rami, i quali
possono essere a loro volta ramificati, come in
/usr/local, e così via.
Esistono varie ragioni per mantenere alcune di queste directory su
file system separati. La directory /var contiene
le directory log/, spool/,
e vari tipi di file temporanei, e come tale, può riempirsi.
Riempire il file system root non è una buona idea, quindi scindere
la directory /var da / è
spesso vantaggioso.
Un'altra motivazione per mantenere certi alberi di directory su altri file system è quando questi alberi sono alloggiati su dischi fisici separati, o sono dischi virtuali separati, come avviene per i mount del Network File System, o dei dispositivi CDROM.
Durante la fase di avvio, i file system
elencati nel file /etc/fstab sono montati
in modo automatico (a meno che siano specificati con l'opzione
noauto).
Il file /etc/fstab contiene una serie di righe
il cui formato è il seguente:
device /mount-point fstype options dumpfreq passnodeviceIl nome del dispositivo (che deve esistere), come spiegato nella Sezione 18.2, «Device Names».
mount-pointLa directory (che deve esistere), sulla quale montare il file system.
fstypeIl tipo di file system da passare a mount(8). Il file
system di default di FreeBSD è
ufs.
optionsrw per file system leggibili-scrivibili,
oppure ro per file system solamente leggibili,
seguite da altre opzioni che potrebbero essere necessarie.
Un'opzione comune è noauto per i file
system che normalmente non sono montati durante la sequenza di
avvio. Altre opzioni sono elencate nella pagina man di
mount(8).
dumpfreqViene usato da dump(8) per determinare quali file system richiedono un dump. Se non si specifica nulla, viene assunto il valore zero.
passnoDetermina l'ordine secondo il quale i file system vengono
controllati. I file system che devono saltare il controllo devono
avere i loro passno settati a zero. Il file
system root (che deve essere controllato prima di qualsiasi altra
cosa) deve avere il suo passno settato a uno,
e i passno degli altri file system devono
essere settati a valori maggiori di uno. Se più di un
file system ha lo stesso passno allora
fsck(8) tenterà di controllare i file system in
parallelo.
Per maggiori informazioni sul formato del file
/etc/fstab e sulle opzioni che esso contiene
consulta la pagina man fstab(5).
Il comando mount(8) è ciò che in definitiva viene usato per montare i file system.
La sua forma di utilizzo elementare è:
# mount device mountpointEsistono molte opzioni, come spiegato nella pagina man di mount(8), ma le più comuni sono:
-aMonta tutti i file system elencati nel file
/etc/fstab. Le eccezioni sono quei file
system specificati come «noauto», quelli esclusi
dalla flag -t, o quei file system che sono
già montati.
-dFà tutto ad eccezione della attuale system call di
mount. Questa opzione risulta utile in congiunzione con la flag
-v per determinare quello che mount(8) sta
effettivamente tentando di fare.
-fForza il mount di un file system non correttamente smontato (pericoloso), o forza la revoca di accesso in scrittura quando si declassa lo stato di mount di un file system da lettura-scrittura a lettura solamente.
-rMonta il file system in sola lettura. Questo è
identico ad usare l'argomento ro
(rdonly per versioni di FreeBSD dopo la 5.2) con
l'opzione -o.
-t fstypeMonta il dato file system secondo il tipo di file system
specificato, oppure, se affiancato dall'opzione
-a, monta solamente i file system di un dato
tipo.
«ufs» è il tipo di file system di default.
-uAggiorna le opzioni di mount sul file system.
-vModalità verbosa.
-wMonta il file system in lettura-scrittura.
L'opzione -o accetta una lista di argomenti
separati da una virgola, inclusi i seguenti:
Non permette l'esecuzione di binari su questo file system. Questa è un'altra utile opzione di sicurezza.
Non permette l'interpretazione delle flag setuid o setgid sul file system. Anche questa è un'utile opzione di sicurezza.
Il comando umount(8) accetta, come unico parametro, un punto di
mount, un nome di dispositivo, l'opzione -a o l'opzione
-A.
Tutte queste modalità accettano l'opzione -f
per forzare la smontatura, e l'opzione -v per la
modalità verbosa. Sei avvisato che l'opzione -f
non è in generale un buona idea. Smontare in modo forzato i
file system può mandare in crash il computer o danneggiare i dati
sul file system.
Le opzioni -a e -A sono usate per
smontare tutti i file system, con la possibilità di specificare
i tipi di file system elencandoli dopo la flag -t.
Tuttavia, l'opzione -A non tenta di smontare il file
system root.
FreeBSD è un sistema operativo multi-tasking. Con questa capacità il sistema è come se potesse eseguire più di un programma alla volta. Ogni programma in esecuzione in un dato istante è chiamato processo. Ogni volta che esegui un comando fai partire almeno un nuovo processo, e ci sono molti processi di sistema che sono sempre in esecuzione, che permettono il corretto funzionamento del sistema.
Ogni processo è identificato in modo univoco da un numero
chiamato process ID, o PID,
e, come avviene per i file, ogni processo ha un proprietario e un gruppo.
Le informazioni sul proprietario e sul gruppo sono usate per determinare,
tramite il meccanismo dei permessi dei file discusso precedentemente,
quali file e quali dispositivi il processo può aprire. Inoltre
molti processi hanno un processo padre. Tale processo è il
processo che li ha generati. Per esempio, se stai digitando dei comandi
in shell allora la shell è un processo, così come lo sono i
comandi che esegui. Ogni processo che esegui in questo modo avrà
come suo processo padre la tua shell. L'eccezione a questo meccanismo
è un processo speciale chiamato init(8). Il processo
init è sempre il primo processo, quindi il suo
PID è sempre 1. init viene avviato in modo
automatico dal kernel quando si avvia FreeBSD.
Due comandi sono particolarmente utili per monitorare i processi sul
sistema, ps(1) e top(1). Il comando ps
è usato per mostrare una lista statica dei processi che sono in
esecuzione in quel momento, e può mostrare i loro PID, quanta
memoria stanno usando, la linea di comando che li ha avviati, e altro
ancora. Il comando top visualizza tutti i processi in
esecuzione, e aggiorna queste informazioni ogni qualche secondo, in modo
che puoi vedere interattivamente cosa sta facendo il tuo computer.
Di default, ps mostra solo i tuoi comandi che sono
in quel momento in esecuzione. Per esempio:
% ps
PID TT STAT TIME COMMAND
298 p0 Ss 0:01.10 tcsh
7078 p0 S 2:40.88 xemacs mdoc.xsl (xemacs-21.1.14)
37393 p0 I 0:03.11 xemacs freebsd.dsl (xemacs-21.1.14)
48630 p0 S 2:50.89 /usr/local/lib/netscape-linux/navigator-linux-4.77.bi
48730 p0 IW 0:00.00 (dns helper) (navigator-linux-)
72210 p0 R+ 0:00.00 ps
390 p1 Is 0:01.14 tcsh
7059 p2 Is+ 1:36.18 /usr/local/bin/mutt -y
6688 p3 IWs 0:00.00 tcsh
10735 p4 IWs 0:00.00 tcsh
20256 p5 IWs 0:00.00 tcsh
262 v0 IWs 0:00.00 -tcsh (tcsh)
270 v0 IW+ 0:00.00 /bin/sh /usr/X11R6/bin/startx -- -bpp 16
280 v0 IW+ 0:00.00 xinit /home/nik/.xinitrc -- -bpp 16
284 v0 IW 0:00.00 /bin/sh /home/nik/.xinitrc
285 v0 S 0:38.45 /usr/X11R6/bin/sawfishCome puoi vedere in questo esempio, l'output di ps(1) è
organizzato in molte colonne. La colonna PID si
riferisce al process ID discusso poco fà. I PID sono assegnati
partendo dal numero 1, andando fino al 99999, e ricominciando dall'inizio
una volta esauriti (se disponibili). La colonna TT
mostra su quale tty il programma è in esecuzione, e può
essere benissimo ignorata per il momento. La colonna
STAT mostra lo stato del programma, e di nuovo,
può essere benissimo ignorata. La colonna TIME
indica per quanto tempo il programma è stato in esecuzione sulla
CPU—di solito non indica il tempo trascorso da quando hai avviato
il programma, poichè la maggior parte dei programmi trascorrono
molto tempo in attesa per faccende che accadono prima che questi possano
trascorrere del tempo in CPU. Infine, la colonna
COMMAND indica la riga di comando che è stata
utilizzata per eseguire il programma.
Il comando ps(1) supporta varie opzioni per cambiare le
informazioni da visualizzare. Uno dei gruppi di opzioni più utili
è auxww. L'opzione a mostra le
informazioni riguardo a tutti i processi in esecuzione, non solo quelli
che ti appartengono. L'opzione u mostra il nome utente
del proprietario del processo, come pure la memoria utilizzata dal
processo. L'opzione x mostra le informazioni riguardo ai
processi demoni, e l'opzione ww indica a ps(1) di
visualizzare la linea di comando completa che ha avviato il processo,
piuttosto che troncarla quando è troppo lunga per essere adattata
sullo schermo.
L'output di top(1) è simile. Un esempio di esecuzione assomiglia a questo:
% top
last pid: 72257; load averages: 0.13, 0.09, 0.03 up 0+13:38:33 22:39:10
47 processes: 1 running, 46 sleeping
CPU states: 12.6% user, 0.0% nice, 7.8% system, 0.0% interrupt, 79.7% idle
Mem: 36M Active, 5256K Inact, 13M Wired, 6312K Cache, 15M Buf, 408K Free
Swap: 256M Total, 38M Used, 217M Free, 15% Inuse
PID USERNAME PRI NICE SIZE RES STATE TIME WCPU CPU COMMAND
72257 nik 28 0 1960K 1044K RUN 0:00 14.86% 1.42% top
7078 nik 2 0 15280K 10960K select 2:54 0.88% 0.88% xemacs-21.1.14
281 nik 2 0 18636K 7112K select 5:36 0.73% 0.73% XF86_SVGA
296 nik 2 0 3240K 1644K select 0:12 0.05% 0.05% xterm
48630 nik 2 0 29816K 9148K select 3:18 0.00% 0.00% navigator-linu
175 root 2 0 924K 252K select 1:41 0.00% 0.00% syslogd
7059 nik 2 0 7260K 4644K poll 1:38 0.00% 0.00% mutt
...L'output è diviso in due sezioni. La parte superiore (le prime cinque linee) mostra il PID dell'ultimo processo eseguito, il carico medio del sistema (che è un indice di quanto il sistema sia impegnato), il tempo di vita del sistema (il tempo passato dall'ultimo reboot) e l'ora corrente. I restanti numeri nella parte superiore riportano quanti processi sono in esecuzione (47 in questo caso), quanta memoria di sistema e quanta memoria di swap è stata utilizzata, e quanto tempo il sistema sta trascorrendo nei vari stati di CPU.
Sotto ci sono una serie di colonne che contengono simili informazioni a quelle contenute nell'output di ps(1). Come prima puoi vedere il PID, il nome utente, quanto tempo di CPU è stato utilizzato, e il comando che era stato eseguito. Inoltre il comando top(1) di default ti mostra quanta memoria è stata concessa al processo. Questa informazione è suddivisa in due colonne, una per la dimensione totale, e l'altra per la dimensione attuale—la dimensione totale è la quantità di memoria che l'applicazione ha richiesto, e la dimensione attuale è la quantità di memoria che sta utilizzando in quel momento. In questo esempio puoi vedere che Netscape ha richiesto quasi 30 MB di RAM, ma al momento ne sta usando solo 9 MB.
Il comando top(1) aggiorna in modo automatico queste informazioni
ogni due secondi; questo lasso temporale può essere modificato con
l'opzione s.
Quando esegui un editor risulta semplice averne il controllo, dirgli di caricare file, e così via. Tutto questo può essere fatto poichè l'editor fornisce delle agevolazioni in questo senso, e anche perchè l'editor è collegato a un terminale. Alcuni programmi non sono stati progettati per essere eseguiti con un continuo input dell'utente, e perciò questi programmi si disconnettono dal terminale alla prima occasione. Per esempio, un server web trascorre tutto il giorno rispondendo a richieste web, e normalmente non necessita di alcun input da parte tua. I programmi che trasportano la posta elettronica da un sito a un altro sito sono un altro esempio di questa classe di applicazioni.
Chiamiamo questi programmi demoni. I demoni erano dei personaggi della mitologia greca: nè buoni nè cattivi, erano piccoli spiriti custodi che, nel complesso, risultavano essere utili per l'umanità, molto similmente i server web e quelli di posta elettronica di oggi fanno cose utili. Ecco il motivo per cui la mascotte di BSD è stata per molto tempo, e lo è ancora, l'allegro demone con le scarpe da tennis e con il forcone.
Esiste la convenzione di chiamare i programmi che normalmente sono
eseguiti come demoni con una «d» finale.
BIND sta per Berkeley Internet Name Domain,
ma il nome effettivo del programma che viene eseguito è
named; il nome del programma
Apache, un server web, è
httpd; il demone dello spool di stampa è
lpd e così via. Questa è una
convenzione, non è una regola ferrea; per esempio, il principale
demone di posta elettronica per l'applicazione
Sendmail è chiamato
sendmail, e non maild, come potresti
aspettarti.
A volte puoi aver bisogno di comunicare con un processo demone.
Un modo per farlo è di mandare a esso (o ad altri processi
in esecuzione), un segnale.
Esistono svariati segnali che puoi inviare—alcuni di
questi hanno un significato specifico, altri sono interpretabili
dall'applicazione, e la documentazione dell'applicazione ti dirà
come l'applicazione stessa interpreta i segnali. Puoi mandare un segnale
solo ai processi che ti appartengono. Se mandi un segnale a un processo
che non ti appartiene con il comando kill(1) o kill(2), il
permesso ti sarà negato. L'eccezione a questa regola riguarda
l'utente root, che può mandare segnali a
processi di chiunque.
Inoltre in alcune circostanze FreeBSD invia segnali alle
applicazioni. Se un'applicazione è stata scritta malamente, e
tenta di accedere alla memoria che non gli compete, FreeBSD manda al
processo il segnale di Violazione della
Segmentazione (SIGSEGV). Se
un'applicazione ha utilizzato la system call alarm(3) in modo tale
da essere avvisata dopo un certo periodo di tempo trascorso allora
FreeBSD invierà a questa applicazione il segnale di Allarme
(SIGALRM), e così via.
Per fermare un processo possono essere utilizzati due segnali,
SIGTERM e SIGKILL.
SIGTERM è il modo cortese di terminare un
processo; il processo può catturare il
segnale, capire che vuoi abbatterlo, chiudere i file di log che potrebbe
avere aperto, e in genere terminare qualunque cosa che stava facendo prima
dell'interruzione. Nei casi in cui un processo sia coinvolto in qualche
compito che non può essere interrotto allora questo processo
può persino ignorare SIGTERM.
Il segnale SIGKILL non può essere ignorato
da un processo. Questo è il segnale che dice «Non mi
interessa cosa stai facendo, fermati subito». Se mandi il segnale
SIGKILL a un processo allora FreeBSD fermerà
subito il processo[4].
Altri segnali che potresti aver bisogno di usare sono
SIGHUP, SIGUSR1, e
SIGUSR2. Questi sono segnali a scopo generico, e
differenti applicazioni possono fare cose diverse quando catturano questi
segnali.
Supponiamo che hai cambiato il file di configurazione del tuo server
web—hai bisogno di dire al server web di rileggere la sua
configurazione. Potresti fermare e riavviare httpd, ma
questo porterebbe a un breve periodo di interruzione del tuo server
web, che potrebbe non essere gradito. Molti demoni sono stati scritti per
rispondere al segnale SIGHUP tramite la rilettura
dei loro file di configurazione. In questo modo invece di terminare e
riavviare httpd potresti inviare il segnale
SIGHUP. Poichè non esiste un modo standard di
trattare questi segnali, differenti demoni potrebbero avere un
comportamento diverso, quindi assicurati di leggere la documentazione per
il demone in questione.
I segnali sono inviati utilizzando il comando kill(1), come mostra questo esempio.
Questo esempio mostra come inviare un segnale a inetd(8). Il
file di configurazione di inetd è
/etc/inetd.conf, e inetd rilegge
questo file di configurazione quando riceve il segnale
SIGHUP.
Cerca il process ID del processo a cui vuoi mandare il segnale.
Puoi utilizzare ps(1) e grep(1) per farlo. Il comando
grep(1) viene utilizzato per perlustrare attraverso l'output,
cercando la stringa da te specificata. Questo comando viene eseguito
in modalità utente, e inetd(8) viene eseguito in
modalità root, quindi le opzioni da dare
a ps(1) sono ax.
% ps -ax | grep inetd
198 ?? IWs 0:00.00 inetd -wWCome puoi vedere il PID di inetd(8) è 198. In alcuni
casi potrebbe apparire nel risultato anche il comando
grep inetd. Questo dipende dal modo utilizzato
da ps(1) nell'elencare la lista dei processi in
esecuzione.
Usa il comando kill(1) per inviare il segnale. Poichè
inetd(8) viene eseguito in modalità
root prima devi usare il comando su(1) per
diventare root.
% su
Password:
# /bin/kill -s HUP 198Come avviene per la maggior parte dei comandi UNIX®, il comando
kill(1) non stampa il risultato dell'operazione se questa ha
avuto successo. Se mandi un segnale a un processo del quale non sei
il proprietario allora vedrai il messaggio kill:
PID: Operation not permitted.
Se sbagli il PID invierai il segnale al processo sbagliato, il che
potrebbe essere dannoso, o, se hai fortuna, manderai il segnale
a un PID che in quel momento non è in uso, e in questo caso
vedrai il messaggio kill: PID:
No such process.
/bin/kill?: Molte shell forniscono il comando kill come
comando built-in; ossia, la shell invia il segnale in modo
diretto, senza dover eseguire /bin/kill. Tutto
ciò può essere molto utile, ma le diverse shell hanno
una sintassi diversa per specificare il nome del segnale da inviare.
Invece di cercare di imparare tutte queste sintassi, può
essere più semplice usare direttamente il comando
/bin/kill ....
L'invio di altri segnali è analogo, basta sostituire
all'occorrenza TERM o KILL nella
linea di comando.
Terminare processi in modo random su un sistema può essere
una cattiva idea. In particolare, il processo init(8), con process
ID 1, è un caso molto speciale. Eseguire /bin/kill -s
KILL 1 è un modo veloce per arrestare il tuo sistema.
Controlla sempre due volte gli argomenti quando
esegui kill(1) prima di premere
Invio.
In FreeBSD, la maggior parte del lavoro di tutti i giorni viene svolto
tramite un'interfaccia a riga di comando chiamata shell. Uno dei compiti
principali di una shell è quello di prendere in input dei comandi
ed eseguirli. Inoltre molte shell hanno delle funzioni built-in
(incorporate) utili nei lavori ordinari come la gestione dei file, la
sostituzione dei nomi dei file, la modifica della riga di comando, la
creazione di macro di comandi, e la gestione delle variabili d'ambiente.
FreeBSD si propone con una serie di shell, come la Shell Bourne,
sh, e la versione successiva della C-shell,
tcsh. Molte altre shell sono disponibili nella FreeBSD
Ports Collection, come le shell zsh e
bash.
Quale shell devi usare? È veramente una questione di gusti.
Se sei un programmatore di C potresti sentirti a tuo agio con una shell
C-like come la tcsh. Se vieni da Linux o non sei
pratico dell'interfaccia a riga di comando di UNIX® potresti provare la
bash. Il fatto è che ogni shell ha delle
caratteristiche che possono o meno combaciare con il tuo ambiente di
lavoro preferito, e quindi devi scegliere tu stesso quale shell
utilizzare.
Una caratteristica comune in una shell è il completamento dei
nomi dei file. Dopo aver digitato alcuni dei primi caratteri di un
comando o di un nome di file, la shell di solito può completare
in modo automatico il resto del comando o del nome del file tramite la
pressione del tasto Tab sulla tastiera. Ecco un esempio.
Supponiamo che hai due file chiamati foobar e
foo.bar. Vuoi cancellare
foo.bar. Quello che dovresti digitare sulla tastiera
è:
rm
fo[Tab].[Tab].
La shell dovrebbe visualizzare rm
foo[BEEP].bar.
Il [BEEP] è la campanella della console, che mi segnala che la
shell è incapace di completare interamente il nome del file
poichè esiste più di una sola corrispondenza. Sia
foobar che foo.bar iniziano con
fo, tuttavia la shell è riuscita a completarlo
in foo. A questo punto premendo .,
e poi di nuovo Tab, la shell sarà in grado di
completare da sola il resto del nome del file.
Un altro aspetto di una shell è l'uso delle variabili d'ambiente. Le variabili d'ambiente sono una coppia di valori mutevoli memorizzati nello spazio dell'ambiente della shell. Questo spazio può essere letto dai programmi invocati dalla shell, e di conseguenza questo spazio può contenere le configurazioni di molti programmi. Qui sotto c'è una lista delle variabili d'ambiente più comuni con il loro rispettivo significato:
| Variabile | Descrizione |
|---|---|
USER | Il nome dell'utente attualmente loggato. |
PATH | Lista di directory separate da due punti utilizzate per la ricerca dei binari. |
DISPLAY | Nome di rete del display X11 a cui connettersi, se disponibile. |
SHELL | La shell corrente. |
TERM | Il nome del tipo di terminale dell'utente. Usato per determinare le capacità del terminale. |
TERMCAP | Serie di elementi di codici di escape del terminale utilizzati per realizzare svariate funzioni del terminale. |
OSTYPE | Il tipo di sistema operativo. FreeBSD, ad esempio. |
MACHTYPE | L'architettura della CPU su cui il sistema gira. |
EDITOR | L'editor di testo preferito dall'utente. |
PAGER | L'impaginatore di testo preferito dall'utente. |
MANPATH | Lista di directory separate da due punti utilizzate nella ricerca delle pagine man. |
Il modo di settare una variabile d'ambiente varia leggermente a
seconda della shell utilizzata. Per esempio, nelle shell C-Style come
tcsh e csh, puoi usare
setenv per settare le variabili d'ambiente. Sotto le
shell Bourne come sh e bash, puoi
usare export per settare le tue variabili d'ambiente
correnti. Per esempio, per settare o modificare la variabile d'ambiente
EDITOR a /usr/local/bin/emacs, sotto
csh o tcsh si può utilizzare
il comando:
% setenv EDITOR /usr/local/bin/emacsSotto le shell Bourne:
% export EDITOR="/usr/local/bin/emacs"Con la maggior parte delle shell puoi inoltre creare un'espansione
di una variabile d'ambiente mettendo sulla riga di comando il simbolo
$ davanti al nome della variabile stessa. Per esempio,
echo $TERM visualizzerà ciò che
corrisponde a $TERM, poichè la shell espande
$TERM e passa il risultato a
echo.
Le shell trattano molti caratteri speciali, chiamati meta-caratteri
come rappresentazioni speciali di dati. Il più comune di questi
è il simbolo *, che rappresenta diverse
istanze di caratteri in un nome di file. Questi meta-caratteri possono
essere usati per la sostituzione dei nomi di file. Per esempio, digitando
echo * è quasi come aver digitato
ls poichè la shell prende tutti i file che
corrispondono a * e li mette sulla riga di comando
con echo che quindi li visualizza.
Per impedire alla shell di interpretare questi caratteri speciali,
questi possono essere messi in escape mettendo subito prima di essi un
backslash (\). echo $TERM
visualizza il tipo del tuo terminale. echo \$TERM
visualizza $TERM così com'è.
Il modo più semplice per cambiare la propria shell è
quello di usare il comando chsh. Eseguendo
chsh verrà invocato l'editor definito nella
tua variabile d'ambiente EDITOR; nel caso in cui questa
non sia stata settata, verrà invocato vi.
Modifica la riga «Shell:» in base alle tue esigenze.
Puoi anche eseguire chsh con l'opzione
-s; in questo modo verrà settata la shell in
modo diretto, senza che sia necessario invocare l'editor. Per
esempio, se vuoi cambiare la tua shell in bash,
potresti digitare il seguente comando:
% chsh -s /usr/local/bin/bashLa shell che desideri utilizzare deve essere
presente nel file /etc/shells. Se hai installato
una shell dalla collezione dei port,
allora la nuova shell dovrebbe essere già stata inserita nel
suddetto file in modo automatico. Se installi una shell manualmente,
questo lavoro lo devi fare tu.
Per esempio, se installi bash a mano e la
metti sotto /usr/local/bin, dovresti fare
questo:
# echo "/usr/local/bin/bash" >> /etc/shellsDopo averlo fatto riavvia chsh.
La maggior parte del lavoro di configurazione in FreeBSD viene fatto tramite la modifica di file di testo. Perciò, è una buona idea familiarizzare con un editor di testo. FreeBSD si presenta con alcuni editor come parte base del sistema, e molti altri sono disponibili nella collezione dei port.
L'editor più semplice e più facile da imparare si chiama
ee, che sta per easy editor. Per avviare
ee, puoi digitare sulla riga di comando
ee filename dove filename è
il nome del file che deve essere modificato. Per esempio, per modificare
/etc/rc.conf, devi digitare ee
/etc/rc.conf. Una volta all'interno di ee,
tutti i comandi per azionare le funzioni dell'editor sono elencati nella
parte superiore del video. Il carattere ^ è il
tasto Ctrl della tastiera, quindi ^e
si riferisce alla combinazione di tasti Ctrl+e. Per uscire da ee, premi il tasto
Esc, quindi conferma l'uscita dall'editor. Se il file
ha subito delle modifiche ti verrà chiesto se le vuoi
salvare.
FreeBSD ha come parte base del sistema anche editor di testo
più potenti come vi, mentre altri
editor, come Emacs e
vim, sono inclusi nella
FreeBSD Ports Collection (editors/emacs e editors/vim). Questi editor offrono molte
più funzionalità e molta più potenza a costo di essere
un poco più complicati da imparare ad utilizzare. Comunque se
intendi utilizzare in modo intensivo un editor, imparando ad utilizzare un
editor potente come vim o
Emacs
risparmierai a lungo andare un sacco di tempo.
Il termine dispositivo viene usato prevalentemente per specificare le
unità hardware all'interno di un sistema, come i dischi, le
stampanti, le schede grafiche, e le tastiere. Durante la fase di avvio di
FreeBSD, la maggior parte delle cose che vengono visualizzate da FreeBSD
riguardano i dispositivi che sono stati rilevati. Puoi riesaminare
questi messaggi di avvio guardando il file
/var/run/dmesg.boot.
Per esempio, acd0 è il primo drive
CDROM IDE, mentre kbd0 rappresenta la
tastiera.
In un sistema operativo UNIX® la maggior parte di questi dispositivi
sono accessibili tramite dei file speciali chiamati nodi di dispositivo,
i quali sono posti nella directory /dev.
Quando aggiungi un nuovo dispositivo al tuo sistema, o ricompili il kernel per supportare dispositivi aggiuntivi, devono essere creati nuovi nodi di dispositivo.
Il file system device, o DEVFS, fornisce la
disponibilità dello spazio dei nomi dei dispositivi del kernel
allo spazio dei nomi globale del file system. Invece di dover creare
o modificare i nodi di dispositivo, DEVFS mantiene
in modo automatico questo particolare file system.
Guarda la pagina man di devfs(5) per maggiori informazioni.
Per comprendere il motivo per cui FreeBSD usa il formato elf(5), devi prima conoscere un pò i tre attuali formati eseguibili «dominanti» per UNIX®:
Il più vecchio e «classico» formato oggetto di UNIX®. Usa un'intestazione corta e compatta con un numero magico all'inizio che è spesso usato per caratterizzare il formato (vedere a.out(5) per maggiori dettagli). Contiene tre segmenti caricabili: .text, .data, e .bss più una tabella di simboli e una di stringhe.
COFF
Il formato oggetto di SVR3. Poichè l'intestazione include una porzione di tabella, puoi avere molto di più delle sole sezioni .text, .data, e .bss.
Il successore di COFF, caratterizzato da sezioni multiple e da possibili valori a 32-bit o 64-bit. Uno dei maggiori svantaggi: ELF fu progettato con l'assunzione che ci doveva essere solo un ABI per ogni tipo di architettura dei sistemi. Tale assunzione è in realtà piuttosto sbagliata, e non è vera nemmeno nel mondo commerciale di SYSV (che ha almeno tre ABI: SVR4, Solaris, SCO).
FreeBSD tenta di aggirare questo problema fornendo un utility per marchiare un eseguibile ELF con informazioni sull'ABI per il quale è stato costruito. Guarda la pagina man brandelf(1) per maggiori informazioni.
FreeBSD proviene dalla scuola «classica» e ha usato il
formato a.out(5), una tecnologia sperimentata ed utilizzata
attraverso molte generazioni delle release BSD, fino agli inizi del ramo
3.X. Sebbene fino ad allora era possibile costruire ed eseguire su
un sistema FreeBSD binari (e kernel) del formato ELF,
inizialmente FreeBSD si oppose al «salto» di cambiamento al
formato ELF come formato di default. Per quale motivo?
Dunque, quando la scuola Linux fece il suo doloroso passaggio a
ELF, questo non era sufficiente per abbandonare
il formato eseguibile a.out a causa del loro
rigido meccanismo a salto-di-tabella basato sulla libreria condivisa, il
quale rendeva la costruzione di librerie condivise un compito molto
difficile tanto per i venditori che per gli sviluppatori. Tuttavia,
quando gli strumenti di ELF furono in grado di offrire
una soluzione al problema della libreria condivisa e quando furono visti
come «la strada imminente», il costo della migrazione
fu accettato poichè necessario e avvenne così la
transizione. Il meccanismo di libreria condivisa di FreeBSD è
basato sullo stile più restrittivo del meccanismo di libreria
condivisa degli SunOS™ di Sun, e come tale, è molto facile da
utilizzare.
Quindi, perchè ci sono così tanti formati differenti?
In passato l'hardware era semplice. Questo hardware semplice
sosteneva un sistema semplice e piccolo. Il formato
a.out era del tutto adatto per rappresentare i binari
su questo semplice sistema (un PDP-11). Nonostante le persone fecero il
port di UNIX® da questo semplice sistema, esse mantennero il formato
a.out poichè era sufficiente per un primo port
di UNIX® verso architetture come Motorola 68k, VAXen, ecc.
All'epoca alcuni ingegneri hardware di spicco stabilirono che se tale
formato poteva forzare il software a fare alcuni trucchi sporchi, allora
esso sarebbe stato in grado di abbattere alcune barriere di progettazione
e permettere al core della CPU di andare più veloce. Benchè
il formato a.out fu progettato per lavorare
con questo nuovo tipo di hardware (conosciuto ai giorni d'oggi come
RISC), esso fu appena sufficiente per questo
hardware, quindi furono sviluppati altri formati per ottenere delle
prestazioni da questo hardware migliori di quelle che il limitato e
semplice formato a.out era in grado di offrire.
Furono inventati formati come il COFF,
l'ECOFF, e alcuni altri e furono esaminate le loro
limitazioni prima che fu prodotto l'ELF.
Per di più, le dimensioni dei programmi stavano diventando
enormi e i dischi (e la memoria fisica) erano ancora relativamente
piccoli, e quindi il concetto di libreria condivisa prese piede.
Inoltre il sistema di VM (Memoria Virtuale) divenne più
sofisticato. Benchè ognuno di questi miglioramenti fu fatto
utilizzando il formato a.out, la sua utilità
si distese sempre più con ogni nuova caratteristica. In aggiunta,
la gente voleva caricare alcune cose in modo dinamico al tempo di
esecuzione, o anche scartare parte dei loro programmi dopo l'esecuzione
del codice iniziale al fine di salvare memoria e spazio di swap.
I linguaggi divennero più sofisticati e le persone desideravano che
il codice venisse chiamato dopo il main in modo automatico. Furono
apportati molte migliorie al formato a.out per
permettere tutte queste cose, e sostanzialmente tutto funzionò per
un dato periodo. Col passare del tempo, il formato
a.out non fu più in grado di gestire
tutti questi problemi senza apportare dei miglioramenti al codice con
un conseguente aumento della complessità. Benchè il formato
ELF risolveva molti di questi problemi, era doloroso
migrare da un sistema che tutto sommato funzionava. Quindi il formato
ELF attese fino a quando fu meno doloroso
rimanere con il formato a.out piuttosto che migrare
al formato ELF.
Tuttavia, il tempo passò, e gli strumenti di costruzione che FreeBSD derivò dai loro strumenti di costruzione (in particolare l'assemblatore ed il loader) evolsero in due tronconi paralleli. L'albero di FreeBSD aggiunse le librerie condivise e sistemò alcuni bug. Il popolo di GNU che in origine aveva scritto questi programmi li riscrisse e aggiunse un semplice supporto per la costruzione di compilatori cross, la possibilità di produrre formati diversi a piacimento, e così via. Da quando molte persone vollero costruire compilatori cross per FreeBSD, questi furono delusi poichè i vecchi sorgenti che FreeBSD aveva per as e ld non erano pronti per questo lavoro. La nuova serie di strumenti di GNU (binutils) supportavano la compilazione cross, ELF, le librerie condivise, le estensioni C++, ecc. Inoltre molti venditori stanno rilasciando binari ELF, ed è una buona cosa per FreeBSD eseguirli.
Il formato ELF è più espressivo di
quello a.out e permette una maggiore
estensibilità nel sistema base. Gli strumenti di
ELF sono meglio mantenuti, e offrono un supporto alla
compilazione cross, che sta a cuore a molte persone.
ELF può essere un pò meno veloce di
a.out, ma tentare di misurarne le prestazioni non
è molto semplice. Ci sono anche numerosi dettagli che sono diversi
tra i due formati nel modo in cui essi mappano le pagine, gestiscono il
codice iniziale, ecc. Questi dettagli non sono molto importanti, ma tra i
due esistono delle differenze. Nel tempo il supporto per il formato
a.out verrà rimosso dal kernel
GENERIC, e alla fine sarà rimosso
completamente dal kernel non appena non ci sarà più la
necessità di eseguire programmi con il formato
a.out.
La documentazione più esauriente su FreeBSD è
costituita dalle pagine man. Quasi tutti i programmi sul sistema hanno
un piccolo manuale di riferimento che spiega il funzionamento di base e
i vari argomenti del programma stesso. Questi manuali possono essere
visualizzati con il comando man. L'uso del comando
man è semplice:
% man comandocomando è il nome del comando di cui
desideri maggiori informazioni. Per esempio, per sapere di più
circa il comando ls digita:
% man lsIl manuale in linea è diviso in sezione numerate:
Comandi utente.
System call e codici di errore.
Funzioni della libreria C.
Driver dei dispositivi.
Formati di file.
Giochi e altri passatempo.
Informazioni varie.
Comandi di mantenimento e di funzionamento del sistema.
Sviluppo del kernel.
In qualche caso, lo stesso soggetto può apparire in
più di una sezione del manuale in linea. Per esempio, esiste
un comando utente chmod e una system call
chmod(). In questo caso, puoi dire al comando
man quale vuoi specificando la sezione:
% man 1 chmodIn questo caso verrà visualizzata la pagina man del comando
utente chmod. I riferimenti di una sezione
particolare del manuale in linea sono tradizionalmente posti tra
parentesi all'interno della documentazione, quindi chmod(1) fa
riferimento al comando utente chmod e chmod(2)
fa riferimento alla system call.
Tutto questo va bene se conosci il nome del comando e desideri
semplicemente sapere come usarlo, ma cosa succede se non ricordi il nome
del comando? Puoi usare man con l'opzione
-k per ricercare tramite parole chiavi nelle
descrizioni dei comandi:
% man -k mailCon questo comando ti verrà presentata una lista di comandi
che hanno la parola chiave «mail» nella loro descrizione.
Di fatto questo meccanismo funziona proprio come il comando
apropos.
Stai dando un'occhiata a tutti quei comandi fantastici che si
trovano in /usr/bin ma non hai la più
pallida idea di cosa fanno la maggior parte di essi? Semplicemente
digita:
% cd /usr/bin
% man -f *oppure
% cd /usr/bin
% whatis *che è la stessa cosa.
FreeBSD include molte applicazioni e utility prodotti dalla Free
Software Foundation (FSF). Oltre alle pagine man, questi programmi
hanno dei più ampi documenti in ipertesto chiamati file
info che possono essere visualizzati con il comando
info, o se hai installato
emacs, con la modalità info di
emacs.
Per usare il comando info(1), digita semplicemente:
% infoPer una breve introduzione, digita h. Per un
rapido riferimento dei comandi, digita ?.
[1] Questo è il significato di i386.
Nota che anche se non stai eseguendo FreeBSD su una CPU della serie
386 di Intel, questo messaggio resta i386. Non
si riferisce al tipo del tuo processore, ma bensì
all'«architettura» del processore.
[2] Gli script di avvio sono programmi che vengono eseguiti in modo automatico durante la fase di avvio di FreeBSD. Il loro compito principale è quello di impostare l'ambiente che potrà essere utilizzato da qualsiasi altro programma che venga eseguito, ed avviare i servizi che hai configurato in modo tale da essere eseguiti in background per realizzare cose utili.
[3] Una descrizione abbastanza tecnica ed accurata di tutti i dettagli della console di FreeBSD e dei driver della tastiera può essere trovata nelle pagine man di syscons(4), atkbd(4), vidcontrol(1) e kbdcontrol(1). Qui non approfondiremo i dettagli, ma il lettore interessato può sempre consultare le pagine man per una spiegazione dettagliata e completa su come funzionano queste cose.
[4] Non è del tutto vero—ci sono alcune cose che non possono essere interrotte. Per esempio, se il processo sta tentando di leggere un file situato su un altro computer in rete, e questo computer non è disponibile per qualche ragione (è stato spento, o la rete ha qualche problema), allora il processo è detto «non interrompibile». Il processo finirà in time out, generalmente dopo due minuti. Non appena avviene il time out il processo potrà essere terminato.
FreeBSD è distribuito con una ricca collezione di strumenti di sistema come parte base del sistema. Comunque, c'è molto che si può fare prima che sia necessario installare un'applicazione aggiuntiva di terze parti. FreeBSD fornisce due tecnologie complementari per installare software di terze parti sul tuo sistema: la FreeBSD Ports Collection (per installare dai sorgenti), ed i package (per installare da binari pre-compilati). Puoi usare entrambi questi sistemi per installare l'ultima versione della tua applicazione preferita dai dispositivi locali o direttamente dalla rete.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come installare i package contenenti i binari delle applicazioni di terze parti.
Come compilare le applicazioni di terze parti dai sorgenti usando la collezione dei port.
Come rimuovere i package o i port installati in precedenza.
Come modificare i valori di default utilizzati dalla collezione dei port.
Come trovare un package specifico.
Come aggiornare le tue applicazioni.
Se hai già usato un sistema UNIX® prima d'ora saprai che la procedura tipica per installare software di terze parti è simile a questa:
Scaricare il software, che potrebbe essere distribuito sotto forma di codice sorgente, o come binario.
Scompattare il software dal suo formato di distribuzione (tipicamente un tarball compresso con compress(1), gzip(1), o con bzip2(1)).
Individuare la documentazione (probabilmente un file
INSTALL o un file README,
o qualche file nella sottodirectory doc/) e
leggere come installare il software.
Se il software è stato distribuito sotto forma di sorgente,
compilarlo. Questa fase può coinvolgere la modifica di un
Makefile, oppure l'esecuzione di uno script
configure, e qualche altro lavoro.
Installare e testare il software.
E questo se tutto va bene. Se stai installando del software di cui non è stato deliberatamente effettuato il porting in FreeBSD potresti perfino dover modificare il codice per farlo funzionare correttamente.
Se vuoi, puoi continuare ad installare il software su FreeBSD nel modo «tradizionale». Comunque, FreeBSD fornisce due tecnologie che possono farti risparmiare molti sforzi: i package e i port. Nel momento in cui scrivo, sono disponibili più di 24,000 applicazioni di terze parti tramite questi due metodi.
Per ogni applicazione, il package di FreeBSD per quella applicazione consiste in un singolo file che devi scaricare. Il package contiene una copia pre-compilata di tutti i comandi dell'applicazione, così come i file di configurazione e di documentazione. Una volta scaricato il package, questo può essere manipolato con i comandi di gestione dei package di FreeBSD, come pkg_add(1), pkg_delete(1), pkg_info(1), e così via. L'installazione di una nuova applicazione può essere fatta con un singolo comando.
In FreeBSD un port di un'applicazione è un insieme di file predisposti per automatizzare il processo di compilazione dell'applicazione partendo dal codice sorgente.
Ricorda che ci sono molte fasi che normalmente devi eseguire se vuoi compilare un programma autonomamente (scaricare, scompattare, correggere, compilare, installare). I file che costituiscono un port contengono tutte le informazioni necessarie per permettere al sistema di fare questo lavoro al posto tuo. Tu esegui una manciata di semplici comandi e il codice sorgente dell'applicazione viene automaticamente scaricato, estratto, corretto, compilato, ed installato.
Di fatto, il sistema dei port può anche essere usato per
generare package che possono essere successivamente manipolati
con pkg_add ed altri comandi di gestione dei package
che saranno presentati tra poco.
Sia i package che i port comprendono il meccanismo delle
dipendenze. Supponiamo che tu voglia installare
un'applicazione che dipende da un specifica libreria. Sia l'applicazione
che la libreria sono disponibili in FreeBSD come port o come package. Se
usi il comando pkg_add o il sistema dei port per
installare l'applicazione, entrambi noteranno che la libreria non è
installata, e automaticamente la installeranno per prima.
Dato che le due tecnologie sono abbastanza simili, probabilmente vorrai sapere perché FreeBSD le usa entrambe. I package e i port hanno i loro punti forte, e l'utilizzo dell'uno o dell'altro dipende dalle proprie preferenze personali.
Il tarball compresso di un package è tipicamente più piccolo del tarball compresso contenente il codice sorgente della stessa applicazione.
I package non richiedono alcuna compilazione aggiuntiva. Per grandi applicazioni, come Mozilla, KDE, oppure GNOME questo può essere importante, sopra tutto se usi un sistema lento.
I package non richiedono la conoscenza del processo di compilazione del software su FreeBSD.
I package sono normalmente compilati con opzioni conservative, poiché devono poter funzionare su un parco macchine il più ampio possibile. Con l'installazione dai port, puoi aggiustare le opzioni di compilazione per produrre (per esempio) del codice che sia specifico per un Pentium IV o un processore Athlon.
Alcune applicazioni hanno delle opzioni attivabili al tempo di compilazione che permettono di modificare il comportamento delle applicazioni stesse. Per esempio, Apache può essere configurato con un'ampia varietà di differenti opzioni built-in. Effettuando la compilazione dal port non sei costretto ad accettare le opzioni di default, e puoi settarle tu stesso.
In alcuni casi, ci possono essere più package per la stessa
applicazione a seconda dei settaggi ivi contenuti. Per esempio,
Ghostscript è disponibile come
package ghostscript e come package
ghostscript-nox11, a seconda che tu abbia o meno
installato un server X11. Questa sorta di adattamento è
possibile con i package, ma diviene impossibile nel caso in cui
un'applicazione ha più di una o due diverse opzioni che si
possono dare al tempo di compilazione.
Le condizioni di licenza di alcune distribuzioni di software proibiscono la distribuzione dei binari. Tali software devono essere distribuiti come codice sorgente.
Alcune persone non si fidano della distribuzione dei binari. Con il codice sorgente, puoi (in teoria) controllare il codice e cercare i suoi potenziali problemi.
Se hai delle patch, hai bisogno del sorgente per applicarle.
Ad alcune persone piace avere il codice sorgente, in modo tale da poterlo leggerlo se sono annoiati, hackerarlo, prenderne in prestito delle parti (licenza permettendo, naturalmente), e così via.
Per tenersi al corrente sugli aggiornamenti dei port, iscriviti alla mailing list sui port di FreeBSD e alla mailing list sui bug dei port di FreeBSD.
Prima di installare qualche applicazione, dovresti verificare http://vuxml.freebsd.org/ per eventuali problemi di sicurezza relativi alla tua applicazione.
Inoltre puoi installare il port security/portaudit che verificherà
in modo automatico tutte le applicazioni installate a caccia di
vulnerabilità note; una verifica verrà fatta anche
prima della compilazione dei port. Puoi usare il comando
portaudit -F -a dopo che hai installato qualche
package.
Il resto del capitolo spiegherà come usare i package ed i port per installare e gestire il software di terze parti su FreeBSD.
Prima di poter installare delle applicazioni devi sapere quale applicazione ti serve, e come viene chiamata.
La lista delle applicazioni disponibili su FreeBSD cresce continuamente. Fortunatamente, ci sono diversi sistemi per trovare quello che ti serve:
Il sito web di FreeBSD mantiene all'indirizzo http://www.FreeBSD.org/ports/ una lista aggiornata in cui puoi cercare tutte le applicazioni correntemente disponibili. I port sono divisi in categorie, e puoi sia cercare un'applicazione in base al nome (se lo conosci), sia visionare tutte le applicazioni disponibili in una data categoria.
Dan Langille mantiene FreshPort, all'indirizzo http://www.FreshPorts.org/. FreshPort segue in tempo reale i cambiamenti delle applicazioni nell'albero dei port, permettendoti di «controllare» uno o più port, e dandoti la possibilità di essere avvisato tramite email quando questi vengono aggiornati.
Se non conosci il nome dell'applicazione che desideri, prova ad usare un sito come FreshMeat (http://www.freshmeat.net/) per trovare l'applicazione, quindi controlla sul sito di FreeBSD per vedere se è già stato effettuato il porting.
Se sei a conoscenza del nome esatto del port, ma non sai in
quale categoria esso sia, puoi usare il comando whereis(1)
Semplicemente digita whereis
, dove
filefile è il programma che vuoi
installare. Se viene trovato sul tuo sistema, ti verrà
indicato dove si trova, in modo simile a quanto segue:
# whereis lsof
lsof: /usr/ports/sysutils/lsofQuesto ci dice che lsof (un'utility di
sistema) si trova nella directory
/usr/ports/sysutils/lsof.
Un altro modo per trovare un determinato port è quello
di usare il meccanismo di ricerca contenuto nella collezione dei port.
Per usare questo servizio di ricerca, devi posizionarti nella
directory /usr/ports. Una volta in quella
directory, lancia make search
name= dove
nome-programmanome-programma è il nome del
programma che vuoi cercare. Per esempio, se vuoi cercare
lsof:
# cd /usr/ports
# make search name=lsof
Port: lsof-4.56.4
Path: /usr/ports/sysutils/lsof
Info: Elenca informazioni sui file aperti (simile a fstat(1))
Maint: obrien@FreeBSD.org
Index: sysutils
B-deps:
R-deps:La parte di output sulla quale devi porre particolare attenzione è la riga «Path:», che ti dice dove puoi trovare il port. Le altre informazioni riportate non sono necessarie per installare il port, e quindi non saranno trattate in questa sede.
Inoltre per una ricerca più complessa puoi usare
make search key=
dove stringastringa fa parte del testo da cercare.
Questo ricerca nei nomi dei port, nei commenti, nelle descrizioni e
nelle dipendenze e può essere usato per cercare port che si
riferiscono ad un argomento particolare anche se non conosci il nome
del programma che stai cercando.
In entrambi i casi, la stringa di ricerca è case-insensitive. La ricerca per «LSOF» produrrà gli stessi risultati della ricerca per «lsof».
Puoi usare l'utility pkg_add(1) per installare un package di FreeBSD da un file locale o da un server sulla rete.
# ftp -a ftp2.FreeBSD.org
Connected to ftp2.FreeBSD.org.
220 ftp2.FreeBSD.org FTP server (Version 6.00LS) ready.
331 Guest login ok, send your email address as password.
230-
230- This machine is in Vienna, VA, USA, hosted by Verio.
230- Questions? E-mail freebsd@vienna.verio.net.
230-
230-
230 Guest login ok, access restrictions apply.
Remote system type is UNIX.
Using binary mode to transfer files.
ftp> cd /pub/FreeBSD/ports/packages/sysutils/
250 CWD command successful.
ftp> get lsof-4.56.4.tgz
local: lsof-4.56.4.tgz remote: lsof-4.56.4.tgz
200 PORT command successful.
150 Opening BINARY mode data connection for 'lsof-4.56.4.tgz' (92375 bytes).
100% |**************************************************| 92375 00:00 ETA
226 Transfer complete.
92375 bytes received in 5.60 seconds (16.11 KB/s)
ftp> exit
# pkg_add lsof-4.56.4.tgzSe non hai una raccolta di package locale (per esempio il
set dei CDROM di FreeBSD) allora probabilmente ti risulterà
più facile usare pkg_add(1) con l'opzione
-r. In questo modo pkg_add(1) determina
automaticamente la corretta release e il giusto formato dell'oggetto,
quindi scarica il package da un sito FTP e lo installa.
# pkg_add -r lsofL'esempio qui sopra scarica il giusto package e lo installa senza
nessun ulteriore intervento. Se vuoi specificare un sito mirror dei
package di FreeBSD alternativo, invece del sito di distibuzione principale,
devi settare la variabile PACKAGESITE come desiderato,
in modo tale da sovrascrivere i settaggi di default. pkg_add(1)
usa fetch(3) per scaricare i file, il quale rispetta varie
variabili d'ambiente, incluse FTP_PASSIVE_MODE,
FTP_PROXY, e FTP_PASSWORD. Puoi aver
bisogno di settarne qualcuna se la tua macchina è dietro un
firewall, o se utilizzi un proxy FTP/HTTP. Leggi fetch(3) per la
lista completa. Nell'esempio precedente si può anche notare che
viene usato lsof al posto di
lsof-4.56.4. Quando viene usata la modalità
di prelevamento da remoto, il numero di versione del package non deve
essere specificato. pkg_add(1) prenderà automaticamente
l'ultima versione dell'applicazione.
pkg_add(1) scaricherà la versione più recente
della tua applicazione solo se stai usando FreeBSD-CURRENT o FreeBSD-STABLE.
Se stai utilizzando una versione -RELEASE, allora verrà
scaricata la versione del package che è stato costruito per
la tua release. Tuttavia è possibile cambiare questo
comportamento modificando la variabile di ambiente
PACKAGESITE in modo opportuno. Per esempio, se hai un
un sistema FreeBSD 5.4-RELEASE, di default pkg_add(1) tenterà
di scaricare i package da
ftp://ftp.freebsd.org/pub/FreeBSD/ports/i386/packages-5.4-release/Latest/.
Se vuoi forzare pkg_add(1) a scaricare i package di
FreeBSD 5-STABLE, setta PACKAGESITE a
ftp://ftp.freebsd.org/pub/FreeBSD/ports/i386/packages-5-stable/Latest/.
I file dei package sono distribuiti nel formato
.tgz. Puoi trovarli in ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/ports/packages/,
oppure sui CDROM della distribuzione di FreeBSD. Ogni CD contenuto
nel set dei quattro CD (e nel PowerPak, ecc.) contiene i package nella
directory /packages. La disposizione dei package
è simile a quella dell'albero /usr/ports.
Ogni categoria ha la propria directory, ed ogni package può
essere trovato dentro la directory All.
La struttura delle directory del sistema dei package eguaglia quella dei port; questi due sistemi lavorano l'uno con l'altro per formare l'intero sistema dei package/port.
L'utility pkg_info(1) elenca e descrive i vari package installati.
# pkg_info
cvsup-16.1 Un comune sistema di distribuzione dei file in rete ottimizzato per CVS
docbook-1.2 Meta-port delle varie versioni del DTD DocBook
...L'utility pkg_version(1) riassume le versioni di tutti i package installati. Paragona le versioni dei package con le versioni correnti trovate nell'albero dei port.
# pkg_version
cvsup =
docbook =
...I simboli nella seconda colonna indicano il risultato del confronto tra la versione installata e quella disponibile in locale nell'albero dei port.
| Simbolo | Significato |
|---|---|
| = | Le versioni del package installato e di quello disponibile in locale nell'albero dei port sono uguali. |
| < | La versione installata è precedente a quella disponibile nell'albero dei port. |
| > | La versione installata è più aggiornata di quella trovata in locale nell'albero dei port. (L'albero dei port locale è probabilmente da aggiornare) |
| ? | Il package installato non può essere trovato nell'indice dei port. (Questo può succedere, per esempio, se un port installato viene rimosso dalla collezione dei port oppure viene rinominato.) |
| * | Ci sono più versioni del package. |
Per rimuovere un package installato in precedenza, usa l'utility pkg_delete(1).
# pkg_delete xchat-1.7.1Le sezioni seguenti forniscono le istruzioni basilari sull'uso della collezione dei port per installare e rimuovere programmi dal tuo sistema.
Prima che tu possa installare i port, devi procurarti la collezione
dei port—che essenzialmente è un set di
Makefiles, patch, e file di descrizione collocati
in /usr/ports.
Durante l'installazione del tuo sistema FreeBSD, sysinstall ti ha chiesto se volevi installare la collezione dei port. Se hai rifiutato, puoi seguire queste istruzioni per ottenerla:
Questo metodo richiede ancora l'uso di sysinstall per installare manualmente la collezione dei port.
Esegui da root
sysinstall
(/stand/sysinstall nelle versioni di FreeBSD
precedenti alla 5.2) come mostrato qui sotto:
# sysinstallScorri verso il basso e seleziona , premi Invio.
Scorri verso il basso e seleziona , premi Invio.
Scorri verso il basso fino a , premi Spazio.
Scorri verso l'alto fino a , premi Invio.
Seleziona il modo di installazione desiderato, come CDROM, FTP, e così via.
Scorri verso l'alto fino a e premi Invio.
Premi X per uscire da sysinstall.
Un altro metodo per ottenere la tua collezione dei port e per
mantenerla aggiornata consiste nell'utilizzo di
CVSup. Dai un'occhiata al file di
CVSup riguardante i port,
/usr/share/examples/cvsup/ports-supfile.
Guarda Usare CVSup (Sezione A.5, «Uso di CVSup») per maggiori informazioni sull'uso di
CVSup e del file menzionato.
Questo è un rapido metodo che utilizza CVSup per ottenere la collezione dei port. Se vuoi mantenere il tuo albero dei port aggiornato, o imparare di più su CVSup, leggi la sezione menzionata in precedenza.
Installa il package net/cvsup-without-gui:
# pkg_add -r cvsup-without-guiGuarda Installazione di CVSup (Sezione A.5.2, «Installazione») per maggiori dettagli.
Esegui cvsup:
# cvsup -L 2 -h cvsup.FreeBSD.org /usr/share/examples/cvsup/ports-supfileCambia cvsup.FreeBSD.org in un
server CVSup vicino a te. Guarda Mirror CVSup (Sezione A.5.7, «Siti CVSup») per una lista completa dei siti
mirror.
Qualcuno potrebbe voler usare il suo
ports-supfile, per esempio per evitare di
passare il server CVSup su linea di
comando.
In questo caso, da root, copia
/usr/share/examples/cvsup/ports-supfile
in una nuova locazione, come
/root o la tua directory home.
Modifica ports-supfile.
Cambia
CHANGE_THIS.FreeBSD.org
in un server CVSup vicino a
te. Guarda Mirror
CVSup (Sezione A.5.7, «Siti CVSup») per una
lista completa di siti mirror.
E ora esegui cvsup, in questo
modo:
# cvsup -L 2 /root/ports-supfilePoco dopo aver eseguito il comando cvsup(1) verranno scaricate e applicate alla tua collezione dei port tutte le modifiche recenti, anche se di fatto i port già compilati sul tuo sistema non verranno aggiornati.
La prima cosa che dovrebbe essere chiara quando si ha a che fare con la collezione dei port è l'effettivo significato di «scheletro» di un port. Brevemente, lo scheletro di un port è un insieme minimo di file che dice al tuo sistema FreeBSD come compilare ed installare un programma in modo pulito. Ogni scheletro di un port include:
Un Makefile. Il
Makefile contiene varie espressioni che
specificano come l'applicazione deve essere compilata e dove
deve essere installata sul tuo sistema.
Un file distinfo. Questo file contiene
informazioni sui file che devono essere scaricati per la
compilazione del port e sui loro checksum (somme di controllo),
utilizzati per verificare che quei file non siano stati corrotti
durante il download.
Una directory files. Questa directory
contiene le patch utilizzate per la compilazione e per
l'installazione del programma sul tuo sistema FreeBSD. Le patch
sono sostanzialmente piccoli file che specificano come modificare
alcuni file. Sono in puro formato di testo, e in modo grossolano
dicono «Rimuovi la riga 10» o
«Cambia la riga 26 in ...». Le patch sono anche
conosciute con il termine «diff» poichè sono
generate dal programma diff(1).
Questa directory può anche contenere altri file utilizzati per la costruzione del port.
Un file pkg-descr. Questo file contiene
una descrizione del programma più dettagliata, spesso su
più righe di testo.
Un file pkg-plist. Questo file contiene
l'elenco di tutti i file che saranno installati dal port.
Dice anche al sistema dei port quale file rimuovere durante la
disinstallazione.
Alcuni port hanno altri file, come
pkg-message. Il sistema dei port li usa
per affrontare speciali situazioni. Se vuoi maggiori dettagli
su questi file, e sui port in generale, leggi attentamente il
Manuale del Porter
di FreeBSD.
Il port include istruzioni su come compilare il codice sorgente, ma non include il codice sorgente stesso. Devi prendere il codice sorgente da un CDROM o da Internet. L'autore del codice sorgente può distribuirlo come desidera. Quasi sempre è un file di archivio tar compresso con gzip, ma potrebbe essere stato compresso con un altro tool o perfino potrebbe essere non compresso. Il codice sorgente del programma, in qualsiasi forma sia, è chiamato con il termine «distfile». I due metodi per installare un port di FreeBSD sono descritti qui sotto.
Devi essere root per installare i
port.
Prima di installare qualche port, dovresti assicurarti di avere l'albero della collezione dei port aggiornato e dovresti verificare http://vuxml.freebsd.org/ per eventuali problemi di sicurezza relativi alla tua applicazione.
Una verifica delle vulnerabilità di sicurezza può
essere fatta in modo automatico con
portaudit prima dell'installazione di nuove
applicazioni. Questo strumento può essere trovato nella
collezione dei port (security/portaudit). Esegui
portaudit -F prima di installare un nuovo port,
per aggiornare la base di dati delle vulnerabilità. Durante
la verifica giornaliera del sistema verrà fatto un controllo
di integrità e un aggiornamento della base di dati delle
vulnerabilità. Per maggiori informazioni leggi le pagine man
portaudit(1) e periodic(8).
Le immagini ufficiali su CDROM del progetto FreeBSD non includono più i distfile. Occupano molto spazio che è meglio utilizzato per i package precompilati. I prodotti su CDROM come il FreeBSD PowerPak includono i distfile, e puoi ordinare questi set da un venditore come FreeBSD Mall. Questa sezione presuppone che tu abbia un simile set di CDROM di FreeBSD.
Metti il tuo CDROM di FreeBSD nell'apposito lettore. Montalo
su /cdrom. (Se usi un punto di mount differente,
setta la variabile make CD_MOUNTPTS.) Per prima cosa,
vai nella directory del port che vuoi installare:
# cd /usr/ports/sysutils/lsofUna volta dentro la directory lsof,
vedrai lo scheletro del port. Il prossimo passo riguarda la
compilazione, o «costruzione», del port. Questo viene
fatto semplicemente digitando make al prompt. Una
volta che hai fatto questo, dovresti vedere qualcosa simile a quanto
segue:
# make
>> lsof_4.57D.freebsd.tar.gz doesn't seem to exist in /usr/ports/distfiles/.
>> Attempting to fetch from file:/cdrom/ports/distfiles/.
===> Extracting for lsof-4.57
...
[l'output dell'estrazione è stato tagliato]
...
>> Checksum OK for lsof_4.57D.freebsd.tar.gz.
===> Patching for lsof-4.57
===> Applying FreeBSD patches for lsof-4.57
===> Configuring for lsof-4.57
...
[l'output della configurazione è stato tagliato]
...
===> Building for lsof-4.57
...
[l'output della compilazione è stato tagliato]
...
#Nota che una volta terminata la compilazione ritornerai al tuo
prompt. Il prossimo passo riguarda l'installazione del
port. Per installarlo, devi semplicemente affiancare una parola al
comando make, e questa parola è
install:
# make install
===> Installing for lsof-4.57
...
[l'output dell'installazione è stato tagliato]
...
===> Generating temporary packing list
===> Compressing manual pages for lsof-4.57
===> Registering installation for lsof-4.57
===> SECURITY NOTE:
I binari di questo port richiedono l'esecuzione con alti privilegi.
#Quando ritornerai al tuo prompt, dovresti essere in grado di
eseguire l'applicazione che hai appena installato. Siccome
lsof è un programma che lavora con alti
privilegi, viene mostrato un avvertimento di sicurezza. Durante la
compilazione e l'installazione dei port, dovresti fare attenzione ad
ogni avvertimento che appare.
Potresti anche evitare un passaggio lanciando solamente
make install invece dei due passi separati
make e make install.
Alcune shell mantengono una cache dei comandi che sono
disponibili nelle directory elencate nella variabile d'ambiente
PATH, per velocizzare le operazioni di ricerca dei
file eseguibili di questi comandi. Se stai usando una di queste
shell, potresti dover usare il comando rehash
dopo l'installazione di un port, prima di poter usare il nuovo
comando. Questo comando funzionerà per le shell come
tcsh. Usa il comando
hash -r per le shell come
sh o shells/bash. Per maggiori
informazioni guarda la documentazione della tua shell.
Per cortesia sii consapevole che le licenze di alcuni port non permettono l'inclusione degli stessi sul CDROM. Questa limitazione potrebbe essere dovuta dalla necessità di compilare un form di registrazione prima di scaricare il software, o perché la ridistribuzione non è permessa, o per altre ragioni. Se desideri installare un port non incluso nel CDROM, dovrai essere collegato ad Internet per farlo (vedi la prossima sezione).
Questa sezione presuppone che tu abbia una connessione ad Internet
funzionante. Se non ce l'hai, dovrai utilizzare l'installazione da CDROM, oppure dovrai
copiare manualmente il distfile in
/usr/ports/distfiles.
L'installazione di un port da Internet viene fatta nello stesso modo con cui viene fatta l'installazione da CDROM. L'unica differenza tra i due modi è che il distfile del port viene preso da Internet invece che dal CDROM.
I passi richiesti sono gli stessi:
# make install
>> lsof_4.57D.freebsd.tar.gz doesn't seem to exist in /usr/ports/distfiles/.
>> Attempting to fetch from ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/ports/distfiles/.
Receiving lsof_4.57D.freebsd.tar.gz (439860 bytes): 100%
439860 bytes transferred in 18.0 seconds (23.90 kBps)
===> Extracting for lsof-4.57
...
[l'output dell'estrazione è stato tagliato]
...
>> Checksum OK for lsof_4.57D.freebsd.tar.gz.
===> Patching for lsof-4.57
===> Applying FreeBSD patches for lsof-4.57
===> Configuring for lsof-4.57
...
[l'output della configurazione è stato tagliato]
...
===> Building for lsof-4.57
...
[l'output della compilazione è stato tagliato]
...
===> Installing for lsof-4.57
...
[l'output dell'installazione è stato tagliato]
...
===> Generating temporary packing list
===> Compressing manual pages for lsof-4.57
===> Registering installation for lsof-4.57
===> SECURITY NOTE:
I binari di questo port richiedono l'esecuzione con alti privilegi.
#Come puoi vedere, la sola differenza sta nella riga che dice da dove il sistema sta ottenendo il distfile del port.
Il sistema dei port usa fetch(1) per scaricare i file,
il quale rispetta varie variabili d'ambiente, incluse
FTP_PASSIVE_MODE, FTP_PROXY,
e FTP_PASSWORD. Puoi aver bisogno di settarne
qualcuna se sei dietro a un firewall, o se usi un proxy FTP/HTTP.
Guarda fetch(3) per la lista completa.
Gli utenti che non possono essere sempre connessi ad Internet
possono usare l'opzione make
. Esegui tale comando in
cima alla directory (fetch/usr/ports) e i file
richiesti saranno scaricati. Questo comando funziona anche nelle
categorie di livello inferiore, per esempio:
/usr/ports/net. Nota che se un port dipende
da una libreria o da altri port, quel comando non
preleverà anche i distfile di questi port. Sostituisci
fetch con
fetch-recursive se vuoi prelevare anche
tutte le dipendenze di un port.
Puoi compilare tutti i port di una categoria o perfino tutti
i port eseguendo make in cima alla directory,
in modo simile a quanto fatto per il suddetto metodo make
. Comunque, questo è
rischioso poichè alcuni port non possono coesistere. Inoltre,
alcuni port potrebbero richiedere di installare due diversi file con
lo stesso nome.fetch
In alcuni casi rari, gli utenti potrebbero voler acquisire i
tarball da un sito diverso dal MASTER_SITES
(la locazione di default dove i file sono scaricati). Puoi
sovrascrivere l'opzione MASTER_SITES con il comando
seguente:
# cd /usr/ports/directory
# make MASTER_SITE_OVERRIDE= \
ftp://ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/ports/distfiles/ fetchIn questo esempio abbiamo settato MASTER_SITES
a ftp.FreeBSD.org/pub/FreeBSD/ports/distfiles/.
Alcuni port permettono (o perfino richiedono) l'impostazione
di alcune opzioni di compilazione che abilitano/disabilitano parti
dell'applicazione opzionali, settaggi di sicurezza, e altre
personalizzazioni. Alcune applicazioni che mi vengono in mente sono
www/mozilla, security/gpgme, e mail/sylpheed-claws. Quando sono
disponibili simili opzioni viene visualizzato un
messaggio.
Qualche volta è utile (o necessario) utilizzare
directory per i distfile e i port diverse da quelle di default. Le
variabili PORTSDIR e PREFIX
possono sovrascrivere le directory di default. Per esempio:
# make PORTSDIR=/usr/home/example/ports installcompilerà il port in
/usr/home/example/ports e installerà ogni
cosa sotto /usr/local.
# make PREFIX=/usr/home/example/local installcompilerà in /usr/ports ed
installerà in
/usr/home/example/local.
E naturalmente,
# make PORTSDIR=../ports PREFIX=../local installè una combinazione dei due (è troppo lungo da scrivere per intero su questa pagina, ma dovrebbe darti lo stesso un'idea generale).
Alternativamente, queste variabili potrebbero essere settate nel tuo ambiente. Leggi la pagina man della tua shell per sapere come fare.
Alcuni port che usano imake (una parte dell'X
Window System) non funzionano bene con
PREFIX, e si ostinano ad installarsi sotto
/usr/X11R6. In modo analogo, alcuni port di Perl
ignorano PREFIX e si installano nell'albero del
Perl. Far rispettare a questi port PREFIX è
spesso un lavoro difficile o persino impossibile.
Ora che sai come installare i port, probabilmente ti chiederai come
rimuoverli, caso mai ne installassi uno e successivamente ti accorgessi
che hai installato il port sbagliato. Rimuoveremo il port utilizzato
nel nostro esempio precedente (che era lsof se non
sei stato attento). Come con l'installazione dei port, la prima cosa
che devi fare è andare nella directory del port,
/usr/ports/sysutils/lsof. Dopo aver cambiato
directory, sei pronto per disinstallare lsof.
Questo viene fatto con il comando
make deinstall:
# cd /usr/ports/sysutils/lsof
# make deinstall
===> Deinstalling for lsof-4.57È stato abbastanza facile. In questo modo hai rimosso
lsof dal tuo sistema. Se volessi reinstallarlo, puoi
farlo lanciando make reinstall dalla directory
/usr/ports/sysutils/lsof.
Le sequenze make deinstall e make
reinstall non funzionano più una volta che hai dato
un make clean. Se vuoi disinstallare un port dopo un
make clean, usa pkg_delete(1) come
discusso nella sezione del Manuale
riguardante i Package.
Usando la collezione dei port con il passare del tempo puoi
facilmente esaurire lo spazio del tuo disco. Infatti compilando ed
installando software con i port, l'albero dei port tende ad aumentare in
dimensioni, quindi dovresti sempre ricordarti di ripulire le
directory temporanee work usando
il comando make . Questo
rimuoverà la directory cleanwork
dopo che un port è stato compilato ed installato. Inoltre puoi
rimuovere i file sorgenti della distribuzione dalla
directory distfiles, e rimuovere
i port installati che non sono più utilizzati.
Alcuni utenti limitano le categorie dei port disponibili mettendo un
elemento nel file refuse. In questo modo, quando
viene eseguita l'applicazione CVSup, questa non
scaricherà i file delle categorie specificate nel file
refuse. Maggiori informazioni riguardo il file
refuse possono essere trovate nella Sezione A.5.3.1, «Il File refuse».
Dopo che hai aggiornato la tua collezione dei port, prima di
tentare di aggiornare un port, dovresti verificare il file
/usr/ports/UPDATING. Questo file riporta alcuni
problemi che gli utenti potrebbero incontrare durante l'aggiornamento
di un port con le relative soluzioni.
Mantenere i tuoi port aggiornati può essere un lavoro noioso.
Per esempio, per aggiornare dovresti andare nella directory del port,
compilare il port, disinstallare il vecchio port, installare quello
nuovo, e quindi ripulire la directory di lavoro. Immagina di fare
tutto ciò per cinque port, noioso vero? Questo era uno dei
maggiori problemi per gli amministratori di sistema, e ora abbiamo
strumenti che fanno questo lavoro per noi. Per esempio l'utility
sysutils/portupgrade fa tutto
questo! Installalo come qualsiasi altro port, usando il comando
make .install clean
Ora crea un database con il comando pkgdb -F.
Verrà letta la lista dei port installati e verrà creato
un file database nella directory /var/db/pkg.
D'ora in avanti, quando esegui portupgrade -a, questo
leggerà il database e il file dei port
INDEX. Infine,
portupgrade incomincerà a scaricare,
compilare, effettuare backup, installare, e ripulire i port che devono
essere aggiornati. portupgrade è
fornito di molte opzioni a seconda dei casi di utilizzo, tra i quali
uno è particolarmente importante.
Se vuoi aggiornare solo una determinata applicazione, e non il
database completo, usa portupgrade
, con l'opzione
pkgname-r se portupgrade dovrebbe
agire anche su tutti i package che dipendono dal dato package, o con
l'opzione -R per agire su tutti i package richiesti
dal dato package.
Per usare i package invece dei port nell'installazione, usa l'opzione
-P. Con questa opzione
portupgrade cerca nelle directory locali
elencate in PKG_PATH, o, se non sono stati trovati
localmente, scarica i package da un sito. Se i package non sono stati
trovati localmente ne è stato possibile scaricarli in remoto,
portupgrade userà i port.
Per impedire l'uso dei port, usa l'opzione -PP.
Per scaricare solo i distfile (o i package, se è stata specificata
l'opzione -P) senza compilare o installare nulla, usa l'opzione
-F. Per maggiori informazioni guarda la pagina man di
portupgrade(1).
È importante aggiornare in modo regolare il database dei
package usando il comando pkgdb -F per rattoppare
eventuali incoerenze, specialmente quando
portupgrade te lo chiede. Non interrompere
portupgrade mentre sta aggiornando il
database dei package, poichè ciò comporterà
un database inconsistente.
Esistono altre utility che fanno simili lavori, controlla la
directory ports/sysutils e guarda se ti viene
qualche idea.
Di solito dopo aver installato una nuova applicazione dovresti leggere la documentazione che potrebbe essere stata inclusa, modificare qualche file di configurazione, assicurarti che l'applicazione parta nella fase di avvio (se è un demone), e così via;.
I passi precisi che devi seguire per configurare un'applicazione sono ovviamente diversi da applicazione a applicazione. Comunque, se hai appena installato una nuova applicazione e ti stai chiedendo «Cosa faccio ora?» questi consigli potrebbero aiutarti:
Usa pkg_info(1) per scoprire quali file sono stati installati, e dove sono stati installati. Per esempio, se hai appena installato la versione 1.0.0 di FooPackage, allora questo comando
# pkg_info -L foopackage-1.0.0 | lessmostrerà tutti i file installati dal package. Fai molta
attenzione ai file nelle directory man/, che
sono le pagine man, a quelli nella directory
etc/, che sono i file di configurazione, e a
quelli in doc/, che forniscono una documentazione
più esauriente.
Se non sei sicuro della versione dell'applicazione che hai appena installato, questo comando
# pkg_info | grep foopackagetroverà tutti i package installati che contengono nel nome
foopackage. Rimpiazza
foopackage nella tua riga di comando a
seconda delle tue necessità.
Una volta che hai scoperto dove sono state posizionate le pagine man dell'applicazione, esaminale usando man(1). Analogamente, esamina i file di configurazione d'esempio, ed ogni ulteriore documentazione che può essere stata fornita.
Se l'applicazione ha un sito web, cerca della documentazione aggiuntiva, le domande più frequenti (FAQ), ed altro ancora. Se non sei sicuro dell'indirizzo del sito web questo potrebbe essere presente nell'output di
# pkg_info foopackage-1.0.0Una riga contenete WWW:, se presente, dovrebbe
fornire l'URL del sito dell'applicazione.
I port che dovrebbero avviarsi in fase di avvio (come i server
Internet) di solito installano uno script di esempio in
/usr/local/etc/rc.d. Dovresti verificare questo
script ed eventualmente modificarlo o rinominarlo. Vedi la sezione
Avvio dei
Servizi per maggiori informazioni.
Se ti dovessi imbattere in un port che per te non funziona, ci sono alcune cose che puoi fare, tra le quali:
Scopri se c'è una soluzione pendente per il port nel database dei Report dei Problemi. Se c'è, potresti usare la soluzione proposta.
Chiedi aiuto a colui che mantiene il port.
Digita make maintainer o leggi il
Makefile per trovare il suo indirizzo email.
Ricorda di includere nel messaggio il nome e la versione del port
(manda la riga $FreeBSD: del
Makefile) e l'output che descrive
l'errore.
Alcuni port non sono mantenuti da singole persone ma invece
da una mailing
list. La maggior parte di questi indirizzi sono
simili a
<freebsd-listname@FreeBSD.org>.
Tieni conto di questo quando mandi le tue questioni.
In particolare, i port mantenuti da
<freebsd-ports@FreeBSD.org> in
realtà non sono mantenuti da nessuno. Il supporto e
i fix, se ce ne sono, arrivano dalla comunità facente
parte di quella mailing list.
Sono necessari altri volontari!
Se non ottieni una risposta, puoi usare send-pr(1) per segnalare un bug report (guarda l'articolo Come Scrivere i Report dei Problemi per FreeBSD).
Aggiustarlo! Il Manuale del Porter contiene informazioni dettagliate sull'infrastruttura dei «Port» affinchè tu possa aggiustare quel port che occasionalmente non funziona o perfino proporne uno tutto tuo!
Prendi il package da un sito FTP vicino a te. La
«principale» collezione dei package è su ftp.FreeBSD.org nella directory
dei package, ma prima assicurati di
controllare il tuo mirror locale!
È più probabile
che funzionino i package rispetto alla compilazione dal sorgente e
sono anche molto più sbrigativi. Usa il programma
pkg_add(1) per installare i package sul tuo sistema.
FreeBSD usa X11 per fornire agli utenti una potente interfaccia grafica. X11 è una implementazione gratuita dell'X Window System che è stata implementata sia in Xorg che in XFree86™ (ed altri pacchetti di software che qui non menzioneremo). Le versioni di FreeBSD fino alla FreeBSD 5.2.1-RELEASE inclusa troveranno come installazione di default XFree86™, il server X11 rilasciato dal Progetto XFree86™. A partire da FreeBSD 5.3-RELEASE, la versione di default ed ufficiale è stata cambiata in Xorg, il server X11 sviluppato dalla Fondazione X.Org sotto una licenza molto simile a quella usata da FreeBSD. Sono disponibili per FreeBSD anche X server commerciali.
Questo capitolo copre l'installazione e la configurazione di X11 con enfasi su Xorg release 7.7. Per ulteriori informazioni sulla configurazione di XFree86™ (ad esempio su vecchie release di FreeBSD dove XFree86™ era la distribuzione di default di X11) o release precedenti di Xorg è sempre possibile riferirsi alla versione archiviata del Manuale di FreeBSD consultabile a questo indirizzo http://docs.FreeBSD.org/doc/.
Per maggiori informazioni sull'hardware video che X11 supporta, controlla il sito web Xorg.
Dopo aver letto questo capitolo, conoscerai:
I diversi componenti dell'X Window system, e come questi cooperano.
Come installare e configurare X11.
Come installare ed usare diversi window manager.
Come usare i font TrueType® in X11.
Come impostare il tuo sistema per il login grafico ( XDM).
Prima di leggere questo capitolo, dovresti:
Sapere come installare del software di terze parti (Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package).
Usare X per la prima volta può essere talvolta scioccante per quelli che hanno familiarità con altri ambienti grafici, come Microsoft® Windows® e Mac OS®.
Seppure non sia necessario capire tutti i dettagli dei diversi componenti di X e come interagiscono, tuttavia una qualche conoscenza di base rende possibile avvantaggiarsi delle funzionalità di X.
X non è il primo window manager scritto per UNIX®, ma è il più popolare. Il gruppo di sviluppo originale di X aveva già lavorato ad un altro sistema grafico prima di scrivere X. Il nome di quel sistema era «W» (per «Window»). X era semplicemente la lettera seguente nell'alfabeto Romano.
X può essere chiamato «X», «X Window System», «X11», e in altri modi. Chiamare X11 «X Windows» potrebbe dare fastidio a della gente; per ulteriori dettagli su questo, consulta X(7).
X è stato progettato fin dall'inizio per essere incentrato sulla rete ed adotta un modello «client-server».
Nel modello di X, il «server X» funziona sul computer che ha tastiera, monitor e mouse attaccati. Il server è responsabile di operazioni come il controllo del display, la gestione dell'input dalla tastiera e dal mouse, e di altri dispositivi di input o di output (es. una «tavoletta» può essere usata come dispositivo di input, e un proiettore video può essere un dispositivo di output alternativo). Ogni applicazione X (come XTerm, o Netscape®) è un «client». Un client spedisce messaggi al server come «Per favore disegna una finestra a queste coordinate», e il server risponde con messaggi quali «L'utente ha appena premuto il bottone OK».
In una casa o in un piccolo ufficio, il server X e i client X di solito funzioneranno sullo stesso computer. Ad ogni modo, è perfettamente possibile far funzionare il server X su un desktop meno potente, e far funzionare le applicazioni X (i client) su di una potente e costosa macchina che serve l'ufficio. In questo scenario le comunicazioni tra il client X e il server hanno luogo attraverso la rete.
Questo confonde certa gente, perchè la terminologia di X è proprio l'opposto di quello che ci si possa aspettare di solito. Normalmente ci si aspetta che il «server X» sia la grossa e potente macchina in fondo alla sala, e il «client X» sia la macchina sulla propria scrivania.
È importante ricordare che il server X è la macchina con il monitor e la tastiera, e i client X sono i programmi che mostrano le finestre.
Non c'è nulla nel protocollo che obbliga la macchina client e quella server ad utilizzare lo stesso sistema operativo, oppure a funzionare sullo stesso tipo di computer. È certamente possibile far funzionare un server X su Microsoft® Windows® o Mac OS® di Apple, e ci sono diverse applicazioni free o commerciali che fanno esattamente questo.
La filosofia di design di X è molto simile a quella di UNIX® «strumenti, non regole». Questo significa che X non prova a dire come una azione debba essere compiuta. Invece, vengono forniti degli strumenti all'utente, ed è quindi responsabilità dell'utente decidere come usare questi strumenti.
Questa filosofia si estende al fatto che X non dice come le finestre debbano comparire sullo schermo, né come queste debbano essere spostate con il mouse, né quali tasti servano per muoversi attraverso le finestre (ad esempio, Alt+Tab, nel caso di Microsoft® Windows®), né che aspetto devono avere le barre sopra ogni finestra, se queste hanno o meno bottoni di chiusura, e così via.
Al contrario X delega questa responsabilità ad una
applicazione
chiamata «Window Manager». Ci sono dozzine di window
manager disponibili per X; AfterStep,
Blackbox, ctwm,
Enlightenment,
fvwm, Sawfish,
twm, Window
Maker, ed altri. Ciascuno di questi window manager
fornisce un diverso aspetto ed ambiente; alcuni di questi supportano i
«virtual desktop»; alcuni consentono di avere delle
combinazioni di tasti predefinite per gestire il desktop; altri hanno
un pulsante «Start» o simile; altri possono avere dei
«temi», permettendo un cambio completo di aspetto e
funzionalità applicando un nuovo tema. Questi window manager, e
molti altri,
sono disponibili nella categoria x11-wm
dei Port.
Inoltre, i desktop environments KDE e GNOME hanno tutti e due il proprio window manager che si integra con il desktop.
Ciascun window manager inoltre ha a un proprio meccanismo di configurazione; alcuni si aspettano di avere un file di configurazione scritto a mano, altri hanno delle interfacce grafiche per molti dei compiti di configurazione; almeno uno (Sawfish) ha un file di configurazione scritto in un dialetto del linguaggio Lisp.
Un'altra caratteristica per la quale il window manager deve avere responsabilità è la cosiddetta «focus policy», o Regola di fuoco. Ogni sistema a finestre necessita di un modo per scegliere la finestra che deve essere attiva e che deve ricevere le comunicazioni da tastiera, e dovrebbe anche indicare in modo visibile quale finestra è attiva in un determinato momento.
Una Focus policy familiare è chiamata «click-to-focus». Questo è il modello utilizzato da Microsoft® Windows®, nel quale una finestra diventa attiva dopo aver ricevuto un click del mouse.
X non supporta alcuna focus policy particolare. È invece il Window Manager che controlla quale finestra è attiva in un determinato momento. Diversi Window manager supporteranno diversi metodi di focus. Tutti supportano il click-to-focus, e la maggioranza di questi ne supporta molti altri.
Le regole di fuoco più popolari sono:
La finestra su cui si trova il puntatore è quella che riceve il fuoco. Questa potrebbe non essere necessariamente la finestra che si trova davanti a tutte le altre. Il fuoco cambia se si punta un'altra finestra, e non c'è bisogno di fare click con il mouse.
Questa policy è una piccola estensione della focus-follows-mouse. Con focus-follows-mouse, se il mouse viene mosso sulla finestra principale (o sullo sfondo), allora nessuna finestra avrà il fuoco, e la pressione di un tasto verrà semplicemente ignorata. Con sloppy-focus, il fuoco è solamente cambiato quando il cursore entra in una nuova finestra, e non quando si esce dalla finestra corrente.
La finestra attiva è scelta dal click del mouse. La finestra potrebbe essere allora «alzata», ed apparire davanti alle altre finestre. Tutte le pressioni dei tasti saranno da quel momento dirette a questa finestra, anche se il cursore viene spostato su un'altra finestra.
Molti window manager supportano altre policy, come possono avere variazioni sul tema. Per maggiori informazioni vi preghiamo di consultare la documentazione stessa del window manager.
L'approccio di X di fornire strumenti e non regole si estende anche ai widget visti sullo schermo in ogni applicazione.
«Widget» è un termine usato per tutte quelle parti nell'interfaccia utente che possono essere cliccate o manipolate in un certo modo; bottoni, checkboxes, radio buttons, icone, liste, e così via. Microsoft® Windows® li chiama «controlli».
Sia Microsoft® Windows® che Apple Mac OS® hanno delle regole strette per i widget. Gli sviluppatori devono assicurarsi che tutte le loro applicazioni condividano lo stesso stile e lo stesso aspetto. Con X, non si è sentito un particolare bisogno di obbligare ad avere un particolare stile grafico, o settare widgets a cui aderire.
Come risultato, non aspettatevi che le applicazioni per X abbiano lo stesso stile e lo stesso aspetto. Ci sono alcuni widgets popolari e le loro variazioni, come l'originale Athena sviluppato dal MIT, Motif® (dal quale è stato modellato il widget presente su Microsoft® Windows®, tutti angoli a doppio livello e tre sfumature di grigio), OpenLook, ed altri.
Molte applicazioni nuove di X di oggi usano un widget con sembianze moderne, probabilmente Qt, usato da KDE, o GTK+, usato da GNOME. Rispetto a questo, c'è un accenno di convergenza nell'aspetto dei desktop UNIX, il che facilita le cose ai nuovi utenti.
Xorg è l'implementazione di default di X11 per FreeBSD. Xorg è l'implementazione dell'X server dell'X Window System rilasciato dalla Fondazione X.Org. Xorg è basato sul codice di XFree86™ 4.4RC2 e X11R6.6. La versione di Xorg disponibile al momento nella Collezione dei Ports è 7.7.
Per compilare ed installare Xorg dalla Collezione dei Ports digita:
# cd /usr/ports/x11/xorg
# make install cleanPer compilare Xorg nella sua interezza, accertati di avere almeno 4 GB di spazio libero disponibile.
In alternativa, X11 può essere installato direttamente dai pacchetti. Per X11 sono disponibili anche pacchetti binari da usare con pkg_add(1). Quando si usa il download da remoto di pkg_add(1), il numero di versione deve essere rimosso. pkg_add(1) scaricherà automaticamente l'ultima versione dell'applicazione.
Quindi per scaricare ed installare il pacchetto di Xorg, semplicemente digita:
# pkg_add -r xorgGli esempi sopra riportati installeranno la distribuzione completa di X11 inclusi i server, i client, i font etc. Sono anche disponibili pacchetti e port separati di X11.
Il resto del capitolo spiegherà come configurare X11 e come impostare un desktop enviroment produttivo
Prima di configurare X11 è necessario avere le seguenti informazioni sul sistema:
Specifiche del Monitor
Chipset della Scheda Video
Memoria della Scheda Video
Le specifiche del monitor sono usate da X11 per determinare la risoluzione ed il refresh rate ai quali girare. Queste specifiche possono essere di solito ottenute dalla documentazione che è arrivata con il monitor o dal sito web del produttore. Ci sono i due intervalli di numeri di cui è necessario conoscere il valore, l'horizontal scan rate ed il vertical scan rate.
Il chipset della scheda video determina quale modulo driver X11 usa per parlare con l'hardware grafico. Con la maggior parte dei chipset, questo può essere determinato automaticamente, ma è ancora utile conoscerlo caso mai la ricerca automatica non funzioni correttamente.
La memoria della scheda video determina la risoluzione e la profondità dei colori ai quali il sistema può funzionare. È importante conoscerlo cosicchè l'utente conosca i limiti del sistema.
A partire dalla versione 7.3, Xorg può spesso lavorare senza un file di configurazione particolare semplicemnte digitando al prompt:
% startxSe non funziona, o se la configurazione di default non è accettabile, allora X11 deve essere configurato manualmente. La configurazione di X11 è un processo dai molti passi. Il primo passo è creare un file di configurazione iniziale. Come super utente digita semplicemente:
# Xorg -configureQuesto genererà uno scheletro di configurazione di X11 nella
directory /root chiamato
xorg.conf.new (il fatto che tu abbia fatto un
su(1) o che tu abbia fatto una login diretta determina la variabile
ereditata $HOME). Il programma X11 cercherà di
determinare l'hardware grafico usato sul sistema e scriverà un
file di configurazione per caricare i driver corretti per l'hardware
presente sul sistema.
Il prossimo passo è testare la configurazione esistente per verificare che Xorg possa funzionare con l'hardware grafico sul sistema. Per eseguire questo passo, digita:
# Xorg -config xorg.conf.newSe appare una griglia bianca e nera con un cursore del mouse ad X, la configurazione ha avuto successo. Per uscire dal testo, premi Ctrl+Alt+Backspace simultaneamente.
Se il mouse non funziona, devi configurarlo prima di continuare. Leggi Sezione 2.9.10, «Configurazione del Mouse» nel capitolo di installazione di FreeBSD.
Quindi, fai il tuning di xorg.conf.new a
piacere. Apri il file in un editor come emacs(1) o ee(1).
Per prima cosa aggiungi le frequenze per il monitor del sistema.
Queste sono di solito espresse come synchronization rate orizzontali e
verticali. Questi valori sono aggiunti al file
xorg.conf.new sotto la sezione
"Monitor":
Le parole chiave HorizSync e
VerRefresh possono mancare sul file di
configurazione. Se mancano, è necessario aggiungerle con la
corretta horizontal synchronization rate dopo la parola chiave
HorizSync e la vertical synchronization rate dopo la
parola chiave VertRefresh. Nell'esempio sopra sono
stati immessi i valori corretti per il sistema di riferimento.
X permette che siano usate le feature di DPMS (Energy Star) con i monitor che ne dispongono. Il programma xset(1) controlla i timeout e può forzare lo standby, la sospensione o lo spegnimento. Se desideri abilitare features di DPMS per il tuo monitor, devi aggiungere le seguenti linee alla sezione del monitor:
Mentre il file di configurazione xorg.conf.new
è ancora aperto in un editor, seleziona la risoluzione di default
e la profondità del colore desiderata. Questa è definita
nella sezione "Screen":
la parola chiave DefaultDepth descrive la
profondità dei colori da usare di default. Questa opzione
può essere sovrascritta con l'opzione da command line
-depth di Xorg(1). La parola chiave
Modes descrive la risoluzione sotto cui girare per una data
profondità di colori. Nota che solo i modi standard VESA sono
supportati come definito dall'hardware grafico del sistema.
Nell'esempio di prima, la risoluzione accettata è 1024 per 768
pixels.
Alla fine, scrivi il file di configurazione e testalo usando la modalità test spiegata in precedenza.
Uno dei tool disponibili per assisterti durante la fase
di risoluzione dei problemi sono i log file di X11, che contengono
l'informazione su ogni device a cui il server X11 si collega.
I nomi dei log file di Xorg sono
nel formato /var/log/Xorg.0.log. Il nome
esatto del log può variare da Xorg.0.log
a Xorg.8.log e così
via.
Se è andato tutto bene, il file di configurazione deve essere
installato in una directory dove Xorg(1) possa trovarlo. Questa
è tipicamente /etc/X11/xorg.conf o
/usr/local/etc/X11/xorg.conf.
# cp xorg.conf.new /etc/X11/xorg.confIl processo di configurazione di X11 è ora completo. Xorg può ora essere avviato con la utility startx(1). Il server X11 può essere anche avviato con l'uso di xdm(1).
Esiste anche un tool di configurazione grafico, xorgcfg(1)
che viene distribuito con X11. Ti permette di di definire la tua
configurazione scegliendo i driver appropriati e le impostazioni.
Questo programma può essere invocato dalla console, digitando
xorgcfg -textmode. Per ulteriori dettagli,
consulta la pagina di manuale di xorgcfg(1).
In alternativa c'è anche un tool chiamato xorgconfig(1). Questo programma è una utility della console che è meno user friendly, ma potrebbe funzionare in situazioni nelle quali gli altri tool non funzionano.
La configurazione dei chipset integrati Intel® i810 richiede
l'interfaccia di programmazione AGP
agpgart
perchè X11 possa usare la scheda. Consulta la pagina di
manuale del driver agp(4) per maggiori informazioni.
Questo permetterà la configurazione dell'hardware come ogni
altra scheda grafica. Nota che su sistemi senza il driver agp(4)
compilato nel kernel, cercare di caricare il modulo con
kldload(8) non funzionerà. Questo driver deve essere nel
kernel al momento del boot, o compilandolo nel kernel, o usando
/boot/loader.conf.
Questa sezione assume una conoscenza della configurazione un pò avanzata. Se i tentativi di usare gli strumenti di configurazione standard descritti in precedenza non hanno avuto successo, ci sono abbastanza informazioni nei file di log utile per fare funzionare l'installazione. Sarà necessario un editor testuale.
Al momento i formati a tutto schermo (WSXGA, WSXGA+, WUXGA, WXGA, WXGA+, et.al.) supportano i formati 16:10 e 10:9 o frazioni dell'aspetto grafico che possono essere problematiche. Esempi di alcune risoluzioni del monitor comuni per la frazione dell'aspetto grafico sono:
2560x1600
1920x1200
1680x1050
1440x900
1280x800
In futuro, questo compito sarà semplice come aggiungere
una di queste risoluzioni come possibile Mode nella
Section "Screen", come viene mostrato di
seguito:
Xorg è abbastanza furbo da ottenere le informazioni di risoluzione dal widescreen via I2C/DDC, così conosce quali formati il monitor possa gestire come frequenze e risoluzioni.
Se quelle ModeLines non esistono nei driver,
uno potrebbe avere necessità di
dare ad Xorg un
piccolo aiuto. Usando /var/log/Xorg.0.log
uno può estrarre abbastanza informazioni da creare manualmente
una Modeline che funziona. Basta cercare linee
che assomigliano a queste:
Questa informazione è chiamata informazione EDID. Creare
una ModeLine da questa è solo questione di
mettere i numeri nell'ordine giusto:
Così la ModeLine nella sezione
"Monitor" in questo esempio somiglierebbe a questa:
Adesso, dopo aver completato questi semplici passi con l'editor, X dovrebbe partire sul tuo monitor a tutto schermo.
I font di default che vengono distribuite
con X11 non sono certo ideali per il tipico
desktop di pubblicazione. I font grandi delle presentazioni
appaiono confuse e non professionali, e i piccoli font
in Netscape® sono quasi illeggibili.
Comunque, ci sono molti font Type1 gratis e di alta qualità
(PostScript®) disponibili che possono essere usate subito con X11.
Ad esempio la collezione dei font URW (x11-fonts/urwfonts) include versioni di alta
qualità di font standard type1 (Times Roman®,
Helvetica®,
Palatino® ed altre).
La collezione Freefonts (x11-fonts/freefonts)
include molti altri font, ma la maggior parte di loro sono fatte per
essere usate con software grafico come Gimp
e non sono abbastanza complete per essere usate come font di schermo.
Inoltre, X11 può essere configurato per usare i font TrueType®
con un minimo sforzo. Per ulteriori
dettagli leggi la pagina di manuale di X(7) o la
sezione sui font TrueType®.
Per installare la collezione dei font Type1 sopra citate, esegui il seguente comando:
# cd /usr/ports/x11-fonts/urwfonts
# make install cleanE in maniera analoga per freefont o altre collezioni. Per fare
sì che l'X server usi questi font, aggiungi una linea
appropriata al file di configurazione dell'X server
(/etc/X11/xorg.conf), simile a questa:
Alternativamente, alla command line in una sessione di X esegui:
% xset fp+ /usr/local/lib/X11/fonts/URW
% xset fp rehashQuesto funzionerà ma sarà perso quando la sessione
X viene chiusa, a meno che non sia aggiunto al file di startup
(~/.xinitrc per una normale sessione
startx, o ~/.xsession quando ci
si logga attraverso un
login manager grafico come XDM).
Un terzo modo è usare il nuovo file
/usr/local/etc/fonts/local.conf: consulta la
sezione su anti-aliasing.
Xorg ha il supporto nativo per rendere
i font TrueType®. Ci sono due differenti moduli che possono abilitare
questa funzionalità. Il modulo freetype è usato in questo
esempio perchè è più consistente con gli altri
back-end di rendering degli altri font. Per abilitare il modulo
freetype basta che aggiungi la seguente linea nella sezione
"Module" del file
/etc/X11/xorg.conf:
Adesso crea una directory per i font TrueType® (ad
esempio /usr/local/lib/X11/fonts/TrueType)
e copia tutte i font TrueType® in questa directory. Ricordati
che i font TrueType® non possono essere prese direttamente da un
Macintosh®, devono essere in formato UNIX®/MS-DOS®/Windows® per
essere usate da X11. Una volta che i file sono stati copiati in questa
directory, usa il comando ttmkfdir per
creare un file fonts.dir, così che il
renderer di font X sappia che questi nuovi file sono stati installati.
ttmkfdir è disponibile dalla Collezione dei
Ports di FreeBSD come
x11-fonts/ttmkfdir.
# cd /usr/local/lib/X11/fonts/TrueType
# ttmkfdir -o fonts.dirAdesso aggiungi la directory TrueType® al percorso dei font. È lo stesso procedimento seguito sopra per i font Type1, ovvero usa
% xset fp+ /usr/local/lib/X11/fonts/TrueType
% xset fp rehasho aggiungi una linea FontPath al file
xorg.conf.
Questo è tutto. Adesso Netscape®, Gimp, StarOffice™ e tutte le altre applicazioni X dovrebbero riconoscere i font TrueType® installate. I font molto piccoli (come del testo mostrato in alta risoluzione su una pagina web) e font estremamente grandi (all'interno di StarOffice™) avranno un'apparenza molto migliore.
L'anti-aliasing dei font è stato disponibile per X11 a
partire da XFree86™ 4.0.2. Tuttavia la
configurazione dei font era complicata prima dell'introduzione di
XFree86™ 4.3.0. A partire da
XFree86™ 4.3.0, tutte i font in X11 che sono
trovati sotto le directory
/usr/local/lib/X11/fonts/ e
~/.fonts/ sono automaticamente resi disponibili
per l'anti aliasing ad applicazioni con supporto per Xft. Non tutte le
applicazioni lo hanno, ma molte hanno ricevuto supporto per Xft.
Esempi di applicazioni con supporto per Xft includono Qt 2.3 e
successivi (il toolkit per il desktop KDE),
GTK+ 2.0 e successivi (il toolkit per il desktop
GNOME) e
Mozilla 1.2 e successivi.
Per controllare quali font sono anti-aliased, o per configurare
delle proprietà anti-alias, crea (o edita, se esiste già)
il file /usr/local/etc/fonts/local.conf. Molte
caratteristiche avanzate del sistema di font Xft possono essere
configurate usando questo file; questa sezione descrive solo alcune
semplici possibilità. Per ulteriori dettagli, consulta
fonts-conf(5).
Questo file deve essere in formato XML. Presta particolare
attenzione al case, e accertati che tutti i tag siano chiusi
propriamente.
Il file inizia con l'header usuale XML seguito da una definizione
DOCTYPE, poi usa il tag <fontconfig>:
Come ricordato in precedenza, tutti i font in
/usr/local/lib/X11/fonts/ così come
quelli in ~/.fonts/ sono già resi
disponibili alle applicazioni pronte per Xft. Se desideri aggiungere
un'altra directory fuori da queste due alberature di directory,
aggiungi una linea simile a questa in
/usr/local/etc/fonts/local.conf:
Dopo aver aggiunto i nuovi font, e specialmente nuove directory, dovresti eseguire questo comando per ricostruire la cache dei font:
# fc-cache -fL'anti-aliasing rende i bordi un pò confusi, il che rende il testo piccolo più leggibile e rimuove le «scale» dal testo grande, ma può causare una cattiva visuale se applicato al testo normale. Per escludere i font di dimensione minore di 14 punti dall'anti-aliasing includi le seguenti linee:
Anche lo spazio per alcuni font a spazio singolo potrebbe essere inappropriato con l'anti-aliasing. Questo pare che sia un problema in particolare con KDE. Una possibile soluzione a questo è forzare lo spazio di questi font a 100. Aggiungi le seguenti linee:
(questo crea un alias per altri nomi comuni di font a dimensione
fissa come "mono"), e poi aggiungi:
Alcuni font, come Helvetica, potrebbero avere un problema quando
sono resi anti-alias. In genere questo si manifesta come un font che
sembra tagliato in verticale. Nella peggiore delle ipotesi, questo
potrebbe causare
il crash delle applicazioni come Mozilla.
Per evitarlo, considera di aggiungere queste linee a
local.conf:
Quando hai finito di editare il file local.conf
accertati di mettere alla fine del file il tag
</fontconfig>.
Se non lo fai le tue modifiche saranno ignorate.
Il set di font che viene di default con X11 non è molto
desiderabile quando viene reso sotto anti-alias. Un set molto migliore
può essere trovato nel port
x11-fonts/bitstream-vera.
Questo port installerà un file
/usr/local/etc/fonts/local.conf se non esiste
già. Se il file esiste, il port creerà un file
/usr/local/etc/fonts/local.conf-vera. Unisci il
contenuto di questo file in
/usr/local/etc/fonts/local.conf e i font
Bitstream automaticamente rimpiazzeranno le X11 Serif di default, Sans
Serif, e Monospaced.
Alla fine, gli utenti possono aggiungere le loro impostazioni
attraverso i loro file personali .fonts.conf.
Per farlo, ogni utente dovrebbe crearsi semplicemente un file
~/.fonts.conf. Anche questo
file dovrebbe essere in formato XML.
Un ultimo punto: con uno schermo LCD, potrebbe essere desiderabile
una resa sub-pixel. In sostanza questo tratta le componenti rosse,
verdi e blu in modo separato per migliorare la risoluzione orizzontale;
il risultato è notevole. Per abilitarlo, aggiungi queste linee
da qualche parte nel file local.conf:
A seconda del tipo di display, rgb
potrebbe essere cambiato in bgr,
vrgb o vbgr: sperimenta
e vedi quale funziona meglio.
L'anti-aliasing dovrebbe essere abilitato la prossima volta che
il server X sarà avviato. Comunque, i programmi devono sapere
come avvantaggiarsene. Al momento, il toolkit Qt lo sa, così
l'intero ambiente KDE può usare font
anti-aliased. GTK+ e GNOME possono essere
rese compatibili con l'anti-aliasing attraverso il capplet
«Font» (leggi Sezione 5.7.1.3, «Font anti-aliased con GNOME» per
dettagli). Di default Mozilla 1.2 e
successivi sapranno come usare automaticamente l'anti-aliasing. Per
disabilitarlo, ricompila Mozilla con il flag
DWITHOUT_XFT.
L'X Display Manager (XDM) è una parte opzionale dell'X Windows System che è usata per la gestione delle sessioni di login. Questo è utile in molte situazioni, inclusi desktop «X Terminal » minimali, e grandi reti di display server. Dato che l'X Window System è indipendente dalla rete e dal protocollo, c'è una grande moltitudine di configurazioni possibili per eseguire client X e server X su diverse macchine connesse da una rete. XDM fornisce un'interfaccia grafica per scegliere a quale display manager collegarsi, e digitare le informazioni di autenticazione come una combinazione di login e password.
Puoi pensare a XDM come a qualcosa che fornisce all'utente la stessa funzionalità dell'utility getty(8) (vedi ad esempio Sezione 24.3.2, «Configurazione» per dettagli). In poche parole, gestisce login di sistema al display al quale si è collegati e quindi esegue un session manager per conto dell'utente (di solito un X Window Manager). XDM quindi attende che questo programma termini, segnalando che l'utente ha finito e che dovrebbe essere mandato fuori dal display. A questo punto XDM può mostrare lo schermo di login e di scelta degli schermi per il prossimo utente.
Il programma demone è situato in
/usr/local/bin/xdm. Questo programma
può essere avviato in ogni istante come root
e inizierà a gestire il display X
sulla macchina locale. Se XDM
deve essere eseguito ogni volta che la macchina fa il boot,
un modo conveniente è quello di farlo aggiungendo una entry
a /etc/ttys. Per maggiori informazioni sul formato
e l'uso di questo file, consulta Sezione 24.3.2.1, «Aggiunta di un Elemento in /etc/ttys».
C'è una linea nel file di default /etc/ttys
per eseguire il demone XDM su un terminale
virtuale:
Di default questa entry è disabilitata; al fine di abilitarla
cambia il campo 5 da off ad on e
riavvia init(8) usando le direttive in Sezione 24.3.2.2, «Come Forzare init a Rileggere
/etc/ttys».
Il primo campo, il nome del terminale che questo programma
gestirà, è ttyv8. Questo significa che
XDM si avvierà sul nono terminale
virtuale.
La directory di configurazione di XDM
è situata in /usr/local/lib/X11/xdm. In
questa directory ci sono molti file usati per cambiare il
comportamento e l'aspetto di XDM.
Tipicamente in questi file sarà trovato:
| File | Descrizione |
|---|---|
Xaccess | Regole di autorizzazione del client. |
Xresources | Valori di default delle risorse X. |
Xservers | Lista dei display locali e remoti da gestire. |
Xsession | Script di default delle sessioni di login. |
Xsetup_* | Script per lanciare applicazioni prima dell'interfaccia di login. |
xdm-config | Configurazione globale per tutti i display che girano su questa macchina. |
xdm-errors | Errori generati dal programma server. |
xdm-pid | L'id di processo dell'XDM che è in esecuzione al momento. |
In questa directory ci sono anche alcuni scripts e programmi usati per impostare il desktop quando XDM è in esecuzione. Lo scopo di ognuno di questi file sarà descritto brevemente. La sintassi esatta e l'uso di tutti questi file è descritto in xdm(1).
La configurazione di default è una semplice finestra di login rettangolare con l'hostname della macchina mostrato in cima a grandi caratteri e sotto un prompt di «Login:» e «Password:». Questo è un buon punto di inizio per cambiare l'aspetto degli schermi XDM.
Il protocollo per connettersi ai display controllati da
XDM è chiamato l'X Display
Manager Connection Protocol (XDMCP). Questo file è
un insieme di regole per controllare le connessioni XDMCP da
remoto. È ignorato a meno che xdm-config
sia cambiato per restare in ascolto di connessioni remote. Di default
non permette a nessun client di connettersi.
Questa è un file di default dell'applicazione per il selettore di display e schermate di login. In questo, l'apparenza del programma di login può essere modificata. Il formato è identico al file app-default descritto nella documentazione di X11.
Questo è una lista dei display remoti che il programma di selezione dovrebbe fornire come scelta.
Questo è lo script di default delle sessioni
per XDM da eseguire dopo che un utente
si è loggato. Normalmente ogni utente avrà uno script
di sessione personalizzato in ~/.xsession che
sovrascriverà questo script.
Questi andranno automaticamente in esecuzione prima di
mostrare il selettore o le interfacce di login. C'è uno
script per ogni display in uso, chiamato Xsetup_
seguito dal numero del display locale (per esempio
Xsetup_0). Tipicamente questi script
eseguirannno uno o due programmi in background come
xconsole.
Questo contiene le impostazioni nella forma di default di applicazioni che sono applicabili ad ogni display che questa installazione gestisce.
Questo contiene l'output di ogni X server che
XDM cerca di eseguire. Se un display che
XDM gestisce si blocca
per qualche motivo, questo è un buon posto per cercare
messaggi di errore. Questi stessi messaggi sono anche scritti nel
file dell'utente ~/.xsession-errors in base alla
sessione.
Affinchè gli altri clienti si connettano al server di
display, devi editare le regole di controllo degli accessi ed abilitare
il processo in ascolto di connessioni. Di default queste sono
impostate a valori conservativi. Per far sì che
XDM resti in ascolto in attesa di
connessioni, per prima cosa decommenta una linea nel file
xdm-config:
e poi riavvia XDM. Ricordati che i
commenti nei file app-default iniziano con un carattere
«!», non con l'usuale «#». Possono essere
desiderabili controlli degli acccessi più stretti — guarda
le entry di esempio in Xaccess, e
fai riferimento alla pagina di manuale di xdm(1) per ulteriori
informazioni.
Ci sono molti programmi sostitutivi per il classico programma XDM. Uno di questi, kdm (distribuito con KDE) viene descritto successivamente in questo capitolo. Il display manager kdm offre molti miglioramenti visuali e rifiniture grafiche, come anche la possibilità di permettere agli utenti di scegliere il loro window manager al momento del login.
Questa sezione descrive alcuni diversi desktop environment disponibili per X su FreeBSD. Un «desktop environment» può significare tutto ciò che va da un semplice window manager ad una completa suite di applicazioni desktop, come KDE o GNOME.
GNOME è un desktop environment user-friendly che permette agli utenti di usare semplicemente il loro computer e configurarlo. GNOME include un pannello (per avviare le applicazioni e mostrarne lo status), un desktop (dove dati ed applicazioni possono essere posti), un insieme di strumenti da desktop ed applicativi, ed un insieme di convenzioni che rendono semplice per le applicazioni la cooperazione e la consistenza reciproca. Gli utenti di altri sistemi operativi o environment dovrebbero sentirsi a casa loro usando il potente ambiente grafico che GNOME offre. Ulteriori informazioni a proposito di GNOME su FreeBSD possono essere trovate sul sito FreeBSD GNOME Project. Il sito web contiene anche delle FAQ abbastanza estese circa l'installazione, la configurazione, e la gestione di GNOME.
Il software può essere installato facilmente da un pacchetto o dalla collezione dei Ports:
Per installare il pacchetto GNOME dalla rete, semplicemente digita:
# pkg_add -r gnome2Per compilare GNOME da sorgenti, usa l'albero dei ports:
# cd /usr/ports/x11/gnome2
# make install cleanUna volta che GNOME è installato, bisogna dire al server X di avviare GNOME invece del window manager di default.
Il modo più semplice per avviare
GNOME è con
GDM, il Display Manager di GNOME.
GDM, che è installato come parte
del desktop GNOME (ma è
disabilitato di default) può essere abilitato aggiungendo
gdm_enable="YES" a
/etc/rc.conf. Una volta che hai rebootato,
GNOME partirà automaticamente
una volta che ti logghi — nessuna altra configurazione è
necessaria.
GNOME può anche essere avviato
dalla command-line configurando propriamente un file chiamato
.xinitrc.
Se un file personalizzato .xinitrc è
già al suo posto, semplicemente sostituisci la linea che avvia
il window manager corrente con una che invece avvia
/usr/local/bin/gnome-session.
Se invece non è stato fatto nulla di speciale al file di
configurazione, dovrebbe essere sufficiente digitare:
% echo "/usr/local/bin/gnome-session" > ~/.xinitrcQuindi, digita startx e il desktop environment
GNOME sarà avviato.
Se un precedente display manager, come
XDM, è in uso, questo non
funzionerà. Invece, crea un file eseguibile
.xsession con lo stesso comando dentro. Per
farlo edita il file e sostituisci il window manager esistente con
/usr/local/bin/gnome-session:
% echo "#!/bin/sh" > ~/.xsession
% echo "/usr/local/bin/gnome-session" >> ~/.xsession
% chmod +x ~/.xsessionUn'altra opzione è configurare il display manager per scegliere il window manager al momento di login; la sezione in KDE details spiega come farlo per kdm, il display manager di KDE.
X11 supporta l'anti-aliasing attraverso l'estensione
«RENDER». GTK+ 2.0 e successivi (il toolkit
usato da GNOME) può fare uso di
questa funzionalità. Configurare l'anti-aliasing è
descritto in Sezione 5.5.3, «Font Anti-Aliased». Così, con
software aggiornato, è possibile usare l'anti-aliasing
all'interno del desktop GNOME. Basta che
vai in → → , e selezioni
,
, o
. Per una
applicazione GTK+ che non è parte di
GNOME, imposta la variabile di ambiente
GDK_USE_XFT
a 1 prima di avviare il programma.
KDE è un desktop environment facila da usare. Alcune delle caratteristiche che KDE fornisce alll'utente sono:
Un bel desktop moderno
Un desktop che esibisce una totale trasparenza rispetto alla rete.
Un sistema di help integrato che permette accesso conveniente e consistente all'aiuto sull'uso del desktop KDE e le sue applicazioni
Un aspetto delle applicazioni KDE consistente fra loro
Menu e toolbars standardizzate, key-bindings, color-scheme etc.
Internazionalizzazione: KDE è disponibile in più di 40 linguaggi
Configurazione del desktop centralizzata, consistente e guidata da finestre dialog
Un gran numero di utili applicazioni KDE
KDE viene installato con un browser chiamato Konqueror, che è un solido competitore di altri browser esistenti su sistemi UNIX®. Maggiori informazioni su KDE possono essere trovati al sito di KDE. Per informazioni specifiche su FreeBSD e risorse su KDE consulta il sito KDE sul sito del team di FreeBSD.
Proprio come con GNOME o altri desktop environment, il software può essere installato facilmente da pacchetto o dalla Collezione dei Port:
Per installare il pacchetto KDE dalla rete, semplicemente digita:
# pkg_add -r kdepkg_add(1) automaticamente scaricherà l'ultima versione dell'applicazione.
Per compilare KDE dai sorgenti, usa l'albero dei ports:
# cd /usr/ports/x11/kde3
# make install cleanDopo che KDE è stato
installato, bisogna dire al server X di avviarlo al posto del
window manager di default. Questo si ottiene editando il file
.xinitrc:
% echo "exec startkde" > ~/.xinitrcAdesso, ogni volta che l'X Window System è avviato con
startx, KDE
sarà il desktop.
Se si usa un display manager come
XDM, la configurazione è
leggermente differente. Devi infatti editare il
file .xsession. Le istruzioni per
kdm sono descritte di seguito in questo
capitolo.
Adesso che KDE è installato sul tuo computer, la maggior parte delle cose le puoi scoprire attraverso le pagine dell'help, o semplicemente puntando e cliccando qualche menu. Gli utenti Windows® e Mac® si sentiranno abbastanza a loro agio.
Il migliore riferimento per KDE è la documentazione on-line. KDE arriva con il suo web browser, Konqueror, dozzine di utili applicazioni e documentazione estesa. Il resto di questa sezione discute dettagli tecnici che sono difficili da imparare da una esplorazione casuale.
Un amministratore di un sistema multiutente può desiderare di avere uno schermo di login grafico per dare il benvenuto agli utenti. XDM può essere usato, come descritto in precedenza. In ogni caso, KDE include un'alternativa, kdm, che è disegnato per essere più attraente ed includere maggiori opzioni di login. In particolare, gli utenti possono facilmente scegliere (attraverso un menu) quale desktop environment (KDE, GNOME o qualcos'altro) avviare dopo essersi loggati.
Per abilitare kdm, la entry
ttyv8 in /etc/ttys deve
essere adattata. La linea assomiglia a questa:
XFce è un desktop environment basato sul toolkit GTK+ usato da GNOME, ma è molto più snello e disegnato per quelli che vogliono un semplice, efficiente desktop che sia non di meno facile da usare e configurare. Visivamente, assomiglia molto a CDE, il desktop che si trova su sistemi UNIX® commerciali. Alcune delle caratteristiche di XFce sono:
Un semplice desktop, facile da gestire
Interamente configurabile via mouse, con drag and drop, etc.
Pannelli principali simili a CDE, con menu, applets e lanciatori di applicazioni
Window manager integrato, file manager, sound manager, modulo di compatiblità GNOME e altro
I suoi temi si possono configurare (grazie a GTK+)
Veloce, snello ed efficiente: ideale per macchine vecchie/lente o macchine con poca memoria
Maggiori informazioni su XFce possono essere trovate sul sito web XFce.
Esiste un pacchetto binario per XFce al momento in cui scriviamo. Per installarlo, semplicemente digita:
# pkg_add -r xfce4In alternativa, per compilare dai sorgenti, usa la collezione dei ports:
# cd /usr/ports/x11-wm/xfce4
# make install cleanAdesso devi dire all'X server di lanciare XFce la prossima volta che X è avviato. Digita semplicemente questo:
% echo "/usr/local/bin/startxfce4" > ~/.xinitrcLa prossima volta che X è avviato,
XFce sarà il desktop. Come prima,
se un display manager come XDM è
in uso, crea un .xsession, come descritto nella
sezione su GNOME, ma con il
comando /usr/local/bin/startxfce4;
o configura il display manager per permetterti di scegliere un
desktop al momento del login, come spiegato su kdm.
Ora che sono stati trattati gli elementi di base, questa parte del Manuale di FreeBSD verterà su alcune funzionalità di FreeBSD che sono usate di frequente. Questi capitoli:
Ti introdurranno utili e conosciute applicazioni desktop: browser, strumenti produttivi, visualizzatori di documenti, ecc.
Ti mostreranno vari strumenti multimediali disponibili per FreeBSD.
Ti spiegheranno il processo di costruzione e di personalizzazione del kernel di FreeBSD, al fine di abilitare funzionalità extra sul tuo sistema.
Ti descriveranno in dettaglio il sistema di stampa, sia per setup di stampanti desktop che per quelle in rete.
Ti mostreranno come eseguire applicazioni Linux sul tuo sistema FreeBSD.
Alcuni di questi capitoli raccomandano di leggere prima altri capitoli per una migliore comprensione degli stessi, e questo è segnalato nella sinossi all'inizio di ogni capitolo.
FreeBSD può far girare una gran varietà di applicazioni desktop, come ad esempio browser per la navigazione ed editor di testi. La maggior parte di questi sono disponibili in pacchetti o possono essere automaticamente installati dalla collezione di port. Molti nuovi utenti si aspettano di trovare questo tipo di applicazioni nei loro desktop. Questo capitolo ti mostrerà come installare alcune popolari applicazioni desktop, dai package o dalla collezione dei port.
Da notare che quando installiamo programmi dalla collezione dei port, questi sono compilati dai sorgenti. Questa operazione potrebbe durare molto tempo, dipende da cosa stai compilando e dalla potenza della tua macchina. Se per te compilare i sorgenti occupa un arco di tempo troppo lungo, puoi installare la maggior parte dei programmi della collezione dei port da pacchetti precompilati.
Visto che FreeBSD è compatibile con i binari di Linux, molte applicazione originariamente scritte per Linux sono disponibili per il tuo desktop. È fortemente raccomandata la lettura del Capitolo 10, Compatibilità con i Binari di Linux prima di installare qualsiasi applicazione per Linux. La maggior parte dei port che sfruttano la compatibilità con Linux iniziano con «linux-». Ricordatelo quando cerchi un port in particolare, per esempio con whereis(1). Nella parte seguente, si presuppone che tu abbia installato il supporto per la compatibilità con i binari di Linux prima di installare qualsiasi applicazione per Linux.
Queste sono le categorie software trattate in questo capitolo:
Browser (come ad es. Mozilla, Opera, Firefox, Konqueror)
Produttività (come ad es. KOffice, AbiWord, The GIMP, OpenOffice.org)
Visualizzatori di documenti (come ad es. Acrobat Reader®, gv, Xpdf, GQview)
Finance (come ad es. GnuCash, Gnumeric, Abacus)
Prima di leggere questo capitolo, dovresti:
Essere in grado di installare altro software di terze parti (Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package).
Essere in grado di installare altro software per Linux (Capitolo 10, Compatibilità con i Binari di Linux).
Per informazioni su come avere un ambiente multimediale, leggi il Capitolo 7, Multimedia. Se vuoi installare e usare l'e-mail, sono presenti riferimenti nel Capitolo 26, Posta Elettronica.
In FreeBSD non viene preinstallato nessun browser in particolare. Invece, la directory www della collezione dei port contiene molti browser pronti per essere installati. Se non hai il tempo di compilare tutto (in alcuni casi potrebbe occupare molto tempo) molti di questi sono disponibili come package.
KDE e anche GNOME hanno dei browser HTML. Guarda la Sezione 5.7, «Desktop Environment» per avere informazioni su come installare questi ambienti desktop.
Se stai cercando dei browser leggeri, dovresti
controllare la collezione dei port per
www/dillo,
www/links, oppure
www/w3m.
Questa sezione riguarda le seguenti applicazioni:
| Nome dell'applicazione | Livello di risorse necessarie | Installazione dai port | Principali dipendenze |
|---|---|---|---|
| Mozilla | pesante | pesante | Gtk+ |
| Opera | leggero | leggero | Versione FreeBSD e versione per Linux. La versione per Linux ha come dipendenze la Compatibilità binaria con Linux e linux-openmotif |
| Firefox | medio | pesante | Gtk+ |
| Konqueror | medio | pesante | Librerie KDE |
Mozilla è un browser moderno, stabile, e completamente supportato da FreeBSD: tra le caratteristiche un motore di visualizzazione di pagine che segue completamente lo standard HTML; ha inoltre un lettore di mail e news. Presenta anche un editor HTML se vuoi comporre della pagine web. Gli utenti di Netscape® riconosceranno le somiglianze con la suite Communicator, in quanto entrambi i browser condividono parte dello sviluppo.
Su macchine lente, con una velocità di CPU minore di 233MHz o con meno di 64MB di RAM, Mozilla potrebbe utilizzare troppe risorse per essere eseguito al meglio. Potresti invece dare un'occhiata al browser Opera descritto poco più avanti in questo capitolo.
Se non puoi o non vuoi compilare Mozilla, per qualsiasi ragione, il FreeBSD GNOME team l'ha già fatto per te. Devi solo installare il pacchetto dalla rete con:
# pkg_add -r mozillaSe il pacchetto non è disponibile, e hai abbastanza tempo e spazio su disco, puoi prelevare i sorgenti di Mozilla, compilarli e installarli sul tuo sistema. Questo può essere fatto con:
# cd /usr/ports/www/mozilla
# make install cleanPuoi assicurarti una corretta inizializzazione del port di
Mozilla attraverso l'esecuzione dell'utility
chrome registry setup con i privilegi di root. In
ogni caso se vuoi prelevare alcuni add-ons come ad esempio gestori del
mouse, dovresti eseguire Mozilla come
root per installarli correttamente.
Una volta completata l'installazione di
Mozilla, non necessiti di essere ancora
root. Puoi avviare
Mozilla come browser digitando:
% mozillaPuoi avviarlo direttamente come lettore di mail e news come mostrato qui sotto:
% mozilla -mailFirefox è il browser di nuova generazione basato sul codice di Mozilla. Mozilla è una suite di applicazioni completa, includendo un browser, un client di posta elettronica, un client per chat e altro ancora. Firefox è solo un browser, e ciò lo rende di piccole dimensioni e veloce.
Installa il package con:
# pkg_add -r firefoxPuoi usare anche la collezione dei port se preferisci compilare il codice sorgente:
# cd /usr/ports/www/firefox
# make install cleanIn questa sezione e nella prossima, si presuppone che Firefox o Mozilla siano già installati.
La FreeBSD Foundation ha una licenza con Sun Microsystems per distribuire i binari di FreeBSD relativi alla Java Runtime Environment (JRE™) e al Java Development Kit (JDK™). I package binari per FreeBSD sono disponibili sul sito web della FreeBSD Foundation.
Per aggiungere il supporto Java™ a
Firefox o a
Mozilla, devi prima installare
il port java/javavmwrapper. Quindi,
scarica il package Diablo JRE™
da http://www.freebsdfoundation.org/downloads/java.shtml,
e installalo con pkg_add(1).
Avvia il tuo browser, digita
about:plugins nella barra degli indirizzi e premi
Invio. Verrà visualizzata una pagina con
un riepilogo dei plugin installati, tra i quali dovrebbe comparire
il plugin di Java™.
Se questo non accade, come root,
dai il comando seguente:
# ln -s /usr/local/diablo-jre1.5.0/plugin/i386/ns7/libjavaplugin_oji.so \
/usr/local/lib/browser_plugins/quindi riavvia il tuo browser.
Il plugin Flash™ della Macromedia® non è disponibile per FreeBSD. Tuttavia, esiste uno strato applicativo (wrapper) per eseguire una versione Linux del plugin. Questo wrapper inoltre supporta i plugin Adobe® Acrobat®, il plugin RealPlayer® e altri.
Installa il port www/linuxpluginwrapper.
Questo port richiede emulators/linux_base che è un
port di notevoli dimensioni. Segui le istruzioni a video per inizializzare
correttamente il tuo /etc/libmap.conf! Esempi
di configurazione sono installati nella directory
/usr/local/share/examples/linuxpluginwrapper/.
Il prossimo passo è installare il port www/linux-flashplugin7.
Quando hai installato il plugin, avvia il tuo browser, digita
about:plugins nella barra degli indirizzi e premi
Invio.
Dovrebbe comparire una lista con tutti i plugin disponibili.
Se il plugin di Flash™ non viene elencato, nella maggior parte dei casi
si tratta di un link simbolico mancante. Digita i seguenti comandi come
root:
# ln -s /usr/local/lib/npapi/linux-flashplugin/libflashplayer.so \
/usr/local/lib/browser_plugins/
# ln -s /usr/local/lib/npapi/linux-flashplugin/flashplayer.xpt \
/usr/local/lib/browser_plugins/Se fai ripartire il browser il plugin dovrebbe ora comparire nella lista menzionata in precedenza.
linuxpluginwrapper funziona solo su architetture i386™.
Opera è un browser pieno di funzionalità, basato sugli standard attuali. Tra le altre cose include un client di posta, di news, un client IRC e un lettore RSS/Atom. Opera è relativamente leggero e molto veloce. È disponibile in due versioni: una «nativa» per FreeBSD e una che gira sotto emulazione Linux.
Per navigare nel web con la versione per FreeBSD di Opera, installa il package:
# pkg_add -r operaAlcuni siti FTP non hanno tutti i pacchetti, ma è possibile ottenere Opera con la collezione dei port digitando:
# cd /usr/port/www/opera
# make install cleanPer installare la versione Linux di
Opera, sostituisci
linux-opera al posto di
opera nell'esempio sopra. La versione Linux
è utile in situazioni che richiedono l'uso di plugin
che sono disponibili solo per Linux, come ad esempio Adobe
Acrobat Reader®. In tutti gli altri casi, le versioni
per FreeBSD e Linux dovrebbero funzionare all stesso modo.
Konqueror fa parte di
KDE ma è anche possibile usarlo senza
KDE installando
x11/kdebase3.
Konqueror è molto più che
un browser, è anche un file manager e un lettore
multimediale.
Esistono alcuni plugin per Konqueror,
disponibili in misc/konq-plugins.
Konqueror supporta Flash™; un «How To» per ottenere supporto a Flash™ con Konqueror è disponibile al link http://freebsd.kde.org/howto.php.
Quando si parla di produttività, i nuovi utenti spesso cercano un buon pacchetto office o un facile e completo editor di testi. Non ci sono applicativi di produttività di default, mentre alcuni ambienti desktop come KDE sono muniti di un pacchetto office. FreeBSD dispone di tutto ciò che è necessario, indipendentemente dal tuo ambiente desktop.
Questa sezione riguarda le seguenti applicazioni:
| Nome dell'applicazione | Livello di risorse necessarie | Installazione dai port | Principali dipendenze |
|---|---|---|---|
| KOffice | leggero | pesante | KDE |
| AbiWord | leggero | leggero | Gtk+ o GNOME |
| The Gimp | leggero | pesante | Gtk+ |
| OpenOffice.org | pesante | molto pesante | JDK™ 1.4, Mozilla |
La comunità KDE ha fornito il suo ambiente desktop di un pacchetto office che può essere usato all'esterno dell'ambiente KDE. Questo include le quattro principali componenti che sono presenti nelle altre principale suite di office. KWord è l'editor di testi, KSpread è il foglio di calcolo elettronico, KPresenter gestisce presentazioni a slide e Kontour ti permette di disegnare documenti grafici.
Prima di installare l'ultima release di KOffice, assicurati di avere una versione aggiornata di KDE.
Per installare KOffice come pacchetto, inserisci il seguente comando:
# pkg_add -r kofficeSe il pacchetto non è disponibile puoi usare la collezione dei port. Per esempio, per installare KOffice per KDE3, digita:
# cd /usr/ports/editors/koffice-kde3
# make install cleanAbiWord è un editor di testi gratuito simile in aspetto e non solo a Microsoft® Word. È adatto per la digitazione di documenti, lettere, reports, appunti e così via. È molto veloce, contiene molte funzioni, ed è molto facile da usare.
AbiWord può importare ed esportare
file di molti tipi, compreso alcuni formati proprietari come i
.doc di Microsoft®.
AbiWord è disponibile come package. Puoi installarlo digitando:
# pkg_add -r abiwordSe il pacchetto non è disponibile puoi recuperarlo dalla collezione dei port. La collezione dei port dovrebbe essere molto più aggiornata. Puoi fare come segue:
# cd /usr/ports/editors/abiword
# make install cleanPer il disegno o il ritocco delle immagini, GIMP è un programma di manipolazione immagini molto sofisticato. Può essere usato come un semplice programma di disegno o come un programma di foto-ritocco professionale. Supporta un grande numero di plug-in, funzioni e un'interfaccia di scripting. GIMP può leggere e scrivere una enorme quantità di formati di file. Offre supporto di interfacce per scanner o tavolette.
Puoi installare il pacchetto con il seguente comando:
# pkg_add -r gimpSe il tuo sito FTP non ha il pacchetto, puoi usare la collezione dei port. La directory graphics della collezione dei port contiene anche Il Manuale di Gimp. Di seguito riportiamo come installarli:
# cd /usr/ports/graphics/gimp
# make install clean
# cd /usr/ports/graphics/gimp-manual-pdf
# make install cleanLa directory graphics
della collezione dei port contiene la versione di sviluppo
di GIMP in
graphics/gimp-devel.
La versione in formato HTML del
Manuale di Gimp è disponibile in
graphics/gimp-manual-html.
OpenOffice.org unisce tutte le applicazioni necessarie in un completo pacchetto office di produttività personale: un editor di testi, un foglio di calcolo, un software per le presentazioni e uno di disegno. La sua interfaccia utente è molto simile alle altre suite di office, può inoltre importare ed esportare file in diversi popolari formati. È disponibile in un gran numero di differenti lingue — l'internazionalizzazione è stata estesa alle interfacce, ai correttori ortografici, e ai dizionari.
L'editor di testi di OpenOffice.org usa come formato di file nativo il formato XML per incrementare la portabilità e la flessibilità. Il foglio di calcolo elettronico incorpora un linguaggio per le macro che può essere interfacciato con un database esterno. OpenOffice.org è stabile e e gira nativamente sotto Windows®, Solaris™, Linux, FreeBSD, e Mac OS® X. Altre informazioni riguardo OpenOffice.org possono essere trovate sul sito web di OpenOffice.org. Per informazioni specifiche su FreeBSD, e per scaricare direttamente i package, usa il sito web del FreeBSD OpenOffice.org Porting Team.
Per installare OpenOffice.org, digita:
# pkg_add -r openoffice.orgQuesto potrebbe funzionare quando hai una versione -RELEASE di FreeBSD. Altrimenti, dovresti dare un'occhiata al sito web del OpenOffice.org Porting Team per scaricare ed installare con pkg_add(1) il package appropriato. Sul sito sono disponibili sia la release corrente che la versione di sviluppo.
Una volta installato il pacchetto, devi digitare il comando seguente per avviare OpenOffice.org:
% openoffice.orgAl primo avvio ti verrano poste alcune questioni e verrà
creata la cartella .openoffice.org2 nella
tua directory home.
Se il pacchetto OpenOffice.org non è disponibile hai ancora la possibilità di compilare il port. Come sempre, devi tenere presente che necessiterai di molto spazio nel tuo hard disk e di molto tempo per la compilazione.
# cd /usr/ports/editors/openoffice.org-2
# make install cleanSe vuoi compilare una versione localizzata, sostituisci la linea di comando precedente con questa:
# make LOCALIZED_LANG=il_tuo_linguaggio install cleanSostituisci
il_tuo_linguaggio con il codice
ISO-code corretto. Una lista di codici di linguaggi supportati
è disponibile nel file
files/Makefile.localized, posto nella
directory del port.
Fatto ciò, OpenOffice.org può essere avviato con il comando:
% openoffice.orgAlcuni nuovi formati di documenti hanno recentemente guadagnato popolarità dall'avvento di UNIX®; i visualizzatori standard che richiedono potrebbero non essere inclusi nel sistema base. Vedremo come installare questi visualizzatori in questa sezione.
Questa sezione riguarda le seguenti applicazioni:
| Nome dell'applicazone | Livello di risorse necessarie | Installazione dai port | Maggiori dipendenze |
|---|---|---|---|
| Acrobat Reader® | leggero | leggero | Supporto per la compatibilità per i binari Linux |
| gv | leggero | leggero | Xaw3d |
| Xpdf | leggero | leggero | FreeType |
| GQview | leggero | leggero | Gtk+ o GNOME |
Molti documenti sono ora distribuiti come documenti in PDF, che significa «Portable Document Format». Uno dei visualizzatori raccomandati per file di questo tipo è Acrobat Reader®, rilasciato da Adobe per Linux. Visto che FreeBSD può eseguire binari per Linux, è disponibile anche per FreeBSD.
Per installare Acrobat Reader® 7 dalla collezione dei port, digita:
# cd /usr/ports/print/acroread7
# make install cleanIl package non è disponibile a causa di restrizioni di licenza.
gv è un visualizzatore per file PostScript® e PDF. Era originariamente basato su ghostview ma ha un look più gradevole grazie alle librerie Xaw3d. È veloce e l'interfaccia è pulita. gv ha molte funzioni, come orientamento, dimensione del foglio, scala, o antialias. Molte di queste operazioni possono essere eseguite sia dalla tastiera che dal mouse.
Per installare gv come pacchetto, digita:
# pkg_add -r gvSe non puoi scaricare il pacchetto puoi utilizzare la collezione dei port:
# cd /usr/ports/print/gv
# make install cleanSe vuoi un piccolo visualizzatore di PDF per FreeBSD, Xpdf è un leggero ed efficiente visualizzatore. Ha bisogno di veramente poche risorse ed è molto stabile. Usa i font standard di X e non ha bisogno di Motif® o di altri toolkit di X.
Per installare il pacchetto Xpdf usa questo comando:
# pkg_add -r xpdfSe il pacchetto non è disponibile o preferisci usare la collezione dei port digita:
# cd /usr/ports/graphics/xpdf
# make install cleanUna volta completata l'installazione, puoi avviare Xpdf e puoi usare il tasto destro del mouse per visualizzare il menù.
GQview è un manager di immagini. Puoi visualizzare un file con un solo click, avviare un editor esterno, visualizzare l'anteprima e molto altro. Consente inoltre di visualizzare l'anteprima delle immagini come diapositive ed alcune basilari operazioni sui file. Puoi gestire le tue collezioni di immagini e trovare facilmente i duplicati. GQview può lavorare in modalità full-screen e ha il supporto internazionale.
Se vuoi installare il pacchetto GQview, digita:
# pkg_add -r gqviewSe il pacchetto non è disponibile o preferisci usare la collezione di port digita:
# cd /usr/ports/graphics/gqview
# make install cleanSe per qualsiasi ragione vorresti gestire il tuo bilancio personale sul tuo desktop FreeBSD, ci sono alcune applicazioni potenti e facili da usare pronti per essere installate. Alcuni di questi sono compatibili con i formati di file più utilizzati, come ad esempio i formati usati da Quicken® o Excel per i documenti.
Questa sezione copre questi programmi:
| Nome dell'applicazione | Livello di risorse necessarie | Installazione dai port | Maggiori dipendenze |
|---|---|---|---|
| GnuCash | leggero | pesante | GNOME |
| Gnumeric | leggero | pesante | GNOME |
| Abacus | leggero | leggero | Tcl/Tk |
| KMyMoney | leggero | pesante | KDE |
GnuCash è parte del progetto di GNOME per mettere a disposizione degli utenti finali applicazioni facili da usare e potenti. Con GnuCash, puoi tenere traccie delle tue spese e dei tuoi guadagni, del conto bancario, o delle tue attività. Dispone di una interfaccia intuitiva pur rimanendo molto professionale.
GnuCash dispone di un ottimo registro, un sistema di account gerarchico, molte combinazioni di scelta rapida e tecniche di auto completamento. Può dividere una transazione singola in molte parti più dettagliate. GnuCash può importare e unire i file QIF di Quicken. Gestisce inoltre diversi formati esteri di valuta e data.
Per installare GnuCash nel tuo sistema, digita:
# pkg_add -r gnucashSe il pacchetto non è disponibile, puoi usare la collezione dei port:
# cd /usr/ports/finance/gnucash
# make install cleanGnumeric è un programma per
foglio di calcolo elettronico, fa parte dell'ambiente desktop
GNOME.
Dispone di molti automatismi utili, «auto completamento»
in base al formato della cella con un sistema di formattazione
automatica per molte operazioni. Può importare i files in un
gran numero di formati popolari come quelli di
Excel,
Lotus 1-2-3, o Quattro
Pro.
Gnumeric supporta l'utilizzo di grafici
attraverso il programma di grafica math/guppi.
Ha un gran numero di funzioni e permette l'utilizzo di celle formattate
come ad esempio nel formato data, valuta, numero, ora, e molti
altri.
Per installare Gnumeric come un un pacchetto, digita:
# pkg_add -r gnumericSe il pacchetto non risulta disponibile puoi usare la collezione dei port con:
# cd /usr/ports/math/gnumeric
# make install cleanAbacus è un programma per foglio di calcolo leggero e facile da usare. Include molte funzioni utili in molti campi diversi come ad esempio in statistica, finanza, e matematica. Può importare ed esportare i file in formato Excel. Abacus può esportare anche in formato PostScript®.
Per installare Abacus come pacchetto digitare:
# pkg_add -r abacusSe il pacchetto non è disponibile puoi utilizzare la collezione dei port digitando:
# cd /usr/ports/deskutils/abacus
# make install cleanKMyMoney è un gestore delle finanze personali sviluppato per KDE. KMyMoney intende fornire ed incorporare tutte quelle funzionalità importanti che si possono trovare nelle applicazioni commerciali di gestione delle finanze personali. Inoltre tra le sue caratteristiche pone in risalto la facilità di utilizzo e la caratteristica contabilità di credito e debito. KMyMoney importa file dello standard Quicken Interchange Format (QIF), traccia investimenti, gestisce valute multiple, e fornisce molti report. Tramite un plugin separato è anche possibile importare formati OFX.
Per installare KMyMoney come un pacchetto:
# pkg_add -r kmymoney2Se il pacchetto non è disponibile, puoi usare la collezione dei port:
# cd /usr/ports/finance/kmymoney2
# make install cleanAnche se FreeBSD è molto popolare tra gli ISP per le sue performance e la sua stabilità, è completamente pronto ad essere usato come desktop per l'utilizzo quotidiano. Con diverse migliaia di applicazioni disponibili sotto forma di pacchetti o port, puoi avere un desktop perfetto che soddisfi tutte le tue necessità.
Qui di seguito un piccolo riassunto delle applicazioni trattate in questo capitolo:
| Nome dell'applicazione | Nome del pacchetto | Nome del port |
|---|---|---|
| Mozilla | mozilla | www/mozilla |
| Opera | opera | www/opera |
| Firefox | firefox | www/firefox |
| KOffice | koffice-kde3 | editors/koffice-kde3 |
| AbiWord | abiword | editors/abiword |
| The GIMP | gimp | graphics/gimp |
| OpenOffice.org | openoffice | editors/openoffice-1.1 |
| Acrobat Reader® | acroread | print/acroread7 |
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| Xpdf | xpdf | graphics/xpdf |
| GQview | gqview | graphics/gqview |
| GnuCash | gnucash | finance/gnucash |
| Gnumeric | gnumeric | math/gnumeric |
| Abacus | abacus | deskutils/abacus |
FreeBSD supporta una grande varietà di schede audio, permettendoti di apprezzare un output di alta fedeltà dal tuo computer. Questo include l'abilità di registrare e riprodurre suoni nei formati MPEG Audio Layer 3 (MP3), WAV, ed Ogg Vorbis così come in molti altri formati. La FreeBSD Ports Collection contiene inoltre applicazioni che ti permettono di modificare l'audio registrato, aggiungere effetti sonori, e controllare i dispositivi MIDI collegati.
Con un po' di sperimentazione, FreeBSD
può supportare la riproduzione di file video e DVD. Il numero di
applicazioni per codificare, convertire, e riprodurre i vari formati
video è più limitato del numero delle applicazioni audio.
Per esempio nel momento in cui sto scrivendo, non esiste nella FreeBSD
Ports Collection una buona applicazione per ricodificare che
potrebbe essere usata per la conversione tra diversi formati, come
c'è con audio/sox. Tuttavia,
il panorama software in quest'area sta rapidamente cambiando.
Questo capitolo descriverà i passi necessari per configurare la tua scheda audio. La configurazione e l'installazione di X11 (Capitolo 5, L'X Window System) si sono già prese cura dei problemi hardware della tua scheda video, sebbene ci possano essere delle ottimizzazioni da applicare per una migliore riproduzione.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come configurare il sistema in modo che la scheda audio venga riconosciuta.
Metodi per verificare che la tua scheda funzioni.
Come risolvere i problemi di configurazione audio.
Come riprodurre e codificare file MP3.
Come sono supportate le applicazioni video dal server X.
Alcuni port per riprodurre/codificare filmati che danno buoni risultati.
Come riprodurre i DVD e i file .mpg e
.avi.
Come estrarre i contenuti da CD e DVD su file.
Come configurare una scheda TV.
Come configurare uno scanner di immagini.
Prima di leggere questo capitolo, dovresti:
Sapere come configurare e installare un nuovo kernel (Capitolo 8, Configurazione del Kernel di FreeBSD).
Provare a montare CD audio con il comando mount(8) produrrà un errore, come minimo, o un kernel panic, alla peggio. Questi formati hanno codifiche particolari che differiscono dal comune file system ISO.
Prima di iniziare, dovresti conoscere il modello della scheda che possiedi, il chip che utilizza, e se è una scheda PCI o ISA. FreeBSD supporta diverse schede PCI e ISA. Verifica la lista dei dispositivi audio supportati nell' Hardware Notes per vedere se la tua scheda è supportata. Inoltre tale documento ti indicherà quale driver supporta la tua scheda.
Per usare il tuo dispositivo audio, dovrai caricare i driver corretti. Il caricamento del driver del dispositivo può essere fatto in due modi. Il metodo più semplice consiste semplicemente nel caricare un modulo nel kernel per la tua scheda audio con kldload(8) che può essere fatto sia da linea di comando:
# kldload snd_emu10k1sia aggiungendo la riga appropriata al file
/boot/defaults/loader.conf come questa:
Questi esempi sono per la scheda audio Creative SoundBlaster®
Live!. Altri moduli sonori disponibili sono elencati in
/boot/loader.conf. Se hai dei dubbi su quale
driver usare, potresti provare a caricare il modulo
snd_driver:
# kldload snd_driverQuesto è un metadriver che carica i driver dei dispositivi
audio più comuni in un solo colpo. Ciò permette di
trovare velocemente il driver corretto. È anche possibile
caricare tutti i driver audio attraverso il file
/boot/loader.conf.
Se desideri scoprire il driver selezionato per la tua scheda audio
dopo aver caricato il metadriver snd_driver,
puoi verificare il file /dev/sndstat con il
comando cat /dev/sndstat.
Un altro metodo è quello di compilare staticamente il supporto per la tua scheda audio nel kernel. La sezione seguente fornisce le informazioni di cui hai bisogno per aggiungere il supporto al tuo hardware in questo metodo. Per informazioni aggiuntive su come ricompilare il kernel, guarda il Capitolo 8, Configurazione del Kernel di FreeBSD.
La prima cosa da fare è aggiungere al kernel il driver di framework audio sound(4); per fare ciò devi aggiungere la seguente riga al tuo file di configurazione del kernel:
Poi, devi aggiungere il supporto per la tua scheda audio. Di conseguenza, devi conoscere quale driver supporta la scheda. Controlla la lista dei dispositivi audio supportati nell'Hardware Notes, per determinare il driver corretto per la tua scheda sonora. Per esempio, la scheda SoundBlaster® Live! della Creative è supportata dal driver snd_emu10k1(4). Per aggiungere il supporto per questa scheda, usiamo la seguente riga:
Per conoscere la corretta sintassi da usare assicurati di
leggere la pagina man del driver. La sintassi corretta per la
configurazione del kernel di ogni driver audio supportato può
essere trovata nel file
/usr/src/sys/conf/NOTES.
Schede ISA non-PnP possono obbligarti a fornire al kernel
informazioni su alcuni settaggi della scheda audio (IRQ, porta di I/O,
etc), tipico di tutte le scheda ISA non-PnP. Questo può
essere realizzato attraverso il file
/boot/device.hints. All'avvio del sistema,
il loader(8) leggerà questo file e passerà
i settaggi al kernel. Per esempio, una vecchia scheda audio
SoundBlaster® 16 ISA non-PnP della Creative userà il driver
snd_sbc(4) in congiunzione con snd_sb16.
Per questa scheda le seguenti linee devono essere aggiunte al file
di configurazione del kernel:
e queste nel /boot/device.hints:
In questo caso, la scheda usa la porta di I/O
0x220 e l'IRQ 5.
La sintassi usata nel file /boot/device.hints
è spiegata nella pagina man di sound(4) e nella pagina man
del driver in questione.
Il settaggi qui sopra sono quelli di default. In alcuni casi, potresti avere la necesità di modificare l'IRQ o altri parametri per far funzionare la tua scheda audio. Guarda la pagina man di snd_sbc(4) per maggiori dettagli su questo driver.
Dopo aver riavviato con il nuovo kernel, o dopo aver caricato il modulo richiesto, la scheda audio dovrebbe apparire nel tuo buffer dei messaggi (dmesg(8)) in modo simile a quanto segue:
Lo stato della scheda audio può essere verificato leggendo
il file /dev/sndstat:
# cat /dev/sndstat
FreeBSD Audio Driver (newpcm)
Installed devices:
pcm0: <Intel ICH3 (82801CA)> at io 0xd800, 0xdc80 irq 5 bufsz 16384
kld snd_ich (1p/2r/0v channels duplex default)L'output del tuo sistema potrebbe essere diverso. Se nessun
dispositivo pcm viene visualizzato, rivedi
ciò che è stato fatto di recente. Ricontrolla ancora
una volta il tuo file di configurazione del kernel e assicurati di
aver scelto il driver corretto. Alcuni problemi comuni sono elencati
nella Sezione 7.2.2.1, «Problemi Comuni».
Se tutto va bene, ora dovresti avere una scheda audio funzionante. Se i pin di audio-out del tuo drive CD-ROM o DVD-ROM sono collegati correttamente alla scheda audio, puoi inserire un CD nel drive e riprodurlo con cdcontrol(1):
% cdcontrol -f /dev/acd0 play 1Varie applicazioni, come audio/workman possono offrire una migliore
interfaccia. Potresti voler installare una applicazione come
audio/mpg123 per ascoltare i file
audio MP3.
Un altro modo veloce per controllare se la scheda trasmette
dati al nodo /dev/dsp è questo:
% cat filename > /dev/dspdove filename può essere
qualsiasi file. Questo comando dovrebbe produrre del rumore, confermando
che la scheda sonora sta lavorando.
I livelli del mixer della scheda possono essere modificati attraverso il comando mixer(8). Maggiori dettagli possono essere trovati nella pagina man mixer(8).
| Errore | Soluzione |
|---|---|
| sb_dspwr(XX) timed out | Non è stata impostata correttamente la porta di I/O. |
| bad irq XX | È stato configurato erroneamente l'IRQ. Assicurati che l'IRQ impostato e quello della scheda siano gli stessi. |
| xxx: gus pcm not attached, out of memory | Non c'è abbastanza memoria disponibile per usare il dispositivo. |
| xxx: can't open /dev/dsp! | Controlla con |
È spesso desiderabile avere più sorgenti di audio che siano in grado di suonare contemporaneamente, per esempio quando esound o artsd non supportano la condivisione del dispositivo audio con una certa applicazione.
FreeBSD ti permette di fare questo attraverso i Virtual Sound Channels, che possono essere abilitati con sysctl(8). I canali virtuali permettono di multiplexare i canali di riproduzione della tua scheda audio mixando l'audio nel kernel.
Per impostare il numero dei canali virtuali, ci sono due variabili
sysctl che, se sei l'utente root, possono essere
impostate così:
# sysctl hw.snd.pcm0.vchans=4
# sysctl hw.snd.maxautovchans=4L'esempio qui sopra alloca quattro canali virtuali, che è un
numero adatto all'uso di ogni giorno.
hw.snd.pcm0.vchans è il numero dei canali
virtuali che ha pcm0, ed è configurabile
una volta che il dispositivo è collegato.
hw.snd.maxautovchans è il numero dei canali
virtuali che vengono dati a un nuovo dispositivo audio quando viene
collegato tramite kldload(8). Visto che il modulo
pcm può essere caricato
indipendentemente dai driver dell'hardware,
hw.snd.maxautovchans può contenere tanti
canali virtuali quanti ne verranno allocati successivamente ad ogni
dispositivo collegato.
Non puoi cambiare il numero di canali virtuali per un dispositivo mentre questo è in uso. Chiudi tutti i programmi che stanno usando quel dispositivo, come player di musica o demoni del suono.
Se non stai usando devfs(5), dovrai indirizzare la tua
applicazione su
/dev/dsp0.x, dove
x va da 0 a 3 se
hw.snd.pcm.0.vchans è impostato a 4 come nel
precedente esempio. Su un sistema che usa devfs(5), questo
verrà fatto automaticamente in modo trasparente per
un programma che richiede /dev/dsp0.
I valori di default per i diversi canali del mixer sono rigidamente
codificati nel codice sorgente del driver pcm(4). Ci sono svariate
applicazioni e demoni che ti permettono di settare i valori del mixer
memorizzandoli per le successive invocazioni, ma questa non
è una soluzione pulita. È possibile settare valori di
default del mixer a livello del driver — questo
è realizzabile definendo i valori desiderati nel file
/boot/device.hints, per esempio:
Questo imposterà il canale volume a un valore di default di 50 non appena il modulo pcm(4) sarà caricato.
Il formato MP3 (Audio MPEG Livello 3) raggiunge una qualità audio vicina a quella dei CD, non lasciandoti motivi per non utilizzarlo sulla tua workstation FreeBSD.
Da tempo, il più famoso lettore MP3 per X11 è XMMS (X Multimedia System). Le skin per Winamp possono essere usate con XMMS visto che la GUI è praticamente identica a quella di Winamp della Nullsoft. XMMS ha inoltre supporto nativo ai plug-in.
XMMS può essere installato dal
port o dal package multimedia/xmms.
L'interfaccia di XMMS è intuitiva, comprende una lista di brani da eseguire, un equalizzatore grafico, ed altro. Coloro che sono familiari con Winamp troveranno XMMS semplice da usare.
Il port audio/mpg123 è
un lettore MP3 alternativo, da riga di comando.
mpg123 può essere eseguito specificando il dispositivo audio e il nome del file MP3 sulla riga di comando, come mostrato qui sotto:
# mpg123 -a /dev/dsp1.0 Foobar-GreatestHits.mp3
High Performance MPEG 1.0/2.0/2.5 Audio Player for Layer 1, 2 and 3.
Version 0.59r (1999/Jun/15). Written and copyrights by Michael Hipp.
Uses code from various people. See 'README' for more!
THIS SOFTWARE COMES WITH ABSOLUTELY NO WARRANTY! USE AT YOUR OWN RISK!
Playing MPEG stream from Foobar-GreatestHits.mp3 ...
MPEG 1.0 layer III, 128 kbit/s, 44100 Hz joint-stereo/dev/dsp1.0 deve essere sostituito con il
dispositivo dsp presente sul tuo
sistema.
Prima di codificare un CD o una traccia di CD in MP3, i dati audio sul CD devono essere estratti sul disco fisso. Questo avviene copiando direttamente i dati CDDA (CD Digital Audio) in file WAV.
Il tool cdda2wav, che fa parte della suite
sysutils/cdrtools, viene usato per
estrarre le informazioni audio dai CD e i dati associati.
Mentre il CD audio è nel lettore, può essere eseguito
il seguente comando (come root) per estrarre un
intero CD in singoli (per traccia) file WAV:
# cdda2wav -D 0,1,0 -Bcdda2wav supporta anche i lettori CDROM ATAPI (IDE). Per estrarre da un lettore IDE, specifica il nome del dispositivo al posto nel numero dell'unità SCSI. Ad esempio, per estrarre la traccia 7 dal lettore IDE:
# cdda2wav -D /dev/acd0 -t 7Il -D
indica il dispositivo SCSI 0,1,00,1,0, che
corrisponde all'output di cdrecord -scanbus.
Per estrarre tracce singole, usa l'opzione -t come
mostrato:
# cdda2wav -D 0,1,0 -t 7Questo esempio estrae la settima traccia del CD audio. Per estrarre una serie di tracce, per esempio dalla traccia uno alla sette, specifica un intervallo:
# cdda2wav -D 0,1,0 -t 1+7L'utility dd(1) può anche essere usata per estrarre le tracce audio dai drive ATAPI, leggi Sezione 18.5.3, «Duplicating Audio CDs» per maggiori informazioni su questa possibilità.
Al giorno d'oggi, il programma di codifica in mp3 da scegliere
è lame.
Lame può essere trovato in audio/lame nell'albero dei port.
Usando i file WAV estratti, il seguente comando convertirà
audio01.wav in
audio01.mp3:
# lame -h -b 128 \
--tt "Titolo" \
--ta "Artista" \
--tl "Album" \
--ty "2002" \
--tc "Estratto e codificato da Blah" \
--tg "Genere" \
audio01.wav audio01.mp3128 kbits sembra essere il bitrate standard in uso per gli MP3.
Molti preferiscono la qualità maggiore dei 160, o 192.
Più alto è il bitrate, più spazio consumerà
l'MP3 risultante--ma la qualità sarà maggiore. L'opzione
-h attiva il modo «qualità migliore ma un
po' più lento"». Le opzioni che iniziano con
--t indicano i tag ID3, che solitamente contengono le
informazioni sulla canzone, da inserire all'interno del file MP3.
Ulteriori opzioni di codifica possono essere trovate consultando la
pagina man di lame.
Per masterizzare un CD audio partendo dagli MP3, questi ultimi devono essere convertiti in un formato WAV non compresso. Sia XMMS che mpg123 supportano l'output di un MP3 in un formato non compresso.
Scrittura su Disco con XMMS:
Avvia XMMS.
Clicca con il tasto destro sulla finestra per far comparire il menu di XMMS.
Seleziona Preference sotto
Options.
Cambia l'Output Plugin in «Disk Writer Plugin».
Premi Configure.
Inserisci (o scegli browse) la directory in cui salvare i file decompressi.
Carica il file MP3 in XMMS come al solito, con il volume al 100% e le impostazioni dell'equalizzatore disattivate.
Premi Play —
XMMS apparirà come se stesse
riproducendo l'MP3, ma non si sentirà nessuna musica. Sta
riproducendo la musica su un file.
Assicurati di reimpostare l'Output Plugin di default come prima per ascoltare nuovamente gli MP3.
Scrittura su stdout con mpg123:
Esegui mpg123 -s audio01.mp3
> audio01.pcm
XMMS scrive un file nel formato WAV,
mentre mpg123 converte l'MP3 direttamente in
dati audio PCM. Entrambi questi formati possono essere usati con
cdrecord per creare CD audio.
Devi utilizzare PCM con burncd(8). Se usi file WAV, noterai un
breve ticchettio all'inizio di ogni traccia, questo suono è
l'intestazione del file WAV. Puoi semplicemente rimuovere
l'intestazione del file WAV con l'utility SoX
(può essere installata dal port o dal package audio/sox):
% sox -t wav -r 44100 -s -w -c 2 track.wav track.rawLeggi Sezione 18.5, «Creating and Using Optical Media (CDs & DVDs)» per ulteriori informazioni su come usare un masterizzatore con FreeBSD.
La riproduzione video è un'area applicativa molto recente e in rapido sviluppo. Sii paziente. Non tutto funzionerà così facilmente come è stato per l'audio.
Prima di iniziare, dovresti conoscere il modello della scheda video che possiedi e il chip che usa. Sebbene Xorg e XFree86™ supportino una vasta varietà di schede video, poche offrono buone prestazioni in riproduzione. Per ottenere una lista di estensioni supportate dall'X server con la tua scheda usa il comando xdpyinfo(1) mentre X11 sta girando.
È una buona idea avere un piccolo file MPEG che possa essere
trattato come un file di test per la valutazione di vari riproduttori e
opzioni. Visto che alcuni riproduttori di DVD cercheranno di default i
DVD in /dev/dvd, o hanno questo nome di dispositivo
codificato permanentemente al loro interno, potresti trovare utile creare
dei link simbolici al dispositivo corretto:
# ln -sf /dev/acd0 /dev/dvd
# ln -sf /dev/acd0 /dev/rdvdNota che, data la natura del devfs(5), i collegamenti creati a
mano come questi non rimarranno se riavvii il sistema. Per creare i
collegamenti simbolici automaticamente quando avvii il sistema, aggiungi
le seguenti righe in /etc/devfs.conf:
# ln -sf /dev/acd0c /dev/dvd
# ln -sf /dev/acd0c /dev/rdvdIn aggiunta, la decrittazione dei DVD, che richiede l'invocazione di speciali funzioni dei DVD-ROM, richiede il permesso in scrittura sui dispositivi DVD.
Per migliorare l'interfaccia della memoria condivisa di X11, è consigliabile incrementare i valori di alcune variabili sysctl(8):
Ci sono molti modi possibili per visualizzare immagini e filmati con X11. Quello che funzionerà meglio in pratica dipende in gran parte dal tuo hardware. Ogni metodo descritto qui sotto avrà una qualità variabile su hardware differente. In secondo luogo, il rendering video in X11 è un argomento che sta ricevendo un sacco di attenzione ultimamente, e con ogni nuova versione di Xorg, o di XFree86™ ci possono essere notevoli miglioramenti.
Una lista di interfacce video comuni:
X11: normale output di X11 che usa la memoria condivisa.
XVideo: un'estensione all'interfaccia X11 che supporta grafica e filmati in ogni oggetto X11 disegnabile.
SDL: Simple Directmedia Layer.
DGA: Direct Graphics Access.
SVGAlib: interfaccia di basso livello per la grafica da console.
Xorg e XFree86™ 4.X hanno un'estensione chiamata XVideo (aka Xvideo, aka Xv, aka xv) che permette di visualizzare grafica e filmati direttamente negli oggetti disegnabili attraverso una speciale accelerazione. Questa estensione fornisce una riproduzione di ottima qualità anche su macchine poco potenti.
Per controllare se l'estensione sta girando, usa
xvinfo:
% xvinfoXVideo è supportato dalla tua scheda se il risultato è simile a:
Inoltre tieni presente che i formati elencati (YUV2, YUV12, ecc) non sono presenti in tutte le implementazioni di XVideo e la loro assenza può ostacolare alcuni programmi.
Se il risultato è:
Allora XVideo probabilmente non è supportato per la tua scheda.
Se XVideo non è supportato per la tua scheda, questo vuol dire solamente che sarà più difficile soddisfare le richieste computazionali per il rendering video. A seconda della tua scheda video e del tuo processore, comunque, potresti essere ancora in grado di avere un'esperienza soddisfacente. Dovrai probabilmente dare un occhio ai modi per migliorare le prestazioni nella lettura avanzata Sezione 7.4.3, «Ulteriori Letture».
Il Simple Directmedia Layer, SDL, vuole essere un'interfaccia di portabilità tra Microsoft® Windows, BeOS, e UNIX®, che possa permettere di sviluppare applicazioni multi-piattaforma che facciano buon uso di suoni e grafica. L'interfaccia SDL fornisce una astrazione di basso livello all'hardware che può a volte essere più efficiente dell'interfaccia X11.
L'SDL può essere trovata in devel/sdl12.
Direct Graphics Access è un'estensione di X11
che permette a un programma di evitare il server X ed alterare
direttamente il buffer video. Siccome si basa su una mappatura
di memoria a basso livello per effettuare questa condivisione,
i programmi che la usano devono essere avviati da
root.
L'estensione DGA può essere testata con dga(1).
Quando dga è in esecuzione, cambia i colori
del display ogni volta che viene premuto un tasto. Per uscire, premi
q.
In questa sezione si discuterà del software disponibile nella FreeBSD Port Collection che possono essere usati per la riproduzione video. La sezione software sulla riproduzione video è in continuo sviluppo, per cui le caratteristiche delle varie applicazioni sono destinate a differire dalla descrizione che segue.
In primo luogo, è importante sapere che molte delle applicazioni video che girano su FreeBSD sono stati sviluppate come applicazioni Linux. Molte di queste applicazioni sono ancora in fase beta. Alcuni dei problemi che puoi incontrare con i package video su FreeBSD comprendono:
Un'applicazione non riesce a riprodurre un file generato da un'altra applicazione.
Un'applicazione non riesce a riprodurre un file che lei stessa ha prodotto.
Lo stesso applicativo posto su due computer diversi, ricompilato su ognuno dei due computer, riproduce lo stesso file in modo diverso.
Da un filtro apparentemente banale quale il ridimensionamento di un'immagine si ottenga un pessimo risultato derivato da una routine di ridimensionamento bacata.
Un'applicazione che genera frequentemente file «core».
La documentazione non viene installata con il port e può
essere trovata sul web o nella directory work del port.
Molte di queste applicazioni possono anche esibire «Linuxismi». Ovvero, ci possono essere problemi risultanti dal modo in cui le librerie standard sono state implementate nelle distribuzioni Linux, o alcune modifiche al kernel di Linux che sono state apportate dagli autori delle applicazioni. Questi problemi possono non essere stati notati e aggirati dal mantainer del port, e possono portare comunque a problemi come questi:
L'uso di /proc/cpuinfo per riconoscere
le caratteristiche del processore.
Un uso errato dei thread che può portare un programma a bloccare la propria esecuzione piuttosto che terminare correttamente.
Software non ancora presente nella collezione dei port di FreeBSD che è comunemente usato unitamente all'applicazione.
A questo punto, gli sviluppatori di queste applicazioni sono stati collaborativi con i maintainer dei port al fine di minimizzare la ricerca di soluzioni necessarie al processo di porting.
MPlayer è stata sviluppata di recente ed è un player in rapida evoluzione. Gli obbiettivi degli sviluppatori di MPlayer sono la velocità e la flessibilità su Linux e le altre famiglie di UNIX®. Il progetto è partito non appena il fondatore del gruppo si stancò delle prestazioni degli altri riproduttori. C'è chi dice che l'interfaccia grafica sia stata sacrificata per un design essenziale. Tuttavia, una volta che si sono imparate perfettamente le opzioni da riga di comando e le scorciatoie, funziona decisamente bene.
MPlayer è reperibile
sotto multimedia/mplayer.
MPlayer
effettua una serie di controlli sull'hardware durante il
processo di compilazione, che ha come risultato un binario
che non potrà essere considerato portabile da una
piattaforma ad un'altra. Questo è il motivo per cui
risulta importante compilarlo usando il port piuttosto che
il pacchetto contenente il binario.
Inoltre, ulteriori opzioni possono essere specificate nella riga di
comando di make, come descritto nel
Makefile e all'inizio della
compilazione.
# cd /usr/ports/multimedia/mplayer
# make
N - O - T - E
Take a careful look into the Makefile in order
to learn how to tune mplayer towards you personal preferences!
for example,
make WITH_GTK1
builds MPlayer with GTK1-GUI support.
if you want to use the GUI, you can either install
/usr/ports/multimedia/mplayer-skins
or download official skin collections from
http://www.mplayerhq.hu/homepage/dload.htmlLe opzioni di default del port dovrebbero essere sufficienti
per la maggior parte degli utenti. Tuttavia, se hai bisogno del
codec XviD, devi specificare l'opzione WITH_XVID
nella riga di comando. Inoltre puoi definire il dispositivo
DVD di default con l'opzione WITH_DVD_DEVICE,
altrimenti sarà utilizzato di default
/dev/acd0.
Al momento, il port MPlayer
creerà la sua documentazione in HTML e due eseguibili
mplayer, e mencoder,
che è uno strumento per la ri-codifica video.
La documentazione HTML di MPlayer è molto istruttiva. Qualora il lettore trovasse le informazioni sull'hardware e le interfacce video in questo capitolo scarne, la documentazione di MPlayer risulta essere un ottimo supplemento. Se si stanno cercando informazioni riguardo il supporto video sotto UNIX®, sarebbe utile trovare il tempo di leggere in modo preciso la documentazione di MPlayer.
Ogni utente che voglia usare MPlayer
deve creare la directory .mplayer sotto
la propria home. Per creare questa directory necessaria, puoi
digitare il seguente comando:
% cd /usr/ports/multimedia/mplayer
% make install-userLe opzioni del comando mplayer sono elencate
nella pagina del manuale. Per qualunque altro dettaglio consulta
la documentazione HTML. In questa sezione, descriveremo solamente
alcuni degli usi più comuni.
Per riprodurre un file, ad esempio
, usando
una delle varie interfacce video usa l'opzione
testfile.avi-vo:
% mplayer -vo xv testfile.avi% mplayer -vo sdl testfile.avi% mplayer -vo x11 testfile.avi# mplayer -vo dga testfile.avi# mplayer -vo 'sdl:dga' testfile.aviÈ utile provare tutte queste opzioni, considerando che le prestazioni dipendono da svariati fattori e variano in modo considerevole a seconda dell'hardware.
Per riprodurre un DVD, sostituisci
testfile.avi con l'opzione
dvd:// dove
N -dvd-device
DISPOSITIVON corrisponde al numero del titolo da
riprodurre
e al
dispositivo che identifica il DVD-ROM. Per esempio, per riprodurre
il terzo titolo da DISPOSITIVO/dev/dvd:
# mplayer -vo xv dvd://3 -dvd-device /dev/dvdIl dispositivo DVD di default può essere definito
durante la compilazione del port
MPlayer tramite l'opzione
WITH_DVD_DEVICE. Di default, questo
dispositivo è /dev/acd0. Maggiori
dettagli posso essere trovati nel Makefile
del port.
Per interrompere, mettere in pausa, andare avanti e così
via, leggi l'elenco delle associazioni dei tasti, che
vengono elencati eseguendo mplayer -h o
consulta la pagina man.
Ulteriori opzioni utili per la riproduzione sono:
-fs -zoom che abilita la modalità schermo
intero e -framedrop che aiuta le
prestazioni.
Perchè la riga di comando di mplayer non diventi
eccessivamente lunga, l'utente può creare il file
.mplayer/config ed impostare lì i
valori predefiniti:
In ultimo, è possibile usare mplayer
per estrarre una traccia DVD in un file .vob.
Per estrarre la seconda traccia dal DVD, digita questo:
# mplayer -dumpstream -dumpfile out.vob dvd://2 -dvd-device /dev/dvdIl file ottenuto, out.vob, sarà
in formato MPEG e potrà manipolato da un'altro programma
descritto in questa sezione.
Prima di usare mencoder è una buona
idea familiarizzare con le opzioni contenute nella
documentazione HTML. Esiste anche una pagina man, ma non
è utile senza la documentazione HTML. Esiste un numero
considerevole di modi per migliorare la qualità, un
bitrate più basso, cambiare codifica ed alcuni di
questi trucchi può fare la differenza tra prestazioni
più o meno accettabili. Di seguito un paio di esempi per
cominciare. Prima di tutto, una semplice copia:
% mencoder input.avi -oac copy -ovc copy -o output.aviCombinazioni errate di opzioni da riga di comando possono
portare a file di output irriproducibili perfino con
mplayer.
Di conseguenza, se si vuole semplicemente estrarre una traccia,
usare l'opzione -dumpfile eseguendo
in mplayer.
Per convertire il file input.avi
in formato MPEG4 con l'audio codificato in MPEG3 (è
necessario audio/lame):
% mencoder input.avi -oac mp3lame -lameopts br=192 \
-ovc lavc -lavcopts vcodec=mpeg4:vhq -o output.aviQuesto comando ha creato un file riproducibile con
mplayer e xine.
Il parametro input.avi può
essere sostituito con dvd://1 -dvd-device /dev/dvd
ed eseguire il comando come root per
ricodificare il capitolo DVD direttamente. Poichè
si sarà certamente poco soddisfatti del risultato la prima
volta, è consigliato eseguire il dump del capitolo
e lavorare direttamente sul file.
Il riproduttore video xine è un
progetto dagli ampi obiettivi e non solo l'essere una soluzione
unica per la riproduzione, ma anche una libreria di base
riutilizzabile ed un eseguibile modulare che possa essere
esteso con i plugin. È disponibile sia come pacchetto che
come port, sotto multimedia/xine.
xine è ancora un pò rozzo, ma è chiaramente un buon inizio. In pratica, xine necessita sia di una CPU veloce che di una scheda video veloce o il supporto per l'estensione XVideo. L'interfaccia grafica è utilizzabile, ma ancora mal disegnata.
Allo stato attuale, non ci sono moduli distribuiti con xine che possano riprodurre DVD codificati in CSS. Esistono distribuzioni di terze parti che hanno moduli di questo genere già compilati, ma nessuno di questi esiste nella FreeBSD Ports Collection.
Comparato con MPlayer, xine offre maggiori caratteristiche all'utente ma, allo stesso tempo, non rende disponibile all'utente un controllo più accurato. Il riproduttore video xine funziona molto meglio sulle interfacce XVideo.
Di default, xine si avvierà con un'interfaccia grafica. Si possono quindi usare i menu per aprire per aprire un file specifico:
% xineAlternativamente, può essere invocato per aprire direttamente un file senza l'interfaccia grafica, con il comando:
% xine -g -p mymovie.aviIl software transcode non è un
riproduttore, piuttosto un insieme di strumenti per ricodificare file
audio e video. Con
transcode, si ha la possibilità di
unire file video, riparare file corrotti ed utilizzare strumenti
da riga di comando con interfaccie che utilizzano i flussi
stdin/stdout.
Durante la compilazione del port
multimedia/transcode possono
essere specificate diverse opzioni, noi ti consigliamo il
comando seguente per compilare
transcode:
# make WITH_OPTIMIZED_CFLAGS=yes WITH_LIBA52=yes WITH_LAME=yes WITH_OGG=yes \
WITH_MJPEG=yes -DWITH_XVID=yesI settaggi proposti dovrebbero essere sufficienti per la maggior parte degli utenti.
Per illustrare le capacità di
transcode, viene dato un esempio
che mostra come convertire un file DivX in un file
PAL MPEG-1 (PAL VCD):
% transcode -i input.avi -V --export_prof vcd-pal -o output_vcd
% mplex -f 1 -o output_vcd.mpg output_vcd.m1v output_vcd.mpaIl file MPEG risultante,
output_vcd.mpg, è pronto per essere
letto con MPlayer. Puoi perfino
masterizzare il file su un CD-R per creare un Video CD, e in
questo caso necessiti di installare ed usare i programmi
multimedia/vcdimager e
sysutils/cdrdao.
Esiste una pagina man per transcode, ma
dovresti anche consultare il wiki
di transcode per ulteriori informazioni
ed esempi.
I vari package di applicazioni video per FreeBSD si stanno evolvendo rapidamente. È abbastanza possibile che in un futuro vicino molti dei problemi discussi qui saranno risolti. Nel frattempo, chiunque voglia ottenere il massimo dalle capacità A/V di FreeBSD, dovrà unire alla meglio la conoscenza che deriva dalle svariate FAQ e guide con l'uso di queste poche applicazioni. Questa sezione esiste per fornire al lettore indicazioni a queste informazioni aggiuntive.
La Documentazione di MPlayer è molto istruttiva sul piano tecnico. Questa documentazione, probabilmente, dovrà essere consultata da chiunque voglia ottenere un alto grado di conoscenza del video sotto UNIX®. La mailing list di MPlayer risulta abbastanza ostile a chiunque non si sia preoccupato di leggere la documentazione, se si ha intenzione di segnalar loro un bug, RTFM.
L'HOWTO di xine contiene un capitolo su come aumentare le prestazioni che è comune a tutti i riproduttori.
In ultimo, ci sono alcuni applicativi promettenti che il lettore può provare:
Le schede TV permettono di visualizzare la TV via onde radio o via cavo sul tuo computer. La maggior parte di queste accettano in input video composito tramite connettori RCA o S-video e alcune di queste schede hanno un sintonizzatore radio FM.
FreeBSD fornisce supporto per le schede TV su bus PCI che usano un chip di acquisizione video Brooktree Bt848/849/878/879 o Conexant CN-878/Fusion 878a tramite il driver bktr(4). Devi anche assicurarti che la scheda abbia un sintonizzatore supportato, consulta la pagina man di bktr(4) per una lista dei sintonizzatori supportati.
Per usare la scheda, devi caricare il driver bktr(4), e questo
può essere fatto aggiungendo la seguente riga al file
/boot/loader.conf in questo modo:
Alternativamente, puoi compilare staticamente il supporto per la scheda TV nel tuo kernel, in questo caso aggiungi le seguenti righe alla configurazione del tuo kernel:
Questi driver aggiuntivi sono necessari poiché le componenti della scheda sono interconnesse tramite un bus I2C. Quindi compila ed installa un nuovo kernel.
Una volta che hai aggiunto il supporto al tuo sistema, devi riavviare la macchina. Durante il processo di avvio, la tua scheda TV dovrebbe apparire, come in questo esempio:
Ovviamente questi messaggi possono differire a seconda dell'hardware. Tuttavia dovresti controllare se il sintonizzatore viene rilevato correttamente; è sempre possibile modificare alcuni dei parametri rilevati tramite le MIB di sysctl(8) e le opzioni nel file di configurazione del kernel. Ad esempio, se vuoi imporre che il sintonizzatore sia un Philips SECAM, dovresti aggiungere la riga seguente al file di configurazione del kernel:
o puoi usare direttamente sysctl(8):
# sysctl hw.bt848.tuner=6Guarda la pagina man di bktr(4) e il file
/usr/src/sys/conf/NOTES per maggiori dettagli
sulle opzioni disponibili.
Per usare la tua scheda TV devi installare una delle seguenti applicazioni:
multimedia/fxtv
fornisce capacità di TV-in-una-finestra e acquisizione di
immagini/audio/video.
multimedia/xawtv
è anch'esso un'applicazione TV, con le stesse caratteristiche
di fxtv.
misc/alevt decodifica e
visualizza Videotext/Teletext.
audio/xmradio,
un'applicazione per usare il sintonizzatore radio FM che hanno
alcune schede TV.
audio/wmtune,
un'applicazione desktop maneggevole per i sintonizzatori
radio.
Altre applicazioni sono disponibili nella FreeBSD Ports Collection.
Se incontri qualche problema con la tua scheda TV, dovresti verificare dapprima se il chip di acquisizione video e il sintonizzatore sono realmente supportati dal driver bktr(4) e se hai usato le corrette opzioni di configurazione. Per maggiore supporto e varie domande sulla tua scheda video potresti voler leggere ed usare gli archivi della mailing list freebsd-multimedia.
In FreeBSD, l'accesso agli scanner è fornito dalle API di SANE (Scanner Access Now Easy) disponibili nella collezione dei port di FreeBSD. SANE usa anche alcuni driver dei dispositivi di FreeBSD per accedere all'hardware dello scanner.
FreeBSD supporta sia scanner SCSI che USB. Verifica che il tuo scanner sia supportato da SANE prima di effettuare ogni configurazione. SANE ha una lista di dispositivi supportati, che può fornire informazioni riguardo il supporto per uno scanner ed il suo stato. La pagina man uscanner(4) fornisce una lista di scanner USB supportati.
Come già menzionato, sono supportati sia scanner USB che SCSI. A seconda dell'interfaccia del tuo scanner, sono richiesti diversi driver dei dispositivi.
Il kernel GENERIC di default include i
driver dei dispositivi necessari per il funzionamento degli scanner
USB. In caso tu voglia usare un kernel custom, accertati che le linee
seguenti siano presenti nel tuo file di configurazione del
kernel:
A seconda del tipo di chipset USB sulla tua scheda madre,
hai bisogno solo di una fra le opzioni device uhci
e device ohci, comunque avere entrambe le linee nel
proprio file di configurazione del kernel non crea problemi.
Se non intendi ricompilare un kernel custom ed il tuo
kernel non è il GENERIC, puoi
direttamente caricare il modulo del driver del dispositivo di
uscanner(4) con il comando kldload(8):
# kldload uscannerPer caricare il modulo ad ogni avvio di sistema, aggiungi la
seguente linea al file /boot/loader.conf:
Dopo aver riavviato con il kernel corretto, o dopo aver caricato il modulo necessario, attacca il tuo scanner USB. Nel buffer dei messaggi di sistema (dmesg(8)) dovrebbe apparire una riga che mostra il riconoscimento dello scanner:
Questo mostra che il nostro scanner usa il nodo del dispositivo
/dev/uscanner0.
Se il tuo scanner possiede un'interfaccia SCSI, è
importante sapere quale controller SCSI usi. A seconda del chipset
SCSI usato, dovrai modificare il tuo file di configurazione
del kernel. Il kernel GENERIC supporta
i più comuni controller SCSI. Accertati di leggere il file di
NOTES e aggiungi la linea corretta al tuo file di
configurazione del kernel. Oltre al driver dell'interfaccia SCSI,
devi avere le seguenti linee nel tuo file di configurazione
del kernel:
Una volta che il kernel è stato correttamente compilato ed installato, dovresti vedere i dispositivi nel buffer dei messaggi di sistema, al momento del boot:
Se il tuo scanner non era acceso al momento dell'avvio, è ancora possibile forzare manualmente il riconoscimento attraverso uno scan del bus SCSI con il comando camcontrol(8):
# camcontrol rescan all
Re-scan of bus 0 was successful
Re-scan of bus 1 was successful
Re-scan of bus 2 was successful
Re-scan of bus 3 was successfulA questo punto lo scanner apparirà nella lista dei device SCSI:
# camcontrol devlist
<IBM DDRS-34560 S97B> at scbus0 target 5 lun 0 (pass0,da0)
<IBM DDRS-34560 S97B> at scbus0 target 6 lun 0 (pass1,da1)
<AGFA SNAPSCAN 600 1.10> at scbus1 target 2 lun 0 (pass3)
<PHILIPS CDD3610 CD-R/RW 1.00> at scbus2 target 0 lun 0 (pass2,cd0)Ulteriori dettagli sui dispositivi SCSI sono disponibili nelle pagine man scsi(4) e camcontrol(8).
Il sistema SANE è
diviso in due parti: il backend (graphics/sane-backends) ed il frontend
(graphics/sane-frontends).
La parte backend fornisce accesso allo scanner. La lista dei
dispositivi
supportati da SANE specifica quale
backend supporta il tuo scanner di immagini. È necessario
determinare il corretto backend per il tuo scanner se intendi usare il
tuo dispositivo. La parte frontend fornisce l'interfaccia grafica
allo scanning (xscanimage).
La prima cosa da fare è installare il port o il pacchetto
graphics/sane-backends.
Quindi, usa il comando sane-find-scanner
per verificare il riconoscimento dello scanner da parte
del sistema SANE:
# sane-find-scanner -q
found SCSI scanner "AGFA SNAPSCAN 600 1.10" at /dev/pass3L'output mostrerà il tipo di interfaccia dello scanner ed il nodo del dispositivo usato per connettere lo scanner al sistema. La marca ed il nome del modello potrebbero non comparire, non è importante.
Alcuni scanner USB richiedono il caricamento di un firmware, ciò è spiegato nella pagina man del backend. È utile anche leggere le pagine man di sane-find-scanner(1) e di sane(7).
Adesso dobbiamo verificare se lo scanner sarà identificato
da un frontend di scanning. Di default, il backend di
SANE fornisce un programma da linea di
comando chiamato scanimage(1). Questo comando ti permette di
elencare i dispositivi ed effettuare un'acquisizione di immagini da
linea di comando. L'opzione -L è usata per
ottenere una lista di scanner:
# scanimage -L
device `snapscan:/dev/pass3' is a AGFA SNAPSCAN 600 flatbed scannerNessun output o un messaggio che dice che nessuno scanner
è stato identificato indica che scanimage(1) non è
in grado di identificare lo scanner. Se ciò succede, dovrai
editare il file di configurazione del backend ed indicare il driver
del dispositivo usato dallo scanner. La directory /usr/local/etc/sane.d/ contiene tutti i
file di configurazione del backend. Questo problema di identificazione
avviene con alcuni scanner USB.
Ad esempio, usando Sezione 7.6.2.1, «Interfaccia USB»,
sane-find-scanner su uno scanner USB otteniamo
la seguente informazione:
# sane-find-scanner -q
found USB scanner (UNKNOWN vendor and product) at device
/dev/uscanner0Lo scanner è stato riconosciuto correttamente, usa
l'interfaccia USB ed è attaccato al nodo del dispositivo
/dev/uscanner0. Ora possiamo testare
se lo scanner è correttamente identificato:
# scanimage -L
Nessun scanner è stato identificato. Se ti aspettavi qualcosa di diverso,
verifica che lo scanner sia collegato, accendilo e avvia il tool di
riconoscimento degli scanner di sane (se adatto). Per cortesia leggi la
documentazione fornita con questo software (README, FAQ, pagine man).Dato che lo scanner non è stato identificato, dovremo editare
il file /usr/local/etc/sane.d/epson.conf.
Il modello di scanner usato è l'EPSON
Perfection® 1650,
così sappiamo che userà il backend
epson. Accertati di leggere i commenti di aiuto nei
file di configurazione del backend. Le modifiche alle linee sono
abbastanza semplici: commenta tutte le linee che hanno un'interfaccia
non adatta al tuo scanner (nel nostro caso, commenteremo tutte le linee
che iniziano con la parola scsi dato che il nostro
scanner usa l'interfaccia USB), quindi aggiungi alla fine del
file una linea che specifica l'interfaccia ed il nodo di dispositivo
usato. In questo caso, aggiungiamo la seguente linea:
Sei invitato a leggere i commenti presenti nel file di configurazione del backend così come le pagine man del backend per più dettagli e per la corretta sintassi da usare. Ora possiamo verificare se lo scanner è identificato:
# scanimage -L
device `epson:/dev/uscanner0' is a Epson GT-8200 flatbed scannerIl nostro scanner USB è stato riconosciuto.
Non è importante se la marca ed il modello non coincidono
con il proprio scanner.
Il punto principale a cui prestare attenzione è il campo
`epson:/dev/uscanner0', che ci dà il
corretto nome del backend ed il corretto nodo del dispositvo.
Una volta che il comando scanimage -L
è in grado di vedere lo scanner, la configurazione
è completa. Il dispositivo ora è in grado di
scannerizzare.
Mentre scanimage(1) ci permette di effettuare
l'acquisizione di un'immagine dalla linea di comando, è
preferibile usare un'interfaccia grafica per effettuare
scansioni di immagini. SANE
offre una semplice ma efficace interfaccia grafica:
xscanimage (graphics/sane-frontends).
Xsane (graphics/xsane) è un altro comune
frontend grafico di scanning. Questo frontend offre caratteristiche
avanzate come varie tecniche di scanning (fotocopia, fax, etc.),
correzione del colore, scans multipli, etc. Entrambe queste
applicazioni sono fruibili come plugin di
GIMP.
Tutte le operazioni precedenti sono state compiute
con privilegi di root. Tuttavia potresti aver
bisogno che altri utenti abbiano accesso allo scanner. L'utente
necessiterà permessi di lettura e scrittura sul nodo di
dispositivo usato dallo scanner. Per esempio, il nostro scanner USB
usa il nodo di dispositivo /dev/uscanner0 che
appartiene al gruppo operator. Aggiungendo
l'utente joe al gruppo
operator gli permetterà di usare lo
scanner:
# pw groupmod operator -m joePer maggiori informazioni consulta la pagina man di pw(8).
Inoltre devi settare corretamente i permessi di scrittura (0660 o 0664)
per il nodo del dispositivo /dev/uscanner0; di
default il gruppo operator può solo
leggere questo nodo di dispositivo. Tale operazione può essere
realizzata aggiungendo la seguente riga al file
/etc/devfs.rules:
Quindi aggiungi la seguente riga al file
/etc/rc.conf e riavvia la macchina:
Ulteriori informazioni riguardo queste righe possono essere trovate nella pagina man di devfs(8).
Chiaramente, per ragioni di sicurezza, dovresti pensarci due
volte prima di aggiungere un utente a qualsiasi gruppo, specialmente
al gruppo operator.
Il kernel è una componente fondamentale del sistema operativo FreeBSD. È responsabile di gestire la memoria, applicare controlli di sicurezza, gestire la rete, accesso ai dischi e molto altro. Anche se sempre più parti di FreeBSD diventano configurabili dinamicamente, è ancora necessario talvolta riconfigurare e ricompilare il kernel.
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Perchè potresti aver bisogno di ricompilare un kernel.
Come scrivere un file di configurazione del kernel, o come alterarne uno esistente.
Come usare il file di configurazione del kernel per creare un nuovo kernel.
Come installare il nuovo kernel.
Come fare del troubleshooting se qualcosa va storto.
Tutti i comandi elencati in questo capitolo negli esempi
dovrebbero essere eseguiti come root
affinchè abbiano successo.
Tradizionalmente, FreeBSD ha sempre avuto quello che si chiama un kernel «monolitico». Questo significa che il kernel era un programma di grandi dimensioni, supportava una lista fissa di device, e se tu avessi voluto cambiare il comportamento del kernel avresti dovuto compilarne uno nuovo, quindi fare il reboot del tuo computer per caricare il nuovo kernel.
Oggi come oggi, FreeBSD si sta muovendo rapidamente verso un modello dove gran parte delle funzionalità del kernel sono contenute in moduli che possono essere caricati e scaricati dal kernel a seconda delle necessità. Questo permette al kernel di adattarsi a nuovo hardware appena questo diventa disponibile (come ad esempio le carte PCMCIA in un laptop), oppure fa sì che nuove funzionalità siano portate nel kernel, funzionalità che non erano necessarie quando il kernel fu compilato inizialmente. Questo è noto come kernel modulare.
Nonostante questo, è ancora necessario portare avanti delle compilazioni statiche del kernel. In alcuni casi questo è necessario perchè la funzionalità è così legata al kernel che non può essere resa caricabile dinamicamente. In altri casi può essere necessario semplicemente perchè nessuno si è ancora preso il tempo di scrivere un modulo caricabile dinamicamente per quella funzionalità.
Compilare un kernel custom è uno dei più comuni riti
di passaggio che quasi ogni utente BSD deve superare. Questo
processo, anche se è dispendioso di tempo, offrirà
molti benefici al tuo sistema FreeBSD. A differenza del kernel
GENERIC, che deve supportare un
gran numero di dispositivi hardware, un kernel custom contiene
supporto solo per l'hardware del tuo PC.
Questo presenta dei vantaggi, fra cui:
Tempo di boot più veloce. Dato che il kernel cercherà di riconoscere solo l'hardware che hai sul tuo sistema, il tempo che ci vuole al tuo sistema per fare boot diminuirà drammaticamente.
Minore uso della memoria. Un kernel custom spesso
usa meno memoria del kernel GENERIC,
il che è importante dato che il kernel deve sempre
essere presente nella memoria reale. Per questo motivo
un kernel custom è particolarmente utile su sistemi
con poca RAM.
Supporto per hardware addizionale. Un kernel custom
ti permette di aggiungere supporto per device che non sono
presenti nel kernel GENERIC, come ad
esempio sound card.
Per prima cosa, facciamo un breve giro nella directory
di compilazione del kernel. Tutte le directory menzionate
saranno relative alla directory principale
/usr/src/sys, che è accessibile
attraverso il path /sys. Ci sono
un certo numero di sottodirectory qua che rappresentano
parti differenti del kernel, ma la più importante
per i nostri scopi è
,
dove editerai il tuo file
di configurazione del kernel, e arch/confcompile,
che è l'area di passaggio dove il tuo kernel sarè
compilato. arch rappresenta uno
fra i386, alpha,
amd64, ia64,
powerpc, sparc64,
o pc98 (un tipo di sviluppo alternativo
di hardware PC in Giappone). Tutto ciò che è
all'interno di particolare directory di architettura ha a che fare
solo con quell'architettura; il resto è codice
indipendente dalla macchina, comune a tutte le piattaforme
sulle quali FreeBSD potrebbe potenzialmente essere portato.
Nota l'organizzazione logica della struttura dele directory,
con ogni device supportato, file system e opzioni nelle proprie
sottodirectory.
Questo capitolo assume che tu stia usando la architettura i386 negli esempi. Se questo non è il caso, fai gli appropriati aggiustamenti per correggere i percorsi alla tua architettura.
Se non c'è una directory
/usr/src/sys sul tuo sistema,
significa che i sorgenti del kernel non sono stati installati.
Il modo più semplice per farlo è eseguire
sysinstall
come root, scegliendo
, poi
, poi
, poi
e . Se hai un'avversione
verso sysinstall e hai accesso
ad un CDROM «ufficiale» FreeBSD, allora puoi installare
i sorgenti dalla linea di comando:
# mount /cdrom
# mkdir -p /usr/src/sys
# ln -s /usr/src/sys /sys
# cat /cdrom/src/ssys.[a-d]* | tar -xzvf -
# cat /cdrom/src/sbase.[a-d]* | tar -xzvf -Quindi, entra nella directory
e copia il file di configurazione del kernel con il nome
che vuoi dare al kernel. Ad esempio:arch/conf
# cd /usr/src/sys/i386/conf
# cp GENERIC MYKERNELTradizionalmente, questo nome è tutto in lettere
maiuscole e, se stai mantenendo molte macchine FreeBSD con hardware
differente, è una buona idea dargli il nome della macchina.
Noi lo chiamemeremo MYKERNEL a titolo di
esempio.
Conservare il tuo file di configurazione del kernel
direttamente sotto /usr/src può
essere una cattiva idea. Se stai incontrando problemi
puoi essere tentato di cancellare /usr/src
e partire da zero. Dopo averlo fatto,
di solito ci vogliono pochi secondi per realizzare
che hai appena cancellato il tuo file di configurazione del
kernel. Inoltre, non editare GENERIC
direttamente, dato che potrebbe essere sovrascritto
la prossima volta che
aggiorni i tuoi sorgenti, e le tue modifiche
andranno perse.
Piuttosto tieni il tuo file di configurazione
del kernel da qualche altra parte, e crea un link simbolico
al file nella directory .i386
Ad esempio:
# cd /usr/src/sys/i386/conf
# mkdir /root/kernels
# cp GENERIC /root/kernels/MYKERNEL
# ln -s /root/kernels/MYKERNELOra edita MYKERNEL con il tuo
editor favorito. Se stai partendo da zero, il solo editor
disponibile sa` probabilmente vi,
che è troppo complesso per essere spiegato in questa sede,
ma è trattato estesamente in molti libri nella
bibliografia. Comunque,
FreeBSD offre un semplice editor chiamato ee
che, se sei un principiante, dovrebbe essere
il tuo editor favorito. Sentiti libero di cambiare le linee
di commento in cima al file di configurazione per riflettere
le tue configurazioni o i cambiamenti che hai fatto rispetto a
GENERIC.
Se hai compilato un kernel sotto SunOS™ o qualche altro
sistema BSD, gran parte di questo file ti sarà noto.
Se stai arrivando da qualche altro sistema operativo tipo
DOS, d'altro canto, il file di configurazione
GENERIC ti potrebbe sembrare troppo
complesso, così è meglio che segui le descrizioni
della sezione File di
Configurazione attentamente.
Se tu sincronizzi il tuo albero dei sorgenti
con i più recenti sorgenti del progetto FreeBSD,
accertati sempre di controllare il file
/usr/src/UPDATING prima di eseguire
una qualsiasi operazione di aggiornamento.
/usr/src/UPDATING viene aggiornato
con ogni versione dei sorgenti di FreeBSD, e quindi è
più aggiornato di questo manuale.
A questo punto devi compilare i sorgenti del kernel.
Entra nella directory /usr/src:
# cd /usr/srcCompila il kernel:
# make buildkernel KERNCONF=MYKERNELInstalla il nuovo kernel:
# make installkernel KERNCONF=MYKERNELSi richede la presenza dell'intera struttura dei sorgenti di FreeBSD per compilare il kernel.
Di default, quando compili un kernel custom, anche
tutti i moduli del kernel sono
ricompilati. Se vuoi aggiornare il kernel in modo spiccio
o se vuoi compilare solo alcuni moduli, dovresti editare
/etc/make.conf prima di iniziare
la compilazione del kernel:
Questa variabile contiene una lista dei moduli che saranno ricompilati.
Questa variabile contiene una lista dei moduli che saranno esclusi dal processo di compilazione. Per altre variabili che potresti trovare utili per il processo di compilazione del kernel, consulta la pagina man make.conf(5).
Il nuovo kernel sarà copiato nella directory
/boot/kernel
come /boot/kernel/kernel e il kernel
precedente sarà copiato in
/boot/kernel.old/kernel. Ora, riavvia il sistema
e riparti per usare il tuo nuovo kernel. Se qualcosa
va storto, ci sono alcune istruzioni di
troubleshooting
alla fine del capitolo che puoi trovare utili.
Accertati di leggere la sezione in cui si spiega
cosa fare in caso il tuo nuovo kernel
non faccia il boot.
Altri file relativi al processo di boot, come il boot
loader(8) e la configurazione sono conservati in
/boot/. Moduli di terze parti o custom
possono essere piazzati in /boot/kernel/
, anche se gli utenti dovrebbero avere conoscenza
del fatto che tenere i moduli sincronizzati col kernel compilato
è molto importante. I moduli non creati per
interagire col kernel compilato possono risultare in
instabilità o comportamenti anomali.
Il formato generale di un file di configurazione è
abbastanza semplice. Ogni linea contiene una parola chiave
ed uno o più argomenti. Per semplicità, la maggior
parte delle linee contiene solo un argomento. Tutto quello
che segue un # è considerato un
commento ed ignorato. Le seguenti sezioni descrivono
ogni parola chiave, nell'ordine di presenza in
GENERIC.
Per una lista esaustiva
delle opzioni dipendenti dall'architettura e dei devices,
leggi il file NOTES nella stessa directory
del file GENERIC. Per opzioni
indipendenti dall'architettura, leggi
/usr/src/sys/conf/NOTES.
Per creare un file che contenga tutte le opzioni
disponibili, ad esempio per usi di testing,
esegui il seguente comando come root:
# cd /usr/src/sys/i386/conf && make LINTIl seguente è un esempio del file di configurazione
del kernel GENERIC con vari commenti
addizionali ove necessari ai fini della chiarezza. Questo esempio
dovrebbe corrispondere abbastanza da vicino alla tua copia in
/usr/src/sys/.
i386/conf/GENERIC
Questa è la architettura della macchina. Deve essere
una fra alpha, amd64,
i386, ia64,
pc98, powerpc, o
sparc64.
Quanto riportato sopra specifica il tipo di CPU che hai nella
tua macchina. Puoi avere molte istanze di linee di CPU (se, per
esempio, non sei sicuro se devi usare la
I586_CPU o la I686_CPU),
ma per un kernel custom è meglio specificare solo la CPU
che hai. Se non sei sicuro di quale sia il tipo della tua CPU,
controlla il file /var/run/dmesg.boot per leggere
i messaggi di boot.
Questo è l'identificativo del kernel. Dovresti cambiarlo
nel nome che hai dato al kernel, ad esempio MYKERNEL
se hai seguito le istruzioni degli esempi precedenti. Il valore che poni
nella stringa ident, sarà emesso a video
quando fai il boot del kernel, così è utile dare al
nuovo kernel un nome differente se vuoi tenerlo separato dal tuo kernel
usuale (ad esempio se vuoi creare un kernel sperimentale).
L'opzione device.hints(5) è
usato per configurare le opzioni dei device driver. La posizione
di default che loader(8) cercherà al momento del boot
è /boot/device.hints. Usando l'opzione
hints puoi compilare queste direttive direttamente
nel kernel. Se fai così non c'è bisogno di creare
un file device.hints in /boot.
Il processo normale di compilazione di FreeBSD include
informazioni di debugging quando si compila il kernel
con l'opzione -g, che abilita il debugging
quando passato a gcc(1).
Lo schedulatore tradizionale per FreeBSD. Tienilo.
Permette ai thread del kernel di essere interrotti da altri thread a priorità più alta. Aiuta con l'interattività e permette ai thread degli interrupt di essere eseguiti prima rispetto invece che attendere.
Supporto per la rete. Lascia questa opzione, anche se non intendi connettere il computer ad una rete. La maggior parte dei programmi richiedono almeno rete di loopback (ad esempio fare connessioni di rete dal tuo pc al tuo pc stesso), così questa opzione in sostanza è obbligatoria.
Questo abilita il protocollo di comunicazione IPv6.
Questo è il file system di dischi di base. Lascialo nel kernel se fai il boot da hard disk.
Questa opzione abilita le Soft Updates nel kernel, aiuterà
a velocizzare accesso di scrittura ai dischi. Anche quando questa
funzionalità è fornita dal kernel, deve essere
attivata per dischi specifici. Rileggi l'output da mount(8)
per vedere se Soft Updates sono abilitate per i tuoi dischi di sistema.
Se non vedi l'opzione soft-updates potrai
abilitarla usando tunefs(8) (per file system già
esistenti) o newfs(8) (per nuovi file system).
Questa opzione abilita supporto nel kernel per le liste di controllo di accesso. Questo poggia sull'uso degli attributi estesi e UFS2, questa opzione viene descritta in dettaglio in Capitolo 14, Sicurezza. ACL sono abilitate di default e non dovrebbero essere disabilitate nel kernel se sono state usate precedentemente su un file system, dato che questo rimuoverà le liste di controllo di accesso, cambiando il modo in cui i file sono protetti in modo non predicibile.
Quest'opzione include funzionalità per accelerare operazioni sui dischi su larghe directory, a costo di uso di memoria. Lo dovresti tenere per un server molto trafficato o workstation interattive, e rimuoverlo se stai usando FreeBSD su piccoli sistemi dove la memoria è scarsa e l'accesso ai dischi è meno importante, come un firewall.
Questa opzione abilita il supporto per un disco virtuale basato sulla memoria da usare come device di root.
Il file system di rete. A meno che tu non intenda montare partizioni da un file server UNIX® sopra TCP/IP, puoi commentare queste righe.
Il filesystem MS-DOS®. A meno che non intendi montare un
disco formattato DOS al momento del boot, puoi tranquilamente
commentare queste opzioni. Sarà automaticamente caricato
la prima volta che monti una partizione DOS, come descritto in seguito.
Inoltre, l'eccellente software emulators/mtools
ti permette di accedere a floppy DOS senza dover montarli e smontarli
(e non richiede assolutamente MSDOSFS).
Il file system ISO 9660 per CDROM. Commentalo se non hai un drive CDROM o monti CD di dati solo occasionalmente (dato che sarà caricato dinamicamente la prima volta che monti un CD di dati). CD audio non necessitano di questo file system.
Il file system dei processi. Questo è un «fittizio»
file system montato su /proc che permette
a programmi come ps(1) di darti maggiori informazioni
su quali processi sono in esecuzione. L'uso di PROCFS non è richiesto
nella maggior parte dei casi, dato che la maggior parte
dei tool di debugging e di monitoring è stato adattato per
funzionare senza PROCFS: la procedura di
installazione non monterà questo file system
di default.
I kernel 6.X che fanno uso del filesystem PROCFS
devono anche includere supporto per PSEUDOFS.
Questa opzione fornisce la possibilità di avere un gran numero di partizioni su un singolo disco.
Compatibilità con 4.3BSD. Lasciala; alcuni programmi si comporteranno in maniera strana se la commenti.
Questa opzione è richiesta su FreeBSD 5.X su sistemi i386™ e Alpha per supportare applicazioni compilate su versioni precedenti di FreeBSD che usano vecchie interfacce di system call. Si raccomanda che questa opzione sia usata su tutte le i386™ ed Alpha che possano eseguire vecchie applicazioni; piattaforme che hanno ottenuto supporto solo dall 5.X, come ia64 e SPARC64® non richiedono questa opzione.
Questa opzione è richiesta per FreeBSD 6.X e superiori per supportare applicazioni compilate su os; 5.X che fanno uso di chiamate di sistema di FreeBSD 5.X.
Questa opzione fa sì che il kernel faccia una pausa di 5 secondi prima di controllare ogni device SCSI sul tuo sistema. Se hai solo dischi IDE, puoi ignorarla, altrimenti potresti voler diminuire il numero per accelerare il boot. Ovviamente, se fai ciò e FreeBSD ha problemi a riconoscere i tuoi device SCSI, dovrai alzarla di nuovo.
Questo abilita il tracciamento dei processi nel kernel, che è utile per il debugging.
Questa opzione fornisce memoria condivisa di tipo System V. L'uso più comune di questa opzione è l'estensione XSHM in X, grazie alla quale molti programmi ad alta intensità grafica ne trarranno vantaggio per maggior velocità. Se usi X, vorrai sicuramente includere questa opzione.
Supporto per messaggi stile System V. Questa opzione aggiunge solo poche centinaia di byte al kernel.
Supporto per semafori stile System V. Usato meno di frequente ma aggiunge solo poche centinaia di byte al kernel.
L'opzione -p del comando ipcs(1) mostrerà
ogni processo che usa uno di queste opzione System V.
Estensioni real-time aggiunte al POSIX® 1993. Alcune applicazioni nella collezione dei Ports usano questa opzione (come StarOffice™).
Questa opzione è relativa ala tastiera. Aggiunge una entry CDEV
nella directory /dev.
Giant è il nome di un meccanismo di esclusione reciproca
(uno sleep mutex) che protegge gran parte delle risorse del kernel.
Al giorno d'oggi è un inaccettabile rallentamento delle performance
che si sta attivamente sostituendo con locks che proteggono risorse
individuali. L'opzione ADAPTIVE_GIANT fa sì
che Giant sia incluso nell'insieme dei mutex da scegliere. Cioè
quando un thread vuole fare un lock sul mutex Giant, ma è già
bloccato da un thread su un'altra CPU, il primo thread continuerà
a girare ed aspetterà che il lock sia rilasciato. Normalmente
invece, il thread tornerebbe a dormire e aspetterà la sua prossima
occasione per girare. Se non sei sicuro, lascialo dentro.
Il device apic abilita l'uso dell'APIC I/O per inviare
gli interrupt. Il device apic può essere usato sia su kernel
UP che su SMP, ma è richiesto per kernel SMP. Aggiungi
option SMP per includere supporto per processori
multipli.
Il dispositivo apic esiste sono per l'architettura i386, questa riga di configurazione non deve essere usata per altre architetture.
Includilo se hai una motherboard EISA. Questo abilita supporto per l'auto-rilevazione e configurazione per tutti i device sul bus EISA.
Includilo se hai una motherboard PCI. Questo abilita l'auto-rilevazione delle carte PCI e operazioni di gateway dal bus PCI al bus ISA.
Questo abilita il supporto al controller del floppy drive.
Questo driver supporta tutti i device ATA e ATAPI. Hai bisogno
solo di una linea device ata per il kernel
affinchè rilevi tutti i device PCI ATA/ATAPI su macchine moderne.
Questo è necessario assieme a device ata
per disk drive ATA.
Questo è necessario assieme a device ata per drive
ATA RAID.
Questo è necessario assieme a device ata per
drive CDROM ATAPI.
Questo è necessario assieme a device ata per
drive floppy ATAPI.
Questo è necessario assieme a device ata per
drive tape ATAPI.
Questo rende il numero di controller statico; senza questo i numeri di device sono allocati dinamicamente.
Controller SCSI. Commentali tutti se non ne hai nessuno
sul tuo sistema. Se hai un sistema solo IDE, puoi rimuoverli
tutti. Le righe *_REG_PRETTY_PRINT sono opzioni
di debug per i loro rispettivi dispositivi.
Periferiche SCSI. Ancora, commentali se non ne hai nessuna o se il tuo sistema è solo IDE.
Il driver USB umass(4) e pochi altri driver usano il sottosistema SCSI anche se non sono veri device SCSI. Quindi accertati di non rimuovere il supporto a SCSI, se qualche driver del genere è incluso nella tua configurazione del kernel.
Controller RAID supportati. Se non ne hai nessuno, puoi commentarli o rimuoverli.
Il controller della tastiera (atkbdc) fornisce
servizi I/O per la tastiera AT ed il device PS/2. Questo controller
è richiesto dal driver della tastiera
(atkbd) e dal driver del dispositivo di puntamento
PS/2 (psm).
Il driver atkbd assieme al controller
atkbdc, fornisce accesso alla tastiera AT 84
o la tastiera AT migliorata che è connesso al controller
della tastiera AT.
Usa questo device se il tuo mouse si inserisce nella porta PS/2.
Supporto base per il multiplexing della tastiera. Se non hai intenzione di usare più di una tastiera sul sistema, puoi tranquillamente rimuovere quella riga.
Supporto base per il multiplexing della tastiera.
Il driver della video card.
Schermata slapsh all'avvio! Anche gli screensaver lo richiedono.
sc è il driver di default della console,
assomiglia ad una console SCO. Dato che molti programmi a schermo
intero accedono alla console attraverso una libreria di database di
terminali come termcap, non dovrebbe fare differenza
se usi questo o vt, il driver compatibile con una
console VT220. Quando ti logghi, imposta la tua
variabile d'ambiente TERM a scoansi se
programmi a schermo intero hanno problemi a girare sotto questa
console.
Questo è un driver di console compatibile con VT-220,
compatibile all'indietro con VT100/102. Funziona bene su alcuni laptop
che hanno incompatibilità hardware con sc.
Inoltre imposta la tua variabile TERM a
vt100 o vt220 quando ti logghi.
Questo driver può essere utile quando ci si connette
ad un grande numero di macchine diverse sulla rete,
dove le entry termcap o
terminfo per il device sc
spesso non sono disponibili — vt100
dovrebbe essere disponibile virtualmente su ogni piattaforma.
Includilo se hai una scheda AGP nel tuo sistema. Questo abiliterà il supporto per AGP, e AGP GART per le motherboard che hanno queste caratteristiche.
Supporto Advanced Power Management. Utile per laptop,
anche se in FreeBSD 5.X e successivo questo è disabilitato
in GENERIC di default.
Device driver per eventi di power management, come APM ed ACPI.
Supporto PCMCIA. Includilo se usi un laptop.
Queste sono le porte seriali chiamate
COM nel mondo MS-DOS®/Windows®.
Se hai un modem interno sulla COM4
ed una porta seriale sulla COM2, dovrai
cambiare l'IRQ del modem a 2 (per ragioni tecniche oscure
IRQ 2=IRQ 9) affinchè tu ci possa accedere da FreeBSD.
Se hai una carta seriale multiporta, controlla la pagina di manuale
per sio(4) per maggiori informazioni sui valori corretti
da aggiungere al tuo /boot/device.hints.
Alcune video card (in particolare quelle basate su chip S3)
usano indirizzi IO della forma 0x*2e8 e dato che
molte carte seriali non codificano l'intero spazio degli indirizzi
IO a 16 bit, hanno conflitti con queste carte, rendendo la porta
COM4 praticamente non disponibile.
Ogni porta seriale deve avere un IRQ unico (a meno che non stia usando
una delle carte multicard dove sono supportati interrupt condivisi),
così gli IRQ di default per COM3 e
COM4 non possono essere usati.
Questo è l'interfaccia al bus ISA parallelo.
Fornisce supporto per il bus della porta parallela.
Supporto per la stampante a porta parallela.
Tutte quest tre sono necessarie per abilitare supporto alla stampante parallela.
Questo è il driver della interfaccia di rete parallela.
L'I/O a scopo generico («geek port») + IEEE1284 I/O.
Questo è per uno IOMEGA zip drive. Richiede
supporto scbus e da. La migliore
performance è raggiunta con porte in modo EPP 1.9.
Scommenta questo device se ha una seriale «dumb» o carta PCI parallela che è supportata dal driver glue puc(4).
Vari driver di schede di rete PCI. Commentalo o rimuovilo se nessuno di questi è presente nel tuo sistema.
Supporto bus MII è richiesto per alcune NIC Ethernet 10/100 PCI,
in particolare quelle che usano transricevitori compatibili con MII
o implementano interfacce di controllo che operano su MII. Aggiungere
device miibus al kernel porta con sè il supporto
per la generica API miibus e tutti i driver PHY, incluso un
generico per PHY che non è specificamente gestito da driver
individuali.
Driver che usano il codice del controller MII.
Driver ISA Ethernet. Vedi
/usr/src/sys/
per dettagli su quali carte siano supportate da quali driver.i386/conf/NOTES
Supporto generico al 802.11. Questa riga è richiesta per la rete wireless.
Supporto di crittografia per i dispositivi 802.11. Queste righe sono necessarie se intenti usare la codificazione e i protocolli di sicurezza 802.11i.
Supporto per varie carte wireless.
Questo è il generico device loopback per TCP/IP. Se fai telnet
o FTP a localhost (anche conosciuto come
127.0.0.1) la connessione ritornerà
alla tua stessa macchina attraverso questo device. Questo è
obbligatorio.
Generatore casuale sicuro di numeri random.
ether è necessario solo se hai una
carta Ethernet. Include un codice di protocollo Ethernet.
sl è per supporto slip. È stato
interamente soppiantato da PPP, che è più semplice da
installare, più adatto per connessioni modem-to-modem e più
potente.
Questo è per supporto kernel PPP per connessioni dial-up.
C'è anche una versione di PPP implementata come applicazione
userland che usa tun e offre più flessibilità
e caratteristiche aggiuntive come dialing a domanda.
Questo è usato per software userland PPP. Vedi la sezione PPP di questo libro per maggiori informazioni.
Questo è uno «pseudo-terminal» o porta di login
simulato. È usato da sessioni telnet e
rlogin, xterm e qualche altra
applicazione come Emacs.
Pseudo-device di disco di memoria.
Questo implementa il tunneling IPv6 su IPv4, IPv4 su IPv6,
IPv4 su IPv4 e IPv6 su IPv6. Il device
gif è «autoclonante»,
e creerà gli altri node come richiesto.
Questo pseudo-device cattura i pacchetti che sono inviati a lui e li distoglie verso il demone di traslazione IPv4/IPv6.
Questo è il Berkeley Packet Filter. Questo pseduo-device permette alle interfacce di rete di essere configurate in modo promiscuo, catturando ogni pacchetto su una rete broadcast (ad esempio una Ethernet). Questi pacchetti possono essere catturati su disco e o esaminati con il programma tcpdump(1).
Il device bpf(4) è anche usato da dhclient(8) per ottenere l'indirizzo IP del default router (gateway) eccetera. Se usi DHCP, lascia questa riga scommentata.
Supporto per vari device USB.
Supporto per vari device FireWire.
Per maggiori informazioni e device addizionali supportati
da FreeBSD, controlla
/usr/src/sys/.i386/conf/NOTES
Macchine con configurazione a memoria estesa richiedono più di 4 gigabyte di limite nello spazio degli indirizzi Virtuale User+Kernel (KVA). A causa di questa limitazione, Intel ha aggiunto supporto per lo spazio degli indirizzi fisico a 36-bit nel Pentium® Pro e linee successive di CPU.
La caratteristica di
Physical Address Extension (PAE)
dell' Intel® Pentium® Pro e CPU successive permette
configurazioni della memoria fino a 64 gigabyte.
FreeBSD fornisce supporto per questa caratteristica attraverso
l'opzione di configurazione del kernel PAE,
disponibile in tutte le versioni correnti di FreeBSD.
A causa della limitazione della architettura
della memoria Intel, nessuna distinzione è
fatta per memorie sopra o sotto i 4 gigabyte. Memoria allocata
oltre i 4 gigabyte è semplicemente aggiunta al pool
della memoria disponibile.
Per abilitare il supporto PAE nel kernel, aggiungi semplicemente la seguente linea nel tuo file di configurazione del kernel:
Il supporto PAE in FreeBSD è disponibile solo per processori Intel® IA-32. Bisogna notare inoltre che il supporto PAE non ha ricevuto test esteso, e dovrebbe essere considerato di qualità beta rispetto alle altre carateristiche stabili di FreeBSD.
Il supporto per PAE in FreeBSD ha qualche limitazione:
Un processo non è in grado di accedere a più di 4 gigabte di spazio VM.
I moduli KLD non possono essere caricati in un kernel con abilitato PAE, a causa delle differenze nell'ambiente di compilazione di un modulo e del kernel.
Device driver che non usano l'interfaccia
bus_dma(9) causeranno corruzione dei dati
in un kernel abilitato PAE, e non
se ne raccomanda l'uso. Per questo motivo,
viene fornito un file di configurazione del kernel PAE,
che esclude tutti i driver per i quali
non è stato testato il funzionamento in un kernel
abilitato PAE.
Alcuni parametri che possono essere settati determinano
l'uso delle risorse di memoria a partire dalla quantità
di memoria fisica disponibile. Questi parametri
possono allocare troppo spazio rispetto alle necessità
a causa della dimensione della memoria di un sistema
PAE. Un esempio simile è
il sysctl kern.maxvnodes, che controlla
il massimo numero di vnodes permessi nel kernel. È
concesso di aggiustare questo ed altri parametri ad un
valore ragionevole.
Può essere necessario aumentare lo spazio degli indirizzi di memoria virtuale del kernel (KVA) o ridurre la quantità di risorse specifiche che sono pesantemente usate (vedi oltre) per evitare esaurimenti di KVA. L'opzione del kernel KVA_PAGES può essere usata per aumentare lo spazio KVA.
Per motivi di stabilità e di performance, si consiglia di consultare le pagine di manuale tuning(7). La pagina di manuale pae(4) contiene informazioni aggiornate sul supporto PAE.
Ci sono cinque categorie di problemi che si possono presentare quando si crea un nuovo kernel. Sono:
config fallisce:Se il comando config(8) fallisce quando gli passi la descrizione del tuo kernel, hai fatto probabilmente un semplice errore da qualche parte. Fortunatamente config(8) scriverà il numero della linea che ha dato errore, così puoi facilmente trovare la linea errata. Ad esempio, se vedi:
Accertati che la parola chiave
sia scritta correttamente confrontandola con quella
del kernel GENERIC o un altro
riferimento.
make fallisce:Se il comando make fallisce, di solito
segnala un errore nella descrizione del kernel che non è
abbastanza grave per config(8). Ancora, controlla la tua configurazione
e se ancora non riesci a risolvere il problema, invia una mail
a mailing list per le domande generiche su FreeBSD con la tua configurazione del kernel, e dovrebbe
essere diagnosticato velocemente.
Se il tuo kernel non fa il boot, o fallisce nel
riconoscimento dei tuoi device, non andare in panico!
Fortunatamente FreeBSD ha un ottimo meccanismo per
ricominciare in questo caso. Semplicemente scegli il kernel
da cui vuoi fare il boot dal boot loader FreeBSD. Puoi accedere ad esso
quando appare il menu del boot.
Seleziona l'opzione «Escape to a loader prompt»,
la numero sei. Al prompt digita
unload kernel e poi digita
boot /boot/
o il nome del file di un altro kernel da cui puoi bootare
correttamente. Quando configuri un kernel, è sempre
una buona idea tenere un kernel che si sa che funzioni
a portata di mano.kernel.old/kernel
Dopo aver fatto il boot con un kernel funzionante
puoi controllare il tuo file di configurazione e cercare
di ricompilarlo. Una risorsa utile è il file
/var/log/messages che, fra le altre cose,
registra tutti messaggi del kernel da ogni boot riuscito.
Inoltre, il comando dmesg(8) scriverà i messaggi
del kernel dall'ultimo boot.
Se hai problemi a compilare un kernel, accertati di
tenere un kernel GENERIC, o qualche
altro kernel che sai che funzioni a portata di mano,con un
nome diverso cosichè non sia cancellato dalla successiva
compilazione. Non puoi affidarti su kernel.old
perchè quando installi un nuovo kernel, kernel.old
viene cancellato dall'ultimo kernel installato, che poteva
essere non funzionanante. Inoltre, appena possibile, sposta il
kernel funzionanante nella directory corretta
/boot/kernel o comandi come ps(1) potrebbero non
funzionare bene. Per farlo, semplicemente rinomina la directory
contenente il kernel funzionante:
# mv /boot/kernel /boot/kernel.bad
# mv /boot/kernel.good /boot/kernelSe hai installato una versione del kernel differente da quella delle utilities di sistema, per esempio un kernel -CURRENT ed un sistema -RELEASE, molti comandi di stato del sistema come ps(1) e vmstat(8) non funzioneranno più. Dovresti ricompilare ed installare world con la stessa versione dei sorgenti del tuo kernel. Questa è una ragione per non usare una versione del kernel diversa dal sistema operativo.
FreeBSD fornisce la compatibilità con molti altri sisitemi operativi di tipo UNIX®, compreso linux. A questo punto, potresti chiederti perché FreeBSD dovrebbe essere in grado di far girare binari linux. La risposta a questa domanda è piuttosto semplice. Molte aziende e sviluppatori sviluppano solo per Linux, dal momento che ` l'ultimo «disco caldo» nel mondo dell'informatica. Questo costringe il resto di noi utenti di FreeBSD a lamentarci con queste aziende e questi sviluppatori di distribuire versioni delle loro applicazioni native per FreeBSD. Il problema è che molte di queste aziende non realizzano quante persone userebbero il loro prodotto se ci fosse anche una versione per FreeBSD, e molte continuano a sviluppare solo per Linux. Allora cosa deve fare un utente FreeBSD? E qui entra in giocolo la compatibilità con i binari di Linux.
In breve, la compatibilità permette agli utenti FreeBSD di utilizzare circa il 90% di tutte le applicazioni Linux senza modifiche. Questo include applicazioni come StarOffice™ , la versione Linux di Netscape®, Adobe® Acrobat®, RealPlayer®, VMware™, Oracle®, WordPerfect®, Doom, Quake, e tanti altri. È stato riportato che in qualche situazione i binari per Linux sono più prestanti sotto FreeBSD che sotto Linux.
Nonostante questo, ci sono alcune caratteristiche specifiche del sistema operativo Linux che non sono supportate da FreeBSD. I binari di Linux non funzioneranno sotto FreeBSD se usano parecchie chiamate specifiche per i386™, come l'attivazione della modalità 8086 virtuale
Dopo aver letto questo capitolo, saprai:
Come abilitare la compatibilità con i binari Linux sul tuo sistema.
Come installare ulteriori librerie condivise per Linux.
Come installare gli applicativi di Linux sul tuo sistema FreeBSD.
I dettagli dell'implementazione della compatibilità Linux in FreeBSD.
Prima di leggere questo capitolo, dovresti:
Sapere come installare software di terzi (Capitolo 4, Installazione delle Applicazioni: Port e Package).
La compatibilità con i binari Linux non è normalmente
attivata. Il modo più facile per abilitare questa
funzionalità è caricare l'oggetto KLD («Kernel
LoaDable object») linux. Puoi caricare questo
modulo digitando il comando seguente come
root:
# kldload linuxSe vuoi che la compatiblità sia sempre attivata, dovresti
aggiungere questa linea a /etc/rc.conf:
Il comando kldstat(8) può essere usato per verificare se KLD sia stato caricato:
% kldstat
Id Refs Address Size Name
1 2 0xc0100000 16bdb8 kernel
7 1 0xc24db000 d000 linux.koSe per qualche ragione non vuoi o non puoi caricare KLD, puoi
collegare staticamente la compatibilità Linux nel kernel
aggiungendo options COMPAT_LINUX al file di
configurazione del kernel. Fatto questo puoi installare il nuovo kernel
come descritto in Capitolo 8, Configurazione del Kernel di FreeBSD.
Questo può essere fatto in due modi, o usando il port linux_base, oppure installandole manualmente.
Questo è di gran lunga il metodo più facile da usare per installare le librerie runtime. È proprio come installare qualunque altro port dalla Collezione dei Port. Semplicemente fai come segue:
# cd /usr/ports/emulators/linux_base-fc4
# make install distcleanIn questo modo dovresti avere una compatibilità con i binari di Linux funzionante. Alcuni programmi potrebbero lamentarsi per qualche versione minore delle librerie di sistema. In generale, comunque, questo non dovrebbe essere un problema.
Potrebbero essere disponibili più versioni del port
emulators/linux_base,
corrispondenti a differenti versioni di distribuzioni Linux.
Dovresti installare il port che più soddisfa le richieste
della applicazione Linux che vuoi installare.
Se non hai installata la collezione di «ports», puoi
comunque installare le librerie manualmente. Hai bisogno delle
librerie condivise di Linux da cui il programma dipende e del runtime
linker.
In più dovrai creare una directory «shadow root»,
/compat/linux, per le librerie Linux sul tuo
sistema FreeBSD. Tutte le librerie condivise aperte da programmi
Linux che girano sotto FreeBSD cercheranno prima in questo albero.
Per cui, se un programma Linux carica, per esempio,
/lib/libc.so, FreeBSD prima cercherà di
aprire /compat/linux/lib/libc.so, e se questa non
esiste, proverà con /lib/libc.so.
Le librerie condivise dovrebbero essere installate nell'albero shadow
/compat/linux/lib piuttosto che nei path
che riporta ld.so di Linux.
Generalmente avrai bisogno di cercare le librerie condivise da cui dipendono i binari di Linux solo per le prime poche installazioni di programmi Linux sul tuo sistema FreeBSD. Dopo un po' avrai a disposizione sul tuo sistema un insieme sufficiente di librerie condivise per Linux da far girare nuovi binari Linux senza alcun sforzo ulteriore.
Cosa succede se installi il port linux_base e
la tua applicazione si lamenta ancora di librerie condivise che
mancano?
Come fare a sapere quali librerie condivise necessita il binario di
Linux e dove trovarle? Essenzialmente ci sono 2 possibilità
(per seguire queste istruzioni dovrai essere root
sul tuo sistema FreeBSD).
Se hai accesso ad un sistema Linux, guarda quali librerie condivise servono all'applicazione e copiale nel tuo sistema FreeBSD. Guarda all'esempio che segue:
Poniamo che tramite FTP tu abbia recuperato il binario per Linux
di Doom, e l'abbia messo su un sistema
Linux a cui hai accesso. Puoi controllare quali librerie condivise
servono eseguendo ldd linuxdoom,
così:
% ldd linuxdoom
libXt.so.3 (DLL Jump 3.1) => /usr/X11/lib/libXt.so.3.1.0
libX11.so.3 (DLL Jump 3.1) => /usr/X11/lib/libX11.so.3.1.0
libc.so.4 (DLL Jump 4.5pl26) => /lib/libc.so.4.6.29Potresti aver bisogno di recuperare tutti i file dall'ultima
colonna, e di metterli sotto /compat/linux,
con i nomi nella prima colonna come link simbolici che puntino ad
essi.
Questo significa che alla fine avrai questi file sul tuo sistema
FreeBSD:
Nota:
Nota che se hai già una libreria condivisa di Linux con un numero di revisione maggiore di quello della prima colonna dell'output di
ldd, non dovrai copiare nel tuo sistema il file elencato nell'ultima colonna, quello che hai dovrebbe funzionare. Si raccomanda di copiare comunque la libreria condivisa se è una versione più recente. Puoi rimuovere quella vecchia, dal momento che crei il link simbolico che punta a quella nuova. Quindi, se hai queste librerie sul tuo sistema:/compat/linux/lib/libc.so.4.6.27 /compat/linux/lib/libc.so.4 -> libc.so.4.6.27e vedi che un nuovo binario richiede una versione più recente in base all'output di
ldd:libc.so.4 (DLL Jump 4.5pl26) -> libc.so.4.6.29Se si tratta solo di una o due versioni precedenti in base alla cifra finale allora non preoccuparti di copiare anche
/lib/libc.so.4.6.29, perché il programma dovrebbe funzionare bene anche con una versione di poco più vecchia. In ogni caso, se vuoi, puoi decidere di rimpiazzare comunquelibc.so, e dovrebbe lasciarti con:/compat/linux/lib/libc.so.4.6.29 /compat/linux/lib/libc.so.4 -> libc.so.4.6.29
Nota:
Il meccanismo dei link simbolici è richiesto solo per i binari di Linux. Il runtime linker di FreeBSD si occupa da solo di cercare corrispondenti numeri di revisione maggiori e non devi preoccuparti di questo.
I binari ELF possono richiedere un ulteriore passo di «marchiatura». Se provi a far girare un binario ELF non marchiato, incorrerai in un messaggio come il seguente:
% ./my-linux-elf-binary
ELF binary type not known
AbortPer aiutare il kernel di FreeBSD a distinguere un binario ELF di FreeBSD da uno di Linux, usa l'utility brandelf(1).
% brandelf -t Linux my-linux-elf-binaryOggi, la GNU toolchain inserisce automaticamente l'appropriata informazione di marchiatura nei binari ELF, così questo passo dovrebbe divenire sempre meno necessario nel futuro.
Se il DNS non funziona o da questo messaggio:
Dovrai configurare un file
/compat/linux/etc/host.conf contentente:
Qui, l'ordine specifica che /etc/hosts
viene cercato per primo e il DNS per secondo. Quando
/compat/linux/etc/host.conf non è
installato, le applicazioni Linux trovano il
/etc/host.conf di FreeBSD e si lamentano della
sintassi incompatibile di FreeBSD. Dovresti rimuovere
bind se non hai configurato un name server
usando il file /etc/resolv.conf.
Questo documento descive il processo di installazione della versione Linux di Mathematica® 5.X su un sistema FreeBSD.
La versione Linux di Mathematica® o di Mathematica® for Students può essere ordinata direttamente da Wolfram all'indirizzo http://www.wolfram.com/.
Prima di tutto, devi indicare a FreeBSD che i binari Linux di Mathematica® usano le ABI di Linux. Il modo più facile di farlo è di settare il tipo di ELF a Linux per tutti i binari non marchiati con il comando:
# sysctl kern.fallback_elf_brand=3In questo modo FreeBSD assume che tutti i binari ELF non marchiati usino l'ABI di Linux e quindi dovresti essere in grado di eseguire l'installer direttamente dal CDROM.
Ora, copia il file MathInstaller sul
tuo disco:
# mount /cdrom
# cp /cdrom/Unix/Installers/Linux/MathInstaller /localdir/e in questo file, rimpiazza la prima riga
/bin/sh con
/compat/linux/bin/sh.
Questo assicura che l'installer viene eseguito dalla
versione Linux di sh(1). Poi, rimpiazza tutte
le occorrenze di Linux) con
FreeBSD) utilizzando un editor
di testo o lo script mostrato nella prossima sezione.
Questo indica all'installer di
Mathematica®,
che chiama uname -s per determinare
il sistema operativo, per trattare FreeBSD come un sistema
operativo Linux-like. Invocando
MathInstaller verrà installato
Mathematica®.
Gli script di shell che
Mathematica® crea durante
l'installazione devono essere modificati prima di
poterli usare. Se hai scelto di mettere gli
eseguibili di Mathematica®
nella directory
/usr/local/bin,
troverai in questa directory dei link simbolici chiamati
math, mathematica,
Mathematica, e
MathKernel. In ognuno di questi,
sostituisci Linux) con
FreeBSD) usando un editor di testo o
il seguente script di shell:
Quando avvii Mathematica®
per la prima volta, ti verrà richiesta una password.
Se non hai ancora ottenuto una password da Wolfram,
esegui il programma mathinfo nella
directory di installazione per ottenere il tuo
«ID di macchina». Questo ID è basato
esclusivamente sull'indirizzo MAC della tua prima scheda di
Ethernet, quindi non puoi eseguire la tua copia di
Mathematica® su macchine diverse.
Quando ti registri alla Wolfram, sia per email, telefono o fax, gli darai il «machine ID» e loro ti restituiranno una password corrispondente che consiste di un gruppo di numeri.
Mathematica® usa alcuni font speciali
per visualizzare caratteri non presenti in alcun insieme standard di
font (integrali, sommatorie, lettere greche, ecc.). Il protocollo X
necessita che questi font siano installati
localmente. Questo significa che dovrai fare una
copia di questi font sulla tua macchina locale dal CDROM o da un host
con Mathematica®
installato. Questi font si trovano normalmente in
/cdrom/Unix/Files/SystemFiles/Fonts sul CDROM,
oppure /usr/local/mathematica/SystemFiles/Fonts sul
tuo disco rigido. I font sono nelle sottodirectory
Type1 e X. Ci sono molti modi
di usarli, come descritto sotto.
Il primo modo è di copiarli dentro una delle directory di
font esistenti in /usr/X11R6/lib/X11/fonts.
Questo comporterà la modifica del file
fonts.dir, aggiungendovi i nomi dei font e
cambiando il numero di font nella prima riga. In alternativa, dovresti
anche essere in grado di lanciare mkfontdir(1) nella directory in
cui li hai copiati.
Il secondo modo di farlo è copiare le directory in
/usr/X11R6/lib/X11/fonts:
# cd /usr/X11R6/lib/X11/fonts
# mkdir X
# mkdir MathType1
# cd /cdrom/Unix/Files/SystemFiles/Fonts
# cp X/* /usr/X11R6/lib/X11/fonts/X
# cp Type1/* /usr/X11R6/lib/X11/fonts/MathType1
# cd /usr/X11R6/lib/X11/fonts/X
# mkfontdir
# cd ../MathType1
# mkfontdirPoi aggiungi le nuove directory di font nel tuo path dei font:
# xset fp+ /usr/X11R6/lib/X11/fonts/X
# xset fp+ /usr/X11R6/lib/X11/fonts/MathType1
# xset fp rehashSe stai utilizzando il server Xorg,
puoi caricare automaticamente queste directory di font aggiungendole nel
file xorg.conf.
Per i server XFree86™,
il file di configurazione è
XF86Config.
Se ancora non hai una directory
chiamata /usr/X11R6/lib/X11/fonts/Type1, puoi
cambiare il nome della directory MathType1
dell'esempio sopra in Type1.
Maple™ è un programma commerciale di matematica simile a Mathematica®. Devi acquistare questo software da http://www.maplesoft.com/ e quindi registrarti per un file di licenza. Per installare questo software su FreeBSD, segui i passi seguenti.
Esegui lo script di shell INSTALL dalla
distribuzione del prodotto. Scegli l'opzione «RedHat»
quando richiesto dal programma di installazione. Una tipica
directory di installazione potrebbe essere /usr/local/maple.
Se ancora non l'hai fatto, ordina una licenza per
Maple™ dalla Maple Waterloo Software
(http://register.maplesoft.com/) e copiala in
/usr/local/maple/license/license.dat.
Installa il gestore della licenza
FLEXlm lanciando lo shell script di
installazione INSTALL_LIC, distribuito assieme
a Maple™. Specifica l'hostname primario
della la tua macchina per il server delle licenze.
Modifica il file
/usr/local/maple/bin/maple.system.type
aggiungendo:
Nota che dopo "FreeBSD"|\ non ci devono essere
altri spazi bianchi.
Questa patch dice a Maple™ di
riconoscere «FreeBSD» come un tipo di sistema Linux.
Lo shell script bin/maple richiama lo shell
script bin/maple.system.type che a sua volta
chiama uname -a per determinare il nome del sistema
operativo. A seconda del nome del SO capirà quali binari
utilizzare.
Avviare il server delle licenze.
Lo script seguente, installato come
/usr/local/etc/rc.d/lmgrd.sh è un modo
facile per far partire lmgrd:
Fai un test di avvio di Maple™:
% cd /usr/local/maple/bin
% ./xmapleDovrebbe funzionare. Assicurati di scrivere alla Maplesoft per fargli sapere che vorresti avere una versione nativa per FreeBSD!
Il gestore della licenza FLEXlm può essere uno strumento difficile con cui lavorare. A questo riguardo si può trovare della documentazione in più a http://www.globetrotter.com/.
Si sa che lmgrd è molto esigente
riguardo al file della licenza e che va in core dump per qualunque
problema. Un buon file della licenza dovrebbe essere
così:
Il numero seriale e la chiave sono sostituiti dalle 'X'.
chillig è un hostname.
Modificare il file della licenza funziona fino a quando non tocchi la linea «FEATURE» (che è protetta dalla chiave della licenza).
Questo documento descrive il processo di installazione della versione Linux di MATLAB® versione 6.5 su un sistema FreeBSD. Funziona abbastanza bene, con l'eccezione per la Java Virtual Machine™ (vedi Sezione 10.5.3, «Collegare il Java™ Runtime Environment»).
La versione Linux di MATLAB® può essere ordinata direttamente dalla MathWorks all'indirizzo http://www.mathworks.com. Assicurati di avere il file della licenza o le istruzioni per crearlo. Già che ci sei, fagli sapere che vorresti una versione nativa per FreeBSD del loro software.
Per installare MATLAB®, fai come segue:
Inserisci il CD di installazione e montalo.
Diventa root, come consigliato dallo script
di installazione. Per avviare lo script di installazione
scrivi:
# /compat/linux/bin/sh /cdrom/installL'installer è grafico. Se ottieni errori riguardo
all'impossibilità ad aprire un display, scrivi
setenv HOME ~,
dove USERUSER è l'utente che hai
fatto su(1).
Quando viene chiesta la directory root per
MATLAB®, scrivi:
/compat/linux/usr/local/matlab.
Per una più facile scrittura nel resto del processo
di installazione, scrivi questo nella linea di comando della
shell:
set MATLAB=/compat/linux/usr/local/matlab
Modifica il file della licenza secondo le istruzioni avute quando hai ottenuto la licenza di MATLAB®.
Puoi preparare questo file in anticipo usando il tuo editor
preferito, e copiarlo in
$MATLAB/license.dat prima che l'installer
ti chieda di modificarlo.
Completare il processo di installazione.
A questo punto la tua installazione di MATLAB® è completa. I punti seguenti applicano una «colla» per connetterlo al tuo sistema FreeBSD.
Crea dei symlink per gli script del gestore della licenza:
# ln -s $MATLAB/etc/lmboot /usr/local/etc/lmboot_TMW
# ln -s $MATLAB/etc/lmdown /usr/local/etc/lmdown_TMWCrea un file d'avvio in
/usr/local/etc/rc.d/flexlm.sh. L'esempio qui
sotto è una versione modificata del
$MATLAB/etc/rc.lm.glnx86 venduto. I
cambiamenti sono le posizioni del file e l'avvio del license manager
sotto l'emulazione Linux.
username && echo 'MATLAB_lmgrd'
fi
;;
stop)
if [ -f /usr/local/etc/lmdown_TMW ]; then
/compat/linux/bin/sh /usr/local/etc/lmdown_TMW > /dev/null 2>&1
fi
;;
*)
echo "Usage: $0 {start|stop}"
exit 1
;;
esac
exit 0Il file deve essere reso eseguibile:
# chmod +x /usr/local/etc/rc.d/flexlm.shIn aggiunta sostituisci username
sopra con il nome di un utente valido sul tuo sistema (e non
root).
Avvia il gestore della licenza con il comando:
# /usr/local/etc/rc.d/flexlm.sh startCambia il link al Java™ Runtime Environment (JRE) con uno che funzioni sotto FreeBSD:
# cd $MATLAB/sys/java/jre/glnx86/
# unlink jre; ln -s ./jre1.1.8 ./jrePoni il seguente script di avvio in
/usr/local/bin/matlab:
Quindi scrivi il comando
chmod +x /usr/local/bin/matlab.
A seconda della tua versione di
emulators/linux_base, potresti
incorrere in errori quando lanci questo script. Per evitarli,
modifica il file
/compat/linux/usr/local/matlab/bin/matlab,
e cambia la riga che dice:
(nella versione 13.0.1 è alla riga 410) con questa riga:
Quello che segue serve per risolvere un problema con MATLAB® quando non si chiude correttamente.
Crea un file
$MATLAB/toolbox/local/finish.m,
e scrivici l'unica riga:
$MATLAB è letterale.
Nella stessa directory troverai i file
finishsav.m e
finishdlg.m,
che permettono di salvare il tuo lavoro all'uscita. Se ne usi
uno, inserisci la riga sopra immediatamente dopo il comando
save.
Crea un file
$MATLAB/bin/finish.sh, che contiene ciò
che segue:
Rendi il file eseguibile:
# chmod +x $MATLAB/bin/finish.shQuesto documento descrive il processo di installazione per Oracle® 8.0.5 e Oracle® 8.0.5.1 Enterprise Edition per Linux su una macchina FreeBSD.
Assicurati di avere installati sia
emulators/linux_base che
devel/linux_devtools dalla
collezione dei port. Se hai difficoltà con questi port, potresti
dover usare i pacchetti o versioni più vecchie disponibili nella
collezione dei port.
Se vuoi far girare l'intelligent agent, dovrai anche installare
il pacchetto Tcl di Red Hat :tcl-8.0.3-20.i386.rpm.
Il comando generale per l'installazione dei pacchetti con il port degli
RPM ufficiali (archivers/rpm) è:
# rpm -i --ignoreos --root /compat/linux --dbpath /var/lib/rpm pacchettoL'installazione del pacchetto non
dovrebbe generare alcun errore.
Prima di installare Oracle®, devi impostare un ambiente appropriato. Questo documento descrive solo cosa fare in particolare per far girare Oracle® per Linux su FreeBSD, non cosa è descritto nella guida di installazione di Oracle®.
Come viene descritto nella guida di installazione di
Oracle®, devi impostare la dimensione
massima di memoria condivisa. Non usare SHMMAX
sotto FreeBSD.
SHMMAX è soltanto calcolato a partire da
SHMMAXPGS e PGSIZE. Di
conseguenza definisci SHMMAXPGS. Tutte le altre
opzioni possono essere usate come descritte nella guida.
Per esempio:
Imposta queste opzioni per ottenere l'uso desiderato di Oracle®.
In più, assicurati di avere le seguenti opzioni nel file di configurazione del tuo kernel:
Crea un account oracle proprio come faresti
per creare qualunque altro account. L'account
oracle
è speciale solo se hai bisogno di usarlo in una shell di Linux.
Aggiungi /compat/linux/bin/bash a
/etc/shells e imposta la shell per l'account di
oracle in
/compat/linux/bin/bash.
A fianco dele normali variabili
Oracle®,
come ORACLE_HOME e ORACLE_SID devi
impostare le seguenti variabili d'ambiente:
| Variabile | Valore |
|---|---|
LD_LIBRARY_PATH | $ORACLE_HOME/lib |
CLASSPATH | $ORACLE_HOME/jdbc/lib/classes111.zip |
PATH | /compat/linux/bin
/compat/linux/sbin
/compat/linux/usr/bin
/compat/linux/usr/sbin
/bin
/sbin
/usr/bin
/usr/sbin
/usr/local/bin
$ORACLE_HOME/bin |
Si raccomanda di impostare tutte le variabili d'ambiente in
.profile. Un esempio completo:
A causa di una leggera inconsistenza nell'emulatore Linux,
devi creare una directory chiamata .oracle in
/var/tmp prima di avviare l'installer.
Fallo appartenere dall'utente oracle e dovresti
essere in grado di installare Oracle®
senza alcun problema. Se hai problemi, controlla prima la tua
distribuzione e/o configurazione di Oracle®!
Dopo che hai installato Oracle®, applica
le patch descritte nelle prossime due sottosezioni.
Un problema frequente è che l'adattatore del protocollo TCP non è installato corretamente. Di conseguenza non puoi avviare alcun listener TCP. Le seguenti azioni aiutano a risolvere questo problema:
# cd $ORACLE_HOME/network/lib
# make -f ins_network.mk ntcontab.o
# cd $ORACLE_HOME/lib
# ar r libnetwork.a ntcontab.o
# cd $ORACLE_HOME/network/lib
# make -f ins_network.mk installNon dimenticarti di eseguire root.sh
ancora!
Nell'installazione di Oracle®, alcune
azioni, che vanno eseguite come root, sono
registrate in uno script di shell chiamato
root.sh.
Questo script si trova nella directory orainst.
Applica questa patch a root.sh, in modo che usi
propriamente chown o, in alternativa, esegui lo
script in una shell nativa di Linux.
Se non installi Oracle® dal CD, puoi
aggiungere la patch al sorgente di root.sh. Si
chiama rthd.sh e si trova nella directory
orainst nell'albero dei sorgenti.
Lo script genclntsh viene usato per creare
una singola libreria condivisa del client. Si usa quando si compilano
le demo. Applica la patch seguente per decommentare la definizione di
PATH:
Le installazioni di sistemi SAP® usando FreeBSD non sono supportate dal team di supporto SAP® — offrono supporto solo per piattaforme certificate.
Questo documento descrive un modo possibile per installare un sistema SAP® R/3® con un database Oracle® per Linux su una macchina FreeBSD, inclusa l'installazione di FreeBSD e Oracle®. Sono descritte due diverse configurazioni:
SAP® R/3® 4.6B (IDES) con Oracle® 8.0.5 su FreeBSD 4.3-STABLE
SAP® R/3® 4.6C con Oracle® 8.1.7 su FreeBSD 4.5-STABLE
Anche se questo documento tenta di descrivere tutti i passi importanti in dettaglio, non è insteso come un sostituto delle guide di installazione di Oracle® e SAP® R/3®.
Per favore, controlla la documentazione unita all'edizione Linux di SAP® R/3® per questioni specifiche su SAP® e Oracle®, e anche le risorse da Oracle® e SAP® OSS.
Sono stati usati i seguenti CD-ROM per le installazioni di SAP®:
| Nome | Numero | Descrizione |
|---|---|---|
| KERNEL | 51009113 | SAP Kernel Oracle / Installation / AIX, Linux, Solaris |
| RDBMS | 51007558 | Oracle / RDBMS 8.0.5.X / Linux |
| EXPORT1 | 51010208 | IDES / DB-Export / Disco 1 di 6 |
| EXPORT2 | 51010209 | IDES / DB-Export / Disco 2 di 6 |
| EXPORT3 | 51010210 | IDES / DB-Export / Disco 3 di 6 |
| EXPORT4 | 51010211 | IDES / DB-Export / Disco 4 di 6 |
| EXPORT5 | 51010212 | IDES / DB-Export / Disco 5 di 6 |
| EXPORT6 | 51010213 | IDES / DB-Export / Disco 6 di 6 |
Abbiamo usato anche il CD di Oracle® 8 Server (versione preproduzione 8.0.5 per Linux, versione del kernel 2.0.33) che non è non strettamente necessario, e FreeBSD 4.3-STABLE (uscita pochi giorni dopo 4.3 RELEASE).
| Nome | Numero | Descrizione |
|---|---|---|
| KERNEL | 51014004 | SAP Kernel Oracle / SAP Kernel Version 4.6D / DEC, Linux |
| RDBMS | 51012930 | Oracle 8.1.7/ RDBMS / Linux |
| EXPORT1 | 51013953 | Release 4.6C SR2 / Export / Disco 1 di 4 |
| EXPORT1 | 51013953 | Release 4.6C SR2 / Export / Disco 2 di 4 |
| EXPORT1 | 51013953 | Release 4.6C SR2 / Export / Disco 3 di 4 |
| EXPORT1 | 51013953 | Release 4.6C SR2 / Export / Disco 4 di 4 |
| LANG1 | 51013954 | Release 4.6C SR2 / Language / DE, EN, FR / Disco 1 di 3 |
Dipendentemente dalle lingue che vuoi installare, potrebbero essere necessari altri CD per le lingue. Qui usiamo solo DE e EN, così da utilizzare solo il primo CD per le lingue. Come piccola nota, i numeri per tutti i quattro CD EXPORT sono uguali. Tutti e tre i CD per le lingue hanno pure lo stesso numero (diversamente dalla numerazione della release 4.6B IDES). Mentre stiamo scrivendo, questa installazione sta girando su FreeBSD 4.5-STABLE (20.03.2002).
Le seguenti note dovrebbero essere lette prima di installare SAP® R/3® e dovrebbero tornare utili durante l'installazione:
| Numero | Titolo |
|---|---|
| 0171356 | Software SAP su Linux: Commenti Essenziali |
| 0201147 | INST: 4.6C R/3 Inst. su UNIX - Oracle |
| 0373203 | Aggiornamento / Migrazione Oracle 8.0.5 --> 8.0.6/8.1.6 LINUX |
| 0072984 | Rilascio di Digital UNIX 4.0B per Oracle |
| 0130581 | R3SETUP passo DIPGNTAB termina |
| 0144978 | Il tuo sistema non è stato installato correttamente |
| 0162266 | Domande e suggerimenti per R3SETUP su Windows NT / W2K |
| Numero | Titolo |
|---|---|
| 0015023 | Inizializzazione della tabella TCPDB (RSXP0004) (EBCDIC) |
| 0045619 | R/3 con molti linguaggi o caratteri |
| 0171356 | Software SAP su Linux: Commenti Essenziali |
| 0195603 | RedHat 6.1 Enterprise version: Problemi Conosciuti |
| 0212876 | Il nuovo strumento di archiviazione SAPCAR |
| 0300900 | Linux: Hardware DELL Rilasciato |
| 0377187 | RedHat 6.2: Note importanti |
| 0387074 | INST: R/3 4.6C SR2 Installazione su UNIX |
| 0387077 | INST: R/3 4.6C SR2 Inst. su UNIX - Oracle |
| 0387078 | Software SAP su UNIX: Dipendenze del SO per 4.6C SR2 |
La strumentazione che segue è sufficiente per l'installazione di un sistema SAP® R/3®. Per un uso in produzione, è necessario un dimensionamento più preciso:
| Componente | 4.6B | 4.6C |
|---|---|---|
| Processore | 2 x 800MHz Pentium® III | 2 x 800MHz Pentium® III |
| Memoria | 1GB ECC | 2GB ECC |
| Spazio sul Disco Fisso | 50-60GB (IDES) | 50-60GB (IDES) |
Per l'uso in produzione si raccomandano processori Xeon™, con una grande cache, dischi ad accesso ad alta velocità (SCSI, controller hardware RAID), sono raccomandati USV e ECC-RAM. La grande quantità di spazio sul disco fisso è dovuta al sistema IDES preconfigurato, che, durante l'installazione, crea 27 GB di file per il database. Questo spazio è sufficiente per sistemi in produzione e per i dati delle applicazioni iniziali.
È stato usato il seguente hardware in disuso: una scheda biprocessore con 2 processori Pentium® III da 800 MHz, adattatore SCSI Adaptec® 29160 Ultra160 (per accedere ad un unità nastro DLT da 40/80 GB e al CDROM), Mylex® AcceleRAID™ (2 canali, firmware 6.00-1-00 con 32 MB RAM). Al controller RAID Mylex® sono attaccati due dischi fissi da 17 GB (mirrored) e quattro dischi fissi da 36 GB (RAID 5).
Per questa installazione è stato usato un Dell™ PowerEdge™ 2500: una scheda biprocessore con due processori Pentium® III da 1000 MHz (256 kB di cache), 2 GB PC133 ECC SDRAM, controller RAID PERC/3 DC PCI con 128 MB, e un drive EIDE DVD-ROM. Al controller RAID controller sono attaccati due dischi fissi da 18 GB (mirrored) e quattro dischi fissi da 36 GB (RAID 5).
Prima devi installare FreeBSD. Ci sono molti modi per farlo, per maggiori informazioni leggi la Sezione 2.13, «Preparare i Propri Media di Installazione».
Per farla semplice, abbiamo usato lo stesso layout del disco sia
per l'installazione di SAP® R/3® 46B che di
SAP® R/3® 46C SR2. Cambiano solo i nomi dei
dispositivi, dal momento che le installazioni sono state eseguite
su hardware differenti (rispettivamente /dev/da
e /dev/amr, così se si usa un AMI
MegaRAID®, si vedrà /dev/amr0s1a invece
che /dev/da0s1a):
| File system | Dimensione (1k-blocks) | Dimensione (GB) | Montato su |
|---|---|---|---|
/dev/da0s1a | 1.016.303 | 1 | / |
/dev/da0s1b | 6 | swap | |
/dev/da0s1e | 2.032.623 | 2 | /var |
/dev/da0s1f | 8.205.339 | 8 | /usr |
/dev/da1s1e | 45.734.361 | 45 | /compat/linux/oracle |
/dev/da1s1f | 2.032.623 | 2 | /compat/linux/sapmnt |
/dev/da1s1g | 2.032.623 | 2 | /compat/linux/usr/sap |
Configura in anticipo e inizializza i due drive logici con il software Mylex® o PERC/3 RAID. Il software può essere lanciato durante la fase di avvio del BIOS.
Nota che il layout di questo disco differisce leggermente dalle raccomandazioni di SAP®, giacché SAP® suggerisce di montare le sottodirectory di Oracle® (e qualche altra) separatamente — abbiamo deciso di crearle come vere sottodirectory per semplicità.
Scarica gli ultimi sorgenti -STABLE. Ricompila world e il tuo kernel personalizzato dopo averne modificato il file di configurazione. In questo dovresti includere anche i parametri del kernel che sono richiesti sia per SAP® R/3® che per Oracle®.
Per primo bisogna installare il port
linux_base (come
root):
# cd /usr/ports/emulators/linux_base
# make install distcleanÈ richiesto l'ambiente di sviluppo di linux, se vuoi installare Oracle® su FreeBSD secondo la Sezione 10.6, «Installazione di Oracle®»:
# cd /usr/ports/devel/linux_devtools
# make install distcleanL'ambiente di sviluppo di Linux è stato installato solo durante l'installazione di SAP® R/3® 46B IDES. Non è necessario, se Oracle® DB non è ricollegata sul sistema FreeBSD. Questo è il caso se stai usando il tarball di Oracle® da un sistema Linux.
Per avviare il programma R3SETUP, c'è
bisogno del supporto PAM. Durante la prima installazione di
SAP® su FreeBSD 4.3-STABLE abbiamo tentato
di installare PAM con tutti i pacchetti richiesti: alla fine abbiamo
forzato l'installazione del pacchetto di PAM, ed ha funzionato. Per
SAP® R/3® 4.6C SR2 abbiamo subito forzato
l'installazione degli RPM di PAM, ed ha pure funzionato, sembra quindi
che i pacchetti dipendenti non siano necessari:
# rpm -i --ignoreos --nodeps --root /compat/linux --dbpath /var/lib/rpm \
pam-0.68-7.i386.rpmPer fare in modo che Oracle® 8.0.5
avvii l'intelligent agent, dobbiamo anche installare il paccheto Tcl
di RedHat tcl-8.0.5-30.i386.rpm (altrimenti il
ricollegamento durante l'installazione di
Oracle® non funzionerà).
Ci sono altri punti riguardanti il ricollegamento di
Oracle®, ma è un problema di
Oracle® per Linux, non specifico di
FreeBSD.
Potrebbe essere una buona idea aggiungere
linprocfs
a /etc/fstab, per maggiori informazioni guarda
la pagina del manuale di linprocfs(5). Un altro parametro da
impostare è kern.fallback_elf_brand=3, da
fare nel file /etc/sysctl.conf.
Per una installazione semplice è sufficiente creare i seguenti file system:
| punto di mount | dimensione in GB |
|---|---|
/compat/linux/oracle | 45 GB |
/compat/linux/sapmnt | 2 GB |
/compat/linux/usr/sap | 2 GB |
È necessario anche creare qualche collegamento, altrimenti l'installer di SAP® si lamenterà, perché controlla i collegamenti creati:
# ln -s /compat/linux/oracle /oracle
# ln -s /compat/linux/sapmnt /sapmnt
# ln -s /compat/linux/usr/sap /usr/sapPossibili messaggi d'errore durante l'installazione (qui con il sistema PRD e l'installazione di SAP® R/3® 4.6C SR2):
SAP® R/3® ha bisogno di due utenti e
tre gruppi. I nomi degli utenti dipendono dal
SAP® system ID (SID) che consta di tre
lettere. Alcuni di questi SID sono riservati da
SAP® (per esempio SAP e
NIX. Per una lista completa controlla la
documentazione SAP®). Per
l'installazione di IDES abbiamo usato IDS, per
l'installazione di 4.6C SR2 PRD, poiché quel
sistema è inteso per l'uso in produzione. Abbiamo quindi i
seguenti gruppi (gli ID dei gruppi potrebbero differire, questi sono
solo i valori che abbiamo usato nella nostra installazione):
| ID del gruppo | nome del gruppo | descrizione |
|---|---|---|
| 100 | dba | Amministratore del Database |
| 101 | sapsys | Sistema SAP® |
| 102 | oper | Operatore del Database |
In una installazione normale di
Oracle®, si usa solo il gruppo
dba. Come gruppo oper,
si usa anche il gruppo dba (per maggiori
informazioni, vedi la documentazione di
Oracle® e di
SAP®).
Abbiamo bisogno anche dei seguenti utenti:
| ID utente | nome utente | nome generico | gruppo | gruppi addizionali | descrizione |
|---|---|---|---|---|---|
| 1000 | idsadm/prdadm | sidadm | sapsys | oper | Amministratore SAP® |
| 1002 | oraids/oraprd | orasid | dba | oper | Amministratore Oracle® |
Aggiungere gli utenti con adduser(8) richiede l'inserimento di questo per l'«Amministratore SAP®» (notare la shell e la directory home):
sidadm
Password: ******
Fullname: SAP Administrator SID
Uid: 1000
Gid: 101 (sapsys)
Class:
Groups: sapsys dba
HOME: /home/sidadm
Shell: bash (/compat/linux/bin/bash)e per l'«Amministratore Oracle®»:
sid
Password: ******
Fullname: Oracle Administrator SID
Uid: 1002
Gid: 100 (dba)
Class:
Groups: dba
HOME: /oracle/sid
Shell: bash (/compat/linux/bin/bash)Questo dovrebbe includere anche il gruppo
oper nel caso tu stia usando entrambi i
gruppi dba e
oper.
Queste directory solitamente sono create come file system separati, dipende esclusivamente dalle tue necessità. Noi abbiamo scelto di crearle come semplici directory, dal momento che, comunque, si trovano sullo stesso RAID 5:
Prima impostiamo le appartenenze ed i diritti per alcune
directory (come utente root):
# chmod 775 /oracle
# chmod 777 /sapmnt
# chown root:dba /oracle
# chown sidadm:sapsys /compat/linux/usr/sap
# chmod 775 /compat/linux/usr/sapSuccessivamente creiamo le directory come utente
ora. Queste
saranno tutte le sottodirectory di
sid/oracle/:SID
# su - orasid
# cd /oracle/SID
# mkdir mirrlogA mirrlogB origlogA origlogB
# mkdir sapdata1 sapdata2 sapdata3 sapdata4 sapdata5 sapdata6
# mkdir saparch sapreorg
# exitPer l'installazione di Oracle® 8.1.7 sono necessarie alcune altre directory:
# su - orasid
# cd /oracle
# mkdir 805_32
# mkdir client stage
# mkdir client/80x_32
# mkdir stage/817_32
# cd /oracle/SID
# mkdir 817_32La directory client/80x_32 è usata
esattamente con questo nome. Non rimpiazzare la
x con dei numeri o altro.
Nel terzo passo creiamo le directory come
:sidadm
# su - sidadm
# cd /usr/sap
# mkdir SID
# mkdir trans
# exitSAP® R/3® richiede alcune definizioni
nel file /etc/services, che non sono impostate
correttamente durante l'installazione sotto FreeBSD. Aggiungi le
seguenti righe (hai bisogno almeno di queste definizioni,
corrispondenti al numero di istanza — in questo caso,
00. Non fa danni aggiungere tutte le definizioni
da 00 a 99 per
dp, gw, sp e
ms). Se userai un
SAProuter o avrai bisogno di accedere a
SAP® OSS, hai bisogno di
99, dal momento che la porta 3299 è
normalmente utilizzata per il processo
SAProuter sul sistema target:
SID 3600/tcp # SAP Message Server. 3600 + Instance-Number
sapgw00s 4800/tcp # SAP Secure Gateway 4800 + Instance-NumberSAP® richiede almeno due internazionalizzazioni che non fanno parte dell'installazione standard di RedHat. SAP® offre gli RPM richiesti, scaricabili dal loro server FTP (che è accessibile solo se sei un cliente con accesso OSS). Vedi la nota 0171356 per una lista degli RPM di cui hai bisogno.
È pure possibile creare solamente i collegamenti appropriati (per esempio da de_DE e en_US ), ma non lo raccomandiamo per un sistema in produzione (anche se ha funzionato con il sistema IDES senza alcun problema). Le seguenti internazionalizzazioni sono necessarie:
Crea i collegamenti come questi:
# cd /compat/linux/usr/share/locale
# ln -s de_DE de_DE.ISO-8859-1
# ln -s en_US en_US.ISO-8859-1Se non sono presenti, ci sarà qualche problema durante
l'installazione. Se vengono ignorati (impostando
STATUS dei punti con errore a
OK nel file CENTRDB.R3S),
sarà impossibile autenticarsi nel sistema
SAP® senza qualche ulteriore
sforzo.
I sistemi SAP® R/3® necessitano di molte risorse. Di conseguenza abbiamo aggiunto i seguenti parametri al file di configurazione del kernel:
I valori minimi sono specificati nella documentazione fornita con SAP®. Dal momento che non v'è alcuna descrizione per Linux, vedi nella sezione HP-UX (32-bit) per ulteriori informazioni. Siccome il sistema per l'installazione di 4.6C SR2 ha più memoria principale, il segmento condiviso può essere più grande sia per SAP® che per Oracle®, quindi scegli un numero maggiore di pagine di memoria condivisa.
Con l'installazione di default di FreeBSD su i386™,
lascia MAXDSIZ e DFLDSIZ ad un
massimo di 1 GB. In caso contrario potrebbero accadere strani
errori, come ORA-27102: out of memory e
Linux Error: 12: Cannot allocate
memory.
Ci sono molti CD-ROM da montare e smontare durante l'installazione. Ad avere abbastanza drive CD-ROM, puoi montarli tutti. Abbiamo deciso di copiare i contenuti dei CD-ROM nelle directory corrispondenti:
SID/sapreorg/cd-namedove cd-name era uno tra
KERNEL,
RDBMS, EXPORT1,
EXPORT2, EXPORT3,
EXPORT4, EXPORT5 e
EXPORT6 per l'installazione di 4.6B/IDES,
e KERNEL, RDBMS,
DISK1, DISK2,
DISK3, DISK4 e
LANG per l'installazione di 4.6C SR2. Tutti i
nomi dei file sui CD montati dovrebbero essere in lettere maiuscole.
In caso contrario usa l'opzione -g per montare,
cioè usa questi comandi:
# mount_cd9660 -g /dev/cd0a /mnt
# cp -R /mnt/* /oracle/SID/sapreorg/cd-name
# umount /mntPer prima cosa devi creare una directory install:
# cd /oracle/SID/sapreorg
# mkdir install
# cd installQuindi viene lanciato lo script di installazione, che copia
quasi tutti i file rilevanti dentro alla directory install:
# /oracle/SID/sapreorg/KERNEL/UNIX/INSTTOOL.SHL'installazione (4.6B) è data con un sistema di
dimostrazione SAP® R/3® completamente personalizzato, per questo ci
sono sei CD EXPORT invece che tre. A questo punto il modello
CENTRDB.R3S serve per l'installazione di una
istanza centrale standard (R/3® e
database), non l'instanza centrale IDES, quindi bisogna copiare il
corrispondente CENTRDB.R3S dalla directory
EXPORT1, altrimenti
R3SETUP
chiederà solo tre CD EXPORT.
La nuova distribuzione di
SAP® 4.6C SR2 viene venduta con quattro
CD EXPORT. Il file che controlla i passi dell'installazione è
CENTRAL.R3S. Contrariamente alle versioni
precedenti non ci sono modelli di installazione per una istanza
centrale con o senza database. SAP® usa
un modello diverso per l'installazione del database. Per riavviare
l'installazione in un secondo momento, è comunque sufficiente
riavviare con il file originale.
Durante e dopo l'installazione, SAP®
richiede hostname per restituire solamente
il nome del computer, non il nome completo del dominio. Quindi
imposta l'hostname in questo modo, oppure imposta un alias con
alias hostname='hostname -s' per entrambi
ora e
sid (e per
sidadmroot almeno per i punti eseguiti come
root). È anche possibile modificare i file
.profile e .login installati
di entrambi gli utenti creati durante l'installazione di
SAP®.
Assicurati che LD_LIBRARY_PATH sia impostato
correttamente:
# export LD_LIBRARY_PATH=/oracle/IDS/lib:/sapmnt/IDS/exe:/oracle/805_32/libAvvia R3SETUP come root
dalla directory di installazione:
# cd /oracle/IDS/sapreorg/install
# ./R3SETUP -f CENTRDB.R3SLo script, quindi, fa alcune domande (i default sono tra parentesi, seguite dal vero input):
| Domanda | Default | Input |
|---|---|---|
| Enter SAP System ID | [C11] | IDSEnter |
| Enter SAP Instance Number | [00] | Enter |
| Enter SAPMOUNT Directory | [/sapmnt] | Enter |
| Enter name of SAP central host | [troubadix.domain.de] | Enter |
| Enter name of SAP db host | [troubadix] | Enter |
| Select character set | [1] (WE8DEC) | Enter |
| Enter Oracle server version (1) Oracle 8.0.5, (2) Oracle 8.0.6, (3) Oracle 8.1.5, (4) Oracle 8.1.6 | 1Enter | |
| Extract Oracle Client archive | [1] (Yes, extract) | Enter |
| Enter path to KERNEL CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/KERNEL |
| Enter path to RDBMS CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/RDBMS |
| Enter path to EXPORT1 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT1 |
| Directory to copy EXPORT1 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD4_DIR] | Enter |
| Enter path to EXPORT2 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT2 |
| Directory to copy EXPORT2 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD5_DIR] | Enter |
| Enter path to EXPORT3 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT3 |
| Directory to copy EXPORT3 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD6_DIR] | Enter |
| Enter path to EXPORT4 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT4 |
| Directory to copy EXPORT4 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD7_DIR] | Enter |
| Enter path to EXPORT5 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT5 |
| Directory to copy EXPORT5 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD8_DIR] | Enter |
| Enter path to EXPORT6 CD | [/sapcd] | /oracle/IDS/sapreorg/EXPORT6 |
| Directory to copy EXPORT6 CD | [/oracle/IDS/sapreorg/CD9_DIR] | Enter |
| Enter amount of RAM for SAP + DB | 850Enter (in Megabytes) | |
| Service Entry Message Server | [3600] | Enter |
| Enter Group-ID of sapsys | [101] | Enter |
| Enter Group-ID of oper | [102] | Enter |
| Enter Group-ID of dba | [100] | Enter |
Enter User-ID of
sidadm | [1000] | Enter |
Enter User-ID of
orasid | [1002] | Enter |
| Number of parallel procs | [2] | Enter |
Se non hai copiato i CD in posizioni diverse, l'installer di
SAP® non può tyrovare i CD
necessari (identificati dal file LABEL.ASC
sul CD) e quindi ti chiederà di inserire e montare il CD
e di confermare o di inserire il path al mount.
CENTRDB.R3S potrebbe non essere scevro di
errori. Nel nostro caso, ha richiesto il CD EXPORT4 un'altra volta
ma indicando la chiave corretta (6_LOCATION, quindi 7_LOCATION,
ecc.), così bisogna continuare ad inserire i valori
corretti.
A parte alcuni problemi sopra menzionati, ogni cosa dovrebbe andare bene fino al punto dove bisogna installare il database Oracle®.
Assicurati che LD_LIBRARY_PATH sia impostato
correttamente. Ha un valore diverso dall'installazione di 4.6B con
Oracle® 8.0.5:
# export LD_LIBRARY_PATH=/sapmnt/PRD/exe:/oracle/PRD/817_32/libAvvia R3SETUP come root
dalla directory di installazione:
# cd /oracle/PRD/sapreorg/install
# ./R3SETUP -f CENTRAL.R3SLo script, quindi, fa alcune domande (i default sono tra parentesi, seguite dal vero input):
| Domanda | Default | Input |
|---|---|---|
| Enter SAP System ID | [C11] | PRDEnter |
| Enter SAP Instance Number | [00] | Enter |
| Enter SAPMOUNT Directory | [/sapmnt] | Enter |
| Enter name of SAP central host | [majestix] | Enter |
| Enter Database System ID | [PRD] | PRDEnter |
| Enter name of SAP db host | [majestix] | Enter |
| Select character set | [1] (WE8DEC) | Enter |
| Enter Oracle server version (2) Oracle 8.1.7 | 2Enter | |
| Extract Oracle Client archive | [1] (Yes, extract) | Enter |
| Enter path to KERNEL CD | [/sapcd] | /oracle/PRD/sapreorg/KERNEL |
| Enter amount of RAM for SAP + DB | 2044 | 1800Enter (in Megabytes) |
| Service Entry Message Server | [3600] | Enter |
| Enter Group-ID of sapsys | [100] | Enter |
| Enter Group-ID of oper | [101] | Enter |
| Enter Group-ID of dba | [102] | Enter |
Enter User-ID of oraprd | [1002] | Enter |
Enter User-ID of prdadm | [1000] | Enter |
| LDAP support | 3Enter (no support) | |
| Installation step completed | [1] (continue) | Enter |
| Choose installation service | [1] (DB inst,file) | Enter |
Al momento la creazione degli utenti genera un errore durante
l'installazione nelle fasi OSUSERDBSID_IND_ORA (nel creare l'utente
ora) e
OSUSERSIDADM_IND_ORA (nel creare l'utente
sid).sidadm
A parte qualche problema descritto sopra, tutto dovrebbe andare liscio fino al punto dove bisogna installare il database Oracle®.
Per favore, leggi le corrispondenti note di SAP® e i
Readme di Oracle® riguardanti
Linux e Oracle® DB per possibili problemi.
Molti, se non tutti, i problemi nascono da librerie
incompatibili.
Per maggiori informazioni riguardo all'installazione di Oracle®, riferirsi al capitolo Installare Oracle®.
Se bisogna usare Oracle® 8.0.5, sono richeste alcune librerie in più per un ricollegamento funzionante, perché Oracle® 8.0.5 è stata collegata con una vecchia glibc (RedHat 6.0), anche se RedHat 6.1 già usa una nuova glibc. Per questo devi installare i seguenti pacchetti per essere sicuro che il collegamento funzioni:
compat-libs-5.2-2.i386.rpm
compat-glibc-5.2-2.0.7.2.i386.rpm
compat-egcs-5.2-1.0.3a.1.i386.rpm
compat-egcs-c++-5.2-1.0.3a.1.i386.rpm
compat-binutils-5.2-2.9.1.0.23.1.i386.rpm
Per maggiori informazioni, leggi le corrispondenti note di SAP®
o i Readme di Oracle®. Se non hai questa
opzione (al momento dell'installazione non abbiamo avuto abbastanza
tempo per controllare), si possono usare i binari originali, oppure
usare i binari ricollegati da un sistema RedHat originale.
Per compilare l'intelligent agent, bisogna installare il
pacchetto Tcl di RedHat. Se non puoi recuperare
tcl-8.0.3-20.i386.rpm, dovrebbe funzionare
uno più nuovo come
tcl-8.0.5-30.i386.rpm da RedHat 6.1.
A parte il ricollegamento, l'installazione è diretta:
# su - oraids
# export TERM=xterm
# export ORACLE_TERM=xterm
# export ORACLE_HOME=/oracle/IDS
# cd $ORACLE_HOME/orainst_sap
# ./orainstConferma tutti i comandi con Enter fino a che
il software non è installato, a parte il
Oracle® On-Line Text Viewer, che non è
disponibile per Linux. Oracle®, quindi,
si ricolleghi con i386-glibc20-linux-gcc
invece dei disponibili gcc,
egcs o i386-redhat-linux-gcc
.
A causa di limitazioni di tempo, abbiamo deciso di usare i binari da una distribuzione di Oracle® 8.0.5 PreProduction, dopo il primo tentativo, fallito, di far funzionare la versione dal CD del RDBMS, e trovare e accedere agli RPM corretti era un incubo in quel momento.
Questa installazione è piuttosto semplice. Monta il CD e avvia l'installer. Ti chiederà l'ubicazione della directory home di Oracle® e vi copierà i file. Noi, comunque, Non abbiamo cancellato ciò che è rimasto dei precedenti tentativi di installazione del RDBMS.
Subito dopo, il database Oracle® può essere lanciato senza problemi.
Prendi il tarball oracle81732.tgz che
hai prodotto dalla directory di installazione su un sistema Linux e
estrailo in
/oracle/.SID/817_32/
Prima controlla le impostazioni d'ambiente degli utenti
idsamd (sidadm) e
oraids (orasid).
Ora dovrebbero avere i file .profile,
.login e .cshrc
che usano tutti hostname. Nel caso l'hostname
del sistema sia il nome completamente qualificato, devi cambiare
hostname in hostname
-s dentro a tutti i file.
Dopo di ciò, R3SETUP può
essere riavviato o continuato (a seconda che se ne sia usciti o
no). R3SETUP, quindi, crea le tabelle e carica
i dati nel database con R3load (per 46B IDES,
da EXPORT1 a EXPORT6, per 46C da DISK1 a DISK4).
Quando il caricamento del database è finito (potrebbe richiedere qualche ora), vengono richieste alcune password. Per installazioni di prova, si possono usare le ben note password di default (usane di diverse se la sicurezza è un problema!):
| Domanda | Input |
|---|---|
| Enter Password for sapr3 | sapEnter |
| Confirum Password for sapr3 | sapEnter |
| Enter Password for sys | change_on_installEnter |
| Confirm Password for sys | change_on_installEnter |
| Enter Password for system | managerEnter |
| Confirm Password for system | managerEnter |
A questo punto abbiamo avuto qualche problema con
dipgntab durante l'installazione di 4.6B.
Avvia il listener di Oracle® come
utente ora come
segue:sid
% umask 0; lsnrctl startAltrimenti potresti incorrere nell'errore ORA-12546 poiché i socket non hanno i permessi giusti. Vedi la nota di SAP® 072984.